di Cristiano de Majo
Stiamo tutti a Sanremo pe’ cantà
(Renzo Arbore)
Benvenuti nella città tautologica dovrebbe dire il cartello all’entrata, perché Sanremo è davvero Sanremo. E non può essere altro che questo, ogni anno, puntuale come il Natale, per cinque giorni da martedì a sabato: lo scenario dell’unica kermesse autenticamente italiana. E anche se dopo, Sanremo non è più Sanremo, e scompare, non importa, perché in questi cinque giorni si fa la storia. Si consumano – o si tentano – suicidi cruenti ed enigmatici. Si assiste a un luminoso repertorio di amore e squallore. Si ammirano smaglianti completi laminati di vecchi cantanti pugliesi. Si costruisce una narrazione seriale intorno all’organo riproduttivo del conduttore. Si lanciano per il pubblico ultra-ottantenne provocazioni come finte gravidanze e scollature osé con spalline che cadono per sbaglio. Si scrive, infine, una mitologia dell’ospite straniero.


di Nicolò la Rocca