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RADIOBAHIA: racconti per canzoni [007]

di Marco Ciriello

RADIOBAHIA: suona

“One of These Things First”
di Nick Drake

7.
Ragionando in termini strettamente commerciali il montante “Esse” non aveva nessun mercato, e questo George Dempsey lo capì subito. Girando intorno al prototipo comprese l’inutilità dello sforzo. Più passava il tempo, più all’invendibilità dell’oggetto si aggiungevano numerosi errori che gli sembrò ridicolo non aver visto prima. Per non scoraggiarsi prese nota degli sbagli, appuntandoli nervosamente su un foglio. Per non pensare alla vera questione: i suoi pensieri non si allineavano ai desideri, e nell’oggetto tutto questo veniva fuori. Rimaneva da vedere quale poteva essere il fattore capace di invadere e alterare la perfezione del montante. Dopo una attenta analisi, prima della distruzione, scrisse: Nessuna origine definita.

Radiobahia suona ogni venerdi all’alba sul quotidiano IL MATTINO

[ Nick Drake, “One of These Things First”, Track 04 da Bryter Layter, Island 1970) ]

RADIOBAHIA: [ 001 ] [ 002 ] [ 003 ] [ 004 ] [ 005 ] [ 006 ]

[ immagine da: http://www.antiqueradio.org
©1995-2008 Philip I. Nelson, all rights reserved ]

1 commento

  1. Cosa strana l’oggetto che sporgeva dal cassonetto. Sembrava privo di qualsiasi funzione. Le parti assemblate in modo confuso. Apparentemente senza alcuna possibilità di essere utilizzato in alcun modo. Sino a quando non si ruppe il perno che teneva la manica a vento. Si inserì al suo posto come fosse stato pensato per quello. Era levante, forza cinque, e partimmo lo stesso.

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orsola puecher
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.
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