L’inciviltà a venire
Una certa sinistra, sia di governo sia di cittadini, ripete da tempo che la “sicurezza” non è una questione che si può lasciare alla destra, anche perché la “sicurezza” non è una questione connaturata alla destra. Su questo punto, sono perfettamente d’accordo, a patto che si definisca preventivamente quali fenomeni siano compresi sotto il concetto di “sicurezza”. (Dovremmo, allora, fare l’elenco delle varie voci connesse all’insicurezza sociale: l’insicurezza formativa, salariale, abitativa, delle condizioni di lavoro, sanitaria, ecc.) Ma la convinzione che lo straniero sia innanzitutto una “minaccia”, da cui bisogna difendersi con urgenza, in modo istituzionale o informale, con leggi d’emergenza o vigilanza cittadina, questa convinzione può essere situata legittimamente da qualche parte, nell’arco delle opzioni politiche e ideologiche della nostra repubblica? È una convinzione solo di destra? O è qualcosa di “trasversale”, per usare un termine oggi molto rassicurante? Ad una semplice analisi di realtà, questa convinzione si rivela per ciò che veramente è: un’idea basata su presupposti razzisti ben radicati. Ma il razzismo non è un’opzione politica, per minoritaria e reazionaria che sia. Esso è solo l’estrema inciviltà, la barbarie. Ma una barbarie che può, oggi, insediarsi nel normale funzionamento di stati che si definiscono democratici.





