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Come e perché nell’ultimo paragrafo si capisce quanto Cuore Di Tenebra sia molto molto meglio di Carnage

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di Giuseppe Zucco

Uscendo dal cinema – prima bisbigliandolo nel buio della sala, poi balbettandolo nel mite frizzare dell’aria ottobrina su viale Giulio Cesare, quindi sfiatandolo convinta mentre fa retromarcia per disincagliarsi dal parcheggio a lisca di pesce, semmai i pesci potessero contenere una lisca lunga un centinaio di metri – Valentina dice che Roman Polanski deve aver ideato il suo ultimo film, Carnage, tra lo stridore materiale e psichico del carcere dove fu rinchiuso in seguito alla vecchia triste storia che lo rincorre da tempo: l’accusa di violenza sessuale con l’ausilio di sostanze stupefacenti ai danni di una tredicenne.

Basilicata Post to Post

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Allora, ça y est, stiamo per lasciare Matera. Eravamo venuti (self carrying, due macchine da Roma) per questo. e scriveremo su questa esperienza. TQ, certo, noi, (ma anche voi, essi) siamo intervenuti portando due documenti importanti, secondo noi. Uno sul self-publishing e pseudo-editoria, e un altro sul disegno di legge sulla promozione della lettura a cura del Forum del libro che sarà reso pubblico tra qualche giorno. Abbiamo realizzato inoltre come TQ due percorsi “letterari” durante questa due-giorni. Venerdì abbiamo proposto una maratona letteraria conclusasi con un omaggio a Vito Riviello (Rolling book ovvero non esiste la parità tra i sassi) e sabato, con la collaborazione della casa editrice il Narratore un itinerario tra i Sassi animato dalle voci dei classici della letteratura.

Su Giuliano Mesa

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Poesie 1973-2008, La Camera Verde 2010, pp. 424, € 38,00.

Daniele Claudi

«[invece non c’è parola o suono / che si salvi dalla vanità, è tutto / un fumo di varianti, di ripetizioni. // invece le cose accadono e, / a pensarlo con una certa disperazione, / scovata in una pausa di peristalsi, / in un attimo di sordità, / la vita da vivere, poi, si fa più breve]». Ecco, l’esperienza poetica di Giuliano Mesa (1957-2011), ora disponibile in questo volume dalla copertina così silenziosa (semplicemente bianca con le scritte, come è in uso dall’editore) ha – au contraire – tutto il sapore di una vittoria… Di una vittoria e di un paradosso, se davvero il poeta ha avuto ragione del corpo a corpo con la lingua per costringerla a parlare dal vuoto.

DIRITTI NEGATI

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di Tiziano Soresina

Il questore di Reggio ha già detto no alla richiesta
Il matrimonio gay non è valido in Italia, ma da ieri sul tavolo del giudice civile di Reggio Emilia Domenica Sabrina Tanasi c’è un ricorso per ottenere un permesso di soggiorno come familiare di cittadino comunitario che, indirettamente, potrebbe aprire un varco anche nel nostro Paese alle nozze fra omosessuali.
Un caso-pilota maturato a Reggio, perché è reggiano il libero professionista 42enne che per lavoro si è recato tempo fa in Spagna, dove si è innamorato di un più giovane uruguaiano (30 anni), poi sposato nel marzo 2010 a Palma di Maiorca. Ora, però, la coppia si trova a Reggio e lo straniero ha chiesto il permesso di soggiorno, facendo riferimento al decreto legislativo n 30 del 2007 (in attuazione di una precisa direttiva comunitaria) che prevede “il diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri”. La richiesta è stata, per ora, respinta dal questore Domenico Savi.

POTERE DI MORTE

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di Antonio Sparzani


Mi vien sempre da dire non ho parole in queste occasioni, eppure bisogna farsi forza e stare attenti, le parole ci sono e vanno scelte con cura, malgrado l’onda dell’emozione degli avvenimenti. Mi riferisco alla cattura e all’uccisione di Mu’ammar al-Qadhdhāfī avvenuta ieri. Mi vengono in mente subito altri strazi che hanno invaso le nostre vite e i nostri giornali altri episodi di quella ferina disumanità cui ci stiamo pericolosamente abituando. Ma poi perché dico disumanità? Questa è piena e conclamata umanità, cari e non cari esseri umani tutti consanguinei miei, quella che proviene dagli abissi delle antiche vicende, di cui non sappiamo che brandelli, quella che evoca Anita Seppilli quando scrive «e noi crediamo di vivere nell’oggi: ma l’oggi è nulla, o quasi nulla di fronte alla potenza di un remotissimo passato, che ci attanaglia e domina i nostri pensieri» quella ancora intrisa della ferocia che proviene direttamente ‒ ed etimologicamente ‒ dal nostro lontano, ma non poi così tanto, passato di fiere.

Vocabolario

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H
La H è il simbolo degli ospedali,
ma gli ospedali stanno sparendo dai paesi.

di Franco Arminio

[Ci sono parole che incastrate una dentro l’altra, o a mezzo, fanno intendere sempre che il sud degli altri è anche tuo. Ci sono frasi che una dietro l’altra, o avanti, rimandano una immagine nella quale è impossibile non riconoscere un particolare, o riconoscersi, semplicemente. Terracarne di Franco Arminio (Mondadori, 2011) è un caleidoscopio di sud e di particolari. Perché il sud è particolare e perché molti particolari, minuzie, scarti, aberrazioni visive sono a sud, dove le cose possono giacere non viste per anni e dunque marcire, disseccarsi, ma pure fiorire. Vocabolario è uno dei pannelli di cui si compone Terracarne che è un libro nel quale i particolari fioriscono sempre, almeno per me. Questo è il giardino. (cv)]

Appennino
L’Italia ha una lunghissima colonna dorsale che sta perdendo poco a poco la sua linfa. La gente sceglie di abitare nelle città e, quando sceglie i paesi, ha sempre cura che siano comodi e pianeggianti. Nessuno vuole stare nei luoghi più impervi, quelli dove gli inverni sono lunghi e non passa nessuno. L’Appennino è l’Italia che avevamo e che rischiamo di perdere per sempre. La gente ci ha vissuto per millenni consumando quel poco che bastava a sostentarsi. Penso all’Appennino come alla vera cassaforte dei paesi, una cassaforte piena di monete fuoricorso. Ci sono zone in cui il paesaggio è ancora incontaminato ed è come deve essere: solitario e sprecato. Cosa augurarsi per queste terre? Più che chiedere politiche d’incentivazione, verrebbe voglia di incentivare l’esodo, in maniera tale che tornino le selve, che la natura riassorba le folli smanie cementizie che non hanno edificato niente di bello e che non hanno portato reddito. Una nazione con un filo di montagne disposto in tutta la sua lunghezza dovrebbe ricordarsi più spesso di questa sua geografia. Io credo che sia arrivato il tempo di considerare l’Appennino come il luogo in cui si raccoglie la forza del passato e quella del nostro futuro. Dalla Liguria alla Calabria, adesso, è tutta una storia di frane e spopolamento, di vecchi dismessi e di scuole che chiudono, di paesi allungati, spezzati, deformati. È una storia che non esiste perché non fa notizia.

pop muzik (everybody talk about) #13

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El Cebo / Aavikko. 1997

nude singolarità

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Strada di Firenze di notte

di Vanni Santoni

Quella Lindsay, Giovanni l’aveva conosciuta passando attraverso la corte interna di Palazzo Strozzi, come fa sempre quando dalla piazza vuole andare in via Tornabuoni. Aveva visto uscire un tipo dal Gabinetto Viesseux e aveva pensato ma guarda te c’è ancora gente che va al Viesseux, che poi, chissà cosa c’è in questo famoso Viesseux, così era entrato a sua volta e lì spaesata l’aveva vista, indecisa se studiare davvero o raccogliere i libri dal tavolo e andarsene, come incerta se quella in cui si trovava fosse effettivamente una biblioteca pubblica. Aveva notato la borsa sportiva, i capelli scuri ancora vagamente umidi, post-doccia, post-palestra, i jeans rivoltati sul girovita, testimonianza di una recente perdita di peso, il viso androgino ma bello, aveva attaccato discorso, l’aveva portata fuori, ovvero di nuovo lì nella corte del palazzo, messo in atto un paio di routine ben collaudate, condite da tre palle sulla mostra in corso, mostra di cui, va da sé, non sapeva nulla, e fissato per qualche sera più in là. Per stasera.
Lei gli ha chiesto di vedersi in un circolo, c’è una mostra di fotografia gli ha scritto nel messaggio, buon segno pensa Giovanni, vuole dare una prova di valore e avere spunti di conversazione, e infatti la trova bendisposta e radiosa, secondo la sua personale scala dove la disposizione di un bersaglio è sull’ascisse

Inganni e autoinganni nell’Italia d’oggidì

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(una lettura di “Catastrofi d’assestamento” – Zona, 2011 – racconti di Giorgio Mascitelli)

di Sergio La Chiusa

“Come contemplo io questo spettacolo? Io che sono schivo e un po’ schifato, cioè sono schivato” si chiede il protagonista-narratore di “Traversata della città in festa (scemo di guerra)”, mentre osserva la massa chiassosa che anima il palazzetto dello sport, i cappellini tutti uguali, le riproduzioni in cartone di enormi mani colorate che si muovono sugli spalti, i “portaordini che passano parola dicendo la ola fate la ola”, i corpi che si scalmanano sulla pista secondo i comandi di un disc jockey, una di quelle “creature della notte spesso latrici di una grammatica biascicata e nominale”.

QUESTA SERA NAZIONE INDIANA A DEDALUS

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di Antonio Sparzani
ricordo a tutti i nostro lettori che si trovano nell’area milanese che, nell’ambito del ciclo di presentazioni annunciato qui, questa sera, giovedì 20 ottobre, presso l’archivio Dedalus, via Pietro Custodi 18, Milano, alle 18.30, sarà la volta della presentazione di Nazione Indiana. Parteciperanno Franco Buffoni e Marco Rovelli che leggeranno estratti della loro produzione poetica e Antonio Sparzani che presenterà la collana Murene che è arrivata da pochi giorni a concludere il suo primo ciclo di pubblicazioni 2010-2011. Accorrete numerosi!

La violenza che è in noi

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di Giacomo Sartori

Ci risiamo. Purtroppo ci risiamo. Di nuovo la violenza. Di nuovo la prospettiva di una spirale di violenza. C’erano segnali da diverso tempo, per chi avesse le orecchie fini, per chi abbia vissuto gli anni settanta e ricordi molti episodi artigianali e per certi versi patetici, a volte anche buffi, che hanno inaugurato la stagione del terrorismo. Ripeto, anche nella nostra regione. Sì, anche nella nostra regione. Allora come adesso. Ma adesso la cosa è sotto gli occhi di tutti.

Alla violenza si intende rispondere con la violenza. Inasprendo le leggi. Fingendo che i fatti di Roma non si sarebbero potuti evitare con le leggi attuali (sono anni, faccio un esempio, che le manifestazioni a Parigi sono protette dalla polizia, strada per strada, minuto per minuto, dalle frange violente, nel loro caso per lo più apolitiche). Mettendo in prigione, punendo con pene esemplari. È una risposta molto facile, e sciocca. Non ha funzionato allora, non funzionerà adesso. Provocherà anzi un’ulteriore radicalizzazione dei gruppi che adesso sono attratti dalla violenza (ripeto, ancora in maniera germinale e tutto sommato

Impudenza, demenza del ricordare

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di Davide Racca

La terza Murena: Miguel Torga

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di Antonio Sparzani

Guardate e dite se non è di grande bellezza questa murena, sobria, bei colori, proporzioni perfette, radicata nella sua terra . . .
come, direte voi, radicata nella sua terra, una murena abita i fondali marini, è anzi un animale schivo che predilige gli anfratti rocciosi quando non si lancia nella caccia; ma no, non avete capito, non parlavo del pesce ‒ che però è bello la sua parte, Muræna helena lo battezzò Linneo nel 1758 (perdonalo cara Janeczek!) ‒ parlavo della nostra Murena, la terza, dopo il Rodefer e lo Schulze, che finalmente è venuta alla luce, linda e profumata come e più delle altre, sempre con la cura grafica inimitabile di Mattia Paganelli. Certo se volete vederla in copertina dovete cliccare qui sotto “leggi il seguito” e se soprattutto volete assolutamente possederla — e così sarà appena avrete finito di leggere qua — basta che vi abboniate (ad esempio qui dal colonnino di destra), così che riceverete in blocco anche le prime due; a meno che s’intende, non siate già abbonati e allora la state ricevendo, beate e beati, in questi giorni.
Il titolo del libro è L’universale è il locale meno i muri ed è davvero un titolo ben scelto, perché rivelatore dell’anima dello scritto.

ZANZOTTO

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di Franco Buffoni

data l’eccezionalità dell’evento e l’emozione che provo, vengo meno alle regole di buona educazione indiana.

NESSUN DIRITTO E’ RISERVATO

MAGARI DA ME SI COPIASSE

TANTO QUANTO DAGLI ALTRI HO COPIATO

Andrea Zanzotto

 

Lo voglio ricordare in piena attività, capace di scandalizzarsi e di stizzirsi, come quando mi scrisse questa lettera, pubblicata su Testo a fronte n 22, I semestre 2000.

Andrea Zanzotto 1921-2011

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Andrea Zanzotto
(Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011)

Il film già visto

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di Helena Janeczek

“È un film già visto”. Sarà perché pochi giorni prima avevo invocato la fine della fiction, che questo commento, uno dei più ricorrenti sui fatti di Roma, mi è parso tra più insidiosi. Gli infiltrati, i black-bloc, i “nuovi brigatisti” – dopo gli scontri del 15 ottobre è partito un rewind dove lessico e immaginario si sono proiettati indietro di dieci anni o di oltre trenta. Il pericolo non è solo acquisire come note di cronaca che i ragazzi coinvolti nella guerriglia sono quasi tutti troppo giovani per ricordare il G8, e in molta parte sembrano essersi formati negli stadi. La trappola mentale è proprio quella di vedere un film già visto.Non è solo il ministro Sacconi a voler scorgere negli indignati futuri banchieri e finanzieri, falsificando la realtà di una crisi che si abbatte su chi protesta pacificamente e su chi brucia le auto, su chi guarda il tg, perfino su chi plaude alle leggi speciali. E’ per cercare di rispondere globalmente a un processo che colpisce in modo senza precedenti le vite di chi abita anche nel cosiddetto mondo avanzato, che i movimenti sparsi per il pianeta hanno voluto darsi un appuntamento concertato. Solo in Italia, però, sembra essere andato in onda “il film già visto.”

Milano, trasformazioni contemporanee

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Giovanni Hänninen, fotografo, insieme a Massimo Bricocoli e Paola Savoldi, docenti presso la Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano, parleranno delle trasformazioni urbanistiche di Milano giovedì 20 ottobre alle 21,30 presso la Scighera, in Via Candiani 131, nel cuore del quartiere Bovisa di Milano.

I lettori attenti ricorderanno bene il trio Bricocoli/Hänninen/Savoldi per il loro libro Milano Downtown, di cui abbiamo scritto su Nazione Indiana, ed il saggio Fare città, fare democrazia su alfabeta2.it.

[La fotografia di Giovanni Hänninen è della serie Milano Up. S ullo sfondo, il Monte Rosa, credo. JR]

l’imperatore degli Stati Uniti d’America

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di Graziano Graziani

L’obiettivo di chi decide di dichiarare indipendente un territorio piccolo, piccolissimo, una porzione di mondo che spesso delimita poco più che la residenza del novello governante, o al massimo della sua comunità di riferimento, è il desiderio di sentirsi sovrani in casa propria. Manie di grandezza, particolarismo esasperato? C’è un po’ di tutto questo; ma anche se praticamente la totalità di questi microstati non hanno alcun riconoscimento internazionale che non sia quello di altre micronazioni come loro, i sedicenti governanti sottolineano che anche la sovranità, in fondo, è una questione di percezione. E forse non hanno tutti i torti se è vero quel che si racconta, ad esempio, del vecchio dittatore portoghese Antonio de Oliveira Salazar, alla cui vicenda José Saramago dedicò un racconto: colto da infarto e costretto ad abbandonare il potere, continuò a credere per molti mesi di essere a capo del governo poiché nessuno ebbe il coraggio di comunicargli che non era più così. Ma se in quel caso si trattava di un vero potente, la vicenda che ha per protagonista Joshua Abraham Norton è ben più bizzarra e indicativa del clima che circonda la fondazione di una micronazione. La sua storia è, infatti, presa a modello da molti sedicenti sovrani. Non sono in molti a saperlo, ma la patria di Washington e Lincoln, culla dei principi repubblicani, ha avuto per vent’anni un monarca.

Roma, 15 ottobre. La violenza o le pratiche?

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di Marco Rovelli

Eravamo tanti. La narrazione comincia da qui. Di questo dobbiamo far memoria. Eravamo tanti, un fiume in piena . E dobbiamo andare oltre, e prendere lezione, e costruire pratiche di movimento che adesso non ci sono.
Non è questione di violenza e non violenza, non è questa la questione. (Che poi, nulla è più violento del “sistema”, oggi, che ci sta portando via presente e futuro, nostro e del pianeta: ogni altra violenza, oggi, è in scala inferiore rispetto a questa). La violenza accade, può accadere, la Storia ce lo insegna che a volta deve accadere. A certe condizioni: se è razionale rispetto al scopo, dunque sensata e può produrre effetti reali in un contesto di strategia; se non vi sono altri mezzi possibili (e questo, per dire, esclude le autolegittimazioni di quella parte di movimento che rivendica gli scontri paragonando le pratiche della piazza romana a quelle di piazza Tahrir). Non siamo in presenza di queste condizioni. Ben miope è la mistica degli scontri di piazza. Che non si inseriscono in alcuna strategia politica, che non producono alcun effetto positivo, che contribuiscono a distruggere un movimento e non a costruirlo. In che cosa oggi siamo più vicini alla demolizione del sistema? In nulla.

Pomeriggio del 15 ottobre – Una lettura dei fatti

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di Alessandro Leogrande

La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.

Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.

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