Articolo precedente
Articolo successivo

Institutional Critique

Si chiama Institutional Criticism la critica delle istituzioni artistiche come pratica artistica, rivolta di solito a musei e gallerie.

I. C. apparve  nei tardi Anni Sessanta, quando gli artisti cominciarono a creare opere in risposta alle istituzioni che acquistavano e esibivano il loro lavoro. In quegli anni le istituzioni artistiche erano spesso recepite come luoghi di ‘reclusione culturale’ e di conseguenza divennero oggetto di attacchi estetici, politici e teorici.

Il movimento è rappresentato in particolare da artisti come Michael Asher, Marcel Broodthaers, Daniel Buren, Andrea Fraser, Fred Wilson and Hans Haacke.

1 commento

  1. Come dare loro torto, è colpa proprio di queste stesse istituzioni il fallimento dell’Arte Pubblica degli anni Sessanta e Settanta negli U.S.A.. Per citare Kwon, MIT Press 2003, le gallerie proponevano negli spazi pubblici opere astratte la cui differenza tra quelle proposte nei loro spazi era la sola dimensione. Abbiamo un problema simile in Italia con la poesia: affidare a una élite di stabilire quale debba essere il gusto poetico di un tempo è accettare di buon grado un’estetica delle autorità…

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L’artista e la poetessa

di Romano A. Fiocchi
Questa è una storia vera che merita di essere raccontata. Siamo nella seconda metà degli anni Sessanta. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, si incontrano per la prima volta in Inghilterra, poi si ritrovano in Olanda. Lui si chiama Filippo Avalle, lei si chiama Helma Maessen.

Esclusa la fine. (Per Jean Le Gac.)

di Pasquale Polidori
Concepite e realizzate come situazioni concrete o come utopie, in ogni caso trasformate in scrittura e in immagine fotografica, queste azioni-documenti venivano spedite a diversi destinatari, che conservavano i frammenti di racconto come fili di cui non si poteva essere certi del collegamento...

Il Novecento secondo Nicola Vacca

di Romano A. Fiocchi
Per quanto possa sembrare un saggio, è in realtà un libro nostalgico, un gesto d’amore. Nicola Vacca ci racconta il suo Novecento e non esita a chiamarlo adottando l’espressione coniata da Hobsbawm: ‘il secolo breve’.

La consapevolezza del suolo nella rappresentazione del paesaggio

di Costanza Calzolari
Il paesaggio come oggetto autonomo nell'arte diventa evidente nell'età ellenistica e romana. La natura tuttavia non è descritta mai nel suo aspetto realistico, mentre la presenza dell'uomo è una costante sia fisicamente che come conseguenza delle sue attività

Materiali per due mostre: Gianluca Codeghini a Siena e a Firenze

Materiali e note sul lavoro artistico di Gianluca Codeghini
a partire da due mostre personali: From Dust to Noise (Firenze) e NoiSe >< Derive (Siena), incentrate sul rapporto tra immagine e rumore.

Quaderni impossibili (o discorso attorno a un’opera apparentemente irrealizzabile)

di Sergio Oricci
Mio padre tra la seconda metà degli anni '80 e i primi anni 2000 ha riempito decine, se non centinaia, di quaderni. Nel 2002, (...) me ne ha donati alcuni, circa una ventina. Nel 2024 ho deciso di realizzare un’opera intitolata “Esercizio di copiatura (da un quaderno di mio padre)”.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: