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Stefano Gallerani e Franco Cordelli, un dialogo

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[Questa intervista di Stefano Gallerani a Franco Cordelli  appare in «Il Caffè Illustrato», nr. 55, agosto-settembre 2010.]

di Stefano Gallerani

La parola spetta ad un critico. Anzi, due. E se nel primo caso poco contano nomi e circostanze dell’intervento, nel secondo tanto gli uni che le altre sono di un’evidenza flagrante. Nell’ordine: «la descrizione degli oggetti non conduce a nulla, ma alla stessa conclusione conduce anche la descrizione degli ‘stati d’animo’. Che ci si rivolga all’oggetto o al soggetto, all’interiorità, che si faccia romanzo ‘nuovo’ o del romanzo tradizionale, secondo X si trova solo un’assenza»; e ancora: «prima della scrittura non esiste nulla, tutto è già ‘testo’, la stessa realtà è libresca, ‘le nostre vacanze un corpo a corpo così breve / o un cauto omaggio all’inizio di un quaderno’ (…) Che tipo di recupero del vissuto si presenta dunque in Cordelli?, ossessione – si direbbe – della memoria, prima che tutto si confonda in putrefazione, a parte il naturale fascino per la propria dissoluzione (romanzesca): impedire la morte: ma dove? e per chi? La memoria è dunque qui un curioso strumento: memorialismo certo antisentimentale e non proustiano: tutto è già trascorso ma – proprio perché di scrittura si tratta – tutto è ancora suscettibile di variazione e di manipolazione: non si tratta, cioè, di un’immodificabile colonna biografica-psicanalitica. Il testo diventa così il luogo dell’immaginario biografico».

Siti hall

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di Chiara Valerio

Senza metafisica, l’ossessione diventa stupido collezionismo, accumulazione robotizzata. L’ossessione (con la sua ansia di mito garantita dal desiderio di morte) è paradossalmente l’ultimo guizzo, l’estremo schermo prima della tautologia. Danilo Pulvirenti è un uomo senza perifrastiche emotive, è un uomo presente. Quello che vede è quello che desidera. Quello che desidera è quello che ha. Quello che ha è quello che gli viene tolto. Tutto accade nel momento stesso in cui Danilo Pulvirenti guarda. Prima né dopo. Sarà perché fa l’antiquario, sarà perché ha trasformato e trasforma le immagini di corpi maschili vivi, in fisse nature morte, sarà perché gli occhi di Danilo Pulvirenti sono l’organo con il quale conosce, gode e riproduce il mondo. Autopsia dell’ossessione (Mondadori, 2010) di Walter Siti è un romanzo potente e colto, manierista e geometrico, racconta di bellezza, di contemporaneità e di consumismo, sta acquattato nella differenza tra proprietà e possesso, è incentrato e concentrato sui corpi, anzi su un solo corpo, su un archetipo passionale, contro il quale ogni difesa è nulla. No, Angelo non è il miserabile che appare quando sta in borgata: ha la regalità androgina della grande soubretteLa negazione del reale è, per l’instaurarsi di un’ossessione, requisito necessario ma non sufficiente. Tale negazione deve accompagnarsi a un bisogno continuo di incrociare la realtà. La storia è quasi d’amore, anche se il protagonista non fa che rinnegare la parola, quasi di gelosia, anche se il protagonista non la rivolge al singolo ma al rito, quasi di salvazione, perché “non è più nemmeno una questione di desiderio, è una storia sepolta che chiede ancora vittime”. Ma è sepolta. È una storia devota per un vezzo di cinismo. O viceversa. Cinica per un vezzo di devozione. Comincia a Modena, prosegue a Roma, torna a Modena, con interruzioni viaggiate in un circolo sadomaso di Berlino o in mete plausibili anche per borghesi parvenus. Danilo ha due amici fidati e scazonti come lui, ha un’ossessione, sempre la stessa ma declinata e variata su corpi così belli che in fondo sono tutti uguali e indipendenti dal soggetto, un rivale, miserabile quanto basta a renderlo reale, una madre che perde senso di sé, del mondo e delle proporzioni almeno quanto lui è preda della sproporzione patologica del desiderio. L’ossessione di Walter Siti, in questo romanzo, è quella di scomporre, ripartire, dividere, di ricondurre la complessità del mondo a un corpo, la struttura è quasi spinoziana, l’ossessione è scandita in proposizioni, è more geometrico demonstrata. Quando nessuno mostra di esserne all’altezza, l’ossessione si auto esilia in attesa di tempi migliori. L’esattezza e l’esigenza estetica dello sguardo e, nel contempo, la struggente tenerezza per le imperfezioni – un pelo, un’ombra, un cenno di doppio mento – rendono evidente la natura di ossimoro di questo romanzo. Dove il voyeurismo è introspezione perché l’occhio di chi guarda è sempre, prima di tutto rivolto verso la voce narrante. Non esiste ossessione senza vergogna e l’ossessione altrui è sempre ridicola o grottesca. Walter Siti può contemporaneamente dividere, lasciare che il protagonista si spii e ricondurre a uno perché ha una lingua intransigente. Sceglie incisi dialogici invece che aggettivi, commenta le fotografie presenti nel testo con un italiano che, giocando con le didascalie, costruisce gallerie di riproduzioni verbali e grammaticali. Autopsia dell’ossessione che chiude la trilogia ossessiva di Troppi Paradisi e de Il contagio, e che va letto in un senso trittico, è un romanzo di emozione e congedo. Alla mia età i personaggi di Shakespeare erano già re.
W. Siti, Autopsia dell’ossessione, Mondadori (2010), pp. 302.

Poesia e Prosa : Petr Král

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immagine di effeffe

Crepuscolo, respirare
di

Petr Král

(traduzione dal francese di Paola De Luca)

Fuori dal nostro abbraccio, tu ti dici vuota –

anche la città, malgrado la calca nelle stradine – farragine di

moto e di bimbe scure,  dei panni sventolanti ai balconi e

lo sguardo fisso delle vecchie

sull’uscio, davanti alla grotta con l’ammiccare dello schermo –

anche lei respira più in là, da una piazza deserta.

Far scorrere lo sguardo avido in mezzo ai fiati della folla

spargerlo poi nello scintillio delle posate sulla

bancarella d’un mercante

vicino al lungofiume, sul ciglio del parco ;

distrattamente asciugare con una manica il lustro della ringhiera

prima che una stella, alta sulla scalinata, buchi il cielo grigio.

La divisione della gioia

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di Italo Testa

I. UN LUOGO QUALUNQUE

o sulle poltrone in prima fila,
davanti a un sipario grigio
segui in allerta la scena vuota,
come una macchia nera in un quadro
lo spazio deserto ti incornicia:

è stato sulle scale, il gradino
lucidato dai passi anonimi,
l’ombra obliqua che taglia lo stipite:

la nascita della scrittura I

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(come) nasce la scrittura / marco giovenale

I. conclusione in forma di introduzione

a Uruk, circa cinquemila anni fa, la scrittura nasce da un appiattimento del segno sul segno. da una semplificazione che in effetti è una irrorazione di complessità.

nasce cioè da un’adesione del segno esterno di un contenitore al segno interno tridimensionale, che significa(va) gli oggetti della transazione.

II. storia

0 _ le fasi, in sintesi:

A _ merci di scambio nel mondo reale: commercio

B _ tokens [ = oggettini, segnacoli] che li rappresentano: contabilità

C _ tokens inseriti nella bulla: registrazione e conservazione

D _ segnature scritte sulla bulla, a significare i tokens: “semplificazione”

E _ schiacciamento/fine della bulla: nasce la scrittura bidimensionale, su tavoletta di creta

SPAZIO LIB(e)RO a Bolzano

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sabato 13 novembre

nell’ambito della manifestazione “SPAZIO LIB(e)RO“, presso il “Centro Trevi” di Bolzano:

Ore 11.00 (sala piano interrato): “Letteratura e sovraterritorialità” con Marianne Schneider, Evelina Santangelo, Giacomo Sartori. Moderatore: Stefano Zangrando

Ore 18.00: “Letteratura e fantasticazione” con Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni e Enrico De Vivo. Moderatore: M. Rizzante


L’esplorazione della vicinanza – Majorino & Inglese

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Milano sabato 13 novembre

ore 17

Libreria Feltrinelli di via Manzoni

Giancarlo Majorino

presenta:

Poesia come esplorazione della vicinanza

Letture di Andrea Inglese

°

La letteratura sperata

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di Emanuele Trevi

Già il fatto che David Shields definisca «un manifesto» il suo Fame di realtà (Fazi, prefazione di Stefano Salis, trad.di Marco Rossari, pp.264, euro 18,50) ci parla di uno stile di pensiero decisamente inconsueto, per non dire inattuale. A chi può mai rivolgersi, nel 2010, un manifesto? Il fatto è che la teoria letteraria di Shields chiama in causa i suoi lettori, li seleziona mentre procede. Dai manifesti delle vecchie avanguardie lo scrittore californiano, nato nel 1956, ha imparato a rivolgersi a una minoranza come se si trattasse, contro tutte le apparenze, di una moltitudine. Spazzando via d’un colpo, grazie alla sola energia del desiderio, il più triste dei prodotti dell’industria culturale: la rigida separazione dei ruoli, il Muro di Berlino che separa i produttori dai consumatori. «Non credo di essere l’unico», si legge per esempio a un certo punto, «che trova sempre più difficile leggere o scrivere romanzi».

Controparole

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[Le pagine che seguono costituiscono l’apertura del saggio Controparole, Atelier, 2010. Chi voglia acquistare il libro può scrivere a: ladolfi_at_alice.it]

di Alessandro Baldacci

Speranza e frammenti

È ancora possibile cercare un’esperienza di verità nella scrittura? Continua a interrogare il presente, ad alimentare le potenzialità del futuro, la “domanda totale” dell’arte? La dominante ironica della letteratura contemporanea, con la sua prassi inerme e la sua incapacità di filtrare la grande lezione dell’ironia primo-novecentesca, il gioco che sempre più sfuma in ammicco, la deresponsabilizzazione del linguaggio, degli autori, dei critici di fronte alle ferite della realtà, la convinzione che la poesia possa accomodarsi docilmente nel suicidio in sordina delle logiche di potere che la governano, sono segni di un’amputazione del pensiero che pervade le più disparate esperienze del presente. Sono i sintomi di un mondo che ha smarrito le emozioni e le passioni del tragico, convinto che l’impossibilità del sublime possa essere ragione bastante per non lasciarsene ancora e nonostante tutto ustionare. Questo tipo di nichilismo, che non riconosce il negativo, che non soffre la negazione, governa la mentalità contemporanea, finge che tutto sia illusorio, fantasma, perché sa che la luce drammatica della realtà basta a denunciarne l’ipocrisia, l’interesse, il vantaggio o la complicità.

Un libro e una mostra fotografica per capire la Milano Downtown

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Massimo Bricocoli e Paola Savoldi

Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell’abitare

et. al /Edizioni, 2010, pp. 280

Contributi di: Giovanni Hänninen, Massimo Bricocoli, Paola Savoldi, Alessandro Coppola, Lidia K. Manzo, Raffaele Monteleone, Paola Arrigoni, Ota de Leonardis, Pier Carlo Palermo.

O ti adatti o sogni

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di Ida Travi

(Il campo si stendeva)

Il campo si stendeva molto stanco e sopra
navigavano gli uccelli. Il mondo non diceva una parola

Noi dormivamo lì prima di chiudere gli occhi
il nome era sveglio sotto il camicino

C’è qualcosa sulla guancia del bambino, hai visto?
È una mosca. C’è una mosca sulla guancia del bambino
hai visto? Il velo non è servito a niente! Il velo
non ha fatto barriera.

Leggerezze ( a reti leggere )

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Due carissimi e talentuosi amici, Fernando Coratelli e Luigi Carrozzo si sono inventati ‘sta cosa. Una bella cosa che mi ha dato l’occasione di ritrovare vecchi compagni di rete come Franz Krauspenhaar e Sergio Garufi. Io a ‘sta cosa. partecipo con una rubrica dedicata a un libro, un luogo un musicista…

Un libro vi trasporterà è una video rubrica  dedicata, ogni volta, a un libro, alla musica, a una città.Si tratta di vere e proprie esplorazioni attraverso pagine di vita, città, riflessioni, volti, personaggi con lo scopo di tracciare una cartografia delle esperienze artistiche, letterarie e musicali, che attraversano l’Italia dei nostri giorni. Girate con camera digitale e destinate alla rete, le videointerviste si propongono come una filosofia della leggerezza del leggere.

Prima puntata – “Strade bianche” di Enrico Remmert

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Una poesia
di
Gabriella Garofalo

a S.P.


Immaginavi, con l’invidia
di chi trasloca dai margini al retro,
luci notturne grembi al neon dove gettarsi-
non hanno età certi giochi, ti esortava,
non crimine la resa ad altre tavole di legge,
giostra la mente tra autoscontri, girandole, aquiloni,
bravo a depistarti quel cielo sfinito di stelle-
solo, ti scopri a fissare tazzine in smalto blu
insofferente che la sera parta,
prenda la sera e si allontani
lei e dilapidata fortuna nel tuo cielo.

Felicità

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di Graziano Dell’Anna

Da quando l’anno prima si era trapiantato dal suo paesino del sud a Padova, non gli sembrava di ricordare un mattino così. Il sole batteva alla finestra proiettando un rettangolo sbilenco sul pavimento della stanza; un cinguettio indistinto – una taccola? una ghiandaia? – veniva dall’esterno. Forse era per questo che Tobi, lo spaniel color terra che aveva preso con sé per le battute di caccia (la sua più grande passione dopo formule e provette), era particolarmente su di giri. O che in qualche modo le narici del suo amico avvertissero l’odore del sole, l’imminenza della bella giornata?

Radioactivity

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Martedì 9 novembre alle 21 in diretta dalla Sala A di via Asiago, Roma

RAI RADIO3

presenta

RADIODRAMMI IN DIRETTA

Spazio Lumière
di Nicola Lagioia

con
Peppino Mazzotta (Roberto Canali), Valentina Carnelutti (Sonia),
Claudio Botosso (Aristide Novelli), Salvatore D’Onofrio (tecnico radiofonico)
e
Custodi alla memoria
di Carlo D’Amicis

con
Ninetto Davoli ( Ninetto), Peppe Servillo ( Sor Maestro)
i personaggi di Sor Maestro e di Ninetto sono ispirati a Totò e a Ninetto Davoli,
con particolare riferimento a Uccellacci e Uccellini e Cosa sono le nuvole.

Inaudita a Roma

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Sabato 6 novembre, alle ore 20:00

presso la Libreria Empirìa
(Roma, via Baccina 79)

Dalla Pornocrazia alla Mignottocrazia

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[Questo articolo è apparso sul numero 3 di “alfabeta2”]

di Andrea Cortellessa

Note sul regime biospettacolare di Berlusconi

Nel paesaggio in rovine, nella facies hippocratica del presente che illustra – tormentoso prima che esilarante, come pure non riesce a non essere – La Suburra di Filippo Ceccarelli, una scena in apparenza meno torrida di altre colpisce, però, con una violenza speciale. Siamo ancora in una fase primordiale di quello che, per la famiglia Berlusconi, diverrà la primavera seguente uno psicodramma vissuto in diretta sulla ribalta mediatica, nazionale e non (dopo lo scoop di «Repubblica» sulla partecipazione del Presidente alla festa di compleanno d’una giovane campana; dopo una clamorosa intervista rilasciata allo stesso giornale da sua moglie; dopo che l’“amico di famiglia” Vittorio Feltri, sulla prima pagina del posato quotidiano «Libero», ripesca dal suo passato d’attrice delle foto a seno nudo col pacato commento Veronica velina ingrata); ma già successiva a una serie di servizi fotografici documentanti i passatempi del Presidente, dopo che è stata pubblicata coram populo un’intercettazione telefonica fra lui e un ossequioso dirigente RAI nella quale Berlusconi raccomanda attrici segnalate da certe persone «con cui sta trattando» perché «sta cercando… di avere la maggioranza in Senato» (siamo agli ultimi sussulti del secondo governo Prodi, col suo risicatissimo margine parlamentare), e dopo che a séguito delle trionfali elezioni dell’aprile 2008 s’è insediata in Parlamento «una folta schiera di belle ragazze» subito dai cronisti parlamentari simpaticamente definite «Forza Gnocca» (Filippo Ceccarelli, La Suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti, Milano, Feltrinelli, 2010, p. 21).

Ancora sull’antirealtà

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di Giuseppe Zucco

Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto. Carlo Emilio Gadda

Ma è così? In letteratura esiste una divisione così netta tra finzione e realtà? Le opere letterarie possono essere annoverate senza ombra di dubbio ora tra le schiere della realtà ora tra quelle della finzione? E questa distanza certificata aiuta la comprensione delle opere letterarie? Oppure il gioco è infinitamente più sfumato? E se così fosse, non vi è forse tra realtà e finzione un reciproco scambio, un’osmosi continua quasi impercettibile? Non è più corretto affermare che le particelle dell’illusione possono rendere più completo l’atomo della realtà, e viceversa?

Siamo qui, siamo qui!

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di Maria Luisa Venuta

Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una vuvuzela che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. Un’altra giornata lassù a 35 metri di altezza.
La gente che passa al mattino andando verso gli uffici verso le scuole, le università passa sotto la gru e con il naso in su guarda se sono ancora lì. Loro escono dalla cabina del manovratore, appendono uno striscione enorme con scritto “sanatoria” e poi parlano con il gruppo che accanto al cantiere si da il cambio a presidiare, a non lasciarli soli né di giorno né di notte. La gru non è più una L capovolta nel cielo che sovrasta l’entrata a nord nel centro storico di Brescia, è diventata un enorme punto di domanda.

Sincronie 2010 – Bios

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sabato 6 novembre dalle 10 di mattina a mezzanotte
Salone d’Onore, Palazzo della Triennale – Viale Alemagna, 6 Milano

4 ensembles e un totale di 50 musicisti eseguiranno per 14 ore interpretazioni di “Vexations”, il brano di Erik Satie che ha inventato l’ambient music.

ingresso libero

Sincronie 2010: βὶος è realizzato con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, di ENEA e del Comune di Milano e con il contributo e la collaborazione di:
Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Banca Popolare di Milano, Survival International, O’, L.A.B. laboratorioartibovisa, Die Schachtel, Auditorium Edizioni/InSound, Sconfinarte, Associazione Neoma Milano, Casa Ricordi, Sugarmusic SuviniZerboni e con la partecipazione dell’ICS “L.Tolstoj” di Milano.

per maggiori informazioni e prenotazioni: www.sincronie.orgprenotazioni@sincronie.orginfo@sincronie.org
ufficio stampa: info@o-artoteca.org

Call for plot

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Gentili Autori e Lettori di Argo,

dopo Oscenità (Argo XV) e Id – La materia che amava chiamarsi umana (Argo XVI), il collettivo Argo si appresta a realizzare il suo terzo romanzo di esplorazione. E chiama a raccolta chiunque voglia partecipare.

Call for plot