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Un’antologia palestinese a cura di “Semicerchio”

[Presentiamo un’anticipazione del dossier Poesia da Gaza, curato da Mariangela Masullo e Simone Sibilio, per la rivista “Semicerchio”.]

 

Hamid Ashour

Nato nel 1994 a Rafah, nella Striscia di Gaza, ha una laurea in sviluppo sociale e familiare conseguita presso l’Università Al-Quds Open e lavora in campo sociale. Pubblica regolarmente su riviste arabe. Tra le sue opere poetiche Ferite che si testano (2018) e Questo prodotto non può essere scambiato né restituito (2023).

 

Cane sfollato…uomo randagio

Una notte un cane mi è entrato in casa insieme a
un gruppo di persone in fuga dai bombardamenti
rimaste poi lì fino all’alba. Quando sono andate via,
è rimasto solo il cane senza nome né padrone. Aveva
imparato a conoscere gli angoli e i corridoi della
casa come se fosse cresciuto lì: scappava dalla
camera da letto al cortile, dal giardino sul retro al
tetto della casa: in armonia con il rombo circostante
dei raid, si collocava nel punto più sicuro anticipando
l’orrido frastuono delle bombe. Dal momento
dell’invasione ha tenacemente resistito assieme a
me per tre giorni: abbiamo condiviso la paura, i latrati,
le schegge e la carne in scatola. Lui non è il
mio cane e io non sono il suo padrone, ma ci accomuna
lo stesso destino. Siamo usciti correndo,
saltando con agilità tra le bombe, portando con noi
solo la chiave della porta di casa, sempre aperta. A
cuore, mente e piedi nudi, abbiamo costruito una
piccola capanna con vecchi stracci, canne e fronde
di palma; sotto cui abbiamo dormito, alternandoci
come due amici: uno sognava di tornare, l’altro vegliava
per custodire il sogno e la strada.

Gaza, 2024

*

Yusra al-Khatib

Nata a Gaza nel 1959, Yusra al-Khatib è laureata in Economia e Management e diplomata in Matematica. Lavora come insegnante. Ha all’attivo due romanzi e varie raccolte di racconti brevi. Tra le opere poetiche ricordiamo Come se fosse patria (2013), Nessun Giorno del Giudizio per te ora (2020), Stagioni e oltre (2021). Vincitrice della quinta edizione del Premio della creatività femminile per il racconto breve nel 2014, è presente con un suo testo nel volume collettivo in lingua inglese The Book of Gaza. I suoi racconti e poemi sono stati tradotti in inglese, francese e curdo. Il testo qui offerto è costruito su una trama intertestuale con l’opera del grande Mahmud Darwish.

 

Io e il ‘Derviscio’

Questo mare a te appartiene.
Ti appartengono il suo biancore
la sua marea
la quiete
la calma e il silenzio
e pure questa sabbia bagnata
dalle orme di chi ti viene incontro.

La risacca, invece,
appartiene a me.
Mi appartengono il fragore
l’impeto
le parole ostinate
e pure
la sabbia riarsa
dalle orme di chi
si sta allontanando.

È placido il tuo mare
mentre il mio infuria
e combatte i miei giorni
seduta accanto a lui
mi ricambia con il dolore
mi appoggio al bastone della tua memoria
con cui domo i miei sogni esausti.

Mi scaglia sulle soglie della tua marea
sul molo del nostro porto abbandonato
delle nostri navi origlio il vuoto
mi raggiunge una voce
che con la tua melodia e follia
musicasti in poema.
Questo mare a te appartiene
mentre a me tutto il dolore
tra la mia terra e il tuo mare
i nostri poemi si sgretolano
la nostra infanzia violata, come sabbia
filtra dalle mani del destino.

La tua onda in disputa con la mia nostalgia
mi legge le lodi del tuo mare
la tua alta ombra
le tue parole fugaci
il tuo murale
la tua nostalgia per tua madre
e nulla che ti piace
il tuo cavallo
che non somiglia a nessuno
perché come me l’hai lasciato da solo?

Non hanno gettato
la mia camicia intrisa di sangue
agli occhi di mio padre
perché mi riconoscesse
e io ne sono la prova
torno alla tua poesia con pura visione
e ti narro
storie degli avi
su un domani che non somiglia al tuo oggi
un sogno che non somiglia al tuo ieri
un presente libero dal dolore dei flauti.

Forse avremo
una parte del mio nome
e registrerò di nuovo
alle porte del riparo
la nostra prima storia
libereremo una memoria per l’oblio
chissà se dimenticheremo
il nostro assedio
e i tuoi uccelli morti in Galilea.

Ero con te
o sono forse giunta dopo?
Firmo qui in basso
voglio ciò che vuoi,
però, fratello mio,
l’arrivo mi ha spossato
perché proprio come te
non ho un padre
che da lontano ci avvicini
e torno
a quella ostinata domanda
è arrivata l’ora che
questa poesia finisca?

Gaza, 2023

*

Khaled Juma

Nato a Rafah (1965), è considerato uno dei nomi preminenti della scena letteraria palestinese odierna. Responsabile della sezione culturale dell’agenzia di stampa palestinese “Wafa”, vive a Ramallah da diversi anni, ma a Gaza ha lasciato parte della sua famiglia. Autore prolifico anche di prosa, teatro, canzoni e letteratura per l’infanzia, ha all’attivo numerose raccolte poetiche, tra cui menzioniamo Testi non pertinenti (1999), Pertanto (2000), Assomigli ancora a te (2004), L’usanza delle città (2009), Come cambiano i cavalli (2011), Perché i gitani non t’amino (2012), Nulla cammina in questo sogno (2015), Zia Fenice (2024). Ha vinto il Premio Palestina per la letteratura nella categoria Poesia con Una strana luna sul fabbricatore di flauti (2022). È ampiamente tradotto in lingue straniere tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, svedese, bulgaro, danese e olandese.

 

Il becchino

Ho lavorato come becchino
in dieci paesi.
Lavoravo senza pressioni
con una piccola pala
allacciata alla cintura
la portavo sempre con me come un medaglione.
Nei primi nove paesi
è andato tutto normalmente
non più di un morto
o due alla settimana.
Mi dissi: me ne andrò in pensione in una citta sul mare.
E sono arrivato qui, intendo a Gaza.
La mia pala era ormai inutile, e ho dovuto
acquistare dei macchinari
poi una scavatrice
assumendo come becchini
tutti i disoccupati.
Eppure non è bastato,
allora ho fondato una “Società per la morte”
e ad oggi siamo quotati in Borsa
i primi, a livello mondiale.

Gaza, 2024

*

 “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”, fascicolo LXXIV, 2026,1. Zone di conflitto, contatto, traduzione, cura. I: Poesia da Gaza. A cura di Mariangela Masullo e Simone Sibilio

«Come una rosa, caparbia, che resiste all’appassimento / invoca, Gaza, una vita ostinata / forse un antico stupore, / cresce tra le case in macerie».

I versi della poeta Dunia al-Amal Ismail aprono il nuovo numero di «Semicerchio» (LXXIV, 2026/1 presso Pacini Editore), nel quarantesimo della sua vita editoriale e culturale, un volume che esplora l’idea di “zona di contatto, conflitto, traduzione, cura”, spazio in cui la distruzione della guerra incontra la parola poetica.

http://semicerchio.bytenet.it/numero.asp?n=2286

La scrittura, e con essa la traduzione, qui intesa anche come pratica politica, si prende “cura” dell’umano, contro il “logocidio”, ovvero la cancellazione sistematica del sapere e del linguaggio che accompagna ogni sterminio.

Il volume rappresenta la prima parte di un dittico che troverà il suo compimento nell’autunno del 2026. Nella seconda tappa, la rivista estenderà la sua indagine ad altre aree del mondo dove la poesia si manifesta come una “parola-tenda”: riparo provvisorio, fragile ma ostinato, capace di offrire rifugio e custodire la memoria contro la distruzione.

Al cuore di questo primo numero sta il dossier Poesia da Gaza, curato da Mariangela Masullo e Simone Sibilio, che offrono importanti prospettive e interpretazioni critiche, accompagnate da un approfondimento di Giorgia Pometti sulla poesia femminile palestinese; raccoglie le voci di ventiquattro autori e autrici provenienti dalla Striscia di Gaza, molti dei quali sconosciuti nel nostro Paese, tradotti “in presa diretta”, sotto la pressione della storia sotto gli occhi di tutti noi. Tra questi Nasser Atallah, Salim al-Naffar, Nasser Rabah, Othman Huseyn, Khaled Juma e Yusra al-Khatib, quest’ultima considerata una delle autrici più solide nel panorama arabo ma ancora ignota da noi. Particolare attenzione è inoltre dedicata ai talenti dell’ultima generazione, nati e cresciuti sotto l’assedio militare israeliano e le numerose operazioni belliche condotte contro la Striscia nell’ultimo ventennio, come la giovanissima Batool Abu Akleen, vincitrice di premi internazionali a soli quindici anni, Haidar al-Ghazali e Hamed Ashour.

Una corposa sezione antologica, introdotta dalla Premio Pulitzer Jorie Graham, guest editor di You Must Live. New Poetry from Palestine curato da T. Abu Odeh & S. Bloor, si offre come una selezione trilingue (arabo degli originali, inglese tratto dal volume succitato, italiano a cura di S. Sibilio) in cui la poesia agisce come un “sismografo”, registrando i traumi per trasformarli in segni di una appartenenza affettiva al territorio ed espressione di quella tenacia che i palestinesi chiamano Sumūd.

A chiudere la sezione, si offrono in anteprima nazionale alcuni testi del più celebre poeta palestinese Mahmud Darwish, ancora oggi riferimento assoluto per l’intero movimento poetico della regione.

Accanto al focus tematico sulla Poesia da Gaza, il numero ospita saggi di respiro internazionale e un’ampia sezione dedicata alla traduzione poetica, che attraversa lingue, tradizioni e pratiche del tradurre e del ritradurre tra oriente e occidente. Chiude il volume la curatissima rassegna di recensioni dal mondo della poesia globale, in senso sincronico e diacronico (si trovano elencate nella pagina principale del sito http://semicerchio.bytenet.it; uno strumento necessario per ogni amante e studioso della poesia, di una ricchezza rara: dalla catalana, cinese, coreana, persiana, greca antica alla francese, italiana, cèca, finlandese, russa, polacca, tedesca, africana, araba, australiana etc., in libri di nuova edizione, riviste internazionali, e da questo numero un osservatorio sul tema affrontato dal numero (in questo caso l’Osservatorio sulla poesia palestinese, una prima mappatura bibliografica della ricezione in Europa).

 

Per informazioni, copie saggio e interviste:

Redazione Semicerchio: semicerchiorpc@libero.it codirezionesc@gmail.com

 

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Il rumore è il messaggio, Diaforia, 2023 (Premio Pagliarani 2024). Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Stralunati, Italo Svevo, 2022. Storie di un secolo ulteriore, DeriveApprodi, 2024. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato i volumi collettivi Teoria & poesia, Biblion, 2018 e Maestri Contro. Brioschi, Guglielmi, Rossi-Landi, Biblion, 2024. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.
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