Arminio uno-due

di Franco Arminio

uno)
CONZA, NEL VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO

nel centro di conza nuova
ancora fervono i lavori,
ci sono giochi per bambini che non ci sono
e poi sculture d’arte moderna
senza ammiratori.

un settantenne che ha lavorato lungamente
in belgio mi dice cose chiarissime.
uno di ottantacinque anni
vedovo da tre mesi
mi parla della sua vita e mi commuove,
germania e australia,
il nipote farmacista,
il nipote e l’emigrazione,
sua moglie filomena
morta davanti al fuoco
mentre puliva la verdura.
trecento abitanti in quattrocento case
e davanti al bar un annuncio
di chi cerca operai metalmeccanici.
ecco un’altra, chiara notizia del mattino:
il sud senza lavoro qui non esiste.
attraverso altri piccoli paesi.
venticinque anni dopo il terremoto
dei morti sarà rimasto poco.
dei vivi ancora meno.

due)
TRA CELENTANO E I GIORNALISTI

ieri sera sei ore di celentano, sei ore!
la metastasi dello spettacolo
annichilisce chi voleva un mondo
per seguire virtute e canoscenza.
oggi mio figlio manfredi
davanti all’icona del notiziario
in onda dopo giorni di sciopero
con lieve esultanza ha detto:
papà sono tornati
sono tornati i giornalisti.

19 Commenti

  1. Tocchi corde profondissime del mio cuore, Arminio. Grazie.

    “…dei morti sarà rimasto poco.
    dei vivi ancora meno”.

    Lo sguardo che vigila le rovine di ieri e i deserti di oggi
    è una ferita che zampilla sangue e giorni: gocce di memoria: di futuro.

  2. cara gibril, grazie. spero di aver trovato una lettrice. e se vuole le giro la mia mail o lei mi gira la sua. io non sono un poeta da antologie e i lettori li devo raccogliere uno a uno.

  3. Per Conza nuova ci passo ogni volta che prendo l’autobus per raggiungere i pressi di Calitri (un po’ più avanti a dire la verità, in Basilicata). E passando l’ultima volta poche settimane fa per questo “paese” surreale, di cui mi ha sempre colpito in particolare una zona in cui le vie sono tutte dedicate a scrittori, riflettevo proprio sulla stranezza di queste villette a schiera in perenne costruzione, di questi parchi giochi, della chiesa un po’ kitch, di questo paese così diverso da quelli che lo circondano, di queste strade che sembrano ad ampio respiro. Sembrano, però, perchè non c’è nessuno per quelle strade. Surreale, perchè sembra una città fantasma. “Angela” ho chiesto alla mia ragazza dall’alto della mia ignoranza “ma come è venuto in mente di costruire in questo modo, in questi posti così belli”. “Eredità del terremoto” mi ha risposto, mentre l’autobus caricava altri tre studenti fuorisede.
    Complimenti Arminio.

  4. Calitri…. che bel nome per uno che apprezza il vino. Lì ci sono anche le radici di Vinicio Capossela. Dovrò andarci in pellegrinaggio, che non ci son mai stato.

  5. Caro Arminio, come faccio a farti avere/ad avere la mail?

    p.s.

    Gibril è un maschietto (almeno stando a quello che dice sua moglie): non è una rivendicazione di genere, solo una precisazione.
    Ciao

  6. Male Tramutoli, male. Sono posti stupendi con verde incontaminato e, sì, c’è il vino ottimo, ma anche la grappa, la soppressata…Da quando ci sono stato la prima volta è stato amore, e appena possibile torno a respirare un po’ di quell’aria che a Napoli ormai…
    e passando di lì, mi raccomando, passi per Conza nuova e guardi le differenze rispetto al resto del paesaggio.

  7. Raiola, allora assomigliano ai miei posti, Potenza e provincia… aglianico, boschi e aria fina. :-)

  8. Ah, allora sei lucano! beh, quella zona non la conosco, ma recupererò, anche perchè ho fatto una promessa alla mia ragazza! Un giro in tutta la Basilicata. Anche se a leggere Cappelli, oltre a quello che hai (ci diamo del tu?)detto sopra, le differenze non sono poi così enormi…aglianico, boschi e aria fina, no?

  9. ah ah ah quel marpione acchiappafighe di arminio è rimasto di sasso, immagino, al cospetto dell’adonico gibril… ah ah ah…

  10. @ Giorgio Astroni

    Adonico? Immagino tu ricavi l’aggettivo da Adonis, il grande poeta arabo.
    E, in effetti, avete ragione entrambi: tu, perché sono berbero; il “marpione”, perché ha intuito la mia vera natura: infatti, me lo dicono sempre i miei figli: “papà, quando la mamma è al lavoro, è come se fosse qui, perché ci sei tu con noi”.

    Che amori che siete (tu, Arminio e i mie figli)!

  11. Caro Franco, tocchi davvero corde profondissme, quelle dell’anima, del cuore, della coscienza. Ma le corde di chi ha prosciugato i fiumi di danaro, le corde vocali della politica, quelle restano silenti e racchiuse in prefabbricati di parole che la neve ricoprirà di silenzio: ulteriore. Un’abbraccio grande, Eugenio Corsi.

  12. @ Eugenio Corsi

    Le ferite impresse nell’anima sono quelle che non si acquietano, si fanno memoria dei giorni, arte di futuro, rabbia inappagata di giustizia: basta portare questa memoria sulla propria pelle, nei propri sandali – tutta questa sete sulle proprie labbra.
    Io vengo da quei luoghi: non l’ho dimenticato: non ho smesso di avere sete: di gridare in ogni occasione (e oggi più che mai) anche per coloro a cui è stata rubata, espropriata, da sempre, la voce. Chi grida giustizia (quella vera) non si omologa: mai. La memoria è un grido. La resistenza è un grido. Grazie anche a te per averlo ricordato.

  13. è sempre molto potente e carnale il tuo narrare poetico, Franco. vulcanico e vorace… e questo uno-due (degno della miglior tradizione pugilistica) che parla di memoria peduta e banali prediche vestite a tessuto intellettuale (con tanto di retorica giornalistica) sono un vero assalto frontale. (E per dirla con Debord): “Nel nostro mondo rovesciato e brutalmente spettacolarizzato” servono parole come le tue (parole di asciutta tragedia e di rigorosa ironia mista ad amarezza).

  14. Io abito vicino Conza, a Teora, e nel mio paese c’è una chiesa che sovrasta 5 condomini senza balconi, sviluppati in altezza e con garage che sono allevati atre metri d’altezza..Franco l’ha visitata più volte. Una comunità costretta a vivere in spazi che non le appartengono, che non fanno parte della sua cultura è destinata a essiccarsi..oppure a cercare di piantare altrove nuove radici, emigrando…

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