di Daniele Giglioli
Transita in questi giorni in libreria Dai cancelli d’acciaio di Gabriele Frasca (Luca Sossella, 591 pagg, 30 euro). Non so quanto ci resterà, ma verosimilmente non molto, come quasi ogni libro, e tanto più questo romanzo abnorme che è la summa di tutto quanto il suo autore è andato facendo, come poeta, saggista e narratore, in molti anni di lavoro. Più che una recensione, questo è un appello. Non è rivolto a chi già conosce l’opera di Frasca, con punte a volte di culto e fanatismo che temo gli nuocciano più di quanto non gli giovino. Ma a chi non l’ha mai letto, al lettore qualunque che si suppone (e Frasca stesso, sembrerebbe, suppone) a un testo del genere non si accosterebbe mai, o se ne distoglierebbe subito alle prime righe. E l’appello è: non sprecate questa possibilità, non fatevi respingere – se occorre anche contro il suo autore – dal suo esoterismo. Dai cancelli d’acciaio ha molti punti di accesso, e qualunque lettore può trovarvi il suo. Una volta dentro, non importa quanto possa sfuggirgli: ciò che gliene verrà sarà sempre e comunque in sovrappiù.














