di Helena Janeczek
“L’Illuminismo”, comincia il saggio di Immanuel Kant, “è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”. Ora che, sull’orlo del baratro, abbiamo ottenuto la libertà vigilata da Berlusconi, tocca vigilare sui pericoli che già si delineano nel futuro politico.
Ma per portarsi avanti, conviene guardarsi indietro. Fare luce su tutto quanto abbia gettato un intero paese in uno stato di minorità rispetto a un unico protagonista. A partire da noi stessi: noi che, interpretando in vari modi il ruolo di oppositori, per un ventennio siamo stati sconfitti. Riconoscere che lo stato di minorità riguarda anche noi, e ha sempre giocato in suo favore. Coglierlo attraverso lo specchio fedele della lingua. “Psiconano” o “Al Tapone”, per esempio, sono insulti puerili. Conferire a un cumenda milanese i titoli di “Sultano” o “Imperatore”, significa ingigantirne la figura. La B., infine, sotto il dileggio cela il tabù di un potere innominabile.














