Home Blog Pagina 329

Avventure 1 – Neve

4

di Giacomo Sartori

Gli aveva intimato di venire seduta stante. Ma lui non poteva muoversi subito, stava preparando un esame molto importante. Partì due giorni dopo in un molle vorticare di fiocchi. Lei venne a prenderlo alla stazione assediata da muraglie di sale ghiacciato, e per tutto il tragitto in autobus lo baciò sulla bocca sfregando il bacino contro il suo sesso. Aveva sempre dimenato come un serpente il bacino nervoso e sottile, in un certo senso quando era adolescente era la sua particolarità. Ma ora non voleva più provocare una bigotta città di provincia, e anzi sembrava indifferente che la gente dell’autobus li guardasse. Il ragazzo si vergognava della propria sacca da studente imbranato. Le scritte sui muri che vedeva sfilare con la coda dell’occhio inneggiavano alla creatività e all’anarchia,

Viola Amarelli   GENERAZIONI

15

 

[ © ,\\’ ]

GENERAZIONI
 
di Viola Amarelli

 

1943
 
L’afa e la noia del ritorno
a casa dopo la scuola
tra sassi e rovi, balzando
gamba a gamba di corsa
vecchio gioco, ortiche e uccelli
ramarri e fossi e l’aria
bassa. La fame, le scarpe
ormai preziose, i libri nati sciupati,
un altro giorno, muovere terra secca
polvere e foglie, al frastuono improvviso
la ragazzina alza la testa,
nuvole grigie e celesti insieme
il cielo si riempie ora di aerei, mai
visti tanti, vibra tutto intorno.
Fermarsi, attonita, gli occhi che
brillano tra le scie che ricadono,
lontano a valle nella città le bombe
e i botti, lontano la ragazzetta
sale su un masso per guardare meglio
pulsando il sangue come nei film
quando arrivano i nostri,
a valle nella città i morti che
lei non sa, non conosce, batte le mani,
avanti, l’aria si elettrizza.
A valle gli ultimi lutti, atrocità
nascoste per ora fusoliere,
fumo e scintille, pura potenza
in movimento. Lei vive, c’è
vivente tutto s’allarga,
la fine della guerra.

carta st[r]ampa[la]ta n.29

7

di Fabrizio Tonello

E’ bello avere degli amici. E’ bellissimo avere degli amici che ti difendono. E’ meraviglioso avere degli amici di cultura che guardano alla Storia (quella con la S maiuscola) per interpretare il presente. Così si dev’essere detto il ben noto trapiantato pilifero leggendo che il toscanissimo deputato del Pdl Maurizio Bianconi ha lanciato il grido di guerra: “Badogliano!” contro l’infame traditore Gianfranco Fini. Per qualcuno con la formazione politica di Fini, che ha nel suo DNA addirittura Julius Evola, si tratta della più infamante delle accuse. Bianconi ha precisato che Fini “E’ come Badoglio” in quanto ha fatto nascere i gruppi di Futuro e Libertà con un proclama “come quello di Badoglio che dopo il 25 luglio disse la famosa frase: continueremo la guerra a fianco dell’alleato tedesco. Salvo poi tradirlo” (Giornale della Toscana, 6 agosto).

In morte di Cossiga

70

di Ivan Carozzi

Me ne vado tra i pellerossa\
o tra i mammutones\
Il fatto è che sono già sottile sottile\
e fatico a pensare, a ricordare\
Con tutte le accuse e gli insulti che si levano in rete\
come frecce\
io mi ci soffio il naso\
che già mi cola di liquidi nerastri\
sulla camicia azzurra stirata di Presidente pensionato\
La connessione fra me e voi si fa sempre più lenta e disturbata\
fischi, sibili strozzati, un pochettino di rumore bianco\

Ogni tre passi

10

di Piero Sorrentino

Parliamo di mia madre. Ha sessantadue anni. Da due mesi non sa più camminare. Dice che lo ha dimenticato. È successo una mattina; stava camminando, nel modo normale che abbiamo tutti di camminare, un passo, un altro passo, un altro ancora e così via; a un certo punto si è fermata e non è più andata avanti. Mio padre era con lei, era lì, dice che non è successo niente di speciale, non ci sono stati segnali allarmanti prima che succedesse; ha fatto solo un movimento con la mano, mia madre, dice mio padre, come quando a tentoni si cerca l’interruttore in una stanza buia. Lei cercava un appoggio. Uno qualsiasi. Ha messo la mano sulla spalliera di una sedia, l’ha fissata a lungo e ha finalmente fatto il passo successivo. Mio padre dice che sembrava un semplice capogiro: cammini, ti gira la testa, ti appoggi a qualcosa per non cadere, stai fermo qualche secondo, poi riprendi a camminare come prima. Invece da quel momento di due mesi fa, mia madre non cammina più da sola.

Agorà

35

di Stefano Pisani

Tempo di lettura: infinito

Dopo i successi di Apri gli occhi, The Others, Mare dentro, il grandissimo regista spagnolo Alejandro Amenabar si presenta con questo colossal sull’antica Grecia: la storia della morte di Ipazia, o meglio dello sviluppo del cristianesimo ad Alessandria nel 391 d.C. (se vi state chiedendo il perché del titolo, interrogatevi sul fatto che se Amenabar l’avesse chiamato “sviluppo del cristianesimo nell’Alessandria del quarto secolo dopo Cristo” avrebbe avuto pochissimi spettatori. Ma d’altronde sempre più di quelli che ha avuto chiamandolo Agorà).

John Fante: promenade

3

Venerdì 20 agosto inizia la V edizione del Festival letterario ‘Il Dio di mio padre’ dedicato allo scrittore italoamericano John Fante. La manifestazione, che si svolgerà a Torricella Peligna (il paese d’origine del padre dell’autore), presenta un calendario fitto di incontri. Saranno presenti tra gli altri gli scrittori Melania G. Mazzucco, Fabio Geda, Dan Fante, il giornalista Giulio Borrelli, il vincitore del Premio John Fante ‘Autore tra due mondi’ 2010: Jonas Hassen Khemiri, i finalisti del Premio John Fante ‘Arturo Bandini Opera Prima’ 2010: Angela Bubba, Paolo Piccirillo, Alberto Mossino, ma anche Vincenzo Costantino Cinaski, Francesco Forlani, Francesco Durante, Masolino D’Amico, Brunella Schisa e tanti altri.
Oltre a JOHN FANTE, si parlerà di emigrazione italiana, di immigrazione, di letteratura giovane, della famiglia Cecchi-D’Amico, del poeta Clemente Di Leo e molto di più.
Francesco Durante presenterà in anteprima nazionale ‘Bravo Burro!‘, il romanzo per ragazzi di John Fante inedito in Italia, in uscita il prossimo autunno da Einaudi.

Scuola di calore

17

di Massimo Rizzante

Un incubo chiamato Algeciras

a Ana

Tutto ha inizio e non ha fine in un incubo
chiamato Algeciras, sul molo, fra la bolgia in partenza per Ceuta.
Un uomo, Octavio, la cui lingua per la legge del contrappasso era
ridotta a una poltiglia di fuoco, mi farfugliò: “Arnold… me está… matando”

Non ho mai idealizzato il mondo, né creduto all’inferno.
So, per esperienza, che ci sono giorni in cui la fede nei maestri
si scioglie come merda al sole, mentre, malgrado tutto,
le tredici passioni che governano il mio sesso non fanno scuola

I bambini dei romanzi italiani

23

Se dio vuole noi romanzieri italiani non viviamo in uno di quei paesi noiosoni in cui non succede mai niente, quegli stati laconici e disciplinati dove il governo rubacchia con puntigliosa discrezione, la gente lavora pedissequa, i calciatori calciano, le mucche sonnecchiano, i treni sfrecciano in orario, senza mai rompersi e senza mai esplodere, la malavita è ancora tutta disorganizzata. Per fortuna da noi al governo ci vanno dei veri delinquenti, e intendono orgogliosamente continuare ad esserlo, si alleano con la fazione dei razzisti e con la mafia, si fanno pubblicamente le ragazzine, dettano i telegiornali, cercano in tutti i modi di schiaffare in prigione i magistrati e di inchiappettare i giornalisti, molti dei quali del resto sono consenzienti. Ne risulta una girandola di affari sesso corruzione crocifissi e ammazzamenti, con ogni giorno un diegetico colpo di scena. Per il comune cittadino non sarà il massimo, ma per noi romanzieri è una pacchia: proprio quello che ci vuole per non fare la fine di Claude Simon,

50 aforismi #4

124

Morte/Umanità/Amore/Suicidio

di Luca Ricci

Avere voglia di farla finita e temporeggiare per non bruciarsi l’ultima illusione.

Mary Poppins alle quattro del mattino: basterebbe un poco di veleno e non ci sarebbe più bisogno di nessuna pillola.

Quando neanche il desiderio di non avere più desideri rimane vivo.

carta st[r]ampa[la]ta n.28

8

di Fabrizio Tonello

Seppellito Marx. Distrutto Lenin. Incriminato Stalin. Dimenticato Roosevelt. Svergognato Togliatti. Ridimensionato Berlinguer. Cosa resta alla sinistra italiana? Harry Potter e Obama, a quanto sembra. Ma la Rowling non scrive più e Obama precipita nei sondaggi. Era rimasta una sola icona all’internazionalismo proletario, un faro per i progressisti di tutto il mondo, una consolazione per i nostalgici del socialismo: i Beatles. Sì, il quartetto di Liverpool autore di memorabili canzoni di lotta come “Michelle ma belle, these are words that go together well”.

T & T

3

di Manfredi Bortoluzzi

-Prego signore si accomodi, in cosa posso esserle utile?
-Ho bisogno che fermiate il tempo.
-Come dice, prego?
-Va troppo in fretta.
-Temo che abbia sbagliato posto signore. Perché non si rivolge all’agenzia qui di fronte?
-Ah, certo mi scusi. Grazie, grazie mille.

In memoria: Patrick Chevaleyre

3

immagine di Patrick Chevaleyre

Beaucoup de vide
de
Patrick Chevaleyre
Beaucoup de vide dans le vide beaucoup de vies dans la vie plus de Friskies à Franprix trop de rayures dans le temps quelques labyrinthes un peu trop de nuages dans le ciel beaucoup de filles dans les rues peu de réel dans le réel plus beaucoup d’illusions plus de taxis à cette heure pas beaucoup de monde ce soir pas assez de champagne quelques gifles qui se perdent (continua qui)

(traduzione di Esteban Buch)
Mucho vacío en el vacío muchas vidas en la vida no más Friskies en Franprix rayas de más en el tiempo algunos laberintos algunas nubes de más en el cielo muchas chicas en las calles poca realidad en la realidad ya no muchas ilusiones no más taxis a esta hora poca gente esta noche el champagne que no basta algunas cachetadas que se pierden demasiados perfumes en su cuerpo casi no más cigarrillos ningún mensaje esta noche algunas lágrimas de cansancio mucho encanto demasiados rostros olvidados muchas alarmas algunas alertas no más tiempo que perder no más Ronron en Franprix no más azar o casi no más lugar para estacionar no más electricidad mucho placer mucha felicidad mucho vagabundeo muchos errores confusión pocas historias en la historia demasiados espejos en las cosas nada de imaginación mucha incertidumbre no más Whiskas en Franprix algunos problemas muchos obstáculos demasiada policía por todos lados uniformes demasiadas derrotas ninguna respuesta poco dinero en la poesía poca poesía en el dinero algunas vitrinas rotas no demasiado sexo en el sexo no más coraje mucho tiempo perdido palabras para no decir nada la crueldad que no basta demasiadas humillaciones algunos deseos muchas obsesiones poco vértigo al embriagarse ya no mucha memoria demasiado control algunos hombres por bajar demasiadas preguntas algunas mujeres por amar no más Sheba en Franprix mucho ruido y pocas nueces pocas imágenes demasiadas sirenas en la noche mucha clase en la lucha.

Foreign Parts e Hell Roaring Creek: due film americani

5

di Rinaldo Censi

Locarno

Verena Paravel cercava di girare un piccolo film percorrendo la metropolitana di New York. Raggiunge un quartiere che la maggior parte della gente le sconsiglia di frequentare, Willets Point. Potrebbe anche rimetterci la pelle. Decide di affrontare il rischio. Di certo ha la pelle dura. Qualche minaccia l’ha anche subita. Eppure, è proprio lì che ha girato il suo bel film (lo diciamo agli amanti degli steccati di “genere”: anche un documentario è un film), insieme a JP Sniadecki, a Willets Point, che a prima vista potrebbe essere scambiato per Puerto Rico, o un sobborgo del Messico. Foreign Parts è il titolo del film, e concorre per il premio Cineasti del Presente. Potrebbe essere Puerto Rico, o un  sobborgo di un film di Ozu. Per buona parte del film la macchina da presa ruota ad altezza d’uomo, con piglio volutamente grezzo, pronto a captare qualunque evento che lì si svolga: non facciamo altro che vedere strade infangate, pozzanghere (Willets Point può diventare una specie di acquitrino), lamiere, minuscoli bar, pezzi di ricambio per automobili. All’inizio l’inquadratura sembra soffocare gli spazi, togliendogli aria. Il cielo – lo vedremo più avanti – spesso è grigio. Willets Point è un microcosmo. Così il film, costruito in una sorta di ascesa: prima una strada malridotta di periferia e infine la vista dell’intero block, dall’alto, nell’azzurro del cielo, mentre una bandiera americana taglia in due l’inquadratura

ICE CREAM

11

di Mattia Paganelli

1 Scoop € 1,00
2 Scoops € 1,50
3 Scoops € 2,00
4 Scoops € 2,50
5 Scoops € 3,00
6 Scoops € 3,50
7 Scoops € 4,00
8 Scoops € 4,50
9 Scoops € 5,00
10 Scoops € 5,50
11 Scoops € 6,00
12 Scoops € 6,50
13 Scoops € 7,00
14 Scoops € 7,50
15 Scoops € 8,00
16 Scoops € 8,50
17 Scoops € 9,00
18 Scoops € 9,50

Letterarietà

8

[Dedico questi passaggi di Fortini a degli amici a cui ho pensato, mentro ero intento nella lettura, come fossero il prosieguo di varie discussioni già avute con loro: Alessandro Broggi, Gherardo Bortolotti e Helena Janeczek. A I]

Da Insistenze (Garzanti, 1985): “Per una ecologia della letteratura”, apparso sul “Corriere della sera” del 17 maggio 1984

Franco Fortini

Se ogni opera letteraria si definisce anche, sebbene non esclusivamente, da quel che una società ed un tempo determinato (o per essere più precisi: la classe, e in essa il ceto, dominante in una data società) hanno stabilito essere il “letterario”, ne verrà la possibilità, più volte e autorevolmente sostenuta, di una storia, non della “letteratura” come collezione di testi, bensì del “letterario”, della lettura e del suo immaginario, della fortuna e delle sue allucinazioni; e soprattutto storia del farsi, non solo del fatto, e dunque filologia e critica. (…)

La performatività vuota di Berlusconi – idee per un nuovo discorso di sinistra

54
di Christian Raimo
All’inizio del secolo scorso Wittgenstein nelle sue Ricerche filosofiche sosteneva l’impossibilità di uscire dai limiti che il linguaggio stesso ci impone. Cinquant’anni dopo John Austin mostrava come questo linguaggio in cui siamo immersi comprende anche molte delle azioni che compiamo (come promettere, minacciare, testimoniare…). Nell’era della comunicazione che stiamo attraversando sempre di più dovremmo aver presente questa prospettiva di riflessione sul linguaggio, proprio per renderci costantemente conto delle “gabbie” linguistiche in cui siamo rinchiusi.
Mi piacerebbe, tenendo a mente quest’orizzonte, fare interagire l’analisi che proponeva Ida Dominijanni qualche giorno fa sulla crisi di sistema che la debacle del Pdl ha messo in luce – la fine della Seconda Repubblica, così come l’abbiamo conosciuta – con le considerazioni di Giorgio Fontana sulla scomparsa del valore della verità dal discorso pubblico. Per partire dal bisogno, espresso da entrambi, di trovare un modo per opporsi a quella dittatura retorica di cui Berlusconi è tanto causa quanto sintomo.

Saint-Séverin e dintorni

24

di Antonio Sparzani


Visualizzazione ingrandita della mappa

Si fa presto a dire Parigi, j’ai deux amours (intanto guardatevela la Josephine del 1950….) eccetera, ma poi se non ci torni per tanto tempo ti manca molto, s’intende se ci sei stato almeno una volta ad aggirarti per quelle strade, a guardare quelle vetrine e quelle birrerie tutte diverse e a perderti nelle viette dell’estate delle signore che stanno sedute fuori a chiacchierarsela con la signora della porta accanto. E così ogni tanto bisogna tornare, anche solo a camminare in giro, a percorrere gli austeri viali del Luxembourg e a guardare da lontano i profili della Défense. Parigi è una città su un fiume, e anzi alcuni dei suoi edifici importanti stanno su un’isola in mezzo al fiume, Notre-Dame sta nell’Île de la Cité, per dire. Le isole al centro del fiume sono poi due, collegate dal Pont Saint-Louis, e i cittadini di Parigi, a differenza dei cittadini di Königsberg, ricordati qui , possono, volendo, camminare senza intoppi sui quindici ponti che complessivamente uniscono le due isole alla terra ferma e tra loro, percorrendoli tutti di seguito e ciascuno una sola volta, provare per credere, basta una matita. Per questo non esiste un “problema dei ponti di Parigi”, mentre esiste il problema (senza soluzione peraltro, come s’era detto) dei ponti di Königsberg.

Talee: un’idea per librai rizomatici

1

di Beatrice Meoni

Il progetto Talee nasce da un’occasione: la richiesta di una libreria, Il Terzo Luogo, di Sarzana di esporre alcuni mie opere all’interno del loro spazio. Ho pensato che avrei voluto fare di più, pensare a un progetto da creare appositamente per quel luogo, e che da quel luogo prendesse vita.

Da un luogo domestico come il balcone di casa e dal mio interesse per le piante sono arrivata al concetto di talea. Ho iniziato a lavorare sulle pagine dei libri e si è chiarita in me la necessità di usarli come supporti, come medium di propagazione di forme., piuttosto che descrivere attraverso le immagini i contenuti del testo scritto, o sottolinearne la scelta.. Le mie talee messe a germogliare, in questo caso, sono costruzioni tridimensionali incerte e fragili che prendono forma dalle pagine e si estendono in paesaggi e griglie cromatiche.

China

4

di Mariapia Quintavalla

Ti vestirono ignuda e fredda,
leste mani ti disinfettarono:
non ne vidi nulla,
non ne seppi immagini.

50 aforismi #3

5

Morte/Umanità/Amore/Suicidio

di Luca Ricci

Il dramma degli amanti: la bile delle coccole e il miele dei litigi.

Scoprire che Dio ha agito per una delusione d’amore…

L’amore è tutto nella vita. Quando finisce.