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ALFRED JARRY, I PEDONI INVESTITORI

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di Alfred Jarry

I PEDONI INVESTITORI (pp. 37-38)

L’opinione pubblica si è commossa in occasione della corsa automobilistica Parigi-Berlino39, per l’incidente che segue: in una delle città neutralizzate, un bambino di dieci anni ha inteso attraversare la strada al sopraggiungere di un veicolo che procedeva alla velocità piuttosto moderata di dodici chilometri all’ora, rimanendo ucciso sul colpo.
Si tratta, a nostro avviso, di una cosa eccellente, per le ragioni che ora esporremo. I turisti in bicicletta o in biciclo, nell’anno 1888 o 1889, erano insultati in lingua abbaiata, morsi e incitati alla caduta, finché i cani, come oggi possiamo constatare, non presero l’abitudine di scansarsi, come al passaggio di una vettura, così anche di fronte al nuovo apparecchio locomotore. Completata l’educazione canina, i frustini e gli altri strumenti destinati in quei tempi remoti alla difesa del ciclista hanno potuto aggiungersi agli smonta-pneumatici dell’età della pietra.

Halt! ego – per una ontologia dell’esilio

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Per una ontologia dell’esilio
di
Vera Linhartová
traduzione di Francesco Forlani e Paolo Trama
(pubblicato su Sud n°O)

Per venticinque anni, finché la questione sembrava d’attualità, mi sono sempre astenuta dall’affrontare l’argomento dell’ « esilio ». Non soltanto mi pareva secondario rispetto alla mia situazione, ma per di più ero da sempre convinta che si trattasse di una nozione inadeguata e superata. La mia convinzione è del resto immutata. Se, nonostante tutto, ho accettato di riflettere oggi sulla questione, è innanzitutto perché presumo che, nella sfera del pensiero umano, non ci siano argomenti proibiti; ma, sopra ogni altra cosa, perché considero che una messa a fuoco del tema potrebbe ritornare utile. A mio avviso si sviluppano interpretazioni del termine troppo spesso facendosi prendere dal sentimento o dalla passione, rinunciando invece ad analizzarlo in modo critico.
Diciamo, tanto per cominciare, che la nozione d’esilio non ha senso che in certe società sedentarie, visto che non avrebbe alcuna ragione d’essere presso i nomadi. Ed anche se, ai nostri giorni, la maggior parte delle nostre società appartiene alla prima categoria, all’interno di queste stesse società, accanto alle persone che restano attaccate tutta la loro vita ad un solo ed unico luogo, non riuscendo nemmeno a concepire che ce ne potrebbe essere uno diverso, esistono altri individui che preferiscono lasciare la relativa sicurezza di un luogo immutabile per percorrere il mondo o più semplicemente per trasportare i loro penati altrove.

Biondo ferro

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di Franz Krauspenhaar
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Alici, e spaghetti con le vongole, veraci. Soleado al cartoccio, mele d’ordinanza, scampate al diluvio universale. Il suo culo è una mela originaria. Filetti scoscesi di roccia, sorpassata da una spider, nel cucciolo cuore cremoso del pomeriggio addormentato. Mineralwasser. Un timballo di speranza di essere amati, una lasagna al forno nel caldo della passione sfrenata. L’accensione libidinosa delle trofie al pesto,

Qui non lo lascio

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di Maurizio Braucci

“Qui non lo lascio. No!” ha detto Mirela, la moglie di Petru Birladeandu, il suonatore ambulante rumeno, ucciso dai killer della camorra il 26 maggio scorso, vittima innocente durante un’azione di rappresaglia criminale nel pieno centro di Napoli. Una settimana fa, Mirela è fuggita in Romania con i due figli e ha disposto che le spoglie del suo caro siano rimpatriate al più presto, lamentando così il duplice oltraggio subìto: l’assurdo ferimento di Petru durante la sparatoria e la sua agonia davanti ai tornelli di un’affollata stazione ferroviaria dove si era rifugiato malgrado fosse stato raggiunto da due proiettili. E’ rimasto a terra per quasi mezz’ora Petru, senza che i treni nemmeno fermassero le loro corse, mentre le immagini del sistema di videosorveglianza riprendevano la gente che fuggiva via da Mirela che urlava disperata, cercando un aiuto che nessuno le ha dato fino all’arrivo dell’ambulanza da un ospedale, il vecchio Pellegrini, distante appena 20 metri.

Come muore ognuno di noi

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di Evelina Santangelo

Maurizio Braucci ne parla qui. e qui hj

Napoli, Montesanto, 26 maggio 2009, ore 19.
Un uomo con una fisarmonica in spalla, accanto a lui una ragazza. Camminano verso la stazione Cumana di Montesanto.
Un corteo di 4 centauri sfilano contromano davanti alla telecamera della video sorveglianza all’esterno di quella stessa stazione. Non c’è l’audio, ma si capisce che i motori rombano nel traffico cittadino dell’ora di punta.
Nella controluce, s’intravedono l’uomo e la ragazza correre verso le porte d’ingresso.
L’uomo avanza piegato, arranca fino ai tornelli della stazione, cerca di appoggiarsi all’obliteratrice. Non c’è l’audio, ma si capisce, si vede che la ragazza sta chiedendo aiuto alla folla accalcata in uscita e in entrata lì, a un passo da lei e da quell’uomo, che deve essere il suo compagno o suo marito.
L’uomo è piegato su se stesso. Si stringe la mano al ventre o al petto. È ferito. Si capisce anche dal video che è ferito. La ragazza prova a sorreggerlo. L’uomo scivola piano, si accascia vicino ai tornelli.

GranTorino: Andrea Bajani

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All’ultima Fiera del Libro ho fatto per Booksweb (ne ho parlato qui della bella iniziativa di Alessandra Casella) alcune interviste a scrittori, amici e amici-scrittori. Tutto improvvisato, all’impronta, poco più di una chiacchiera da bar. A rivederle, però, mi paiono aggraziate, quindi ve le ripropongo a mo’ di nuova rubrica (GranTorino, appunto) dove gli scrittori non scrivono, ma parlano. G.B.

L’originale sta qui:

Due racconti da “Rumeni”

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di Anna Lamberti-Bocconi

GIGIO

“Ma che accidenti…”. E’ più una sensazione che altro, una presenza dietro la schiena. Questione di riflessi: mi giro di scatto e lo becco con la mano nella mia borsa; quella mano gliela branco al polso e lui si immobilizza come una bestiola spaventata. “Ma che cazzo fai, stronzetto! Volevi derubarmi?”
Lui zitto, duro, rattrappito nelle spalle. Mi fissa con lo sguardo di un lanciafiamme. Gli spaccherei la faccia.

Il tappeto di porpora

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[Voglio farvi conoscere questo breve saggio, che mi ha sempre molto colpito, tratto dal volume Alla ricerca del senso perduto, di Anita Seppilli (Sellerio, Palermo 1986, pp. 108-110). Vedi in fondo per altre notizie sull’autrice. a.s.]

tappeto-rosso
Gli han dato un letto di porpora e d’or,
e le catene son fatte di fior

[da qui]

Ed ora arriviamo ai nostri giorni. Con fatale frequenza, ad ogni arrivo di grandi personaggi del mondo politico in visita diplomatica dall’estero la televisione ce ne ammannisce la messa in scena. Come il famoso sketch di Charlot nel film Il grande Dittatore rappresentò l’arrivo di Hitler nel 1938 a Roma, così anche oggi — non più alle antiquate stazioni ferroviarie, ma ai modernissimi aeroporti — assistiamo ai più o meno storici incontri: un lungo tappeto-corsia, simbolo di protocollo, attende e guida i passi. degli arrivanti.
Certo, fra aerei che volano a centinaia di chilometri all’ora, e tappeto disteso ad accogliere i Grandi della Terra per quei pochi metri, pare che due stili di vita, distanti di secoli, si incontrino per errore.
A che cosa risale lo spiegamento protocollare del tappeto-guida?

Diario dell’esilio da Gomorra

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di Giuseppe Montesano

Un mare di retorica spesso ha tentato di usarlo per i fini più diversi, un mare di retorica ha spesso tentato subdolamente di levargli ogni efficacia fingendo di glorificarlo, un mare di retorica ha velato le verità taglienti che ha detto e scritto sull’economia e sulla politica, un mare di retorica è passato in questi anni su Roberto Saviano nella speranza di occultarlo nella grande festa dello spettacolo mediatico

Classifiche Pordenonelegge-Stephen Dedalus, giugno 2009

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[Si pubblicano le classifiche estese del Pordenonelegge-Stephen Dedalus]

NARRATIVA

1. Luigi Di Ruscio, Cristi polverizzati, Le Lettere p. 78
2. Gabriele Pedullà, Lo spagnolo senza sforzo, Einaudi p. 32
3. Vitaliano Trevisan, Grotteschi e arabeschi, Einaudi p. 27
4. Giorgio Falco, L’ubicazione del bene, Einaudi, p. 20
Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori p. 20
6. Daniele Del Giudice, Orizzonte mobile, Einaudi p. 16
7. Peppe Fiore La futura classe dirigente, minimum fax p. 14

Clan a Montesanto

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di Maurizio Braucci

Petru Birladeandu, il suonatore ambulante rumeno, è stato commemorato giovedì scorso da un presidio di associazioni e collettivi che si è tenuto nello stesso quartiere Montesanto dove il 33enne è stato ucciso dai killer della camorra il 26 maggio. E’ morto con ancora addosso la sua fisarmonica, per alcune ore si è pensato che fosse lui l’obiettivo del raid, Petru invece era uno che si guadagnava da vivere suonando insieme alla moglie per i vicoli del centro di Napoli.

Quattro poesie di Marco Ceriani

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di Marco Ceriani

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Chi crede che la morte non ha odore
costui sappia che costei puzza d’angoscia
più dell’ignara Giocasta s’ha mai cuore
di stridere nel coito sotto coscia
all’invertito Edipo! E che la morte inveschi
più della puzza che più dell’ascellare sebo
di quel greco dirime forse in Eschilo
il gran tema che dà inizio ai Sette a Tebe?
Forse chi crede che la morte va alla morìa
come dall’ascella di colui che forbici pianta nella gola
dei galli giocolieri che dal chicchirichì alla stia
rivivono l’annuncio con un difetto di parola
Forse chi la morte crede cammini tutta sola
come colui che le forbici pianta nei bargigli
dei galli torcolieri che con un difetto di parola
annunziano al villaggio che i figli dei suoi figli…

Website Horror

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54 racconti. 51 autori. Lettori. Scrittori. Baldini&Castoldi. Sironi. Einaudi. Mondadori ragazzi. Kowalski. Voland. Alessandro Gabriele, Alessandro Raveggi, Alessio Arena, Andrea Malabaila, Angelo Marenzana, Angelo Orlando Meloni, Brian Maxwell, Collettivomensa, Elizabeth Harris, Enrico Miceli, Eva Clesis, Fabio Izzo, Fabrizio Pizzuto , Federico Penza , Francesca Ferrando, Francesco Tacconi, Franco Santoro, Gaia Conventi, Gemma Gaetani, Gessica Franco Carlevero, Gianluca Morozzi, Giovanni Agnoloni, Glauco Silvestri, Gordiano Lupi, Guido Catalano, Hector Luis Belial, Jacopo Nacci, Josh Kvidt, Laura Costantini, Loredana Falcone, Marco Candida, Marco Montanaro, Massimiliano Nuzzolo, Matteo Di Giulio , Matteo Galiazzo, Matteo Poropat, Monica Marina, Nevio Manente, Omar Di Monopoli, Paola Presciuttini, Pasquale Panella, Riccardo Dal Ferro, Roberto Carvelli, Roberto Saporito, Sara Durantini, Simone Ghelli, Ugo Sette. Orsacchiotti. Tappeti persiani. Mascherinine “sonni tranquilli”. Grattaschiena. Cavatappi. Arachidi. Pappagalli. Mutandine. Gettoni. Rossetti. Ciabatte. Racconti in italiano e inglese. Questo e molto altro… Su WEBSITEHORROR: OGGETTI STREGATI A PREZZI STRACCIATI. Partecipa anche tu!

L’odio

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[Davide Giromini, anima degli Apuamater Cyberfolk, ha prodotto in tiratura ultralimitata un cd a proprio nome, Ballate di fine comunismo. Qui – di seguito il testo – si può ascoltare una delle canzoni per me migliori del cd: [podcast]https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/lodio.mp3[/podcast]
Visto che il cd non ha distribuzione, vi consiglio di ordinarlo scrivendo qui: darmo30@yahoo.it] m.r.
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di Davide Giromini

L’odio lava i nostri cuori dalle foglie morte
Ai germogli dell’azione dona caldo sangue
Risuscita meduse incravattate

A gelare i vecchi figli del pensiero di una dea che langue

L’odio porta i nostri occhi sulle bianche rive e ci mostra tutti uguali

L’odio gratta

L’odio uccide

L’odio stenta a liberarsi

Poi esplode

 

Nella stanza di mio padre

Oleandri rossi

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di Antonio Sparzani
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È che nel giardino della casa dove abitavo da ragazzetto a Desenzano del Garda – la casa del nonno materno, morto pochi mesi prima che io arrivassi in questo mondo – c’erano belle piante, l’ulivo, una volta mio padre provò anche a mettere le olive in salamoia, un vero disastro, il mandorlo piuttosto maestoso, il glicine, con quei fiori dolci che noi succhiavamo pensando chissà che bontà, ma soprattutto c’erano gli oleandri , quello bianco, quello rosa chiaro e quello rosso vivo, che stava sotto l’ulivo e che io prediligevo.

Dell’ordine e del lasciarsi andare

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Una conversazione con Giuliana Bruno fatta in esclusiva per l’inclito pubblico di Nazione Indiana da Paola Bonini (che qui ringrazio assaissimo)

Lo spazio delle immagini in movimento e il movimento del corpo fra le immagini, l’architettura come territorio psichico e la psiche come architettura che preserva la memoria. Il lavoro di Giuliana Bruno, docente di Visual and Environmental Studies presso l’Università di Harvard e più recente ospite di Meet the Media Guru, è un viaggio che si compie per ibridazioni disciplinari, in cerca di percorsi e linguaggi di confine – confini che la studiosa attraversa, trovando terre di nessuno, incroci di culture, luoghi che creano altri luoghi. Nella raccolta di saggi Pubbliche intimità: architettura e arti visive (Bruno Mondadori, 2009) mette a confronto gli itinerari fisici e virtuali che si intraprendono passeggiando per il museo, la città, il cinema – la memoria. Lo fa con femminilità perseverante: trasformando, anche nel pensiero, la qualità di ricettività, di penetrabilità corporea, in potenziale di creazione – ed emozionandosi, nell’accezione etimologica di movimento e psicofisiologica di reazione agli stimoli.

Nel fuoco della scrittura (la mostra)

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Video-Catalogo della mostra di Biagio Cepollaro, Nel fuoco della scrittura.
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Laboratorio delle Arti
Piazza Barozzieri 7/a
Piacenza
13 giugno – 4 luglio 2009
Inaugurazione il 13 giugno, ore 17.00.

Presentazione di Italo Testa e Rosanna Guida del libro omonimo pubblicato da La Camera Verde, Roma, 2008.

www.youtube.com/watch?v=XLUxM47Km58

video intervista integrale sul sito www.cepollaro.it/immaginiArte/videointervista.wmv

Da “Cristi polverizzati”

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[Shut Up ‘N Read Yer Di Ruscio. A I]

di Luigi Di Ruscio

Parto difficilissimo, spesso si nasce venendo stritolati, lo shock dell’aria freddissima rispetto al calore del ventre materno, la luce vivissima, i rumori assordanti, la poesia retrocede verso la prima angoscia, potevano immaginare che l’elettroshock rimettesse le cose al loro posto perché era come se lo shock iniziale si ripetesse, l’angoscia di rimanere rinchiusi in un ventre per sempre, l’essere che dilegua nel nulla è il passare e morte, il nulla che dilegua nell’essere è il sorgere e la nascita, la morte è un ritornare nella condizione prenatale, quando ero il niente che viveva il niente e di questa condizione mai nessuno si è lagnato. Certi nascono da una vagina apertissima ed escono come imperatori dalla porta sacra tutto oliato e pronto per l’esposizione. Certi come ghigliottinati e fucilati morivano al centro di un festoso cerimoniale. Ero immerso nelle acque fetali, sono immerso in questa acqua sociale.

Fors’ we could

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obama_jedi_knightdi Helena Janeczek

Quando Barak Hussein Obama correva per le elezioni a Presidente degli Stati Uniti oppure subito dopo, i giornali erano pieni di sondaggi che dicevano che se si fosse votato in Europa, l’avrebbero scelto oltre l’80% degli elettori. La cosa che riporto a memoria e dunque in maniera non precisa, mi è tornata in mente oggi, guardando i risultati delle elezioni europee. In Italia e fuori dall’Italia dove si segnala il crollo della sinistra e, soprattutto, l’avanzamento della destra estrema e xenofoba/razzista. In quasi tutti gli stati membri dell’Est, ma anche in Austria (quasi 18% dei voti), in Olanda (quasi 17%) e persino nel Regno Unito, dove il British National Party per la prima volta riesce a mandare due deputati in parlamento. La Lega al 10,2% non è quindi un’eccezione scandalosa.

Roberto Scarpinato

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di Antonio Sparzani
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Il magistrato Roberto Scarpinato, della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, intervenendo alla presentazione del libro Mani Sporche, di Travaglio, Gomez e Barbacetto, tenuta a Roma il 10 Gennaio 2008,
parla della corruzione e del malcostume della classe dirigente italiana.

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