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Le classifiche di qualità: una risposta

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di Alberto Casadei, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni

Ci fa piacere che il progetto delle classifiche di Pordenonelegge-Dedalus abbia suscitato un dibattito così  ampio. Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti, sia quelli che hanno espresso giudizi favorevoli, sia quelli che hanno formulato critiche severe. Vorremmo cominciare rispondendo alle obiezioni radicali per poi arrivare alle obiezioni costruttive.

1. Classifiche.

Qualcuno (Franco Cordelli sul “Corriere della Sera” e su Radio Tre, per esempio) ha scritto e detto che è insensato e degradante esprimere un giudizio attraverso una classifica, soprattutto quando la classifica nasce da una valutazione collettiva. I giudizi sulla letteratura si formulano in modo personale e argomentato; il confronto fra posizioni diverse deve avvenire attraverso una discussione, e non attraverso la semplice somma di numeri; lo strumento della classifica è semplificatorio e inquinato.

Il paese degli esami (a)normali

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di Gianluca Monti

L’aggettivo normale è spesso utilizzato in rifermento al nostro paese, quasi sempre (e purtroppo) in proposizioni interrogative. I giornali, i blog, le discussioni nei bar sempre più spesso si chiedono se l’Italia sia un paese normale. Pur in assenza di una risposta definitiva, si invoca, a scanso di equivoci, il ritorno alla normalità. Concetto fumoso quello della normalità.

Sangue d’Italia

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di Linnio Accorroni

Sono sostanzialmente due, nell’Italia contemporanea, le maniere con le quali si affronta la storia: una è quella basata sulla serietà di uno scrupoloso approccio epistemologico, sulla padronanza di alcune necessarie tecniche di lavoro e sul rispetto di una severa deontologia professionale. Questa prima maniera è quella a cui si attengono personalità di indiscusso rilievo scientifico, quali, per esempio, Sergio Luzzatto, docente di Storia Moderna all’università di Torino, studioso della rivoluzione francese e del ‘900 italiano ed autore di opere recenti che hanno suscitato polemiche e discussioni piuttosto accese quali Il corpo del duce (1998), La crisi dell’antifascismo ( 2004) ed il recente Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del ‘900 (2007). Questo Sangue d’Italia (Manifesto Libri, 2008, pp. 221, € 20,00) è il suo ultimo prezioso contributo, una silloge di articoli usciti principalmente sul «Corriere della Sera» e che vertono su alcuni snodi cruciali della nostra storia recente: il ventennio fascista, la Resistenza, nella sua accezione di ‘guerra civile’e la complessa eredità che essa ha lasciato all’Italia postguerra, gli anni di piombo.

African Inferno

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di Marco Rovelli

Del romanzo “African inferno” di Piersandro Pallavicini (ed. Feltrinelli) alcuni giornali di destra hanno parlato bene, a fronte di un apparente silenzio di quelli di sinistra. Sul suo blog (a cui rimando per valutare l’ampiezza del dibattito), l’autore ribadisce la sua provenienza da sinistra. Ora, il libro di Pallavicini non è politically correct: ecco, è proprio questa la sua forza di sinistra (perciò a mio parere non c’è forzatura anti-ideologica in questo non esserlo).

ZAMEL II

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di Franco Buffoni

Casa di Aldo, seconda notte: processo

Devo cercare di togliermi dalla mente gli occhi di Nabil. Mentre ripete quella parola ZAMEL. ZAMEL ZAMEL la parola che ha condannato Aldo. Quando riesce finalmente a pronunciarla, però li tiene chiusi. E riesce a pronunciarla solo dopo che l’accusa esplicitamente dichiara che alla visita medica il suo ano è risultato “infundibolare, tipico dell’omosessuale passivo”, e che non vi sono dubbi sul fatto che “l’imputato abbia lungamente esercitato l’omosessualità passiva”. A me sono subito venuti in mente i processi agli “arrusi” della Città e l’isola di Giartosio e Goretti. Dove vengono trascritti dai verbali di polizia i resoconti delle visite mediche intime subite dai condannati al confino. Anche in quel libro, ambientato a Catania nel 1938, si parla di un assassinio.

La paura

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di Riccardo Held

È sempre quello torna sempre uguale
e sono già passati quarant’anni
ma torno sempre lì non serve a niente,
riesce sempre a farmi così male,

qualcuno o qualche cosa mi ha spezzato,
tolto di mezzo, rotto, fatto fuori,
e non ho mai capito ve lo giuro,
non lo capisco oggi cosa sia,

so solo che è così, precisamente,
mi basta per saperlo la paura
che non mi lascia mai, resta in silenzio,
nei luoghi dove sono, sta discreta

mi aspetta, mi precede, mi accompagna
discretamente, siamo in confidenza,
ci conosciamo ormai da tanto tempo,
e nessuno mi crede, un’altra cosa

strana a pensarci, mai nessuno
nemmeno lei, nemmeno i pochi
che mi tengono in cuore e che ho nel mio,
ma sono “bello, forte e intelligente”,

Elogio dell’ozio

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di Bertrand Russell

L'oisiveté - l'inerzia - l'otium
L'oisiveté - l'inerzia - l'otium

Come molti uomini della mia generazione, fui allevato secondo i precetti del proverbio che dice « l’ozio è il padre di tutti i vizi ». Poiché ero un ragazzino assai virtuoso, credevo a tutto ciò che mi dicevano e fu così che la mia coscienza prese l’abitudine di costringermi a lavorare sodo fino ad oggi. Ma sebbene la mia coscienza abbia controllato le mie azioni, le mie opinioni subirono un processo rivoluzionario. lo penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa; insomma, nei moderni paesi industriali bisogna predicare in modo ben diverso da come si è predicato sinora. Tutti conoscono la storiella di quel turista che a Napoli vide dodici mendicanti sdraiati al sole (ciò accadeva prima che Mussolini andasse al potere) e disse che avrebbe dato una lira al più pigro di loro. Undici balzarono in piedi vantando la loro pigrizia a gran voce, e naturalmente il turista diede la lira al dodicesimo, giacché il turista era un uomo che sapeva il fatto suo. Nei paesi che non godono del clima mediterraneo, tuttavia, oziare è una cosa molto più difficile e bisognerebbe iniziare a tale scopo una vasta campagna di propaganda. Spero che, dopo aver letto queste pagine, la YMCA si proponga di insegna¬re ai giovanotti a non fare nulla. Se ciò accadesse davvero, non sarei vissuto invano.

Printemps

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Musiche Maestre

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Lol Coxhill © 1990 Alessandro Achilli / Musiche Archives

Alla ricerca di Nomansland
Un ricordo di Musiche (1987/1997), una rivista di “altre musiche”

di
Gian Paolo Ragnoli

“Hello, hello, hello,
Is there anybody home?
I’ve only called to say I’m sorry
The drums are in the dawn
and all the voices gone
And it seems that there are no more songs”

Phil Ochs, No More Songs

Quando Ochs scrisse questi versi sconsolati, alla fine del sogno degli anni sessanta, sembrava che non ci sarebbero state più canzoni, nel senso, ovviamente, di canzoni che importasse veramente cantare, che significassero qualcosa al di sopra (o al di sotto) del brusio ammiccante della musica di consumo.
Periodicamente torna questo stato d’animo, ma altrettanto periodicamente, anche nei periodi più bui, c’è sempre una No man’s land da scoprire, da attraversare, da decifrare, dove ancora, o di nuovo, esistono suoni e parole che hanno il desiderio di rinominare il mondo.
Gli anni ottanta sono stati una di queste stagioni.

do you remember Eternit? – Tryptiqe

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Ho conosciuto Rosalba Altopiedi qualche tempo fa, a Torino. E’ una “femmina tosta” che lavora nel campo della sicurezza sul lavoro. Sei anni fa ha discusso la sua tesi in Sociologia della Devianza . Titolo: Né colpevoli, né vittime.Crimini d’impresa, analisi di un caso: l’Eternit di Casale Monferrato.
In questi giorni ci sarà il processo relativo. Per NI le ho chiesto di rispondere ad alcune domande. Alla breve intervista segue un documento estratto dalla sua tesi dove a parlare era l’allora presidente dell’Associazione delle vittime di Casale Monferrato. In chiusura di Post ho pensato di proporre un passaggio del romanzo di Girolamo De Michele, Con la faccia di cera (Edizioni ambiente) che ruota intorno alle vicende della Solvay di Ferrara.

Diario Inverso

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di Lucianna Argentino

Mimetizzata nelle quattro sillabe del mio nome
– oscurata la luce, sospesa la grazia –
tento una strenua difesa dal suo sguardo manicheo
e imito me stessa, ma senza ironia
piuttosto come un insetto imita una foglia.

**

a Damiano

Ecco lo splendore del primo giorno
dopo il buio serrato nel grido
di tutta la mia vita radunata là per accoglierti.
Ecco l’attimo del “sia la luce”
nell’aprirsi dei tuoi occhi
nel dilatarsi dei polmoni al passaggio
dall’acqua all’aria e il pianto inconsolabile dello strappo
– dopo milioni di anni impreparati ancora al nascere
così come al morire.

**

La caduta del muro di Berlino, prima volta

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di Bozidar Stanišić

La caduta del muro di Berlino, prima volta
ovvero quanto ci confonde la storia contemporanea

a Ermes Dorigo

La casa del mio amore
è piena di colline e di pascoli di elicrisio
per tetto ha la cupola del cielo e per lampada la stella del Nord
ha le porte di vento e le finestre di scrosci di pioggia.
La casa del mio amore è piena di grandi montagne
e di isole su cui scendono in volo le cinciallegre.

(Kathleen Raine, La casa del mio amore)

mattino ancora mattino in un altro luogo
quel mattino ricordo facevo colazione con il pane
il pane sfornato da un amico (leggeva libri
ah libri gracili! compagni di viaggio
bizzarri e ombrosi veli avvolti dall’oblio
sognando sogni non di laggiù
in una città che laggiù ancor oggi porta il nome della nebbia
che attenua i contorni di tutto perfino di ciò che è scomparso)

Urbanità 10

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di Gianni Biondillo

Farò di tutto per essere in prima fila, nel giugno del 2010, al concerto milanese di Claudio Abbado. Sono di quella generazione che non ha mai avuto la possibilità di sentirlo dal vivo nella propria città e questo mi fa sentire come un orfano. Forse davvero è il simbolo che qualcosa sta cambiando a Milano. Forse stiamo prendendo coscienza di essere per davvero un centro culturale di respiro internazionale. Una metropoli. Anche se, lo confesso, la provocazione di Abbado – suonerà solo se verranno piantumati 90.000 alberi in città – a me mette un po’ tristezza. Nulla da dire sulla nobiltà del gesto, ma il tema della qualità ambientale non dovrebbe merce di contrattazione di un singolo privato, ma l’imperativo doveroso di ogni realtà pubblica. Abbado ci dà lezioni di civiltà, non possiamo che ringraziarlo, ma ciò dimostra il nostro generale ritardo civico.

Classifiche Pordenonelegge-Stephen Dedalus, aprile 2009

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[Si pubblicano le classifiche estese del Pordenonelegge-Stephen Dedalus]

Narrativa

1. Giorgio Vasta, Il tempo materiale (minimum fax) 54

2. Daniele Del Giudice, Orizzonte mobile (Einaudi) 27

3. Tommaso Pincio, Cinacittà (Einaudi) 26

4. Tiziano Scarpa, Stabat Mater (Einaudi) 24

5. Vitaliano Trevisan, Grotteschi e arabeschi (Einaudi) 21

6. Francesco Piccolo, La separazione del maschio (Einaudi) 19

7. Gabriele Frasca, Dai cancelli d’acciaio (Sossella) 16

8. Gabriele Pedullà, Lo spagnolo senza sforzo (Einaudi) 15

9. Antonio Moresco, Canti del Caos (Mondadori) 12

10. Eugenio Baroncelli, Libro di candele (Sellerio) 9

Davide Brullo, Il lupo (Marietti) 9

Ade Zeno, Argomenti per l’inferno (No Reply) 9

Post In Translation : Jacques Dutronc

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Sept cent millions de chinois
Et moi, et moi, et moi
Avec ma vie, mon petit chez-moi
Mon mal de tête, mon point au foie
J’y pense et puis j’oublie
C’est la vie, c’est la vie

Settecento milioni di cinesi
e a me, a me, a me
che ho la mia vita, il mio da me
male alla testa e fegato a pezzi
Ci penso certo sì
Ma è così, è così

Saramago. Appunti di lettura

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di Massimo Rizzante

Le voci
Su Cecità di José Saramago

La storia di Cecità.
Un’epidemia sconosciuta rende ciechi tutti gli abitanti di una città sconosciuta. Un piccolo gruppo di uomini e donne viene posto in quarantena. Poi fugge ed erra attraverso un paesaggio di rovine e di morte. Guidato dalla moglie del medico – il solo personaggio del romanzo che non ha perso la vista –, il piccolo gruppo cercherà di ricostituire una comunità fondata sulla ragione e sull’amore.
Si tratta di una storia edificante? O dell’ennesima allegoria della notte etica nella quale homo videns sta precipitando?

After dark

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murakami
di Gianni Biondillo

Murakami Haruki, After dark, 178 pag., Einaudi, 2009, trad. Antonietta Pastore

È mezzanotte, Mari è una giovane studentessa universitaria, ha deciso – come forse da troppo tempo – di non tornare a casa e di passare la nottata leggendo un libro, in una anonima caffetteria di Tokio. La metropoli infinita non dorme, il battito del suo cuore pare rallentare ma non fermarsi.

Quale «qualità»?

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Classifica provvisoria Premio Dedalus (clicca per ingrandire)
Classifica provvisoria Premio Dedalus (clicca per ingrandire)

[Oggi pomeriggio Fahrenheit dedicherà al premio una diretta radiofonica]

di Paolo Di Stefano

Alberghi e ristoranti si misurano a stelle, a forchette e a cappelli: il loro valore viene definito dalla competenza di specialisti che ne giudicano la qualità complessiva, il confort, il servizio eccetera. Se l’unico criterio di valutazione dei ristoranti fosse l’afflusso del pubblico, ne dovremmo dedurre che McDonald’s è il meglio del meglio. Ma tutti sanno che non è così. Perché allora per un prodotto non meno nobile come il libro contano solo i dati di mercato? Era più o meno questa la domanda che si poneva, tempo fa, Alberto Arbasino. Del resto, anche per i film i risultati del botteghino vengono affiancati dai voti della critica e non si spiega perché il trattamento dei romanzi e dei saggi dovrebbe essere diverso, tanto più che le classifiche di vendita non soltanto registrano il gradimento dei lettori ma contribuiscono a loro volta a orientare le preferenze e i gusti. Raccogliendo la provocazione di Arbasino, il festival Pordenonelegge [dove dal 15 di questo mese sarà disponibile la classifica estesa N.d.I.] e il gruppo che ruota attorno al Premio Dedalus si sono mobilitati. E hanno avviato un nuovo tipo di graduatoria mensile delle uscite librarie mettendo insieme una giuria di cento Grandi Lettori. Che non sono solo critici e scrittori ma anche traduttori, giornalisti, storici, filosofi, consulenti editoriali, autori registi e attori di teatro e di cinema. Esclusi, in odore di conflitto di interessi (o di inevitabile imbarazzo), i dirigenti editoriali e i responsabili di pagine cultuali. Con un criterio di età, che comprende la fascia tra i trentenni e i cinquantenni. Da segnalare che altrove, per esempio in Germania, una simile esperienza non è certo nuova.