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Ice Man

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di Mauro Baldrati

Vecchio.
Sì, un tempo ero reticente a pronunciare questa parola, se riferita a me stesso. E’ difficile accettarsi come vecchi, quei personaggi sfiniti, senza più un futuro, che i ragazzi chiamano vecchi: “davanti a me c’era un vecchio…”
Essere un vecchio è l’anticamera della fine, è il non-essere e il nulla.

Usus scribendi – io non sono uno scrittore

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[Quattro nuovi autori che ci spiegano dal di dentro cosa stanno facendo, quale letteratura tentano di produrre. Un pezzo ciascuno. Niente domande, niente sollecitazioni esterne. Il primo contributo è qui. il secondo qui . Il terzo qui . G.B.]

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di Cristiano Cavina

E’ difficile parlare dello scrivere, e molto più difficile è dire in proposito qualcosa di originale e soggettivo.
Chi cerca di scrivere per mestiere, e chi ci prova, ha una propria personale idea, che in larga parte però è dovuta alla lettura di pezzi scritti sull’argomento da autori affermati, che a loro volta hanno attinto da opere e autori precedenti, e così via fino ai grandi classici.
Quello che penso sullo scrivere in generale, e sul mio modo di scrivere in particolare, proviene quasi interamente da Stephen King e da Natalia Ginzburg.

Da “Formatura”

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images-orangina.jpg di Nathalie Quintane

traduzione di Andrea Inglese

[II : parte politica]

Un mattino, mentre suo marito appena sveglio aveva posato il piede sul parquet e sembrava osservare il suo primo volto della giornata nello specchio dell’armadio di pino, la signora Ro, grandemente sorpresa, lo sentì mormorare la parola Orangina. Credette di primo acchito che avesse sete – eppure non aveva l’abitudine di fare colazione con bibite gassate – ma appena gli comunicò che in frigo non c’era che del latte e un resto di succo di pomodoro, non per questo suo marito cessò di ripetere: Orangina.

– Faresti meglio a limitarti al caffè, che riscalda, e scosse la testa infilandosi le pantofole.

Resurrectio palermitana – Racconto breve di una video installazione

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di Vito Chiaramonte

È il tramonto che è passato da un pezzo per essere buio. Arriviamo al parcheggio del deposito delle locomotive di Sant’Erasmo e biglietto alla mano, saputo che l’Enzo Venezia di cui si parla nel pieghevole elegante che ci viene fornito è il palermitano Enzo Venezia, l’architetto autore di memorabili allestimenti espositivi sulla pittura siciliana del Cinquecento, entriamo nel grande spazio schermato dalla luce che è il deposito: una specie di Museo della Storia Naturale di Parigi, in dimensioni minori, invaso da suoni bassi, all’inizio, e subito dopo da un gocciolio insistente. Non siamo ancora dentro, ma siamo già nel nero di un cortinaggio che si apre in una sala enorme in cui, prima impressione, galleggiano grandi immagini fiancheggiati da cubi e parallelepipedi neri come tutto il resto, seconda impressione, ma che recano scritte come incise, bianche, ma non luminose, niente è luminoso, terza impressione. Inizio a camminarci.

Cercasi performance poetiche

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ABSOLUTE PERFORMANCE

Cara poetessa/caro poeta,

se hai files audio o audio/video di tue letture e/o performances poetiche, spediscili a questo indirizzo:

absoluteperform@gmail.com

Selezioneremo i lavori migliori e li pubblicheremo su www.absolutepoetry.org.

Ti aspettiamo,

La redazione di Absolute Poetry

Materia paterna

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di Demetrio Paolin

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a mio padre, che non è mai stato ad Ebensee

Padre, tu che non hai visto altro che le terre nostre del Monferrato, non sai che dove sono ora c’è una collina diversa dalle vigne che c’abituano la vista. Ci sono venuto con dei ragazzini, studenti di liceo in viaggio di studio. Abbiamo preso un pullman e da Salisburgo siamo arrivati qua.
Mi sono chiesto cosa ci fosse di strano in questo posto, che se lo vedevi te lo saresti chiesto anche tu. Non è diverso dal paese dove stiamo, se non per il fatto che il nostro è in cima alla collina e questo ci sta alle pendici.

Mircea e gli altri

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di Giuseppe Rizzo

Il Carù cu Bere emerge ogni sera dal suo torpore gotico per consegnarsi a una Bucharest affamata di affari. È uno degli edifici storici più conosciuti della città, costruito nel 1875. Come molti altri palazzi monumentali sparsi in giro per Calea Victoriei non è un luogo di cultura, di conservazione, di storia. È un luogo di consumo, la più antica birreria della capitale, nonché uno dei suoi ristoranti più esclusivi. Si entra solo su prenotazione e solo se si hanno i soldi per farlo.

La Classe non è Acqua! (bis)

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camion playmobil

Dopo la pubblicazione di questo articolo qui Sergio Bologna me ne propose un altro, altrettanto illuminante, sulla questione dei trasporti. Grazie al lavoro di impaginazione di Jan Reister -santo subito!- possiamo proporvelo nella speranza che, a lettura avvenuta, anche a voi le cosedicasanostra sembreranno un tantino più chiare. In merito alla lunghezza di post/saggi come questo, gli interventi dei commentatori in casi simili, mi incoraggiano a credere che anche nei blog siano possibili gli approfondimenti.
effeffe

Ragionare sui numeri: colpa dei camionisti anche i rincari prenatalizi?

di
Sergio Bologna

Nei giorni scorsi, mentre gli autotrasportatori paralizzavano con la loro protesta una parte del Paese e costringevano industrie come Fiat e Barilla a fermare gli impianti, sono stato interpellato da diversi organi d’informazione perché esprimessi un giudizio sulla vertenza.
Mi sono rifiutato di farlo perché non avevo sottomano sufficienti elementi quantitativi, dei “numeri”, da poter proporre alla riflessione. Il mio giudizio sulla vertenza valeva ben poco, avrei fatto qualcosa di utile se fossi stato in grado di far circolare semmai delle informazioni.

Tre maghi

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 di Francesca Genti

SIGN. SANTINA TANO

La signorina Santina Tano all’età di sei anni ricevette da Santa Rita le Croci del Dolore di cui si possono ancora vedere i segni infuocati su fronte, mani e piedi. Santa Rita le ha dato un compito: alleviare il dolore dell’umanità.

Il rifiuto permanente

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di Andrea Bottalico

“..Bisogna ricominciare daccapo, però da un’altra parte”.
Gyorgy Lukàcs

Caserta 23 novembre 2007
Stanco. Controvoglia mi vesto ed esco a piedi, è una sera di novembre. Un venerdì sera più caldo del solito. Esco. Attraverso strade semibuie, laggiù dei lampioni sparano luci giallognole che rendono tutto così finto assolato. Un lucido infrangersi della luce sull’asfalto grigio delle strade. Quei palazzi nuovi, tristemente in riga, sono dipinti di un colore acido.
Cammino, digerisco. Ai miei lati sui muri scritte d’amore d’odio e di dolore, sul ciglio della piazza cumuli di spazzatura nera, ingiallita da quelle lampadine assonnate, spazzatura dei giorni passati, cartoni e resti freddi imputriditi; sullo sfondo, il volto squadrato del Rione.

Il corpo di Antigone e la 194

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di Marco Rovelli 

Al tempo del referendum sulla procreazione assistita, Enzo Mazzi scrisse un bell’articolo sulla dialettica insuperabile tra etica e potere. Mostrando, insieme, come nel corpo della chiesa vi fossero differenze che l’unanimismo mediatico in mortem wojtyla tendeva a occultare. Ne risultava che, sui referendum a venire sulla procreazione assistita, era palese come non fosse scritto da nessuna parte che un cattolico era tenuto a votare in quel certo modo (che era poi, furbescamente, il non voto).

Mazzi affrontava la questione, decisiva, del rapporto tra potere e etica in modo (paradossale, per un prete) foucaultiano: rappresentandola attraverso le figure di Creonte e Antigone. Una messa in figura estremamente fertile, che vale tutt’oggi, quando ci dobbiamo apprestare ad affrontare una battaglia decisiva, quella per la difesa della 194. Ciò che, ovviamente, Ratzinger/Creonte non può accettare, laddove egli non può far altro che tentare di imporre con forza il diritto (la forza del diritto, il diritto della forza) sopra il corpo fluido di Antigone.

Sulla 194

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Due interventi da leggere assolutamente, per me.
Il primo è di Giuseppe Genna:

Dunque, nell’avanguardia della decadenza italiana, nella culla della sua dissoluzione, cioè nella Milano che guida il mostro lombardo, ci si prepara a “nuovi limiti all’aborto terapeutico, vietato dopo la 21esima settimana (o, tutt’al più, dalla 22esima e 3 giorni). Non solo: l’interruzione di gravidanza per motivi di salute della donna vincolata al via libera di un’équipe di specialisti (tra cui, eventualmente, anche uno psichiatra). E il divieto dell’aborto selettivo in una gravidanza gemellare in assenza di reali problemi fisici o psichici della paziente”

prosegue qui.

il secondo è di Antonio Scurati:

L’Italia non è un Paese cattolico. Le chiese sono vuote, le vocazioni estinte, i testi sacri ignorati. Soprattutto, le scelte di vita fondamentali degli italiani non sono ispirate ai precetti della Chiesa. Si tratta di un fatto di portata ben più ampia della laicità dello Stato. Si tratta di riconoscere che la grande maggioranza degli italiani vive e pensa da laica e da materialista.

prosegue qui.

Gaetano Cappelli, Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo

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cappelli.jpgdi Matteo Di Gesù
A quanto pare una delle sfolgoranti virtù di Gaetano Cappelli consisterebbe nel fatto che, pur essendo uno scrittore del sud (della Basilicata, per la precisione) e pur ambientando al sud (in Basilicata, per la precisione) le sue storie – come questa controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo – egli ha coraggiosamente rinunciato a scrivere «varianti di Cristo si è fermato a Eboli, oppure storie di mafia, di sangue, di miseria, di incesti» (D’Orrico): si è rifiutato, insomma, di dare fondo al consunto bigoncio di luoghi comuni al quale sovente si attinge per infarcire i libri ambientati qualche chilometro sotto alla linea gotica.

gilgames’

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di Laura Pugno

campo di grano selvatico
latte di asino selvatico
il selvatico che non conosce –

esce dalla sabbia
legge i sogni
vedi nel movimento della sabbia
che è presente

vedi
il luogo splendente,

che è–cerca,
che coincide

Diorama dell’est #8

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di Giovanni Catelli

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Andel

Come stringi ancora nello sguardo le tue belle, perdute alle domeniche infinite, preda chissà di quali vani svaghi, ancora le trattieni per la mano e mostri cieli di crepuscolo, ampi annunci di fortuna, serpi fiduciose di tram nella distanza, con i fari tardivi a lustrare il filo dei binari : Andel, Hellichova, Ujezd, Malostranska, tutte le stazioni della sera e dell’addio, alle perse giornate vaste come anni, e sigillate nell’attimo, in un chiudersi di porte, un sorso di caffè, un virare di lancette, un morso di labbra e di respiri.

‘O Rebus

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di
effeffe
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La soluzione per Napoli e Campania è…

Un frammento di memoria da salvare

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Rocco Gatto era un uomo perbene. Era un mugnaio calabrese, testardo e comunista, con la passione degli orologi e quasi un’ossessione per l’onestà. Rocco Gatto si ribellava ai soprusi, non pagava il pizzo e denunciava i mafiosi. La ‘ndrangheta l’ha ammazzato il 12 marzo 1977.

Richieste ravvicinate del terzo tipo

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[richieste raccolte da amici librai (Deanna, Debora, Giorgia, Giovanna, Ilary, Itria, Monica e Marco) a Modena e Forlimpopoli e da me prontamente rigirate all’inclito pubblico di NI. G.B.]

La crescenza di Piacenza di Stendhal.

I Poveretti di V. Hugo.

– Dove posso trovare Le mele di notte?

Sodoma di Saviano.

Paesi Bassi

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di Marino Magliani

Prima di quel giorno Gregori non era mai stato al consolato italiano di Amsterdam. Gregori abitava in Olanda da parecchio, in una cittadina sul Mare del Nord, anche se a volte gli risultava difficile sostenere che viveva in Olanda, egli in realtà abitava in una stanza, la cui finestra dava su una strada alberata e sul mare. Dentro quella stanza il signor Gregori scriveva storie. Tutto lí. Quel giorno si recó al Consolato perché aveva ricevuto una proposta di lavoro. Avevano saputo che era un buon traduttore dallo spagnolo e avevano pensato a lui per l’attività di interprete. Cosí, dopo essersi presentato all’ufficio amministrativo, Gregori fu ricevuto dal Console in persona. Era un signore alto e distinto, e guardava dritto negli occhi.

E quasi una ragazza era . . .

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costellazione della Lira

vi propongo uno dei sonetti a Orfeo (il II), di Rainer Maria Rilke, scritti nel 1923 nel suo ultimo rifugio di Château de Muzot, presso Sierre, nel cantone Vallese della Svizzera, con due differenti traduzioni, l’una di Giaime Pintor, contenuta nel volume Poesie (Einaudi 1963) e l’altra di Giacomo Cacciapaglia, nel volume Sonetti a Orfeo, (Studio Tesi 1990), La prima è quella di Pintor, in fondo trovate il testo originale. a.s.

 

E quasi una fanciulla era. Da questa

felicità di canto e lira nacque,

rifulse nella trasparente veste

primaverile e nel mio udito giacque.

Orti di guerra

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di Linnio Accorroni

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Consiglio di lettura numero uno: aprire il libro e piluccare, in mero ordine cronologico, tre o quattro ‘Orti’ di seguito o tre o quattro pagine di seguito (cioè più o meno 7/8 ‘Orti’) senza interruzione alcuna. Come per miracolo, d’acchito, ci si troverà, dopo la lettura, sia essa cursoria o meditatissima a: sorridere, indignarsi, sghignazzare, immalinconirsi, scuotere la testa, incazzarsi, rattristarsi, commuoversi. Chiudere il libro. Se lo si desidera: uscire, leggere altro, incontrare, passeggiare, sentire musica, guardare la Tv, mangiare, dormire. Riaprire il libro: rieseguire fedelmente ciò che sta scritto nel Consiglio di lettura numero uno.