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Le scimmie… (15)

di Dario Voltolini

e la mia condizione in fondo non mi pesa
intuisco che forse ci sono ricorrenze
non so cos’è forse glielo dirai
a tu per tu
un giorno che sarò fuori a lavorare
siete sempre
così sicure che certe cose
gli uomini non le possano
capire
di fianco
di fronte
lunghi viali in salita durante
questi cambi di stagione
con la sera che ogni giorno
arriva prima
e i fanali gialli tra le foglie brillano
e l’aria passa già fresca
come un brivido che imbrunisce mentre passano
ho solo paura che mi aumentino le tasse
automobili senza conducente e di nuovo
si sente l’annuncio di una prossima
annuale fatica risuonare
nella mente
non sono un uomo particolarmente
attraente
ho speso tanti soldi
ma per fortuna mi sono annoiato
comperavo quei libri scritti da quei tali
e la strada non finiva mai
grazie al cielo
nemmeno sotto i portici del corso
nemmeno nel rondò successivo
e aprendo i libri linearmente
dalla prima pagina in poi
oppure a campione
un po’ qui un po’ là
prelevavo blocchi di scrittura
che sovente non solo mi lasciavano del tutto indifferente
ma persino mi abbattevano le palpebre
come saracinesche
e nell’ultima fetta di luce intravista
prima della chiusura
infilavo la chance
di ritrovare la direzione per casa
così camminavo per tutto il pomeriggio
nel frastuono amico dei motori
che quasi quasi pensavo mi bastasse
per fare quattro passi in fila
mentre invece si aprivano le cateratte
e venivano giù i fiumi e i mari
non solo io camminavo con l’acqua sulle spalle
ce n’erano altri
e muovevamo tutti quanti le chiappe
lungo palazzi intonacati a piastre
con finestre a ghigliottina cigolanti in cima

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