L’inchino del predone

di Marina Pizzi

1.
in un gravame di addio voglio andarmene
dondolo del caso sorso di abbandono
dono sul comunque di non essere
né senso né gelo di cometa.
in mano alla stazione del fu gusto
sto nel trabiccolo del polso
a rivendicare un chiodo di garofano
fannullone quanto vano sul comunque.
è qui che resta il greto dell’ultimo
fiume, il maestrale stravolto ed il cerchio
cattivo della rondine bonaria.

9.
e sarebbero da leggere le voci
delle casette che tremolano nel vento
nel bisbiglio del senso che non hanno.
Invece nel termometro del tempo
corre l’aureola dell’ultima gestione
quest’aiuto che non termina il soccorso.
nell’anemia del bacio lo sposalizio
liso dal mare che sa di stagno
sollecito soltanto per retaggio.
dove s’ avviene l’Ercole e la vita
in come viene in vetta all’ultima finestra
alla stragrande comica del sole.
in terra di convento ho visto un mito
palese con le fosse del silenzio
leso soltanto dai vivi che non sanno.

19.
compro un librino e sono in pace
con la cicala del sangue che gira
e rigira a vuoto dentro il corpo
pagano sempre in gara con qualcosa
o qualcuno per paura o stanchezza.
il cheto aroma della funivia non mi
regala niente. di te stento il ricordo
e il dolore che avvenne quando
moristi stinto stelo del più bello
comodo del bello. fu lo strazio
parco delle lucciole che mi disse
dissero il cielo.

63.
pur se fosse crocevia di polline
nessun sorriso basterebbe
all’avventura règia di morire
tra frasi fatte e nati che piangono
nel gomito del solco la feritoia
del nome. alunna al soprassalto
la lavagna pece del nero pessimo
guadagno d’imparare il partigiano.
notte del guado la gogna
la rotta manichea del breviario.

108.
ieri ho ripreso a lavorare.
da tempo sfumavo
in una rotta di cenere.
con il foglio di presenza ho detto addio
al discolo proverbio del pane rotto
senza fatica con il fraseggio
d’archi alla cometa vanitosa
dove più piccolo è l’inguine
del tempo. appena sotto frana
la vertigine del faro di vederti
amore mio a corto di possesso.
oggi ho ripreso a mugugnare
la serva che mi appanna. non
ho provviste per sterminare il vuoto
o il torto di starmene presaga
mela da morso senza alcun fato.

***

Poesie tratte da: L’inchino del predone (Edizioni Blu di Prussia, 2009)

8 Commenti

  1. Madame, cos’è mai la vita?
    E’ l’ombra di un sogno fuggente
    La favola breve è finita
    il vero immortale è l’amor……
    Perchè se non è triste,pessimista, ombrosa, ombrata, crepuscolare, tragica,melanconica,negativa,sfuggente,tenebrosa e patetica la poesia non funziona ? La bellezza solo sfigurata,la gioia solo tradita, la noia solo mortale, la vita solo perduta, la speranza solo ingannata,l’amore solo infelice, il sesso solo tragico, la mamma solo defunta, il figlio solo smarrito,i rrami solo secchi,gli alberi solo divelti, le case solo sparite,i morbi solo fatali,gli zuccheri solo veleni,i monti solo sognati, i fiumi solo inariditi, il sangue solo avvelenato, il volto solo mesto, il sorriso solo crudele,lo sguardo solo appannato, il ferro solo rovente,la luce solo morente,il tempo solo finito,il cuore solo stravolto, l’anima solo traviata, la mano solo tarpata, la lacrima solo sfuggita,la fine solo ambita,il presagio solo infausto,il viaggio solo crudele,la paura solo annerita,il vuoto sempre mortale,l’alba solo pietosa,il fato solo ambiguo,la penna solo spezzata,il sorriso sempre spento, etc etc etc…….DOMANDA AI GENTILI COMMENTATORI STORICI E ANCHE PRECARI;SALTUARI;PROVVISORI ET CLOCHARDS DI N:I: Può la poesia parlare ANCHE di cose belle, di cose vitali, di cose riuscite,di anime felici, di nature rigogliose e di grandi soddisfazioni dello spirito e derlla carne? E quali sono gli esempi se ce ne sono? E perchè poetar di disgrazie è più facile che non di successi? ( Niente di personale con questa domanda con ibei versi di Masrina Pizzi )

  2. Antonello,non si vive di solo pane,si puà vivere di lombrichi e radici, che sono anche nel tuo campo senza pane.Come dire: quanta retorica c’è nel concetto di pane ‘”e quanto sa di sal”…….”sotto la neve pane” etc etc…….Il mio è un tentativo di trovare poetico ANCHE il lato positivo..Che ne dici?Che ne dite?

  3. allegria di naufragi direbbe ungaretti. ma perché c’è questo rifiuto della tristezza? siamo così abituati ad essere allegri per forza che facciamo finta che la tristezza non esista?
    la tristezza è una grande forza. ma non ho detto che dalla tristezza nascono solo opere tristi! dalla tristezza può nascere anche allegria. l’allegria della tristezza…
    per me la poesia nasce da una ‘mancanza’.

  4. CARO ANTONELLO,NO,NON SI RIFIUTA LA TRISTEZZA,NE LA MALINCONIA,NE LA SOLITUDINE ,NE IL GRIGIORE DELLA VITA, O LA CONFUSIONE DELL’ANIMA. CERTO CHE NO. MA DA QUI A FARNE UN LOGO, UNA BANDIERA,UN IDEOLOGIA,UN FILTRO FISSO DA E CON CUI POETARE, CONFINA LA POESIA IN UN UNICA TEMATICA:QUELLA DELLA NEGAZIONE. CERTO CHE LA TRISTEZZA PUò ESSETRE COSTRUTTIVA.MA VOLERLA A TUTTI COSTI CONTAGIARE,DIFFONDERE, NON E’ ONESTO E DIVENTA UN OPERAZIONE ANCHE ANTISOCIALE. IL SORRISO FORZATO AMERICANO NO!! GIAMMAI!! MA NEPPURE LE FORZATE LACRIME PENDULE SULLE SUDATE CARTE,AMICO.

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francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
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