Home Blog Pagina 282

anarco test

3

di Paolo Morelli

Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire
Montaigne

1) Secondo voi, nell’attuale panorama geomentale dell’anarchia non è forse rimasto il meglio, l’anarchia non è oggi lo stato della mente di uno che dedica tutto se stesso, ci mette tutta l’energia, l’energia di una vita per un obiettivo che magari prima intuisce poi sa con certezza che è impossibile raggiungere, può essere la pace come l’eliminazione del male dal mondo, ma soprattutto è l’anarchia stessa come idea che se io sono capace di far pochi danni e dare poco fastidio devono esser capaci tutti gli altri, perché io non sono meglio e gli altri non sono peggio tranne che hanno obiettivi raggiungibili, cioè è un fatto di pigrizia mentale, ma come sa chi va in montagna lo sguardo continuo all’obiettivo fa perdere forza, cosí tale contezza invece di causargli emicranie o depressioni lo rende libero al massimo grado di quanto può esserlo uno che ha un corpo, cioè poco, perché solo quando non ci aspettiamo niente possiamo metterci tutta l’energia di cui, a quel punto in quello stato mentale usufruiamo soltanto, che però è moltiplicata rispetto a quando avevamo là avanti l’esca dei bei tornaconti, e la coscienza dell’inutilità del nostro agire invece di avvilirci non lo renderà forse invincibile?

□ può essere □ è una cazzata □ non so

Sullo scrivere. Dieci consigli ai giovani scrittori

8

di Keith Botsford
Casa Kike, Biblioteca

“Awl, rut, jot; bag, beg, big, bog, bug; sap, sep, sip, sop, sup”.
Tutte parole di tre lettere. Se conoscete il significato delle prime tre, conoscete anche le loro possibili commutazioni? Sapete che ci sono altri cinque modi di utilizzare tutte le vocali ed altrettanti le consonanti? (Ci sono). Non pensavo che esistesse una parola come “sep”, ma c’è. E’ una vecchia parola che significa “sheep” (pecora). Gli scrittori amano curiosare nella loro lingua, in tutte le lingue, non solo nella lingua in cui parlano e scrivono, ma nelle lingue della matematica, della musica.

L’insostenibile leggerezza dell’essere registi come Paolo Sorrentino

39

di Giuseppe Zucco

Di cosa puzzerà il male?
Di zolfo? Di inferno? Di Zyklon B?
Oppure il male ha perso odore e colore,
come tanta altra parte del mondo morale?

J. M. Coetzee

Mi ero ripromesso di non scrivere di questo film. Era già successo una volta, dopo l’ultimo di Sofia Coppola. Somewhere e This must be the place – mi ero detto allora, mi ripeto qui – non sono film, ma scatole dorate. Sciolto il nastro, sollevato il coperchio, ti restituiscono l’ennesima esperienza del vuoto, di quanto il vuoto e la mancanza di idee o la confusione di idee o l’accanimento mandibolare su idee già spolpate possano essere dispiegate in un’abbacinante superficie specchiata su cui rimirare lo sfarzo dei bagliori e nulla più.

Dal 5 dicembre il nuovo numero di alfabeta2

0

Sulla copertina del numero 15 di «alfabeta2», sopra l’immagine di un’opera di Giuseppe Spagnulo, campeggia una striscia rossa con tre parole: Debito Crisi Potere – riassunto del triangolo che di questi tempi sembra tenerci prigionieri, e soggetto di un focus a cui intervengono Andrea Fumagalli, Francesco Indovina, Stefano Lucarelli, Marino Badiale e Fabrizio Tringali, Maurizio Lazzarato, Christian Marazzi (tra i temi affrontati, la dittatura finanziaria, la fabbrica del debito, il dogma – vero o presunto – dell’euro).

Per un contrasto ovviamente voluto, al centro del secondo focus proposto troviamo la poesia, anzi la Poesia-Mondo-Festival, così come la declinano i responsabili di alcune delle manifestazioni poetiche più importanti del pianeta, da Jairo Guzmán, del Festival Internacional de Poesía di Medellín, a Peter Rorvik di Poetry Africa a Cape Town.

Tra gli altri materiali della rivista, le riflessioni sul(tramonto del) postmoderno di Alberto Abruzzese, Massimiliano Fuksas e Vittorio Gregotti, la conversazione con Ida Dominijanni a cura di Enrico Donaggio e Daniela Steila all’interno del ciclo su Intellettuali e potere, il reportage da Cuba di Omar Calabrese.

Nel supplemento alfalibri le stroncature di Pietro Citati e Marc Fumaroli ad opera, rispettivamente, di Daniele Giglioli e Stefano Chiodi; due pagine francesi (Valerio Magrelli su Antonin Artaud e Massimo Raffaeli su Louis-Ferdinand Céline; il testo Con gli occhi aperti Isola Iceberg Invasione di Vincenzo Latronico.

Indypendentemente: per una cartografia delle librerie indipendenti (IL Terzo Luogo – Sarzana)

5


Questionario Librerie Indipendenti: risponde la libraia Chiara Lasagni della Terzo Luogo di Sarzana.
A cura di effeffe

Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va

“Il terzo luogo” è una libreria generalista che si trova nel centro storico di Sarzana, in Lunigiana, nata nel marzo del 2010. Spiegare perché l’abbiamo chiamata così ha spesso costituito il modo più immediato per presentare la nostra libreria, o meglio, l’idea originaria di libreria che ci ha guidati nell’aprire questa. Il suo nome si rifà al concetto di third place formulato da Ray Oldenburg nel saggio The Great Good Place, dove l’autore, com’è noto, individuava per le nostre esistenze tre diversi “luoghi”, valorizzando i “terzi luoghi” come gli spazi della socialità, della crescita civile, della partecipazione e condivisione democratica, e differenziandoli così dal “primo luogo”, ossia la casa, l’ambiente famigliare, e dal “secondo luogo”, ossia il contesto lavorativo. La nozione di third place è stata variamente applicata a enti di diversa natura, anche commerciali − come appunto una libreria −, ma accomunati dalla capacità di offrire spazi di socialità e condivisione.

The Last Ringbearer: una fanfiction tolkieniana

10

di Jan Reister – E’ appena uscita una nuova versione de The Last Ringbearer di Kirill Yeskov, tradotto dal russo in inglese ad opera di Yisroel Markov. L’ebook è scaricabile dal blog del traduttore come pdf, epub e mobi.

Pubblicato in russo nel 1999, il libro è un tributo a J.R.R. Tolkien, dalla cui opera trae ispirazione per raccontare la storia della Terra di Mezzo all’indomani della caduta di Mordor. Non è però un sequel, ma un vero e proprio rovesciamento  complementare de Il Signore degli Anelli, raccontato con la voce degli sconfitti mordoriani, epigoni di una civiltà razionale e scientifica distrutta da un’alleanza oscurantista abilmente guidata dagli Elfi:

Cinque poesie di Michail Ajzenberg

3

A cura di Elisa Baglioni

Ora in forma di saggio, ora in versi, è tutto un frantumare zolle di terra per riportare semi a un suolo censurato. Particelle di pensieri o di discorsi in Unione Sovietica, durante gli anni Settanta, si sono impigliate nelle pagine di Ajzenberg e qui, più che in ogni altro poeta non ufficiale, hanno ricreato il carosello della Stagnazione: vecchio, arrugginito, che neanche i bambini trovavano più attraente. In questo terreno l’individuo, privato di una posizione pubblica, si chiude all’interno di un paesaggio interiore, corazza difensiva e luogo della resa dei conti, dove sono inutili maschere e inganno. Se all’esterno regna l’idolo e il feticcio, all’interno lo spazio è vuoto, impalpabile e sprovvisto di utopie. E nella situazione in cui il corpo bloccato respira a mala pena, la lirica arriva a dare uno spazio di libertà interiore, contenuta e discreta. La poesia si manifesta con un balbettio o un dialogo tra sé e sé, dove si cerca di arrivare a una soluzione e trovare la forza di continuare, poiché Ajzenberg ha imparato la lezione di Puškin quando scriveva “Al mondo non v’è gioia, ma v’è libertà e pace”.

Ingeborg Bachmann Invocazione all’Orsa Maggiore

3

MANTOVA Palazzo Te Sala dello Zodiaco [1579] Lorenzo Costa il Giovane?


Dietrich Buxtehude [1637 -1707] Ciacona in E minor

Orsa Maggiore, scendi irsuta notte,
animale dal vello di nuvole
e gli occhi antichi, occhi stellari;
sbucano dall’intrico scintillanti
le tue zampe e gli artigli,
artigli stellari;
vigili custodiamo le greggi,
pur ammaliati da te, e diffidiamo
dei tuoi lombi stanchi
e delle zanne aguzze per metà scoperte,
vecchia Orsa.

i-Cinema

0

[Il Calendario del Popolo è un mensile culturale che nasce a Roma il 27 marzo 1945, un mese prima dalla completa liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
La rivista è pubblicata ininterrottamente dal 1945 ad oggi e si occupa, di numero in numero, di temi monografici differenti. Quello in uscita in questi giorni è intitolato “Intervista al cinema”. Gli amici della Sandro Teti Editore ci regalano un articolo in anteprima, fra i tanti che potrete trovare sulla rivista.
G.B.]

di Sergio Bellucci

L’avvento del cinema rivoluzionò la possibilità di raccontare il mondo. Molto più di altre invenzioni, segnò l’ingresso nel “secolo breve”, prima della radio e della TV. Per la prima volta, infatti, una tecnologia integrava modalità espressive che, fino ad allora, erano rimaste separate e fortemente specialistiche. All’autore cinematografico era consegnata la possibilità di “ricostruire” una sintesi narrativa che coinvolgeva due dei sensi principali, l’udito e la vista, e tutti i linguaggi sviluppati intorno a essi. Era una rivoluzione. Immagini in movimento e testo, prima, suoni, parole e colore, poi, accelerarono sia la possibilità espressiva per l’autore, sia la conoscenza del mondo per chi fruiva di quel racconto. Le possibilità di raccontare esplosero in fiume di proposte, soggettività, emozioni.

Araki

0

Ebook: investire, innovare, promuovere. Ma chi paga il conto?

11

Una riflessione di Maria Cecilia Averame:

Le scelte editoriali sono prima di tutto scelte culturali […]. Scegliere di aprire una collana che parla di geopolitica rispetto ad una di chick-lit, o investire su iApp digitali che potrebbero mettere secondo piano il contenuto, sono scelte editoriali, ma sono anche e soprattutto scelte politiche. Di fronte alle tante wunderkammer multimediali, anche di grande effetto, gli editori, i redattori e gli sviluppatori devono essere in grado di riportare l’attenzione alla cosa narrata e letta, e a riflettere sul cosa rimane al lettore dopo essere entrato ed uscito da questi nuovi prodotti digitali. Perché il rischio è che si continui a parlare di editoria digitale in termini di ebook multimediali, ebook interattivi, social reading, e non si parli mai di sofferenza, di rivolta, di cambiamento e di passione.
Che la cosa narrata resti – insomma – una sorta di appendice e non il cuore di quello che andiamo a fare.

La pagina che non c’era

1

Riparte il concorso nazionale di scrittura creativa La pagina che non c’era, organizzato dall’Istituto Statale Superiore “Pitagora” di Pozzuoli per gli alunni delle scuole superiori.

Gli scrittori proposti per la II edizione del premio sono Viola Di Grado, Settanta acrilico e trenta lana, edizioni E/O, Andrej Longo, Lu campu di girasoli, Adelphi, Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, Antonio Scurati, La seconda mezzanotte, Bompiani.

L’idea guida del progetto è quella di riunire intorno ai libri i ragazzi spesso distanti dalla pagina scritta, superando la loro naturale diffidenza nei confronti dell’ ”atto della lettura” con un gioco letterario.

2 prose comode

5

di Andrea Inglese

La politica della pergamena

La pergamena era stata protetta da un circuito a doppia entrata. Giaceva come inavvertita sulla soglia del vestibolo, laddove i questuanti sessuali passavano e ripassavano con dita spellate e palpebre azzurre. Se qualcuno osava utilizzarla per stilare un osceno e disperato graffito – un pene ramificante o un culo-baule, con stemma numerico breve (codice di cittadinanza socio-psichiatrico) – dall’altro capo della Residenza si consentivano transazioni illimitate a suo discapito, fino al prosciugamento delle bacheche di credito individuale. Era un sistema a strappo: chi nuoceva su di un punto preciso, dimezzava di peso sociale. Niente più guanti e giacche a vento comunali, niente più psicologi nelle ore vuote, niente più gommapiuma tra bancale e pagliericcio. La pergamena era una strategia governativa: costava il sistema di sicurezza, la posa vestibolare, e la lavorazione in montagna. Ma riduceva il numero di assistiti tra i questuanti sessuali e le persone senza lavagna magica. Il furbo, però, che sempre alligna nella più ordinata tribù, vandalizzava indenne. Scioglieva un favo di fuliggine nell’aria, e se ne andava con passo calmo, insospettabile, mentre la pergamena anneriva come scarabocchiata da un carboncino invisibile. E i vigili, all’alba, astiosi e ridicolizzati, rimediavano in ginocchio con il secchio e la spugna.

Roberto Baggio qui e altrove

2

[Il 30 novembre uscirà in libreria L’ascensione di Roberto Baggio, un romanzo di Matteo Salimbeni e Vanni Santoni, per i tipi di Mattioli 1885. Nazione Indiana ne pubblica in anteprima un estratto]

Per arrivare a Coverciano si possono prendere due strade. Si può imboccare la maestra, che da via D’Annunzio porta direttamente davanti al cancello verde del Centro Tecnico Atletico della Nazionale Italiana di Calcio, oppure si può prendere un’allungatoia, proseguire paralleli all’obiettivo per circa un chilometro, superarlo, girare in una stradina strettissima, passare accanto al campetto della Santacaterina, risalire, sbucare poco prima del borgo di Corbignano e tornare indietro, fino a trovarsi davanti quel medesimo cancello verde ad apertura automatica. Il risultato è lo stesso, ma queste due strade corrispondono a due filosofie. Ai loro tempi, Valcareggi e Bearzot prendevano di sicuro l’allungatoia. Vicini e Trapattoni, probabilmente, la strada maestra. Chissà quale scelse Cesare Prandelli, al suo primo giorno in azzurro. E chissà che strada faceva Baggio.

Ciao, compagno Lucio

34

di antonio sparzani

Ciao, compagno Lucio,
ti eri raccomandato con i tuoi amici più cari, quelli d’una vita, i compagni del Manifesto. «Non voglio funerali, per carità, tutte quelle inutili commemorazioni. Necrologi manco a parlarne. Luciana si occuperà della gestione editoriale dei miei scritti. Per gli amici e compagni lascio una lettera, ma dovete leggerla quando sarà tutto finito.»
Adesso tutto è finito, compagno Lucio Magri, io ho abbastanza vissuto per ricordare dibattiti, conferenze, assemblee con la tua sempre piuttosto fascinosa, diciamolo, presenza, per ricordare le tue battute, sempre eleganti, le tue polemiche anche dure, ma così caratterizzanti un’epoca in cui ancora si dibatteva sui massimi sistemi, come usava dire. Sulla storia del comunismo avevi molto pensato e ora hai anche scritto.
Con un infinito rispetto per la tua scelta di andartene così, con determinazione e rigore, per i tuoi motivi che certo solo tu conosci appieno, scelgo questo modo per trasformare il lutto, che non volevi, come non lo vorrei mai io, in un’occasione per far conoscere ― senza fronzoli ― a più persone le prime pagine dell’introduzione del tuo ultimo scritto (Il sarto di Ulm, Il Saggiatore – tascabili, Milano 2011). Eccole:

Ach, Italien!

12

di Helena Janeczek

Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero sovvenzionare le ingiustizie e i privilegi del sistema Italia? Pagare anche loro per i comodacci di Berlusconi (le Minetti e i Minzolini, per esempio)? Mostrarsi solidali con chi pensa che gli evasori fanno bene e i fessi sono gli altri?Buttare soldi in un paese marcio di corruzione, clientelismo, mafia, così come l’Italia stessa ha foraggiato invano la Cassa del Mezzogiorno? Così scrive, sul liberal-democratico Süddeutsche Zeitung, lo storico e critico Gustav Seibt, profondo conoscitore dell’Italia. Dargli torto non è facile, considerando pure che tagli drastici ai costi della politica non sono in vista e ai concittadini più ricchi verrà chiesta al massimo una mini-patrimoniale.

“Atti impuri” alla Trebisonda di Torino

0

Il racconto per testimoniare e ingannare il mondo

Martedì 29 novembre, ore 21

Libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo 22, Torino

Sparajurij e la redazione della rivista “Atti Impuri” incontrano

Giorgio Falco e Piergianni Curti

HOMO SAPIENS al Palazzo delle esposizioni di Roma, intervista a Telmo Pievani

7

di Antonio Sparzani

Si è inaugurata l’11 novembre, e durerà fino al 12 febbraio 2012, al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra: Homo sapiens: la grande storia della diversità umana. Per la prima volta un gruppo internazionale di scienziati, afferenti a differenti discipline e coordinati da Luigi Luca Cavalli-Sforza, ha ricostruito, tenendo conto dei dati disponibili fino ad oggi, le radici e i percorsi del popolamento umano del nostro pianeta. Genetisti, linguisti, archeologi, antropologi e paleoantropologi hanno unito i risultati delle loro ricerche in un grande affresco della storia dell’evoluzione umana. Il risultato è una mostra internazionale, interattiva e multimediale che racconta in sei sezioni le storie e le avventure degli straordinari spostamenti, in larga parte ancora sconosciuti, che hanno generato il mosaico della diversità umana.
Sono stato all’inaugurazione, ho visto la mostra e ho rivisto Luigi Luca Cavalli-Sforza, classe 1922 e tuttora in piena forma, di cui ricordo con grande piacere qualche seminario pavese distante ormai più di quarant’anni. A tutti tengo a ricordare che Luigi Luca Cavalli-Sforza, genovese, è uno dei più importanti studiosi al mondo nel campo della storia delle origini dell’uomo,

Prose brevi

11

di Jacopo Ramonda

CARICHI SPORGENTI (cut up n. 24)

A piedi, sotto una pioggia fine, cercavamo di camminare controcorrente nel fiume in piena di parole non dette. Per esplicitare tutti i significati di quel silenzio avremmo dovuto parlarne per un giorno intero. Eppure entrambi conoscevamo il senso dei cortei di protesta taciturna che ci attraversavano il cranio in marcia, indossando le loro museruole. I pensieri sbucavano disordinatamente dalle nostre teste; erano così reali e tangibili che avremmo dovuto appenderci un cartello carichi sporgenti, prima che qualcuno inciampasse e ci denunciasse.

 

RIPOSARSI (cut up n. 11)

Finalmente si era fatta ora di cena. La giornata era finita e avrei potuto riposarmi. Da che cosa, non si sa. Quando sei a terra da troppo tempo non fai niente tutto il giorno, eppure stai sempre lì a ripetere che non vedi l’ora di andare a casa, a riposarti. Quando sei a terra da così tanto tempo che hai lasciato un segno sul pavimento, l’immobilità del tuo corpo ha comunque portato a qualcosa: il tuo finire sottoterra. Il tuo impercettibile affondare, lentissimo come la deriva dei continenti. Ed ecco che realizzi a cosa assomiglia la tua vita: sabbie mobili al rallentatore.

Richard Hamilton [1922 – 2011]

2

Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?
[1956 collage con immagini e pubblicità di riviste popolari dell’epoca]

Un culturista muscoloso brandisce provocatoriamente un lecca lecca Tootsie Pop verso una ragazza molto ben fornita di attributi con cappello a paralume in testa. Intorno quei prodotti in voga che renderebbero [ e continuano implacabili fino a oggi a rendere] le case moderne così differenti e così affascinanti, come l’aspirapolvere Hoover “Constellation” a palla, il prosciutto in scatola HAM, la televisione Stromberg-Carlson e il magnetofono a nastro Boosey & Hawkes “Reporter”.

Il fondo del bicchiere

4

di Marco Candida

Quella notte tornammo a casa dal Cowboy Landscape di Voghera con almeno sei o sette litri di birra in due – e questo significa che almeno tre quarti di quei litri riempivano la mia, di pancia. Laurina è quella della coppia che ci dà un occhio a queste cose, ci sta attenta, e difatti la sua pancia è piatta come la tavola da stiro che sempre più saltuariamente usa per le mie camicie e i pantaloni mollando a me il malloppo (“Toh, adesso ho dell’altro”). Tuttavia anche lei negli ultimi periodi – col divaricarsi dello spread, e col cambio di governo, e quei listini che si vedono alla televisione un giorno sì e l’altro anche due volte sì, che ti rimbecilliscono col loro saliscendi masturbatorio, alle nove del mattino segnando meno, poi riprendendosi, poi arrivando al pomeriggio a un’impennata e l’Italia sembra forte, pensi ai marmi delle statue, ai mattoni delle chiese, alle pietre che pavimentano le strade, e tutto sembra duro, forte, inaffondabile, fino a quando si arriva alla chiusura e tutto quanto si smorza e si attenua, “brusca virata”, la solita grigia esistenza –