Incipit da Transagonistica – Gabriele Galligani

Incipit del romanzo d’esordio di Gabriele Gallegani per Battaglia Edizioni (2021)

La sua maglietta quasi galleggia sulla punta delle lame d’erba.

Dall’alto, la stoffa è una macchia scura dai contorni irregolari: increspata come lago immobile, giace non vista a bordo-campo.

Le telecamere inquadrano l’arbitro mentre spinge l’indice a cacciarsi l’auricolare nel timpano. Arresta la corsa e alza le braccia nel gesto calcisticamente codificato dell’interruzione di gioco; è la seconda volta in mezz’ora e giocatori e tifosi protestano senza capire. Il frastuono è di quelli da tappi nelle orecchie per gli abitanti del circondario. Ancor più dubbi semina il suo gesto calcisticamente non-codificato: allungando il dito su ciascuno, l’arbitro prende a contare i giocatori.

Il primo indice del tifoso si muove per imitazione. Dopodiché gli altri lo seguono come percependo la mancanza di qualcosa o di qualcuno. Non è usuale lo spettacolo di migliaia di mani sugli spalti che si sollevano a contare le stelle in campo. La conta risulta sempre in difetto e quel gesto dello stadio intero concretizza l’assenza scesa tra loro. Sono le 15.41 di una delle tante domeniche calcistiche, quando l’arbitro segnala che un giocatore non c’è più.

Non bastano ore a chiarire quanto accaduto nei minuti in cui gli occhi di tifosi e telecamere indugiavano sulle tette della manifestante. Persino i calciatori avevano dimenticato il gioco per ammirare la bellezza che correva nuda tra loro. I suoi capelli rossi bruciavano il campo. Oltre alle sue grazie, sfoggiava la rivendicazione a caratteri neri sullo sfondo abbronzato della schiena. Tra le acclamazioni, l’invasione si protraeva per lunghi secondi nei quali la ragazza irrideva i tentativi di placcaggio degli steward e i tackle degli agenti. Quando i poliziotti erano riusciti a coprirla, lo stadio aveva salutato l’uscita con un applauso. Nessuno s’era accorto della scomparsa del calciatore.

Anche dopo la sostituzione in contumacia e la ripresa del gioco, i giornalisti continuano a parlare di lui, la sua sola assenza più intrigante delle altre ventidue comparse. Nell’attesa di comunicati, gli opinionisti crogiolano in frasi precotte sul genio tormentato, il talento controverso dal look eccentrico, quello che irrideva gli avversari e non esultava nemmeno per il gol. I complottisti ipotizzano un legame tra la sua scomparsa e l’invasione della donna.

Nell’udir le prime voci, i compaesani non si scompongono. Nessuno lo ammette ma vera soddisfazione scorre di sguardo in sguardo nel sentire che l’unico tra loro a esser diventato qualcuno, d’un tratto è scomparso. Tirano in ballo anche il paranormale, ironia della sorte per un calciatore soprannominato “Alieno”. Rapimento extraterrestre, smaterializzazione o teletrasporto – quale che sia l’ipotesi, funge da copertura per l’invidia d’un paese intero.

Nelle interviste, i compagni di squadra non si lasciano sfuggire una parola. Negli spogliatoi si guardano complici e fingono che nulla sia successo.

L’Alieno tra loro non doveva starci.


Gabriele Galligani è insegnante di italiano e storia nella scuola media. Laureato in cinema a Bologna, ha frequentato la Sorbonne e lavorato per produzioni cinematografiche parigine e berlinesi. Film documentari e cortometraggi da lui montati e scritti sono stati selezionati da festival italiani e internazionali. Con “Il vino cattivo” ha vinto il premio di migliore sceneggiatura presso il RIFF – Rome Independent Film Festival 2020. Suoi racconti sono stati pubblicati su Carmilla Online, Malgrado Le Mosche e in antologie collettive curate da Wu Ming 2.

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