di Massimo Rizzante
L’isola di Telemaco
Vorrei prevenire i biografi:
questa è l’ultima volta che sono al mondo
come viceconsole, shogun o Gran Mogol. Che importa?
Del resto, viaggio.
di Massimo Rizzante
L’isola di Telemaco
Vorrei prevenire i biografi:
questa è l’ultima volta che sono al mondo
come viceconsole, shogun o Gran Mogol. Che importa?
Del resto, viaggio.
di Mondo Marcio
(Ricevo da Massimiliano Governi e molto volentieri pubblico questo rap. F.K.)
Yeah Uomo….c’è qualcosa che non va uomo…NON C’E’ NESSUNO!
Rito:
Perchè vedi un po’ di anni fa/vedevo mamma e papà/dentro una scatola/dietro due psichiatri ed ero solo un bambino…un bambino!!/e dicono capita/ma non spararti frà/sfogliami l’anima/e vedrai che c’ero cosi vicino….cosi vicino!!!

foto di René-Jacques
Editoriale Uno
di Biagio Cepollaro
Poesia da fare, Numero Tre
http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/pf003.pdf
Ci sarà qualcuno, forse in una notte insonne, o al contrario, in un’ilare mattinata d’estate, che avrà voglia di parole nuove.
Quel qualcuno avrà lasciato alle spalle molte complicità e avrà cominciato a guardare in faccia alla sua paura di essere nessuno…
Allora con un piede fuori da questa paura e da queste complicità, comincerà a leggere. Leggere avrà la consistenza di un’azione e la poesia avrà realizzato il suo corpo nascosto, la sua praticità.
Come alzando la testa senza aver bisogno di andare impettiti.
di Marino Magliani

In Liguria quelli nati al fondo delle valli come me per guardare le cose devono sempre alzare gli occhi e allora scoprono le terrazze il verde degli orti che ascende a quello più azzurro degli ulivi poi una fascia boscosa e prativa gialla o verde anch’essa dipende dalle stagioni ma pietrosa pietrosa quanto basta da staccare il blu del cielo dall’azzurro degli ulivi che sta lassù più per i turisti che per noi a dire come una valle debba per forza morire in un pezzo di cielo o in un’altra valle.
Nella mia valle i nati al fondo delle cose li riconosci perché hanno la fronte sempre arrugata perché nella mia valle per guardare le cose si potrebbe alzare la testa e invece si alzano solo gli occhi.
di Franz Krauspenhaar
“Bisognerebbe scegliere per moglie solo una donna che, se fosse un uomo, si sceglierebbe per amico”. Così sentenziava lo scrittore Joseph Joubert in tempi molto lontani dai nostri.
di Marco Candida
Il centoquarantacinquesimo commento al post A cena (e a colazione, se possibile) con Eva pubblicato su Nazione Indiana da Giovanni Choukhadarian, è firmato da Emma e tra altre cose dice:
[…]
Per me gli asterischi sono come due puntine o due mollette poste ai margini di un post-it in carta riciclata.
Servono per appendere il post-it da qualche parte, anzi possibilmente davanti agli occhi di chi legge.
Il corsivo è parente stretto, le “.” probabilmente pure, il TUTTO MAIUSCOLO è il cugino maleducato, ma siccome corsivo, “.” e TUTTO MAIUSCOLO per ora hanno un aspetto più familiare dei *.*, si finisce col notarli di meno.
[…]

foto di Gisèle Freund
Fumare o non fumare ?
del maestro Francesco Forlani
A Giuliano Ferrara
Hai smesso? Allora puoi prenderne una ”
Tom Waits a Iggy Pop in “Coffee and cigarettes”
di Jim Jarmusch
In un tempo in cui tutti parlavano della caduta del muro, o del comunismo, nessuno, salvo rare eccezioni, sembrava prestare attenzione a un nuovo mondo popolato abitato da nuove creature: gli ex fumatori.

di Duccio Battistrada
Lo dico subito. Io Pazienza non l’ho mai conosciuto. Sfiorato sempre, visto mai. Ci sono dei posti di Roma dove passo e dico: ecco, qui è quella volta che non l’ho incontrato. Perché non ho voluto incontrarlo. Come la biblioteca in Via della Gatta. Non andai all’inaugurazione della mostra, ci andai dopo e ancora bestemmio gesucristo di non essere stato uno dalla corsa facile e dal piglio disinvolto, per fregare – un attimo ci voleva, un attimo! – da quelle salette uno degli originali di Francesco Stella, una storia a colori su Frigidaire, colorata da lui, non dalla moglie o da chissà chi per far sembrare nuove storie concepite in un bianco e nero gelido e perfetto. La tavola con Betty Curtiss, due esse, figlio del popolo. Con i capelli disegnati uno a uno, mentre si accende una sigaretta. Da prendere Benjamin, W. per la collottola e sbatterglici la faccia contro a ripetizione come qualcuno fa coi gatti che cacano in salotto, allora, neanche qua c’è l’aura secondo te? Eh? EH?
di Gianni Biondillo
C’è un tale, a Roma, che sul balcone di casa compone icone. A metà fra l’arte bizantina e il kitsch postmoderno.
Sembrano ex voto, cargo cult, icone sacre di un culto alieno. Restituisce dignità al residuo, allo scarto. Ready made estremamente complessi, organizzati per simmetrie ieratiche.
di Alain Jouffroy
(un’altra poesia augurale (+3) e un altro augurio di buon anno per tutti; traduzione di A. I.)
Chi si lamenta della generale imbecillità è lui stesso
imbecille. Chi non smette di ripetere che la vita è assurda
e l’uomo marciume, spinge al colmo l’assurdità.
Abbiamo ingoiato questi beveraggi. E li abbiamo vomitati.
E il mattino sorge sui giovani alberi piantati
il giorno prima. La rete degli amici elude
il calcolo ignobile, la prudenza degli uni e degli altri.
Malgrado la generale degradazione, il sorriso
e la grande risata sono possibili. Le bambine si divertono
sulle spiagge. Si lasciano seppellire dai loro fratelli
o tentano di tenersi in equilibrio sulla testa. Questo
non diminuisce in nulla la criminalità che è di sbirri ed assassini.
Ma impedisce che si confonda il destino della specie
con una dittatura di sciacalli. Gli aeroplani sono
dirottati, degli innocenti bruciati vivi dentro gli aeroporti.
Ci sono anche ragazze palestinesi che giocano con l’aquilone.
Depois…
Depois que se navega,
a algum lugar, enfim, se chega …
– O que serà, talvez, mais triste.
Nem barca, nem gaivota:
somente sobre-humanas companhias.
Dopo
Dopo aver navigato
in qualche luogo, alfine, si arriva …
– Questo forse darà malinconia.
Non più barca né gabbiano:
solamente sovrumane compagnie.
di Cecìlia Meireles (Rio de Janeiro, 1901-1964).
Buon anno a tutti. A.
Se vuoi, puoi usare i commenti qui sotto come spazio per segnalazioni e discussioni a tema libero.
È on-line il nuovo numero della rivista di poesia e pratica culturale “L’Ulisse” (www.lietocolle.com/ulisse), diretta da Alessandro Broggi, Carlo Dentali e Stefano Salvi. Il tema di questa nuova monografia pone al centro un censimento delle riviste letterarie cartacee italiane (soprattutto di poesia, ma non solo): ciascuna è presente con un articolo di presentazione e di analisi del proprio percorso. L’inchiesta ha inteso sondare il panorama e la lettura del presente che da queste traspare, l’impegno verso la poesia (nuova) e gli indirizzi di operatività che esse si danno.

di Christian Raimo
Giovedì mattina vado a trovare Marcello in ospedale che si è tagliato le vene. Nel corridoio del reparto psichiatrico non ce n’è uno sopra i trent’anni: anche le facce si assomigliano tutte, uomini e donne, forse per l’indigestione di psicofarmaci a cui sono costretti. Quello che ha fatto il terrorismo negli anni ’70 e la droga negli anni ’80, penso, oggi lo fanno i prezzi degli affitti e i contratti a progetto.
di Aldo Busi

23.12.2005 Montichiari
Aldo Busi per l’Unità, s,v,p,: articolo a titolo gratuito; si può pubblicare solo se integralmente e solo se oggi su domani e, ovviamente, senza proditorie prese di distanza a cappello dell’articolo medesimo; se sì, un grazie preventivo per ogni refuso risparmiatomi – ore 17: telefonata con il direttore Padellaro, dal linguaggio curial-bizantino, però, ma, se, mi dispiace, e io “Ma è il racconto di Natale per eccellenza!”: articolo respinto.
Cito da un articolo apparso ieri su un quotidiano nazionale il titolo, “Bimbo di cinque anni violentato – arrestato un giovane a Messina”, e la conclusione, “Si tratta del secondo caso di violenza contro un minore nella stessa zona. Meno di un mese fa una sedicenne di Rometta aveva denunciato di essere stata vittima…” eccetera: come è ancora possibile definire un mero minore una persona di cinque anni e assimilarla, umanamente, sessualmente e giuridicamente, a una di sedici?

immagine di Man Ray, Hands on Lips
Etica del Pompino e perché
non sarà mai un’arte
nonostante Houellebcq
Del maestro effeffe
Il giornalista chiese a Maruschka Detmers
se fosse stato difficile girare la scena
del pompino.
“Era come se mi stessi succhiando il pollice”
Rispose.
A proposito del diavolo in corpo di Marco Bellocchio
Non ho ancora cominciato questo breve pamphlet che già mi chiedo se mai una parola del genere incorra in una qualche giustizia, se esista nel Codice una lista di lemmi ricercati speciali. E allora m’immagino la scena: l’aula semipiena; la giuria popolare, il giudice alto sullo scranno come in Pinocchio che con una voce cavernosa e autoritaria dica: l’imputato pompino giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro- sospensione, sguardi furtivi tra gli uni e gli altri, magari in cagnesco-…che la verità.

Immagine tratta da Edgar Allan Poe, “The Gold-Bug” (A-3), Dollar Newspaper, Supplement, July 12, 1843, pp. 1 and 2
La morte del Poulpe*
di Jean-Bernard Pouy
traduzione di Paola De Luca
in memoriam E. Allan Poe
22 marzo
Allora il vapore s’alzò di parecchi gradi sopra l’orizzonte e perse gradatamente la sua tinta grigiastra.
Il calore dell’aria era eccessivo, con una sfumatura lattiginosa più evidente che mai. Una violenza agitazione si produsse intorno all’aereo. Fu accompagnata da uno strano fiammeggiare del vapore in cima e da una separazione momentanea alla base. Una polvere bianca finissima, simile alla cenere – ciò che certo non era – ricadde sul Policarpov mentre svaniva la palpitazione luminosa del vapore e il commovimento dell’acqua, lontana in basso, si placava.

foto di Daniel Mordzinski
Il testo di Jean Claude Izzo che segue fa parte di una serie di interventi che posterò e apparsi su Sud o altrove ad opera di autori di genere. Si tratta per lo più di scrittori che partecipano di quel movimento chiamato del Polar, e che si sviluppa in Francia a partire dagli anni settanta. Come tradurre in italiano Polar? Cosa fa di un romanzo un noir o un poliziesco? Sono domande che su NI ricorrono spesso, come certi sogni. Incubi? E se si trattasse solo di letteratura? Augurando a tutti un bellissimo Capodanno dedico questa serie di testi a Gianni Biondillo e al lettore del suo Con la morte nel cuore incontrato per caso sul treno Torino- Milano.
effeffe
ASCOLTANDO IL MARE
Jean Claude Izzo
traduzione di Claudio Franchi
e Martina Mazzacurati
Da Marsiglia, osservo il mondo. È da lì – in cima alle scale del faro di Sainte- Marie, precisamente all’estremità est della diga al largo – che penso il mondo. Il mondo lontano, il mondo vicino. Che mi penso, anche.
di Christian Raimo

Lui è cattolico. E’ stato battezzato quando aveva tredici anni, per sua scelta (se si può chiamare scelta qualcosa che fai a tredici anni). Ha fatto la comunione e la cresima a diciassette. E’ diventato catechista nella sua parrocchia, per i bambini che si preparavano alla prima comunione. Da diciotto anni ha cominciato a frequentare diversi ritiri di “discernimento vocazionale”: ha pensato di poter diventare prete. Ma invece di entrare in seminario, si è iscritto ad architettura.
di Paolo Cesano
La terza persona era sparita. Me ne sono accorto per sottrazione di ombre. La macchia di luce opaca intorno a noi si era notevolmente dilatata, poteva essere impercettibile o catastrofica. Un passante interrompe il vuoto elettrico, ingombrando d’azzurro il marciapiede. Ci siamo guardati intorno, poi le portiere si sono chiuse soffici, quasi all’unisono. Dentro l’auto siamo ancora più separati, come cani alla gabbia di partenza. Qualcosa di anormale nella sua tipica espressione tiepida, mnemonica con gli occhi gettati lateralmente, una consuetudine. Forse non volevo rimproverarla, il denaro la condiziona esattamente come chiunque altro, ma si cura di essere generosa intellettualmente. Guardo le sue mani e penso a una probabile comanda al ristorante, avrei mangiato cosa?
dalla Catena di Sanlibero 315, di Riccardo Orioles.
Città. C’era una volta in una città della Sicilia un giovanotto che si chiamava per gli amici Enzo ma era per tutti gli altri l’ingegner Enzo M. Difatti s’era laureato da poco tempo e ne era orgogliosissimo. “Ingegnere!”. Un giorno il nostro ingegnere incontra un vecchio compagno del liceo, che però invece di darsi alle professioni aveva deciso di far carriera in politica (doveva essere una classe di liceali particolarmente brillanti). E anche lui con successo: ma per gli amici, naturalmente, continuava a chiamarsi Nino. “Caro Enzo!”. “Caro Nino!”.