Poesie Civili /Jack Hirschman per Sud

immagine di Kristof Szalek
Caro amico—dopo una lettura che ho fatto ad Aversa, ( libreria Quarto Stato) un compagno, Paolo Graziano, mi ha dato un copia di SUD ed io ho detto che avrei mandato una mia poesia —ecco—- sempre— Jack Hirschman
p.s. la traduzione è di Raffaella Marzano
LA CASA DEL TRAMONTO
“ridiventa straccio e il più povero ti sventoli”
Pier Paolo Pasolini, “Bandiera rossa”
Poggio la mia bocca sulla tua miseria, New Orleans,
inondata e inzuppata di morte.
Qui giace: enormi mucchi di bugie sulla guerra, questa prigione
cimitero galleggiante grida di rabbia
al respiro finale. Qui, all’ultimo delta,
Desiderio disteso sul fianco, è derubato, e girato
sottosopra dal suo stesso governo, e soffocato.
L’estate è finita e la vita è morta,
e ‘round midnight tutte le speranze sono saccheggiate.
Nessuno verrà fuori pulito da Katrina
a New Orleans in questa
Casa del Tramonto che sta affondando.
Un tempo era il lavoro
di Andrea Bajani

Un tempo c’era la fabbrica, e dove un tempo c’era la fabbrica oggi c’è una società di call center. Un tempo c’era la società chiusa fordista, l’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor, e là dove un tempo c’era la società chiusa oggi c’è una società aperta e umorale, uno spazio di congiunture, di oscillazioni, di vite interstiziali. Un tempo c’era l’imponenza fisica della fabbrica, l’invadenza in cemento armato di uno spazio inamovibile. E dove un tempo c’era l’imponenza fisica della fabbrica ora ci sono insegne che cambiano sulle facciate dei palazzi, organizzazioni effimere che durano il tempo di due sponsorizzazioni confermate e poi si dissolvono nel nulla.
Hans Faverey, Man & Dolphin – Homme & dauphin
Man & Dolphin – Homme & dauphin
*
Ball; say: ball.
(Balle ; dis : balle).
Tu dois dire « balle ».
Dauphin, dis juste balle.
B-a-l-l-e : balle. Hé,
dauphin, dis juste une fois « balle ».
Incommunicado 2005. Come si tortura, oggi, e perché
Di Andrea Cortellessa
Le parole per dirla
In comune, guerra e tortura, hanno anzitutto questo: sono, oggi, parole impronunciabili. Come la guerra – che oggi si chiama peace-keeping o (al suo aumentare d’intensità) peace-enforcing – la tortura si esercita, certo: ma si fa a meno di chiamarla col suo nome. La si può al limite ammettere, ma in negativo. A posteriori. La si è fatta, ma oggi non più.
Alexanderplatz
di Helena Janeczek

“Sono a Berlino, sto entrando in Alexanderplatz”, mi sento dire all’amica che chiama da Roma dopo mesi, come se fosse abituale essere qui. Invece mentre attraverso la strada, “Alexanderplatz” è ancora un nome e basta, titolo di un libro che l’amica romana non conosce, refrain di una canzone ignota all’amico di Berlino che mi guida. “Te la puoi risparmiare”, aveva detto, “è bruttissima”. Non avevo obiettato.
Parigi è un labirinto
di Vincent Raynaud

(Pubblico in ritardo questo pezzo di Vincent Raynaud scritto a caldo nei primi giorni degli scontri parigini. Me ne scuso anche con l’autore, ma sono stato a zigozago per l’Italia. AB)
Da qualche giorno, un sacco di gente, amici e non (tutti italiani però), mi fa più o meno la stessa domanda: cosa sta succendendo nel tuo paese? Devo dire che all’inizio non ero molto informato: sentivo delle cose alla radio, scorgevo una foto su un quotidiano, tutto qua. E non mi sembrava granché: non è la prima volta e non sarà l’ultima che succede qualcosa nelle periferie, purtroppo c’è poco da stupirsi.
La vie en noir
di Franz Krauspenhaar
Comincio ad essere stufo di sentire il fruscio, nel dibattito letterario tutto italiano senza fine né inizio su chi ce l’ha più duro (e casomai anche puro) di chi pensa che il noir è paraletteratura, roba di serie B, o – grazie per l’interessamento- artigianato di classe quando va bene, quando si vuole essere magnanimi.
Il mio Golem
e altre poesie di Günter Kunert
tradotte da Vincenzo Gallico

MEIN GOLEM
An manchen Tagen
höre ich deutlich
seinem Schritt. Überflüssig
der Blick aus dem Fenster
der Blick in die Zeitung.
Una funzione sociale
da Jean-Paul Sartre
![]()
Noi non vogliamo aver vergogna di scrivere, e non abbiamo voglia di parlare senza dire niente. Del resto, anche se ce lo augurassimo non ci riusciremmo: nessuno può riuscirci. Ogni scritto possiede un senso, anche se assai diverso da quello che l’autore aveva creduto di infondergli. Per noi, in realtà, lo scrittore non è né Vestale né Ariele: è “implicato”, qualsiasi cosa faccia, segnato, compromesso, sin nel suo rifugio più appartato.
Ragazzo X [estratto]
di Flavio Santi

La vita quotidiana in Italia dal Settecento al Duemila
Intanto qui il tramonto è una fila
di fucili dritti al petto.
Lontana suona una sirena,
l’allarme o l’antincendio è scattato:
la vita è fatta per lo più (e per di più)
di gastroenteriti, pulsioni basse e banali,
eredità familiari: l’ansia di mio padre
mi è scesa dentro, come
aceto ha fatto effetto,
e adesso proiettato fuori, in mezzo a vipere
in tutto questo ambaradàn
manca qualcosa, mi sono detto,
e non di poco: manco io
com’ero nel 1819
quando scrissi l’Infinito.
Gilles Deleuze (Versione Italiana, trad. effeffe)
Contre le nouveaux philosophes
Intervista a Gilles Deleuze
Che ne pensi dei nouveaux philosophes » ?
Niente. Credo che il loro pensiero non valga niente. Vedo due ragioni possibili a questo non valere nulla. Innanzitutto il loro procedere per grossi concetti, tanto grossi quanto vuoti. LA legge, IL potere, IL padrone, IL mondo, LA ribellione, LA fede. Possono perfino arrivare a fare dei mix pazzeschi , dei dualismi sommari, la legge e il ribelle, il potere e l’angelo.
Arminio uno-due
di Franco Arminio
uno)
CONZA, NEL VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO
nel centro di conza nuova
ancora fervono i lavori,
ci sono giochi per bambini che non ci sono
e poi sculture d’arte moderna
senza ammiratori.
Quando il prete va in fabbrica
Un’intervista a Luisito Bianchi
di Andrea Bajani

“Ho capito che i quadri dirigenti non richiedono di apprendere qualche cosa ma solo di chiudere gli occhi, eseguire gesti una volta, due volte, cento volte, finché sei ammaestrato per bene, come succede con gli animali del circo”. È il 5 febbraio del 1968 e don Luisito Bianchi fa il suo ingresso in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, come operaio turnista addetto alla lavorazione dell’ossido di titanio. Quando ne uscirà saranno passati tre anni, e la sua conclusione amara sarà: “i tre anni di fabbrica m’hanno persuaso che oggi, nella situazione attuale, l’evangelizzazione non è possibile”.
Guy Debord 3
S e p a r a z i o n e
In questa terza tranche della Società dello Spettacolo, di Guy Debord, emerge la parola separazione. Passa di qui un filo, o forse una matassa di fili, che avvolge – per come li leggo io – in qualche modo sia Pasolini che Deleuze. E anche quel che sta succedendo a Parigi in queste settimane. Ecco qua:
20. La filosofia, in quanto potere del pensiero separato, e pensiero del potere separato, non ha mai potuto da se stessa superare la teologia. Lo spettacolo è la ricostruzione materiale dell’illusione religiosa. La tecnica spettacolare non ha dissipato le nubi religiose in cui gli uomini avevano deposto i loro poteri staccati da loro stessi: le ha soltanto riallacciate a una base terrena. Così è la vita più terrena che diviene opaca e irrespirabile. Essa non respinge più nel cielo, ma alberga presso di sé il suo ripudio assoluto, il suo ingannevole paradiso. Lo spettacolo è la realizzazione tecnica dell’esilio dei poteri umani in un al di là; la scissione compiuta all’interno dell’uomo.
21. Quanto più la necessità viene a essere socialmente sognata, tanto più il sogno diviene necessario. Lo spettacolo è. il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno.
Catena di Sanlibero 310
________________________________________
riccardo orioles
La Catena di San Libero
14 novembre 2005 n. 310
________________________________________
Sgombero di senza-casa in una citta’ italiana. Due lettere in
redazione.
Un mar de sueños
segnalazione di Silvio Mignano

Un mare di sogni-Un mar de sueños è al tempo stesso una piccola casa editrice e un progetto di cooperazione culturale a favore dei paesi dell’America Latina. Nato nel 2001, prevede la pubblicazione di opere della letteratura italiana tradotte in spagnolo. Ogni titolo viene stampato in almeno 20.000 esemplari, in edizione tascabile con estrema cura nella grafica, nella stampa, nella scelta della carta. I libri vengono regalati alle popolazioni dell’America Latina e consegnati – grazie alle ambasciate, ai consolati e agli istituti di cultura – a enti e organismi che ne garantiscano una capillare distribuzione alle fasce più deboli della società: scuole, biblioteche, università, perfino penitenziari. Il progetto è finanziato dal Ministero dei beni e attività culturali e da varie Regioni italiane e patrocinato dal Ministero degli affari esteri. Ideatore dell’iniziativa è stato Loris Romagnoli, che è purtroppo mancato all’inizio del 2005. Sono stati finora prodotti i seguenti volumi:
Emilio Villa: L’anti-Edipo e il primordiale
di Davide Racca
DI LEGGE NON SI VIVE
DI LEGGE SI MUORE
LA LEGGE E’ MINACCIA
LA LEGGE E’ASSASSINIO
LA LEGGE E’ INGANNO
NESSUNO HA BISOGNO DELLA LEGGE
LEGGI SEMPRE QUESTA LEGGE
Tavola della legge del futuro testamento (opera visiva di Emilio Villa, Napoli 1974)
Emilio Villa è stato un uomo del desiderio, un anti-Edipo?
Appunti su roghi e coprifuochi (2)

Di Andrea Inglese
(Questo testo prosegue una riflessione iniziata qui.)
7. Chiamo la polizia!
2 novembre. Suonano alla porta del mio appartamento, situato in un edificio popolare. Non attendo visite. Guardo dallo spioncino, ma non vedo nessuno. Apro comunque la porta e m’inoltro nel corridoio che conduce agli altri appartamenti. A questo punto sento delle voci, e dei tonfi. M’incuriosisco, e accelero il passo.
Di Gilles Deleuze/ V.O. (version originale)

Questo testo di Gilles Deleuze è stato pubblicato come supplemento al n°24, mai 1977, della rivista Minuit, e distribuito gratuitamente . Ve lo propongo, nella sua totalità in lingua francese. A questo post ne seguiranno un paio con delle traduzioni in italiano. E’ un testo importante. I Nouveaux Philosophes sono, tanto per intenderci , quelli che intervengono una volta al mese su Repubblica per spiegare le ragioni dell’intervento americano in Iraq, la necessità di bombardare Belgrado, usare o no il preservativo quando piove, ecc. insomma Biasceelle B.H. Lévy e André Glucksmann. Questo testo di Gilles Deleuze si impone secondo me come un testo chiave per un’interpretazione del lavoro intellettuale oggi (a trent’anni di distanza). Se Nazione Indiana avesse un programma di azione questo ne farebbe parte sicuramente. Almeno per qualcuno di noi (giusto per non dire sempre, secondo me). Ma per fortuna Nazione Indiana non programma.
Monadi e autisti
di Franco Arminio
L’epoca che passa nel mio corpo è un’epoca triste e affannata. La vita è una noiosa agonia, noiosa perché segue la morte piuttosto che precederla. Non so come si faccia a fare finta di niente, ma qui si ama e si odia per finta. Ci sono uomini di tutti i tipi, ma non c’è più nessun uomo in giro. Possiamo benissimo continuare con le solite manfrine, attaccare briga con la storia o con dio, non cambia niente. Davanti a ognuno, ignoto o famoso che sia, c’è uno specchio buio.

