Il ragazzo di carta

di Davide Castiglione 

La morte è più vicina del pane

(Muatseem Hateem, gazawi)

 

Voci che la monotonia rende tutte uguali,
sabbia che descrive il mare, voci impostate
e senza accento che commentano la morte come
farebbero con le condizioni meteo, come mai e
poi mai commenterebbero una corsa di cavalli
o una gara di motociclismo. Cosa sto cercando?
Apro e riapro la porta ma il giornale non c’è. E
come mai voglio il giornale mentre
tutto attorno crollano condomini?
Non mi è sufficiente, come lettura?

(Mahmud Darwish)

 

 

C’è un ragazzo in sella che sembra
filare ma la bici è ferma. Sono le villette
a scorrere lui
lancia giornali, che altro può fare.
Mirare alle porte di famiglie sazie…
Dovranno planare le notizie
affilate ma distorte
il meno possibile. Sulla strada
spuntano intanto ostacoli:
vecchi che attraversano
e nel farlo ci mettono secoli,
cani randagi, un carrello,
noie del genere. Il ragazzo le
scansa, centra l’ultima casa
passa di livello
muore una vita risorge una vita – ma più svelte
gli muoiono tra le mani le notizie,
morte arrivano morte alla porta di casa.
E non c’è casa che non sia l’ultima.

Paper Boy il gioco si chiamava e la trama
era una meccanica senza dramma. Era il ’98,
sedie da bar venivano disposte
intorno al mondiale. Planavano i gol
come dentro l’ovatta di una cupola
nella noia più tenue di quell’anno.
Tessuto jeans del mare, Albenga.

Tre paesi e milioni di onde cicliche dopo
che in anni farebbero anni venticinque
arriva una chiamata lo riconosco
sversare al telefono l’indicibile
colossale cogliona che è lei. Che lo ha
preso in giro, “ferito nel profondo”.
E no penso in allarme in preda
al mio orecchio interno –
si sarà liberata,
ce l’avrà fatta a discriminare
l’amore dalla sua ombra abusiva.
Resta che lui, se annusa
una memoria qualunque di loro due
in quell’idillio-confino di libri
manifesti concerti polvere
se annusa e fa per abbracciarla
non ritrova lei, non ritrova sé.
Cerca amici, incastra
parti di conforto.
Si vede mutilato. Sente solo
il moncherino del presente e la mole
del futuro premuta sul petto.

Com’è che ottant’anni di villeggiatura
ci hanno levato dalla voce leggerezza?
Ognuno porta nella pubblica piazza
la propria insufficienza.
Siccome a queste latitudini
il ragazzo di carta non parla è la risacca
o un’accidente o sono i bot
a spifferare titoli fin dentro la roulotte
NEMICO INTERNO
PROVOCAZIONE MOSTRI
SUMMIT NAZI.
Ogni famiglia che origlia sembra sazia
e non c’è noia più tenue nei giardini
con i fiori esaltati dall’afa, dalla zia,
col formicaio raso al suolo
e la talpa cacciata via.

Nella notte tutte le vacche sono nere.
Nel giorno tutte le vacche sono d’altri.
E la terra, la terra, l’acqua le case.
Saprò riconoscere, discriminare?
Nella laringe
malnutrita del Mediterraneo
il molo ha ceduto il bolo è bloccato.
E non c’è casa
che non sia l’ultima rimasta.
Tutte le strade portano al niente
non ci sono strade o le aprono
il mare carri armati Mosé e ammassano
trecento chili di detriti per metro quadro minimo.
Sopra ogni petto rimasto
scandalosamente vivo respirante straccetto.
Sopra quanto era casa e ancora lo è
notizia soppressa sfigurata.
Metterò dov’era casa
questa tenda come una croce.
Dov’era la tenda una croce.
Dov’era la croce un corpo. E prego
che ascenda, e che resti intero.
Intanto arrivano forando la rete,
la sua cupola d’ovatta certe
immagini non ritoccate –
l’effetto filtro non serve,
ragazzo di carta sei bruciato
quaranta e pulsa mila volte e
cercateci voi se davvero volete.
Siamo affondati a nessun livello
che si possa numerare
mentre hanno arruolato distorto
compresso i polmoni
lo spazio fra i sinonimi
siamo affondati così
non sappiamo discriminare
più protezione da difesa
difesa da attacco mirato
attacco mirato
da sterminio
da sterminio a peggio
peggio ancora.

 

 

_____________________

Davide Castiglione ha pubblicato tre libri di poesia, Doveri di una costruzione (Industria&Letteratura, Massa, 2022), Per ogni frazione (Campanotto, Udine, 2010), Non di fortuna (Italic Pequod, Ancona, 2017) e altri testi su varie riviste (Atelier, Nuovi Argomenti, Italian Poetry Review, L’Ulisse, ecc.). Lavora come professore all’università di Vilnius, dove insegna stilistica.

 

 

 

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