di Franco Cordelli
Il primo libro da me consegnato a Einaudi è del 1990, dunque fuori gioco. Ne ho pubblicati altri due, uno nel 1996 e uno nel 1999. In quegli anni al governo c’era il centro-sinistra. Credevo che Berlusconi fosse spacciato. Credevo che si sarebbe fatta una legge sul conflitto d’interessi. Più in generale, non avevo percepito la questione dell’opportunità di “lavorare” o meno per una casa editrice di un industriale – sceso in politica e già, fugacemente, primo ministro (nel 1994). Per me Einaudi e Mondadori erano ancora aziende simili alle altre, d’ogni natura (non credo che le aziende editoriali siano uguali alle aziende ortofrutticole: i libri non sono, come è stato detto, uguali ai pomodori). Presi coscienza del problema quando Berlusconi vinse le elezioni del 2001. Fu in quel momento, o poco dopo, che cominciai a pensare al libro che poi divenne Il duca di Mantova. Più quel libro prendeva forma, più si faceva strada nelle mie intenzioni l’idea che sarebbe stato anche un banco di prova. A quale editore migliore di Einaudi consegnare un romanzo in cui l’antagonista morale del narratore è lo stesso Berlusconi?













