di Paolo Cesano
Con un’acrobazia sproporzionata alla pochezza del tuffo, il creativo pluripremiato James Fortezza, freschissimo vincitore di un oro a Cannes nella categoria Toieltry, che bissava l’oro di un mese prima al potentissimo One Show, l’ottimo Eurobest di dicembre, il prestigioso, inaccessibile Silver Award al D&AD di Londra e che avrebbe fatto incetta di argenti tra Clio Award, New York Festival e Art Directors Club Europe, non senza un certo rammarico sul bronzo rimediato al pur sempre importante London International Advertising Award, altrimenti detto LIAA, schiuse la lastra azzurro screen-saver della piscina riemergendo con una teatralità che, coesa alla schiuma e all’incandescente rifrazione della superficie, imprimeva a quel portarsi indietro il ciuffo ancora folto un che di goffamente divino, volendo con essa lasciarsi alle spalle anni di studiate fatiche per trovare se stesso, nei termini di una fisicità adulta, comportamentale, che spegnesse, come fosse da anni un fosco ma liberatorio presentimento, ogni velleità esistenziale.

“In uno stabile di inizio secolo, a Milano, convivono famiglie che arrivano da ogni parte del mondo e che hanno saputo integrare le loro “differenze” creando un microcosmo di grande modernità sociale. 35 artisti internazionali tra i più noti nell’impegno sociale, si confrontano con gli abitanti, creando installazioni Site Specific negli appartamenti, cantine, cortili, solai e sui ballatoi divententando tappe di un percorso di integrazione culturale e sociale specchio della città post-contemporanea, dove il rispetto delle differenze è OPERA e AZIONE della cultura.”
di Armando Trivellini