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carta st[r]ampa[la]ta n.37

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di Fabrizio Tonello

Al soccorso della ridotta berlusconiana, ormai simile al sogno nazifascista di un’estrema resistenza sulle Alpi dopo l’aprile 1945, arriva l’intellettuale di riferimento della destra, Marcello Veneziani, che nell’editoriale del Giornale (15 novembre) spiega a Galli della Loggia: “La guerra è appena cominciata”. Sallusti, Veneziani e la Santanchè apparentemente aspettano le “armi segrete” di Berlusconi che dovrebbero rovesciare il corso della guerra e far trionfare il Reich per mille anni. Li ritroveremo in Valtellina, armati fino ai denti, in compagnia delle ceneri di Dante, come proponeva il gerarca Pavolini nell’aprile 1945?

Dentro la città. La città e i diritti

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Mercoledì 24 novembre 2010, ore 21

presso gli Antichi Magazzini del Sale, Palazzo Comunale – Pistoia

La città e i diritti
*il diritto di ciascuno come dovere di tutti*

Ne discutono:

Luca Baccelli – filosofo del diritto, autore di I diritti dei popoli (Laterza, 2009)
Franco Buffoni – poeta, autore di Roma (Guanda, 2009) e Laico alfabeto in salsa gay piccante (Transeuropa, 2010)
Giovanna Campani – sociologa dell’interculturalità, autrice di Veline, niokke e cilici (Odoya, 2009)
Daniela Belliti – delll’Associazione Palomar

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Info: Associazione Palomar – Via Mazzini 28, Pistoia
info@associazionepalomar.it

Un libro vi trasporterà: Fabio Geda

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Appuntamento su torno giovedì dedicato questa volta al libro di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”,BC Dalai editore. Insieme all’autore incontriamo al Pastis, storico locale del quadrilatero di Torino, Andrea Gerbaudo, cantante della band torinese, les sans papier. E poi piove
effeffe

“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”

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prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher

  di Orsola Puecher

   In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher, partigiano, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent’anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un’intervista di Luca Telese ad Alessandro Sallusti, direttore del Il giornale, sobriamente intitolata ⇨ I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina, in cui si promuove l’investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.
   Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui Giancarlo Puecher viene chiamato in causa sono un vero e proprio vulnus alla sua memoria e alla sua figura luminosa. Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità.

l’adolescenza si addice ad Eleusi

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di Chiara Valerio

Diceva infatti che non sarebbe più ritornata all’Olimpo odoroso/ E non avrebbe consentito che crescessero i frutti sulla terra,/ prima Di aver veduto coi suoi occhi la figlia dal bel volto. (Homeri Hymnis in Cererem 331-333). Desideriamo ciò che abbiamo davanti agli occhi. Perciò l’abbrivo del mito e del mistero di Kore, la fanciulla rapita da Ade e in parte restituita a Demetra, è il desiderio. Tutto comincia con un rapimento che, subito, cambia natura, sfuma, diventa un mercanteggiamento, poi una transizione, poi ancora, qualcosa che tiene in sé una doppia natura, un ciclo, una stagione, un’indicibilità e, in questo senso, un mistero. La “ragazza indicibile” poteva essere nominata ma non detta. Nel mistero non vi era, cioè, spazio per il logos apophantikos, ma soltanto per l’onoma. E, nel nome, aveva luogo qualcosa come un “toccare” e un “vedere”. La ragazza indicibile (Electa, 2010) è un libro composito di un testo, luminoso e breve, di Giorgio Agamben e di trentanove riproduzioni dei pastelli di Monica Ferrando. Sono immagini di nature morte, nature vive, nature interrotte da un sogno, nature umane. La ragazza indicibile è un saggio, in parole e figure, sull’iniziazione, sul limine, sul connubio tra filosofia e pittura a partire dal punto – dal momento – in cui il contenuto e la forma diventano indecidibili. La “ragazza indicibile” è questa soglia. Così come confonde e in determina la cesura tra la donna e la bambina, la vergine e la madre, così anche tra l’animale e l’umano e fra questo e il divino. Tutto dunque comincia da un rapimento e dagli occhi, che guardando, si appropriano del mondo, lo tratteggiano, lo nominano.

Sono tornate le riviste? (23 novembre a Torino)

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23 novembre, PalazzoNuovo, via san Ottavio 20, Torino

ore 18 aula 6

Sono tornate le riviste letterarie.

Qual è il loro ruolo oggi, nel panorama culturale e sociale del nostro paese?
Quale sguardo o linguaggio proiettano nella e della realtà?

Un confronto aperto, una discussione animata e molto attuale con Tiziano Scarpa, Andrea Inglese e Sparajurij, redattori de “Il Primo Amore”, “Alfabeta2” e “Atti Impuri”.

Alfa Zeta per Alfa Beta: f come frustrazioni

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«Forare la pellicola del paesaggio» scriveva il poeta Biagio Cepollaro nel secolo scorso. Così tra noi e il mondo, tra noi e le esperienze del mondo sembra oggi più che mai ispessito – al punto di sembrarci indistruttibile- un velo che pare aver sottratto al mondo, alla realtà la sua porosità, la capacità di assorbire e rendere, in ogni forma di vita partecipata, uno dopo l’altro i linguaggi in grado di comunicare le storie. Persino la poesia sembra una cosa dell’altro mondo, e i poeti extraterrestri – così Nanni Balestrini rispondeva alle febbrili domande di un critico d’arte, addossato a pareti di carta. E ci aggiriamo tra continue barriere visive e fisiche, divieti continui, come in un labirinto di suoni e visioni che non hanno nemmeno la malinconica dolcezza dei miraggi. Eppure, ci giunge l’eco dei versi, effeffe

Appunti sul “Tiresia” di Giuliano Mesa

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[In occasione della pubblicazione di  POESIE 1973-2008 di Giuliano Mesa per la Camera Verde, pubblico qui un intervento già apparso sul numero 5 di Per una critica futura.]

Andrea Inglese

Sulla scrittura poetica di Giuliano Mesa sono intervenuto in tre occasioni, e ogni volta focalizzandomi su libri diversi. La prima volta, in un saggio apparso su Akusma e intitolato Mesa e Di Ruscio: dittico degli insubordinati consideravo Improvviso e dopo apparso nel 1997. Nel 2004, sulla rivista on line L’ulisse, parlavo ancora di Mesa in un saggio dal titolo Attraverso il manierismo. Annotazioni sulla poesia degli anni Novanta. Mostravo quanto fossero importanti la poesia di Mesa e quella di Cepollaro, per comprendere come andare oltre il manierismo anche più consapevole e sofisticato, quello che oggi va da Sanguineti a Frasca, per fare due dei nomi più illustri. Infine un lavoro più accurato e tecnico l’ho fatto sui Quattro quaderni nell’ottica del dialogo con l’opera di Beckett. Si tratta del saggio Semantica e sintassi beckettiana in Frasca e Mesa, apparso nel volume collettivo in Tegole dal cielo , vol. I, L’“effetto Beckett” nella cultura italiana. Oggi, in occasione di una presentazione del Tiresia, vorrei abbandonare lo sguardo analitico e di prossimità, per provare a porre qualche questione di estetica letteraria. Campo insidiosissimo certo, ma anche per questo molto poco frequentata dalla nostra critica che, nel migliore dei casi predilige un approccio filologico e semiotico. Ciò che vi propongo è un avvicinamento al Tiresia muovendo da uno scritto di carattere teorico di Giuliano Mesa pubblicato di recente in un volume della Metauro intitolato La scoperta della poesia, a cura di Massimo Rizzante. Il testo di apertura del volume è proprio di Giuliano e s’intitola Ad esempio. La scoperta della poesia.

per una retorica in maniche di camicia [il sogno di Pierluigi B.]

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di Stefano Petrocchi

In varie trasmissioni televisive dell’ultimo periodo, abbiamo sentito Pier Luigi Bersani condensare il suo ben noto stile asciutto in una serie di espressioni fortemente cristallizzate, che tutti intendono. Se alcune di queste frasi mostrano un contenuto politico evidente (cito dall’intervista a Che tempo che fa: “se restiamo a pettinare le bambole, veniamo meno a un compito storico” e “dobbiamo fare una cosa come si deve”; leggi: bisogna cercare nuove alleanze in grado di farci vincere, ma non possiamo più fare pasticci come l’altra volta con l’Unione), altre sono più difficili da decifrare, per esempio: “quando piove, piove per tutti”.

E’ uscita alfabeta2 di novembre

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alfabeta2 numero 4 è in edicola e in libreria

«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?».Slavoj Žižek, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia.

carta st[r]ampa[la]ta n. 36

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di Fabrizio Tonello

“Poi c’è il Direttore, alto calvo con gli occhiali d’oro, con la barba grigia che gli vien sul petto, tutto vestito di nero e sempre abbottonato fin sotto il mento”. Di fronte a lui i ragazzi “entrano tutti tremanti in Direzione” o “scappano da tutte le parti” quando “appare a una cantonata”: pressappoco così doveva sentirsi Vittorio Feltri l’11 novembre, quando è stato convocato a Roma dall’Ordine dei giornalisti per discutere del caso Boffo, anche se nessuno dei consiglieri dell’Ordine che discutevano i provvedimenti disciplinari contro di lui sembra la controfigura del direttore della scuola di De Amicis nel libro Cuore. Peraltro, non risulta che i dirigenti dell’Ordine abbiano mai sfoggiato il cipiglio di Beria, la ferocia di Torquemada o la propensione ai massacri di Pol Pot.

B-logos: ovvero discorso sopra la rete in cui si impigliano le parole

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A proposito del romanzo Dublinesque di Enrique Vila-Matas
di
Francesco Forlani

Qualche tempo fa, discutendo con una mia amica scrittrice e blogger, Loredana Lipperini, di rete e siti vari, tastandoci il polso per verificare lo stato della fiducia di entrambi nelle capacità del mezzo di produrre messaggi di una qualche importanza, mi manifestava, non senza rammarico, la sua difficoltà a venire sul sito Nazione Indiana. Quel che la tratteneva dal farlo non era affatto la qualità dei post, degli articoli pubblicati, ma il “commentarium”, spesso sul piede di guerra, e assai sovente, e nervosamente, incline a mandare in vacca ogni discussione, a soffiare sul fuoco delle polemiche facili, Saviano sì Saviano no, collaborazionisti o puriduristi, insomma, a sputare sul benché minimo focolare di discussione con l’intenzione chiara di estinguere insieme alla fiamma la sete della propria incazzatura. Perché una premessa del genere a proposito del bellissimo – bellissimo vi dirò perché – libro di Vila-Matas?

L’insostenibile del futile: una famiglia americana

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di Monica Mazzitelli

Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina.

La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo. Tutti insieme sono più grandi di casa mia, e si affacciano sulla pool area, che invece non è enorme: una piscina da telefilm middle-class. La proprietà non vale più di 800 mila dollari, col mercato immobiliare del momento.

Siamo nella zona della “Valley”, la vallata anonima a ridosso di Los Angeles regno diurno delle casalinghe, coi loro bambini e cani middle class. Ce n’è uno anche qui: un classico golden retriever che per la festa resta confinato in giardino; gigione, grasso, e molto carino. È tutto very nice, qui.

La cucina con i piatti dello spilucco arrangiati come un ristorante da 80 euro a coperto: formaggi con le loro posatine, marmellatine, crackerini di ogni foggia, mirtilli che non sono rotolati sul tagliere per caso, grappoli d’uva e vino italiano, birra, diet cola e qualsiasi altra cosa più potente, da bere liscia o scivolata on the rocks, sui cubetti di ghiaccio emanati direttamente dal frigo. Non possiedo un televisore ma questo telefilm l’ho già visto. Va in onda una famiglia molto carina, che si vuole bene. Madrepadreduefiglie.

Una piccola notizia diversa dalle altre

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di Leonardo Palmisano

La notizia è che una collaboratrice del Corriere della Sera, Paola Caruso, è in sciopero della fame da due giorni per ragioni che riguardano il suo rapporto di lavoro con la direzione del quotidiano.
A me pare che questa notizia sia un po’ diversa dalle altre e mi sforzerò di dimostrare perché.
Il Corriere della Sera è uno dei principali quotidiani italiani. Sulle sue colonne trovano posto articoli nei quali si discute di politica, di economia, di spettacolo e talvolta di etica del lavoro. Si parla, naturalmente, anche di precariato, evidenziando le ripercussioni sociali presenti e future di questo fenomeno contemporaneo.

Pasolini in salsa piccante

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[E’ uscito da pochi giorni per Guanda Pasolini in salsa piccante, libro nato anche qui, da alcune considerazioni di Marco Belpoliti, che ora ci regala, di seguito, l’introduzione al volume. G.B.]

di Marco Belpoliti

«Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere.» Con questi versi si apre la quarta parte de Le ceneri di Gramsci, pubblicate nel 1957 da Pier Paolo Pasolini.
Versi che esprimono in forma efficace il suo atteggiamento, non solo di poeta, ma anche di uomo. Parole nette: lo scandalo, la contraddizione, l’essere con te e contro di te, il cuore e le viscere, la luce e il buio. Parole che commuovono e che chiedono, com’è stato detto, una fraterna e totale complicità. La complicità con chi ti sta dicendo che è con te e contro di te nel medesimo tempo. Una contraddizione, ma anche un’identificazione. Questo è Pasolini.
In questo atteggiamento Alfonso Berardinelli, nel suo saggio dedicato al poeta e al saggista degli Scritti corsari, ha perfettamente individuato una «sublime autocommiserazione» e un «orgoglio irremovibile della vittima» grazie al quale Pasolini ha potuto esprimere al meglio il suo messaggio. L’effetto è quello dell’emozione e della repulsa insieme: «I conflitti morali in cui Pasolini trascina il lettore sono conflitti che riguardano anzitutto lui: amarlo o respingerlo. Ma è lui stesso che sembra costretto, nello stesso tempo, ad accettarsi o a respingersi».
Che è quello che ci chiede con i suoi versi – sulla mia generazione, ma anche su quella dei miei fratelli maggiori, e anche dei padri, l’intellettuale corsaro e luterano ha avuto una influenza decisiva, sino al ricatto, o all’auto-ricatto morale –: essere con lui e contro di lui. Un esercizio difficile, ma necessario quasi non fosse possibile che l’aut aut, e non già l’et et. Tuttavia ora è venuto il momento dell’et et: possiamo accettarlo e respingerlo nel contempo.

Improvvisazioni

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di Silvia De March

8.6.10

«buongiorno, principessa!», le sussurrò il principe. ma le luci della sera avevano già abbassato serrande e saracinesche. intuì l’invito ad aprire un tempo desueto, in cui dare forma a ciò che non avrebbero mai potuto vedere; e partì senza occhiali. tornò arricchendo il giorno di sogni, più consapevole del reale.
come sempre, aveva parlato pochissimo, guardato molto e suonato forse le giuste note. la corda tesa che si era annodata allo stomaco si era allentata, meno forte batteva anche il metronomo e il tremolio delle mani era un riverbero più sfumato. aveva scavalcato la staccionata sull’impulso di un’altra musica [Paolo Angeli, Unravel]. e non era caduta malamente come temeva: stava ancora in piedi sulla sua ombra che sembrava – era – più densa: in questa si era accorpata la sua compagnia.

Per un’idea di impegno poetico

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Incontro coi poeti

Franco Buffoni e Fabio Pusterla

a cura di Roberto Galaverni

Lunedì 15 novembre 2010
ore 18.30

Istituto Svizzero di Roma
Via Ludovisi 48
00187 Roma
Tel. +39 06 420 42 620
arte@istitutosvizzero.it
www.istitutosvizzero.it

Il mulino di San Gregorio (600 giorni per dimenticare L’Aquila)

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di Maria Angela Spitella

Non ci sono ricorrenze particolari, ma crediamo che non ci sia bisogno di una ricorrenza per ricordare una tragedia come il terremoto d’Abruzzo che ha colpito L’Aquila ed alcuni piccoli centri. Il 6 aprile 2009 per molti è un ricordo lontano, per altri è un ricordo costante che preme nella testa e nel cuore. Per chi ha perso i propri cari, per chi ha perso la casa, per chi ha perso tutto. E’ un ricordo che accompagna come una spina nel fianco la vita di ogni giorno, un ricordo che non si può scrollare di dosso. L’Aquila è una città immobile. Non tutti i palazzi sono stati messi in sicurezza. Ci sono appartamenti sventrati con i loro interni esposti alla vista di chi passa, come corpi mutilati che giacciono sull’asfalto. Si cerca di non guardare, fa male quella nudità, i brandelli delle pareti con ancora appesi i quadri stanno in piedi per inerzia, quando ci si passa davanti si cerca di abbassare gli occhi, come a non voler violare un dolore scritto sulle mura.

LE RIVOLTE INESTIRPABILI

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[le foto e i due brani che seguono sono tratti dal libro di De Luca e De Marco Le rivolte inestirpabili, edizioni Forum, 2010]

di Danilo De Marco (foto) e Erri De Luca (testo)

Danilo è una di queste persone di quell’età che non ha smesso di ficcarsi nei malanni del mondo. È un giornalista speciale perché non l’ha inviato nessuno, nessuno lo spedisce, nessuno lo prega di recarsi, ci va da solo, si invia da sé. Va nei posti con un solo biglietto di andata, fa amicizia, perlustra, si aggira sul piano terra dei luoghi che possono essere dei contadini cinesi, degli sbandati del Kurdistan. Nomino questo paese che non esiste, il Kurdistan, non lo trovate sulle carte geografiche. È il posto dove abita il popolo dei Kurdi distribuiti in quattro nazioni differenti.

1872: un primo annus mirabilis

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di Antonio Sparzani

Vorrei raccontarvi la storia e soprattutto il contenuto del programma di Erlangen, che secondo me ha rappresentato una tappa fondamentale nello sviluppo della scienza di fine Ottocento, ma che al tempo stesso costituisce un grimaldello di pensiero che aiuta a capire e a mettere insieme tanti pensieri e tanti punti di vista in apparenza molto diversi e in realtà invece no. Questo cosiddetto programma è stato l’argomento centrale della prolusione accademica dell’illustre matematico Felix Klein quando, giovane ventitreenne, fu chiamato nel 1872 sulla cattedra di geometria dell’Università di Erlangen. Allora usava così: un professore veniva chiamato su una cattedra e il suo primo gesto ‒ di cortesia e di conoscenza reciproca ‒ nei confronti dell’università chiamante, era una lezione su un argomento che egli considerava particolarmente rappresentativo delle proprie ricerche e dei propri interessi.

Però per fare questo non riesco proprio a trattenermi dall’offrirvi un pur molto schematico panorama del contesto culturale dell’Europa di quegli anni, e della Germania in particolare.

VivaVoce#06: Elizabeth Bishop [ 1911 – 1979 ]

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[ lacerti dal documentario Voice&Vision: Elizabeth Bishop1999]


Elizabeth Bishop legge The Moose
Washington D. C. 1977

traduzioni di Orsola Puecher

The Moose

Dedicated to my aunt
Grace Bulmer Bowers

From narrow provinces
of fish and bread and tea,
home of the long tides
where the bay leaves the sea
twice a day and takes
the herrings long rides,

Da ristrette contee
di pesce e tè e pane,
dimora delle lunghe maree
dove la baia lascia il mare
due volte al giorno, deviando
le lunghe rotte delle aringhe,

where if the river
enters or retreats
in a wall of brown foam
depends on if it meets
the bay coming in,
the bay not at home;

dove se il fiume
si ritira o entra
in un muro di bruna bava
dipende da se incontra
la baia che monta,
la baia non a casa;