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Una piccola tabaccheria. 4

David Dabydeen

Turner

I dream to be small again, even though
My mother caught me with my fingers
In a panoose jar, and whilst I licked them clean
And reached for more, she came upon me.

I sit in the savannah minding cows,
Watching it climb and plunge all day.
When I strip,
Mount the tree and dive I hit my head
On a stone waiting at the bottom of the pond.

She bids her famished children eat
Of their father’s labour, at tables laden
With meats, spices of odalan, nutmeg
Picked lavishly from the soil which my father
Works in communion with other men.
Shall I summon up such a pageant of fruit
Peopling a country with musicians, dancers,
Poets, and our simple deities of stone
And wattle?

“Nigger”, it cries, naming me from some hoard
Of superior knowledge, its tongue a viper’s nest
Guarding a lore buried by priests, philosophers,
Fugitives…

Turner crammed our boys’ mouths too with riches,
His tongue spurting strange potions upon ours
Which left us dazed, which made us forget
The very sound of our speech. Each night
Aboard ship he gave selflessly the nipple
Of his tongue until we learnt to say profitably
In his own language, we desire you, we love
You, we forgive you…

“Nigger”, it cries, loosening from the hook
Of my desire, drifting away from
My body of lies…
I wanted to begin anew in the sea
But the child would not bear the future
Nor its inventions…

“Nigger”
It cries, naming itself, naming the gods,
The earth and its globe of stars. It dips
Below the surface, frantically it tries to die,
To leave me beadless, nothing and a slave
To nothingness, to the white enfolding
Wings of Turner brooding over my body.

There is no mother, family,
Savannah fattening with cows, community
Of faithful men…

Franco Buffoni

Turner

Sogno di tornare bambino, anche se
Mia madre mi beccava con le dita
Nella marmellata, e mentre me le leccavo
Fino in fondo
E ne cercavo ancora, mi montava sopra.

Siedo nella savana a pascolare mucche,
Lo vedo che si arrampica e si tuffa,
Tutto il giorno così.
Poi mi spoglio, salgo sull’albero, mi tuffo
E colpisco col capo un ciottolo in attesa
Sul fondo dello stagno.

La madre ai figli famelici che ordina
Di sfogarsi a tavola sul frutto
Del lavoro del padre.
E sono carne e spezie, noce moscata,
Raccolte in abbondanza dalla terra
Che mio padre con altri uomini lavora.
E io farò mio tale bendiddio
Per rinvigorire a mia volta il paese
Producendo poeti danzatori e musicisti
E le nostre semplici divinità di pietra e canne.

“Negro”, mi grida, chiamandomi come dall’alto
Di un superiore potere, la sua lingua un nido di vipere
A guardia di un sapere sepolto da preti e filosofi
E schiavi fuggitivi…

Turner ci riempiva anche la bocca di ricchi suoni,
La sua lingua insufflando pozioni strane sulle nostre
Da lasciarci storditi, e da indurci a scordare
L’intonazione del nostro parlare. Ogni notte
A bordo della nave distribuiva generosamente
In punta di lingua il suo sapere, finché non imparammo
A dirgli bene in inglese noi ti desideriamo, noi ti amiamo
Noi ti perdoniamo…

“Negro”, mi grida liberandosi
Dal gancio del mio desiderio,
E drizzandosi sul mio corpo di bugie.

Volevo ricominciare da capo sul mare,
Ma non avrei sopportato il futuro,
Le sue invenzioni…

“Negro”, mi grida imprecando contro se stesso e gli dei,
La terra e il suo globo di stelle. Si immerge
Sotto la superficie, freneticamente cercando di morire,
Di lasciarmi senza l’artiglio, un nulla
Uno schiavo del nulla, con le ali bianche
Avvolgenti di Turner che incombono sopra di me.

E non c’è madre, non c’è famiglia che tenga,
Né la savana con le mucche al pascolo
O la comunità degli uomini dabbene.

David Dabydeen (1955-…). Di questo grande poeta caraibico (nato a Berbice in Guyana) in particolare mi affascina l’uso volutamente grezzo della lingua inglese; per esempio il suo efficace scorrere del soggetto da it a he e ancora a it per cercare un impossibile accordo tra il disprezzo e l’attrazione, e tra il desiderio di significarli in arte e quello di mettere in gioco costantemente se stessi in una – pubblica e con finalità estetica – autoanalisi di pulsioni e connessioni culturali. I brani poetici qui tradotti, incentrati sul rapporto tra Turner – il capitano della nave che abusa degli schiavi adolescenti – e le stratificate reazioni ad esso dell’io narrante, sono tratti da Turner: New & Selected Poems (London, Jonathan Cape, 1994), nell’ordine dalle parti III, IX, XVIII, XXIV e XXV del poema eponimo.

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franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it
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