Prove d’ascolto #14 – Simona Menicocci

8 ottobre 2017
Pubblicato da

da Il mare è pieno di pesci

 

esiste un tempo ideale

per pescare ciascuna specie

il precetto generale era che si effettuasse
all’alba al sorgere di Sirio

un problema che doveva essere risolto
era / per
la conservazione delle eccedenze
si usava il garum
composta di intestini
mescolati a pesci interi

lasciati
a macerare

al calore del sole

in ogni caso si raccomanda di togliere
le squame e le interiora
non servono

il punto di cottura ideale si raggiunge
quando gli occhi schizzano fuori
e la pelle si stacca
toccandola

si aprono margini
di miglioramento
ancora ignoti

tuttavia resistono differenze
assai marcate nella percezione

la congiuntura economica ha modificato le abitudini

i dati
li lasciano spirare lì
lasciano sperare

un’inversione
del trend
che ristabilisca l’abuso a livelli pre-crisi

*

ora le barriere sono corazzate
offrono il migliore esempio di quanto
sia la biodiversità a essere
il problema di fondo è il non essere
in superficie
il biologico è costoso
bisogna poterselo permettere

*

la risposta data dal procuratore è stata questi
pesci
non servono

il recupero non è utile
recupero vuol dire ricordare
qualcosa che è qualcuno che è

stato non riconosciuto
riemersione
a livello della consapevolezza
l’informazione
precedentemente archiviata
mediante richiamo
(recupero mnestico diretto senza stimoli di facilitazione)
o riconoscimento
(recupero mediato da uno stimolo associativo)

ci lasciano la pelle
in ricordo

*

ora i corpi sono dei
insignificanti flottanti

la caduta degli
non è la stessa
non è mai
libera è sempre

grava

su cosa è
la domanda da porsi

per andare fino in fondo
nel pensiero o nel mare
ci vuole coraggio o densità maggiore del mondo

*

(in fondo)
lo spostamento dei corpi dei pesci non è
un’emergenza è la regola

e la norma il modo il principio
il punto di non ritorno

questo non
suscita reazioni

il numero è andato
esponenzialmente aumentando

basta far di conto per capire che

non basta

gli appetiti gli interessi la lotta

(in fondo)
cioè alla base
di tutto
c’è un giro di liquidi incalcolabile

(questo non
si vede: non
basta)

che vengono dal mare
e vi restano

ora il corpo non solo
il suo concetto
ha trovato il suo fondamento

*

in teoria
l’acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno
in pratica
nell’acqua che si trova sulla terra sono disciolti innumerevoli

forme di vita

il grado di inquinamento del mare dipende dal grado di eterofobia

per determinarne la presenza
bisogna eseguire controlli biochimici

tanto più bassi sono i valori

ottenuti tanto più alta è la qualità

l’estrazione chimica o fisica di elementi inquinanti non purifica
né l’acqua

le informazioni negative rimangono memorizzate
solo nell’acqua

quindi il concetto di acqua
pura è un’illusione

con ogni sorso d’acqua oltre
agli atomi di idrogeno e ossigeno
entrano nel corpo anche una pluralità

che soltanto in rari casi
possono fungere da sostanze nutritive

nella maggior parte dei casi
questi elementi agiscono
sul corpo come stimoli
che provocano delle reazioni

perciò quando le sostanze non possono
venire decontaminate all’interno dell’organismo

ed espulse all’esterno

possono insorgere

quindi entrano anche quando non
entrano / proprio dentro
ad ogni sorso d’acqua
per sapere non basta
ingoiare / studiare ciò che c’è
di volta in volta / come
un volto diventa sorso
e perchè e per chi / cosa
altro / non sapere

ad esempio: il deserto del Sudan

*

l’acqua presente nell’essere
umano mostra differenze
secondo l’età il tipo di alimentazione
la costituzione
anche se violata

da giovani si è più ricchi
d’acqua soprattutto
nei tessuti molli nella pelle
nei tessuti connettivi e sottocutanei

crescendo il tenore d’acqua si riduce

del resto lo si vede:

il segno
di una pressione esercitata

sulla pelle rimane sulla pelle

visibile più a lungo

l’età biologica
della pelle di tutto
l’organismo si determina dal suo stato
di idratazione

ora stanno ringiovanendo

*

quando nel mare ci sono onde
si dice:
il mare è agitato

da corpi che si agitano
perché non vogliono

i pesci si agitano solo fuori
i corpi si agitano solo dentro

l’onda è una perturbazione
cioè energia che si muove che si propaga
attraverso la materia attraverso
i corpi senza spostare i corpi

le onde prodotte dalla caduta di un corpo
sono formate da creste
(dove l’acqua si alza)
e gole
(dove l’acqua si abbassa)

la superficie dell’acqua dondola
tra cresta e gola
c’è la lingua

le parole prodotte dalla caduta di un corpo
sono formate da creste
(dove la lingua si alza)
e gole
(dove la lingua si abbassa)

ora la lingua è l’acqua
che inghiotte acqua

ora l’acqua è la lingua
che dice lingua

l’evento è una cosa che accade
all’esterno all’interno del corpo
il corpo è una cosa che cade
all’esterno all’interno del mondo

(in fondo)
per capire per conoscere per sapere
bisogna andare
a fondo

eppure
non è possibile
quindi
bisogna immaginare

il fondo

è la parte più profonda più lontana
rispetto all’osservatore

all’inizio c’era ora c’è
ancora
acqua
vuol dire
non sempre

la natura non si ferma
mai
davanti a nulla
è facile spaventarsi

facile vuol dire umano

ora sono difficili
perché non vogliono
quindi sono

*

chi cerca trova
corpi
chi pesca pesca
pesci

ma anche il pesce è / ha
un corpo

si usa la stessa parola per dire
cose differenti
perché la lingua è imprecisa
perché ci sono sempre cose
in comune tra cose
differenti

ora sono riversati perché sono
diversi

ma se fossero diversi
non andrebbero / vanno

(in fondo)

come ogni altro

vengono dal mare
e vi restano
alcuni gli altri vengono
restati

(in fondo)
si possono costruire
fondi anche in superficie

per capire
non basta saper leggere
l’ultima sillaba
della superficie
serve a dire che è
peggio

di così si

muove

solo chi guarda

chi non guarda chiude a chi
fa acqua / parte dell’accadere
che fa acqua / parte del mondo
che si divide in fatti venne
diviso a tavolino

*

fuori dal mare
si può scegliere

dove andare / restare
ma non tutti
possono andarsene / ma tutti
prima o poi se ne vanno

se fare il bagno / un falò
prendere il sole / giocare
a beachvolley a racchettoni / giocare
è solo un modo per ammazzare

il tempo
è una capacità
del corpo di percepire / vedere

le bocche aperte
a squarciagola

se non c’è possibilità di parlare
per alcuni con alcuni
bisogna parlare
dell’impossibilità
di questi alcuni con alcuni

scrivere attorno a un non
stato liquido diluendo dentro
cosa causa cosa / perché / come
se il come è il cosa

ciò che non può uscire
dall’acqua deve essere
ripescato
dalla memoria nella memoria
anche se la memoria
non c’entra la falla
del ragionamento è troppo grande
è troppo debole la forza
del pensiero che non usa il pensiero
ma la forza

necessaria per respingere
un corpo ritenuto negativo può essere

calcolata solo a
partire da un luogo negativo
verso un luogo diversamente
negativo
dove i corpi ritenuti
vengono de

ora sono
finiti
dentro
altro

luogo / tempo / acqua / storia
paralleli coesistenti contigui
mondi perché non si toccano
si sfiorano

restano confinati

*

ora vengono
letti di sfuggita
sono fuggiti
neanche tutti
manca la pazienza
la capacità di tenere

il nome il numero
del corpo degli altri
è sempre troppo grande

i pesci non sanno
contare

verso l’infinito è oltre
la capacità di vedere

il totale
è come un pesce
non sta mai fermo
si muove / viene
mosso spostato
nel conteggio nel mare

il tempo il conto
avanza senza senza
non avanza nulla
cioè non resta
nulla se non

le cifre sono solo 10
le lettere sono: dipende dal sistema

variando l’ordine degli elementi
il risultato è l’infinito
cambiamento

l’aumento
dei corpi nel mare
indica una diminuizione
dei corpi fuori dal mare

il mancato
soccorso è determinato
determina il mancato
aumento è determinato
dalla mancata
immaginazione
o specchio nella testa
della maggior parte delle teste
che sono fuori solo
per caso

chiunque potrebbe essere chiunque
altro da ciò da chi da dove da quando
è e se è un privilegio il privilegio / il fuori
il potere è sempre atto
di minoranza su qualcosa di maggiore
quantità vuol dire tutto
ciò che può essere misurato
dentro è privo

in sé
in fondo

i diritti vanno inseriti
da fuori indentro
uno per uno per ogni

sono senza parole

*

non avendo potuto
salvare altro d’altro

si può:
fare il conto
alla rovescia anche del rovesciato

salvare il solvibile

al meno

anche con le date / i dati
mancanti

alla rovescia vuol dire al contrario
di come dovrebbe
essere / a ritroso vuol dire contrario
di diritto cioè senza

anche i pesci piangono / infatti fanno
un suono non regolare o rumore bifonico
che produce due diverse onde simultanee

il suono bifonico è una tecnica diffusa
anche fuori dal mare ad esempio
fra i volatili e viene spesso utilizzata nel cinema
per provocare forti emozioni o paura o reazioni
significative nello spettatore come il pianto

ma nel mare è inutile
piangere nel mare / è inutile
piangere anche
fuori dal mare bisogna fare
far corrispondere ad ogni
goccia un suono non regolare

ora sono non sono / vengono
chiamati non chiamati
irregolari

anche i suoni

 

*

 

Sulla poesia grammaticale. Una lettura ravvicinata di Il mare è pieno di pesci di Simona Menicocci

 

di Andrea Inglese

 

Il problema di Simona Menicocci è quello di molti di noi, che scrivono poesia diffidando della poesia, non credendo nella poesia, ma anche avendo letto delle poesie che mostrano vie possibili, che suscitano desiderio di, e infondono forza per per scrivere delle nuove poesie nonostante tutto. Prima della ricerca, prima delle scritture, delle pratiche molteplici, delle strategie offensive e difensive, dev’esserci comunque stato, per molti di noi, forse anche per Simona Menicocci, un desiderio di poesia proprio perché era poesia, per una fede nel verso, nell’espressione individuale, nel discorso elaborato per distinguere colui che ne è l’autore, locutore non ordinario, speciale. Ma Simona Menicocci ha fatto un suo percorso che le permettesse di non scrivere poesie, confidando in una sorta di assodata, familiare, tranquillizzante ideologia, per cui l’individuo ha qualcosa d’inconfondibile da esprimere, e quello che esprime è in realtà una universale risonanza con il mondo. Potremmo definire questa ideologia paradigma espressivistico, anche per darle una profondità storica e uno spessore teorico che vanno ben al di là delle vicende più ristrette e tutto sommato tempestose dell’io lirico. L’io lirico è reso possibile dal paradigma espressivistico, ma anche manifestazioni poetiche radicalmente diverse dall’io lirico possono ovviamente rifarsi al paradigma in questione. (La migliore definizione di questo paradigma, su di piano sia filosofico che di storia delle idee, è probabilmente rintracciabile in Charles Taylor). Simona Menicocci non crede in questo passaggio per un’interiorità individuale, deposito di emozioni intense, ricordi fondamentali, idee eccezionali, schegge di narrazioni autobiografiche, deposito che, ovviamente, un lavoro di espressione linguistica dovrebbe valorizzare, in modo da estrarre da esso una qualche autentica significazione generale, o un qualche ipersignificato che dovrebbe soppiantare i significati generali ormai inautentici, usurati, vuoti. Il problema, più volte ricordato fin dagli inizi del novecento e penso in particolare ai dadaisti, è che il lavoro espressivo individuale è innanzitutto un lavoro di distinzione sociale. La poesia, nei secoli dei secoli, e nei giorni di tutti i giorni, è anche una pratica di distinzione sociale, una pratica per non dire le cose così come sono dette quotidianamente nei diversi contesti d’enunciazione, e per dirle invece in modo più potente, efficace, per far sì che il poeta-locutore possa affermare la sua superiorità rispetto alla massa dei locutori che impiegano la lingua passivamente e in modo approssimativo. Questa pretesa di distinzione ha però un suo esito paradossale di cui Simona Menicocci è ben consapevole: la parola poetica rischia di diventare la parola eufemistica per eccellenza. Volendo a tutti i costi affascinare, ammaliare, il suo destinatario, essa è spinta a travestire tutto ciò che è ripetitivo, monco, aspro, idiota, insignificante. La poesia non sarebbe, allora, il discorso intransitivo tanto caro da certi formalisti fino a Barthes, ma un sistema di parafrasi rovesciato, un discorso come quello burocratico, di sostituzione del semplice e comune con il raro e ricercato. Questa critica del dire poetico è implicita nel testo di Simona Menicocci e probabilmente ne è addirittura uno dei motori. Ma non si tratta di una critica “fatta dall’interno”, come spesso è avvenuto nelle avanguardie o nelle neo-avanguardie. Non si tratta di sostituire un repertorio lessicale ormai vintage, in bianco e nero sfumato, con uno all’ultimo grido, tutto colori saturati e contrasti. (Mossa d’impatto, ma anche di corto respiro, dai futuristi ai poeti neo-pop degli anni Novanta in Italia, che disseminavano nel verso marche di oggetti di consumo come Pascoli nomi specifici d’alberi e uccelli). Neppure è sufficiente l’opzione a-grammaticale, che include diverse azioni di dissesto del dire poetico, tutte però tese a conservarne in qualche modo il prestigio. La poesia di Simona Menicocci è invece, mi sembra, risolutamente grammaticale, perché vuol bene alla grammatica, con un affetto filosofico, ovviamente, e da secondo Wittgenstein, quello che si è ormai convinto che il linguaggio non vada riformato, ma solo adeguatamente descritto. Nel testo Il mare è pieno di pesci la grammatica viene rispettata, in quanto essa porta il mondo, e lo porta in modo plurale, perché qui stiamo parlando della grammatica dei giochi linguistici, ossia della irriducibile pluralità del linguaggio e della sua architettura, che rispecchia d’altra parte la pluralità delle pratiche e degli agganci di mondo che esse costituiscono. Essendo grammaticale, la poesia di Simona Menicocci, è anche oggettivista, per rimandare a una categoria oggi beneamata e che fa tendenza, anche se risale agli anni Trenta del secolo scorso e a una piccola cerchia di poeti statunitensi. Ma in realtà noi usiamo una simile categoria non in modo filologico, ma per indicare un’opzione di fondo, per rivendicare la materialità del mondo prima delle fantasmagorie della lingua. La lingua, lo sappiamo, è anch’essa mondo, una parte di esso, e alcuni autori preferiscono la lingua-oggetto al mondo-oggetto. Non è il caso di questo testo, dove il lavoro non è fatto a livello di cellula micro-testuale, tale per cui la parola diventa un elemento opaco, una sorta di cifra archeologica, sganciata dai tessuti sintattici e grammaticali che dovrebbero fornirle trasparenza e valore di rinvio (qui penso, ad esempio, a certa produzione poetica di Marco Giovenale). Il lavoro di Menicocci, invece, si realizza nella disgiunzione e congiunzione di piani discorsivi, che normalmente viaggiano separati, in quanto delimitano ambiti d’intelligibilità radicalmente diversi. Questo permette al lavoro di Simona Menicocci di penetrare nei tessuti delle pratiche umane in maniera vasta e trasversale, ampliando la nozione di oggettivismo, e non limitandolo alla sedimentazione del segno linguistico ormai avulso dai suoi contesti d’enunciazione. Il mare è pieno di pesci è un testo che parla di mare, di pesci, di pesca, di modi di cucinare il pesce, degli ecosistemi marini, dei mercati mondiali del pesce. Non siamo ovviamente in un poema didattico settecentesco neppure però in un’operazione di puro straniamento manualistico, come quello messo in opera, ad esempio, da Michele Zaffarano in un libro come Cinque testi tra cui gli alberi (più uno). Le operazioni attuate da Il mare è pieno di pesci sono almeno di quattro tipi: la trasposizione di discorsi ordinari nella forma spezzata del verso libero, l’interferenza tra diversi ordini del discorso, le ambiguità semantiche che si costituiscono tra le estremità di questi discorsi, un discorso implicito, che funge da intruso e da estraneo nelle pieghe dei discorsi manifesti.

Operazione del primo tipo:
in ogni caso si raccomanda
di togliere le squame e le interiora
non servono

 

il punto di cottura ideale si raggiunge
quando gli occhi schizzano fuori
e la pelle si stacca
toccandola

 

Il taglio del verso e l’incolonnamento verticale hanno contribuito a un fenomeno di semplice straniamento rispetto a un materiale linguistico assai familiare come quello relativo a una ricetta di cucina. Ad accentuare il fenomeno, il buco o salto sintattico tra i due blocchi di versi. Già questa semplice operazione susciterebbe una serie di considerazioni. Essa è inscritta in una traduzione novecentesca, ma può assumere diversi significati. Il prelievo di frammenti dalla lingua comune, non-letteraria, può essere fatto in modo da esaltare il contesto letterario (stilistico) all’interno del quale avviene l’innesto (paradigma poundiano) oppure per interrogare criticamente questo contesto (paradigma neoavanguardista). In Menicocci, il gesto manifesta intanto un tranquilla consapevolezza che la presa sulle cose e sul mondo non è prerogativa della speciale lingua poetica, della lingua letteraria, ma è inscritta inevitabilmente nella lingua d’uso, che ancora una volta si differenzia secondo le faglie molteplici delle pratiche umane. Una ricetta di cucina veicola una conoscenza specifica del mondo, di quella parte del mondo che l’uomo trasforma per renderla gradevolmente commestibile. L’obiettivo qui è duplice: parlare di pesci per non parlare di uomini annegati, ma parlare di pesci parlando propriamente di pesci, ossia inserendo quegli apporti della lingua comune che fanno presa su quella sfera di mondo. E il prelievo, inoltre, permette o favorisce un riconoscimento della ricchezza cognitiva della lingua comune, del suo carattere appropriato e ben funzionante.

Veniamo alla seconda operazione. L’interferenza tra ambiti discorsivi diversi avviene nel macrotesto ed è grosso modo scandita dalle sequenze di testo separate dagli asterischi. Il tema esplicito, “i pesci e il loro ambiente naturale”, rimane lo stesso solo in apparenza, in quanto slitta costantemente verso direzioni più specifiche, che possono riguardare l’inquinamento o il tasso di acqua presente nell’organismo umano. Ciò produce un fenomeno di “sorpresa”, che costituisce tradizionalmente uno dei criteri del poetico, ma tale sorpresa non è affidata al potenziamento dello stile (ricercatezza lessicale, incremento di figure retoriche), bensì al montaggio discorsivo della lingua d’uso. Montaggio che, è bene ricordare, non funziona solo in termini negativi e critici, ma anche in termini positivi e conoscitivi. L’interferenza, però, può avvenire e con grande efficacia anche a livello microtestuale, come questi due blocchi di versi mostrano.

 

la superficie dell’acqua dondola
tra cresta e gola
c’è la lingua

 

le parole prodotte dalla caduta di un corpo
sono formate da creste
(dove la lingua si alza)
e gole
(dove la lingua si abbassa)

Qui abbiamo un esempio d’invenzione poetica, che nessun prelievo, montaggio, cut-up può sostituire; si tratta di un montaggio orientato, di un’interpolazione calcolata al millimetro. Il testo produce una nuova tipologia d’oggetto, un inedito meccanismo ondulatorio, una sorta di “enunciazione-onda”. E tale tipologia produce i suoi effetti semantici particolari, che si aggiungono a cascata a quelli già prodotti dalle interferenze macro-testuali.

Terza operazione, che deriva direttamente dalla precedente. Leggiamo questo passaggio che chiude una delle sequenze testuali tra asterischi.

 

l’età biologica
della pelle di tutto
l’organismo si determina dal suo stato
di idratazione

 

ora stanno ringiovanendo

 

Qui non abbiamo semplicemente un oggetto ibrido da un punto di vista semantico, ma una ben calcolata ambiguità, un’oscillazione semantica tra il penultimo blocco di testo e il verso finale. Il penultimo blocco di testo è la continuazione di un inserto di discorso scientifico, che evoca la correlazione tra processo d’invecchiamento e disidratazione dell’organismo umano. Bisogna dunque comprendere come questa legge di natura possa essere associata alla descrizione di un fenomeno innaturale e apparentemente assurdo: “ora stanno ringiovanendo”. La soppressione del soggetto rende dubbia sia l’attribuzione dell’atto di ringiovanire sia il significato di questo atto. Il lettore è costretto qui a sospendere la sua lettura, la sua lettura di coscienza tranquilla, per interrogarsi su quale sia la strategia implicita che organizza il testo che sta leggendo. Capisce, insomma, che i conti non tornano, che vi è un dato mancante, e questo buco nel testo getta comunque un ombra, che finisce per essere decifrabile, come accade in un processo di comprensione indiziario. E siamo giunti alla quarta operazione, che è quella del significato “intruso” e “velato”. Esso potrebbe essere espresso dal titolo implicito che sovverte quello esplicito, e determina l’architettura globale dell’intero testo, ossia Il mare è pieno di (esseri umani) annegati. In nessuna parte del testo si parla in modo esplicito di migranti, di barconi, di scafisti, di stragi del mare. Eppure il testo di Simona Menicocci parla proprio di questo, di questo tema d’attualità, di questo tema di cronaca giornalistica, di questo tema politico, che sta caratterizzando il profilo storico di un’istituzione interstatale come l’Unione Europea e, nel contempo, il profilo etico delle popolazioni che ne fanno parte.

La comprensione avviene qui in controtempo rispetto ad ogni evocazione patetica. Simona Menicocci si permette semmai dello humour noir, evocando il “ringiovanimento” dei corpi annegati e invasi d’acqua. Più in generale, il tema degli annegamenti dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa via mare appare come i contenuto rimossi dall’inconscio, per intrusioni impreviste, per lapsus. E potremmo ben dire che tutto il tema manifesto dei “pesci nel mare” è costantemente, quale che sia il versante discorsivo da cui lo si abborda, minacciato, minato, da un significato nascosto, che si legge appunto tra le righe, nei buchi semantici del testo, nelle sue impreviste e sorprendenti ambiguità. Il tema che la deliberazione politica esorcizza, e che la coscienza collettiva rimuove, finisce per circolare come disturbo in ogni ramificazione discorsiva che riguarda l’incruento e pacifico tema dei pesci e del mare. Fondamentalmente Simona Menicocci non vuole scrivere una “poesia civile”, una poesia di denuncia, ma neppure vuole rinunciare a parlare di questo mondo, del mondo storicamente determinato nel quale vive. Sarebbe importante comprendere le ragioni del rifiuto di “una poesia civile”, ma il discorso è troppo ampio per affrontarlo qui. Sospetto che ci si trovi di fronte a un vecchio dilemma, che perturba da capo a piedi tutta l’arte novecentesca fino a noi. Mettere in figura aiuta, permette la comprensione. Ma quanto una figura, mentre lo suscita, anche l’avvilisce, il moto di comprensione, mentre lo sollecita anche lo limita, lo svia, lo corrompe? La figura non fornisce uno specchio esatto e fedele del mondo, ma dei criteri di comprensione e interpretazione, criteri soggetti all’ideologia e all’usura, ad esempio. Nel nostro caso, scrivere una poesia civile significa operare all’interno di un quadro di figurazione già parzialmente dato, e che Simona Menicocci ritiene probabilmente inefficace. Piuttosto che mettere in figura una realtà poco conosciuta, meglio rifiutarsi alla figurazione. E costruire il proprio discorso poetico intorno a questo vuoto di figurazione. Lo dirò in termini ancora più chiari: il poeta che si pretende civile, che pretende di risvegliare le coscienze, che vuole denunciare fenomeni sociali gravi e scandalosi, si ritrova per altri versi sullo stesso terreno figurativo di tanti altri soggetti che denunciano, dai giornalisti agli stessi politici, ed è quindi invischiato negli stessi stereotipi, nei medesimi scorci narrativi, ipnotizzato dallo stesso repertorio d’immagini video. Mi sembra che Il mare è pieno di pesci si faccia carico consapevolmente di questo limite, che è un limite interno alla parola poetica. E nello stesso tempo, se ne faccia carico con spirito non semplicemente denigratorio e di rinuncia, ma appunto elabori forme di scrittura più consapevoli, dove il progresso conoscitivo risulta evidente nella capacità di rendere tema della propria scrittura simultaneamente il proprio oggetto storico e mondano, e le forme di descrizione e narrazione di cui culturalmente disponiamo per comprenderlo e rapportarci ad esso.

 

 

*

 

Prove d’ascolto è un progetto di Simona Menicocci e Fabio Teti

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