Le scimmie… (95)

di Dario Voltolini

la sola cosa liscia del mattino
ventagli di pensieri viola
si alzano come mante nell’aurora
dispiegano le falde complanari
lambiscono laconici fogliami
svaniscono sfaldandosi nell’aria
come finisce l’elettricità dell’ambra
a poco a poco e sempre senza
intorbidire mai la trasparenza
progetti di pensieri matematici
trucioli della mente intemperante
fantasmi di un’azione involontaria
che stipula per gioco applicazioni
fingendo che l’attrito inesistente
nei pascoli dell’immaginazione
collassi per mancanza dell’aprile
durante la tua caduta rimbalzante
spezzate in alto le assi razionali
sbriciolate all’improvviso
e mondo dopo mondo
come di sponda in sponda
a ogni urto cambiando traiettoria
cadendo e cadendo vestita di bianco
oltre la porta fragole mature
pendono nascoste dalla loro foglia
le due viti si attorcigliano
i grilli d’appartamento soccombono al gatto
il muro fiorisce per la macchia d’acqua
il muro delimita il trapezio
nascosto in qualche piega pulsa il motivo
per cui l’orbita del pianeta s’incurva nell’ellisse
e solo uno dei due fuochi resta acceso
l’ellisse individua un piano
un’altra ellisse individua un altro piano
i due piani si intersecano
così vuoi dirmi che una massa spaventosa ha colpito
in tempi inqualificabili
la nostra Terra sbilanciandola
spostandola e spaccandola
spiccandone via la Luna?
come puoi volere che io creda
a cose che non posso più sapere
mentre la ragazza cade e cade ancora
cade tuttora
vestita di bianco toccando ogni volta
pianeti incurvati in modi meravigliosi
fuori dalla porta nel prato
tutto sembra fermo mentre cresce
la forza di comprimere l’esterno
facendolo scattare verso il dentro
da dove arriva?
come si manifesta (tutta insieme?
come qualcosa che a un certo punto preme? come
uno sbilanciarsi nella camminata? come
una pietra che si scioglie colpita dal calore?)?

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