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ULTRA-Festival della Letteratura in effetti, Firenze

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ULTRA, il festival che non c’è
incontri letterari a Firenze, dal 18 al 25 Settembre, nell’assenza di un festival letterario…

BIBLIOTECA DELLE OBLATE Firenze – POPCAFÉ Piazza Santo Spirito – PALAGIO DI PARTE GUELFA Salone Brunelleschi

Dall’underground delle riviste in rassegna in una Babele Situazionautica, all’incontro internazionale con George Saunders, scrittore di culto, erede indiscusso della grande tradizione satirica americana di Twain e Vonnegut, che incontra per la prima volta i suoi lettori a Firenze. Da un dialogo su corpo e parola in poesia, tra i poeti fiorentini Elisa Biagini e Paolo Maccari e il poeta bolognese Vito Bonito, fino a un listening party con alcuni dei migliori poeti performer-teatranti italiani: Rosaria Lo Russo, Luigi Socci, Azzurra D’Agostino, Marco Simonelli. E la presentazione del libro “Prosa in prosa” de Le Lettere, spartiacque unico per la rivalutazione di un genere come la prosa poetica, e dell’innovativa collana di Transeuropa, “Inaudita”, che coniuga poesia, prosa e musica e propone nuove forme di diffusione del libro e della cultura.

Quello che rimane di un’isola.
Con un arrivederci al 2011, speriamo…

Avventure 4: Baci

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di Giacomo Sartori

La prima sera le aveva solo augurato la buona notte attraverso la porta socchiusa: dopotutto all’università si erano conosciuti quasi solo di vista. La seconda invece entrò nella camera con le travi a vista e la finestrella di arenaria affacciata sugli oliveti ostentatamente indifferenti alla prossimità della nobile e cesellata città. Lei sotto il lenzuolo del tatami matrimoniale era completamente nuda. La sua pelle era elastica e nello stesso tempo lievissimamente ruvida, gli ricordava la gomma per matita alle elementari. Facendo l’amore non produceva alcun rumore, ma le vampe umide sulle sue gote e il turgore delle labbra erano prove inequivocabili del suo piacere. Il ragazzo le raccontò che era quasi solo per lei che all’università era venuto alle riunioni del collettivo politico. La cosiddetta politica

Femmes sans frontières

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disegni di Raffaella Nappo

La frontiera delle donne .
di
Camilla Panhard
traduzione di Francesca Spinelli

Tapachula (Chiapas)

Due ragazze fissano in silenzio la mappa stradale del Messico : “Tapachula-Houston 2.900 chilometri”, dice la legenda. Sono entrambe minute, il cartello con la mappa le sovrasta. Come se, attraversando il fiume Suchiate, che separa il Guatemala dal Messico, fossero rimpiccolite. Una delle due è leggermente china in avanti. L’altra mi risponde di sì quando le chiedo se sono state aggredite. Appena un’ora fa. Avevano svoltato subito prima di El Silencio, una piccola frazione, per aggirare il primo posto di frontiera. È stata la loro prima aggressione. A ogni svolta, le aspetteranno banditi armati di machete, kalashnikov o pistole scalcinate.
Le due giovani si preparano ad aggirare la prossima garitta, che si trova nel quartiere di Viva México a Tapachula, capoluogo meridionale dello stato messicano del Chiapas. Un ragazzo in bicicletta si ferma per indicargli la strada, ma ci ripensa subito e gli consiglia di rinunciare.
“Te l’avevo detto”, sospira una delle due.
“Dai, andiamo”, incalza l’altra.
“Siete coraggiose”, mi limito a osservare.
“No, io no! Io no!”, riprende la più piccola, portandosi la mano alla bocca.
“Ha perso la verginità su queste strade. Non c’è bisogno di andare lontano per farsi stuprare”, spiega la compagna di viaggio, mentre l’altra arrossisce.
Si chiama Griselda e ha aspettato di compiere diciott’anni per lasciare l’Honduras. È partita da sola. Subito dopo aver varcato la frontiera del Messico, l’ha violentata un tipo che si era presentato come trafficante di persone. Per un pelo non è finita in uno dei bordelli di frontiera. Poi il suo cammino ha incrociato quello di Yohanna. Originaria di Città del Guatemala, 27 anni, la più anziana ha una forza d’animo straordinaria.

carta st[r]ampa[la]ta n.32

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di Fabrizio Tonello

I giornali bisogna leggerli attentamente. E’ come con le facce: ci vorrebbe una pagina intitolata “Lombroso sei tutti noi” su Facebook. Ai suoi tempi, il criminologo veronese non avrebbe avuto dubbi: vi pare che uno col riporto dei capelli come Alfonso Marra possa fare il presidente della Corte d’Appello di Milano? Il CSM si è spaccato a metà ed è dovuta intervenire la P3, la caritatevole associazione di Carboni e Verdini, per farlo nominare: Lombroso lo avrebbe immediatamente fatto accomodare in una stanzetta bianca e con le sbarre alle finestre per studiarlo meglio.

La triste confessione di un comico paranoico

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di Gianni Biondillo

Mi confessi, padre, perché ho molto peccato. Quello che ho fatto, quello che voglio fare, è peccato, peccato mortale. Di che parlo, mi chiede? Oddio, e da dove comincio? Come faccio a dirle tutto? Ha tempo per me, per la mia anima?
Padre, lei conosce Il Male? Come? No, cos’ha capito? No, non intendo metaforicamente, no. Dalla sua voce mi rendo conto che lei è giovane, più giovane di me, non sa neppure di cosa stia parlando, probabilmente. No, non intendevo il Demonio, il Dolore, e tutte quelle cose che vi danno da campare da un paio di millenni, no… io parlavo del Male, la rivista di satira, quella pubblicata negli anni Settanta. Non la conosce… peccato. Ecco, sì questo è un peccato, vada a confessarsi, o quanto meno faccia un giro in qualche biblioteca, qualcuna forse ne ha ancora la raccolta completa. Va bene, mi perdoni per la battuta facile, sa, in fondo è il mio mestiere… Di che parlo? Aspetti, non si inquieti, non sono pazzo. È che per me tutto comincia da lì. Ero un ragazzino, giovane giovane, pensi che leggevo Il Male di straforo, lo rubavo a mio fratello maggiore. Era… era… liberatorio, irriverente, volgare, estremo. Era rivoluzionario. Tognazzi capo delle Brigate Rosse, l’invasione degli extraterrestri, papa Wojtyla che dubitava dell’esistenza di Dio.

Storie di ritorni

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di Helena Janeczek

Mi mostra il tratto dove ha visto arrivare l’enorme chiazza petrolifera, indica con qualche cenno i lidi frequentabili, mi porta al punto dove il fondale è più chiaro. Non c’è quasi nessuno e nulla è veramente come me lo aspettavo: la passeggiata nuova sul lungomare, la spiaggia che alterna tratti liberi a ombrelloni e sdraio, il parco giochi, l’acqua ghiacciata a fine giugno. E’ il primo bagno della stagione, questione di principio, scherzo, prima di finire immersa senza fiato. Giuseppe, più di me, pare assolvere a un duplice dovere: verso l’ospite forestiera e verso il suo mare. Il vento ci mette poco a asciugarci quanto basta per tornare a casa.

Dentro il lavoro. Alfabeta2 e Senza scrittori a Pistoia promosso dall’associazione Palomar.

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Venerdì 17 settembre
Centro Marino Marini,
Palazzo del Tau
Corso Silvano Fedi, Pistoia

Ore 17.30 incontro
LAVORO, CONOSCENZA, DIRITTI
a partire dalla presentazione della rivista alfabeta 2

Ne parlano:
Andrea Cortellessa, redattore della rivista, critico letterario
Eleonora Pinzuti, ricercatrice di Italianistica e Gender Studies
Elizabetta Epifori, direttore del Polo Tecnologico di Navacchio (PI)
Vincenzo Valori, docente di Matematica Università di Firenze, (associazione Palomar)

Ore 21.30 proiezione
SENZA SCRITTORI
documentario sul mondo dell’editoria italiana, di A.Cortellessa, L. Archibugi

Ne parlano:
Andrea Cortellessa, autore del video, critico letterario,
Giacomo Trinci, poeta e traduttore, redattore della rivista Pioggia Obliqua
Francesca Matteoni, poetessa, (associazione Palomar)

Organizzazione a cura dell’associazione Palomar, Via Mazzini 28, Pistoia

Locandina -dentro il lavoro-

Coming Attractions: Venticinque minuti di cinema puro

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di Rinaldo Censi

Venezia

In Somewhere, Stephen Dorff posa per la promozione di un film. Sono scatti pubblicitari, per un prossimamente su questi schermi, una coming attraction. Di queste espressioni automatiche, pavloviane, resterà solo il momento apicale: il sorriso, dritto negli occhi della macchina fotografica, espunto da tutto il resto (i tempi morti, le facce lunghe o perse nel vuoto). Al cinema, in pubblicità, funziona così: ci sono gesti automatici che vengono ripetuti, uno di questi resterà nel film, sfrondato da tutte le esitazioni che lo contornavano, destinate alla spazzatura.

Il magnifico film di Peter Tscherkassky, Coming Attractions, si muove in senso inverso. Come Kurt Schwitters, Tscherkassky recupera dalla spazzatura i rushes di alcuni film pubblicitari e ne ricava una sorta di commedia puntuta, un saggio che indaga i legami tra le “attrazioni” del cinema delle origini e l’avanguardia degli anni ’20, trovando appunto un residuo di questi due momenti nei film pubblicitari.

Lucio Urtubia, anarchico e falsario

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Intervista di Danilo De Marco

“Qui c’è stato, non molti anni fa, perfino Henry Cartier-Bresson con una sua mostra dal titolo ‘Per un altro futuro’ afferma Lucio Urtubia indicando lo Spazio Culturale dedicato a Louise Michel, epica leader libertaria della Comune di Parigi, che lui  stesso ha costruito – cazzuola alla mano – nella parte alta del popolare quartiere di Belleville.

“Durante una trasmissione televisiva – continua Lucio – ho  sentito Henry Cartier-Bresson dichiarare a gran voce il suo sentirsi  anarchico. L’ho cercato immediatamente. Sua moglie, Martine Frank, altra famosa fotografa,  mi impediva sempre di parlare direttamente con lui. Cercava di proteggerlo, immagino. Ma poi un bel giorno ecco che risponde proprio lui in persona. In un attimo, quattro parole ben assestate e appuntamento fissato per vedere lo spazio. Alcuni mesi dopo inaugurammo l’esposizione. Insomma dal Louvre all’Espace Louise Michel: che ci vuole!”.

In questo edificio – Lucio abita al piano superiore con la moglie Anne che da anni collabora  con Médecins du Monde – si svolgono incontri, dibattiti, esposizioni

La tecnica del critico in tredici tesi

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di Walter Benjamin

1. Il critico è uno stratega nella lotta letteraria.

2. Chi non può prendere partito, deve tacere.

3. Il critico non ha niente a che fare con lo storico dei periodi artistici passati.

4. La critica deve parlare nella lingua degli artisti. Infatti i concetti del “gruppo di avanguardia” sono parole d’ordine. Solo nelle parole d’ordine risuona il grido di battaglia.

5. Si deve sempre sacrificare l’«oggettività» allo spirito di partito, se la causa è degna di lotta.

6. La critica è un fatto morale. Se Goethe ha disconosciuto Hölderlin e Kleist, Beethoven e Jean Paul, questo non riguarda la sua intelligenza artistica, ma la sua morale.

Un uomo in rosso

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di Linnio Accorroni

Un uomo in rosso (il critico Andrea Cortellessa) cammina perplesso e meditabondo dalle parti del gasometro a Roma; fuoricampo la sua voce scandisce il più paradossale e geniale dei risvolti di copertina mai scritti: «L’autore, stanco di sentirsi attribuire dai critici (o almeno dai più grossolani tra essi, e in ogni caso da chi poco lo conosce) la paternità o l’ispirazione degli scritti per consuetudine stampati in questa sede (i quali anzi lo trovano bene spesso dissenziente), ha pregato l’editore di sostituirli d’ora in avanti colla seguente dicitura: RISVOLTO BIANCO PER DESIDERIO DELL’AUTORE» (Tommaso Landolfi, Se non la realtà). Da qui comincia il viaggio, scandito in 5 tappe, di questo pseudo Candide dei nostri tempi che s’aggirerà, attingendo a dosi sempre crescenti di cupezza e disincanto, fra le plaghe quasi sempre sconfortanti e disamene dell’editoria italiana, incontrando vis à vis protagonisti e comprimari, dei e demoni, giganti, nani e ballerine del circuito librario. Un docufilm che si lascia apprezzare per il giusto equilibrio fra un montaggio ben organizzato e raffinato e per la qualità delle riflessioni ed interrogazioni di un Cortellessa, qui nelle fiammeggianti vesti inedite di viaggiatore non incantato, ma malinconico.

Da che cosa nasce l’idea del film? In esso, quanto appartiene a Cortellessa e quanto, invece, appartiene ad Archibugi?

Anteprima: Enrico Remmert

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Mi auguro solo che questo post porti fortuna ad un libro che non si può non amare. effeffe


Passaggi
di
Enrico Remmert
da “Strade bianche”
Marsilio Editori
In libreria dal 15 settembre 2010

Sul muro di un palazzo c’era una scritta a spray rosso: SFRUTTATE L’EREZIONE MATTUTINA. Ho sorriso, eravamo in viaggio.

Manu
Una volta usciti dal traffico del centro città imbocchi corso Unità d’Italia, un’uscita dolce, accompagnata dai parchi lungo il Po, poi i piazzali dei noleggi di camper e degli autosaloni, lasci indietro Torino, Ivan, il Balboa e l’Autoscuola Pilone, fino alla rampa della tangenziale, al traffico dell’autostrada. E qui cominciano le difficoltà, perché a te piace la teoria della guida ma non la pratica, soprattutto quando si alza un vento fortissimo e ti trovi stretta fra centinaia di camion giganteschi e pieni di ruote, ti sembra di essere entrata nel circuito di gara della Formula Tir, circondata da mastodonti capaci di superare i trecento chilometri all’ora e con, al posto del clacson, le trombe dell’Apocalisse. Il problema è che la Baronessa ci mette un po’ a raggiungere una velocità di crociera decente perciò uno di questi bastardi comincia a sorpassarvi e qui è una questione di orgoglio e allora tu schiacci a tavoletta ma la Punto viene come risucchiata all’indietro da una forza immane – il vento unito al vuoto d’aria creato dal mastodonte – e la velocità scende, il tir si affianca e il risucchio lascia il posto a una libecciata laterale e questa è una fase molto delicata, devi guidare la Baronessa di bolina per riuscire a tenerla dritta, e poi segue un altro vuoto d’aria, l’abitacolo scricchiola, i vetri vibrano, ma adesso comincia una leggera pendenza e il tir fatica mentre il motore della Baronessa si è finalmente slegato, sei più veloce,lo risorpassi e alzi il dito medio al camionista e dopo un po’, finalmente, il traffico comincia a diminuire.

Karlheinz Stockhausen Quartetto per Archi ed Elicottero

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È un sogno dei miei: trasformare l’intero mondo in musica.

Karlheinz Stockhausen


traduzione italiana della trascrizione e traduzione
in inglese di Ian Stuart delle parti in tedesco del film

da www.stockhausen.org/video_helicopter

conteggio dei colpi di metronomo che i musicisti sentono mentre suonano

musicisti che contano, come parte dello spartito

2:44 ⇨ 4:15
Stockhausen: Non ho una filosofia in quanto tale, ma per tutta la vita ho sognato di poter volare e come mi sarei sentito volando. In molti sogni posso abbandonare del tutto la terra.
Ho un sogno ricorrente in cui mi trovo in una grande cantina, circondato da molta gente vestita in frac, tutti hanno qualcosa di vetro in mano. So che posso farli piombare nel silenzio così – mentre non stanno prestandomi attenzione – salgo sulle punte dei piedi e decollo. In un attimo sto volando in alto con la schiena contro il soffitto e poi, piombo giù finché il mio petto sfiora il pavimento e poi plano in su ancora, tutti sono a bocca aperta dallo stupore mentre viro davanti a una parete con la più elegante delle curve. Nel sogno tutti sono ammutoliti, perché riesco a volare, anche se sono un essere umano. Inoltre sogno che decollo da alte montagne. Ora questo è abbastanza comune, ma è stato dentro alla mia musica dall’inizio fino a oggi. Quando sono in studio, chiudo gli occhi, i comandi in mano, la concezione del suono già in testa e sposto i suoni intorno agli altoparlanti, come volerebbe un uccello. Tutto questo non è filosofia, è il sogno di una vita che la musica può volare, perché io posso volare.

più precari di così

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di Maria Angela Spitella

Giacomo sembra San Francesco, è vero, ha l’accento siciliano, ma i modi e la faccia ricordano quelli di un Francesco laico. Parla pacatamente, oramai lo sciopero della fame ha superato le due settimane. Ha la bocca impastata, ma lo sguardo sereno e disteso. Le parole sembrano quelle del poverello di Assisi, ma al contrario lui non ha scelto di essere povero. E’ uno dei 200 mila precari della scuola, uno che tra i banchi non ci tornerà sicuramente, affamati dalla riforma del ministro Gelmini.

Scuola di calore II

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di Massimo Rizzante

Mia sorella Rajah

a Essaadia

Mia sorella Rajah si chiama così perché è la regina
dell’attesa. La cosa che ama di più è osservare
ipnotizzata il suo sentimento di impotenza
racchiuso nel flacone mezzo vuoto dello smalto per le unghie

Lo guarda crescere come un feto minuscolo e, quando sta per nascere,
con una forbicina gli taglia il cordone ombelicale e lo lascia
sanguinare per ore. Poi si misura la febbre e se supera i 38 gradi
esce di casa: ha una relazione clandestina con la sua tosse

Quando rientra, la sua voce è diventata roca,
come quella di un palmipede che per tutta la notte ha razzolato
sulla neve. E che le ha perforato l’esofago, l’intestino
e le parole che ha pronunciato nell’ebbrezza del digiuno

Rajah attende che qualcuno scenda nel pozzo dei suoi occhi
e pianga per lei tutti i morti che scricchiolano come radici mendicanti
sotto il freddo inverno dell’Atlante e non la lasciano dormire.
Su quale sponda del letto ti chiederanno “Sognami”?

Io vivo perché Rajah ritorni a questo mondo, perché la proliferazione
di palmipedi sventrati nella neve abbia fine. Spero che il mio essere
così insignificante l’aiuti a vestirsi, a truccarsi, a smettere di succhiare
i vecchi seni di nostra madre. A non evacuare nell’armadio

Dopo aver ripulito, mi chiedo se il bene, il male, la giustizia,
l’ingiustizia, non siano che merda depositata sulla punta delle dita.
E se la povertà, nient’altro che un ramo troppo lungo
che deve essere potato affinché la sua ombra duri in eterno

Note per una letteratura sous écoute

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di
Francesco Forlani
articolo pubblicato sul sito Alfabeta 2

Cos’è suonare (jouer) se non, da parte a parte ascoltare: sentire (entendre) la partitura che è scritta in modo da capirla, scrutarla, auscultarla, degustarla, e poi pur suonandola non smettere di ascoltare e di provare la musica che risuona – di sentirla , potremmo dire, in italiano in cui il termine generico della sensibilità o della sensorialità designa anche l’ascolto (écoute) (l’indicazione del tempo potrebbe allora essere sentendo).”

Così scrive il filosofo francese Jean Luc Nancy nel suo saggio prefazione al libro di Peter Szendy, Écoute, une histoire de nos oreilles, (Les Éditions de Minuit, 2001) intitolato, appunto Ascoltando. Il libro era in una delle 25 casse di libri che grazie ad Andrea Inglese e Michele Zaffarano ero riuscito a riportare in Italia, a Torino. E così nei giorni successivi al rientro quelle pagine abitate da umidità, concetti, paradigmi, si sovrapponevano alla lettura dei giornali e all’incessante domanda, in parte provocata anche da un recente e acceso dibattito in rete, sul blog di Loredana Lipperini, sulla vocazione della letteratura.

Avventure 3 – Matrimonio

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di Giacomo Sartori

Si sono incontrati in una libreria a Trastevere in una fradicia sera di febbraio con sentori di alghe e forse anche di mare. Lui ha attaccato discorso per il semplice fatto che gli andava di parlare, senza l’obiettivo di cercare di aggiungerla al paniere. Ma la conversazione s’è rinfoltita via e via come un torrentello che riceve sempre nuovi affluenti, e a un certo momento di comune accordo sono andati a mangiare una pizza. Lui aveva appuntamento con una delle sue amanti (“la-sposata-non-di-Roma”), ma prima ancora di pensarci ha telefonato per dire che non si sentiva affatto bene. Lei parla un italiano fluente e con pochissimi errori, ma soprattutto impreziosito da aggettivi sinuosi e eleganti come ali di uccello. Con un ritmo a scatti, come prendendo ogni volta il coraggio a due mani per lanciarsi nel vuoto.

dormi come visibile

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E’ uscito dormi come visibile, con testi di Viviana Scarinci e Paolo Fichera; quadri-sculture di Mirco Marcacci; progetto grafico e impaginazione di Maria Korporal.

Per sfogliare e leggere il libro:

http://www.korporalwebdesign.com/ebooks/dormicomevisibile/

General (Escort) Intellect

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di
Beppe Sebaste

Premessa: ho pubblicato con Einaudi nel 2007, ho recensito decine di loro libri (e anche di Mondadori), e stimo coloro che portano avanti quel prestigioso marchio editoriale. E continuerei a pubblicarci per la stessa ragione per cui abito in Italia e non sono di nuovo emigrato all’estero, Barcellona o Amsterdam, per esempio (ci vogliono soldi ed energia anche per emigrare). Ma mi ha dato pena leggere sui giornali l’ultimo simulacro di dibattito civile degli scrittori italiani, l’ipocrisia di scoprire oggi imbarazzo a pubblicare per Mondadori o l’enorme arcipelago di aziende cultural-editoriali del primo ministro, come se lo scandalo non fosse identico da 15 anni, come se il problema non fosse l’enorme e abnorme conflitto di interessi, impossibile in una qualsiasi democrazia occidentale. Se è imbarazzante e inopportuno pubblicare oggi per una casa editrice il cui “utilizzatore finale” è Berlusconi, lo era già dal 1993-94, e anche prima di allora, perché la stessa esistenza del suo governo, e la sua discesa in campo, non è dall’inizio che un sotterfugio, un escamotage ad aziendam e ad personam.

Tuscania, 11 settembre 2010

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Associazione Culturale Piane di Bronzo, Associazione Culturale Dark Camera

e Centro Culturale La Camera Verde

presentano

TUSCANIA, 11 SETTEMBRE 2010

Rassegna d’arte e cultura

a cura di Giovanni Andrea Semerano

Espongono:

Matteo Alessandri, Minou Amirsolemani, Massimo Antonelli, Alfredo Anzellini, Luigi Arcangeli, Franco Belsole, Ilaria Canobbio, Paloma Chaparro, Emanuela Carone, Paola Ceci, Biagio Cepollaro, Cristina Cerminara, Gianni Cortellessa, Giovanni Cozzani, Mario Cusimano, Pietro D’Agostino, Gerardo Di Fabrizio, Dario Di Lernia, Peter Dimpflmeier, Stefania Errore, Francesco Forlani, Luigi Francini, Massimo Fusaro, Cristiano Gabrieli, Marco Giovenale, Jean-Marie Gleize, Matias Guerra, Pasquale Idiv Ruben, Andrea Inglese, Giuliana Laportella, Claudio Laureti, Pascal Leclercq, Franco Mancini, Pierre Martin, Giulio Marzaioli, Grazia Menna, Giovanna Morello, Gabriele Morrione, Andrea Pacioni, Eric Pellet, Sandro Pierotti, Davide Racca, Giovanni Rimo, Simone Santi Gubini, Antonio Semerano, Zeno Tentella, Marco Vallesi, Francesca Vitale, Michele Zaffarano.

carta st[r]ampa[la]ta n.31

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di Fabrizio Tonello

“Fino a quando Rupert Murdoch continuerà a spendere soldi nel malandato mondo dell’editoria, forse bisognerà trattare con cautela gli eccessi dei tanti declinisti del mondo del giornalismo” scriveva in prima pagina il Foglio del 2 settembre. Gli articoli (tre in prima pagina e tre nelle pagine interne) non lesinavano applausi e incoraggiamenti a Murdoch: uno dei testi di p. 1 era intitolato “La lezione di Rupert”.