Un bestiario di lacrime e persone. Per Marco Simonelli

di Francesca Matteoni

the_moonDell’aragosta Si dice che al contatto con la morte/ emetta un grido, strilli,/ un pianto disperato, stile supplica./ Ma si tratta solamente del vapore/ fra polpa e carapace. Ciò che i nostri sensi percepiscono è dunque un inganno, che ci restituisce la consapevolezza della fondamentale ignoranza che abbiamo riguardo la morte e il dolore, siano essi legati al congedo definitivo che al rimosso quotidiano, al ribaltamento, e quindi il decadimento, di relazioni e convinzioni personali. Questi versi appartengono a Il pianto dell’aragosta, poesia che dà il titolo all’ultimo libro di Marco Simonelli, uscito per le edizioni d’if  nell’ottobre 2015, lucida manovra di avvicinamento all’umano in tre parti e ventitré atti poetici.  Come già nei testi dell’Undicesimo Quaderno, Marco coniuga qui il suo uso abilissimo della metrica a un dipanarsi narrativo delle poesie quasi fossero capitoli di un intenso romanzo di formazione.  Toccare tutto e tutti, dice un verso di una delle poesie più emblematiche del libro: Ora di chiusura. In un primo, letterale approccio al testo all’ora di chiusura corrisponde lo scenario notturno di un locale che si svuota dei clienti alticci, mentre il personale è  già impegnato nelle pulizie. Ma l’ora di chiusura, qualcuno più attento ricorderà, segna anche il punto di non ritorno nelle avventure di Peter Pan dentro i giardini di Kensington, coincide con quel cancello che più non si apre né si solleva, che determina il distacco dagli affetti, dei vivi dai morti e, sottilmente, dei vivi dall’illusione di una comunicare con i morti. La penombra desolata del bar diviene una brumosa terra di confine in cui pare di ascoltarlo, il caro estinto, ma il monito viene in realtà da noi stessi, da quella parte della nostra storia che ineluttabilmente ci abbandona e va ad abitare l’altro lato dello specchio dove credevamo si riparasse il defunto. Allora quel toccare tutto e tutti, non è che infine cercare appiglio per sfiorare se stessi e possibilmente non finire risucchiati.

Il libro si suddivide in tre parti, tre età e tre momenti di esperienza dell’altro: “Bestiario” rappresenta il primo passo nella perdita l’innocenza, entrando in contatto con uno stato infantile non affatto compassionevole o ingenuo, semmai pragmatico e rapido nel passare oltre come nei due testi  A Beatrice e Probabilmente un passero, dove i bambini assistono alla morte degli animali con completo disincanto. In questa prima sezione si assiste tuttavia anche alla dignità restituita al vivente per tramite animale, che sia un indimenticabile Asdrubale, grosso gatto guerriero cui si evita l’agonia e si concede la morte, o la visione di una madre-cinghiale straziata dall’uccisione di un suo cucciolo. Nella seconda parte, “Cortesie per gli ospiti”, un bestiario umano e adulto prende corpo nel ritmo felicemente narrativo dei testi, alternando la nostalgia di un passato trionfale al senso di incomunicabilità e agli attriti familiari che marciscono sotto lo smalto delle apparenze. Ma i tempi gloriosi rimpianti dalle due figure femminili di In clinica, mattina e Sapore di mare si risolvono negli anonimi ricordi di una degente recidiva di cliniche psichiatriche e di un’elegante, piuttosto frivola signora dell’estate versiliana. Astuzia e acume della poesia: sono proprio le loro storie minime a renderle mirabili, la loro mancanza di tratti nobili accompagnata all’adesione del poeta ai loro vissuti ad abbassare i toni, a rendercele disperatamente e ridicolmente prossime. Sarcastici, appassionati, grotteschi e autentici i personaggi di Simonelli dominano il palco dantesco su cui sono invitati a parlare, non temono biasimo o giudizio. “È da trent’anni che vengo sempre qui/ quando succede; d’altronde sono mali/ a rischio recidiva, lo sappiamo./ Ho sepolto un marito,/ un figlio e uno psichiatra,/ lo so bene come vanno certe cose.”, recita la Moira Orfei della clinica, una sopravvissuta che la sa lunga e muta il fastidio o la pietà dei sani in uno sguardo ammirato. “Il settimo anno”, l’anno delle crisi di coppia, conclude il libro con sette poesie sulle trasformazioni dell’amore, e quindi sulla vicinanza più intima possibile: non studio e riflessione sulle cose del mondo, nemmeno registrazione partecipe delle vicende altrui, ma la sfida dello stare davvero al pari con l’altro, la speranza fallimentare dell’essere al contempo compreso e amato. Lo spettro di Ora di chiusura qui si concretizza nel compagno, mostra una natura sgomenta dell’amore quale accettazione di un progressivo estraniarsi, di una casa che va in fiamme, di un vocabolario in pezzi nella fisionomia di chi si pensa di amare e si ama davvero, nostro malgrado. Sarà come voltarsi all’improvviso/ e vedere un totale sconosciuto/ là dove poco fa c’era il tuo viso. Forse, infine, la scoperta dell’umano in noi attraverso l’amore non è che un senso condiviso di smarrimento davanti al futuro, un atto magico che si compie insieme, contro le vere belve dei pregiudizi e delle paure, accendere il proprio cuore come un pegno, un cero, nel buio del tutto estraneo di chi ci sta accanto per la vita.

2 Commenti

  1. Una intensa, bellissima recensione. Una visitazione della pietas primaria e della sua necessitudo, oggi piu’ che mai. Visitazione, necessitudo solo coniugate al femminile. Una lezione di Francesca.

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francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
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