Pubblico la prima puntata di un dialogo sull’inerzia nel quale Maria Luisa Venuta fa le domande, io rispondo e qualche indiana/o aggiunge commenti.
M.L.: Ciao Antonio, come stai? In questi giorni ho ricordato un episodio degli anni di liceo. So che può apparire strano, ma ormai qualcosa lo ha attivato e vorrei cogliere l’occasione per rispondere ad una curiosità non completamente appagata. In un afoso pomeriggio di giugno il professore di fisica mi convoca, senza preavviso, per un colloquio in laboratorio. Ancora riesco a rivivere la scena. Lui attiva il binario che simula l’assenza di attrito mediante l’uscita di aria da fori. Prende due piccoli carrelli di uguale massa e li fa aderire al binario tenendoli a distanza l’uno dall’altro. Mi guarda dritto negli occhi e mi chiede: “Allora Venuta, dimmi. Ora imprimo un’accelerazione uguale ai carrelli. Quando i carrelli si scontreranno che accade? Pensaci bene, dipende dalla tua risposta come trascorrerai l’estate” e io con gli occhi spalancati: ” Si fermano?” E lui: “Bene. Allora dimmi il motivo”. Glielo spiego. Almeno ci provo. E lui: “Ti dice qualcosa il termine ‘inerzia’? No lascia perdere, non ho più tempo. Promossa.” Ora, se permetti, vorrei cogliere questa opportunità: “Caro Antonio, mi aiuti a far chiarezza? che cosa si cela nella definizione di inerzia? E lo scontro di quei carrelli sul binario in quale rapporto stava con l’inerzia?”

