LA CASA DELLE ORIGINI E DEL GIORNO
di
Eugenio Barba
(Discorso in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa da parte dell’Università di Varsavia, 28 maggio 2003)
Permettetemi, come segno di gratitudine, in questa cerimonia che onora i miei compagni dell’Odin Teatret e me, di ricordare gli inizi. Le prime parole di un noto testo teatrale: – Merdre! Il più conosciuto fra gli incipit del dramma europeo, forse andrebbe evitato in questo solenne consesso. Ma non si può, perché questa sorprendente esclamazione è, senza dubbio, la più significativa. La provocazione con cui Jarry aprì Ubu Roi, quando fu scritta e detta la prima volta, dovette essere deformata (Merdre!) per risultare accettabile. Oggi, se non fosse deformata e contraffatta, sarebbe talmente banale da passare inosservata. Questa parola distorta dovrebbe essere scritta sulle bandiere dei nostri teatri, se i teatri alzassero ancora bandiere in cima ai loro tetti come a Londra ai tempi di Shakespeare. Quella parola sulla bandiera non è un insulto. È un rifiuto. È questo che il teatro, lo sappia o no, dice al mondo che lo circonda.
Da SUD n° 6 / Eugenio Barba
da “Guerra”
di Franco Buffoni
13. Per il potere di sciogliere e legare
Fu impiccato a Ponte Sant’Angelo
Il compilatore di avvisi Annibale Cappello
Ma il boia prima gli mozzò una mano
E strappò all’uso vaticano
La lingua al gazzettiere.
IL PROBLEMA DELLA SETE
di Giorgio Mascitelli
( racconto istantaneo in onore dell’iniziativa storica del concerto di live 8)
Le donne che camminano coi capelli colorati di giallo ho scoperto che molti sono falsi. Quando Orsini sente questa mia osservazione, che di solito non le esprimo ad alta voce mantenendole nel riserbo della mia coscienza, mi guarda con occhi strabuzzati e sbotta:”Quanto sei scemo”. Ora io ammetto di avere certi problemi assai per i quali che la carenza di iodio mi ha causato e non alludo solo al gozzo, ma venire a Roma a luglio al Circo Massimo per un concerto che dura tutto il giorno senz’acqua come ha fatto Orsini che è intelligente, voglio vedere se stasera starà meglio l’intelligente assetato o il cretinogozzuto dissetato.
Il futuro di un paese
di Francesco Pacifico
L’internetcafè sotto casa mia è pieno giorno e notte di ragazzi bianchi tra i dieci e i trent’anni che combattono in rete in giochi multiplayer di guerra, si sparano e ammazzano, vivono meravigliose avventure medievali o postatomiche, lanciano acido come in Irak: acido finto, digitale, numerique. Oggi pomeriggio sono già una trentina, ogni notte le stesse facce: quando entro c’è sempre qualcuno che dorme sulla poltrona. Uno ha appena urlato “ti ammazzo, putain”.
La sinistra e le città
di Marino Magliani

“Partecipazione nei governi locali dell’America Latina” è il sottotitolo del libro La sinistra e le città, pubblicato recentemente dalla Caminito, giovane casa editrice di Firenze che si occupa di letteratura e cultura latinoamericana, proponendo traduzioni di autori dalla voce nuova, che sappiano raccontare l’America Latina, ma liberi dalle briglie del realismo magico.
La traduzione é di Marita Nadalutti.
Appunti su roghi e coprifuochi
di Andrea Inglese
1. Il diniego
Il Primo ministro francese, signor Villepin, bell’uomo incravattato, con un’aria calma e concentrata, ha comunicato il 7 novembre, sul primo canale della televisione nazionale, che da ieri notte, in Francia, sarebbe stato reintrodotto il coprifuoco. La sua postura composta, la sua voce senza tremiti e sbalzi, la sua capigliatura argentata, di uomo intraprendente, tutto in lui, immortalato nell’inquadratura televisiva fissa, quasi frontale, rimandava al Daniel Auteuil di Haneke: tutto nel Primo ministro ripeteva quel diniego radicato profondamente, ignaro di sé, e devastante che il francese-francese manifesta di fronte al francese-africano, all’immigrato, al figlio d’immigrati, al figlio del figlio d’immigrati, per una sotterranea fede nel proprio sentimento di superiorità o nella propria missione di civilizzatore.
Con i fantasmi della letteratura
forum su Cesare Garboli di Piero Sorrentino

Quante sono le anime, quanti gli stili che ancora respirano nei libri di Cesare Garboli? Di nove volumi pubblicati in vita, una manciata di raccolte postume e dello sterminato lavoro critico sparso sulle pagine dei giornali o emesso a voce – nella foga di una oralità che chi lo conosceva bene gli attribuiva con sempre maggior frequenza, soprattutto negli ultimi anni – quello che resta a poco più di un anno dalla morte proviamo a indagarlo con l’aiuto di critici e scrittori che dei libri di Garboli e della sua figura si sono nutriti: Filippo La Porta, Giuseppe Montesano e Emanuele Trevi.
6 Poesie di Günter Kunert
tradotte e introdotte da Vincenzo Gallico

Günter Kunert ha un sostrato di esperienze private che s’intreccia in modo particolare alle congiunture storiche del ventesimo secolo. Nato nel 1929 a Berlino, è il figlio di una donna ebrea sposata ad un ariano poco interessato alle diatribe politiche, ma molto innamorato di sua moglie. Per tale motivo la famiglia Kunert incappa nelle leggi razziali di Hitler e si trova a fare i conti con le confische, la fuga, la latitanza. Günter cresce dunque in un’atmosfera di persecuzione, escluso dalla scuola, Fremder in eigener Heimat, straniero in patria.
Evento: Il Sillabario di Deleuze
Nazioneindiana, Teatro I, Derive/Approdi presentano:
Il Sillabario di Deleuze
Proiezione in anteprima italiana di brani de L’Abécédaire di Gilles
Interventi teorici:
- Pino Tripodi per la rivista Derive/Approdi e Tiziana Villani per la rivista Millepiani
Interventi performativi (poesie & suoni)
- i poeti Biagio Cepollaro, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Massimo Rizzante, Andrea Raos
- con Beppe Cepollaro – sassofono, Giovanni Cospito e Stefano Delle Monache – elettronica
Quando:
Sabato 26 novembre 2005 alle ore 19.oo
Dove:
al Teatro I
via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
tel. 028323156 – info@teatroi.org
Ingresso 5 €
Come arrivare: Tuttocittà, ATM, Viamichelin,
Concatenazioni spaziali, la seduzione del mercato (2)
di Elicio Pantaleo
4° – Dal marketing di massa al marketing diretto: la prima crisi della merce-spettacolo. L’avvento della merce personalizzata.
Durante gli anni ’80 si è sviluppato nel mondo della produzione della merce-spettacolo un nuovo problema: il consumatore americano, per esempio, ha ricevuto più di tre milioni di messaggi pubblicitari al giorno, ma nel 1990 solamente il 48% dei telespettatori erano capaci di ricordarsi del contenuto di uno spot pubblicitario. Nel 1992, quasi il 70% dei telespettatori negli Stati-Uniti non guardava più gli spot 15 .
Concatenazioni spaziali, la seduzione del mercato (1)
di Elicio Pantaleo
(Ci sono persone che da anni lavorano producendo analisi delle nuove modalità produttive, cercando di svelare i misteri della merce, della vita divenuta merce, della vita divenuta spettacolo. Tra questi Pantaleo, che usa, tra gli altri, Debord e Deleuze. A.I.)
1° – Le nuove configurazioni produttive
Robert Reich inizia la sua analisi con una constatazione: la grande impresa ha modificato la propria organizzazione del lavoro e trae il proprio valore aggiunto attraverso una rete complessa di interazioni economiche interne ed esterne, locali e mondiali. La grande firma non è più una
“La segreteria telefonica è spenta”
di Franco Fortini
[…] Solo in questo sono d’accordo con Paris: la mitificazione di Pasolini – che di anno in anno cresce per bancari volumi patinati, convegni, esegesi di collitorti internazionali quali egli avrebbe (spero) vomitati – segue una via obbligata.
Catena di Sanlibero 309
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riccardo orioles
La Catena di San Libero
7 novembre 2005 n. 309
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L’ultimo numero della catena non e’ arrivato, per problemi tecnici,
a gran parte degli abbonati. Saremo percio’ piu’ brevi questa
settimana, per poter rispedire anche lo scorso numero a tutti
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Rinaldo in campo. Anche questa settimana, la capitale d’Italia e’
Locri. E’ gia’ uscita, com’era prevedibile, dai media padronali: ma
e’ ancora li’, che’ ormai e’ una generazione. Le mancano tantissime
cose: memoria, collegamenti, organizzazione. Ma neanche i ragazzi di
Palermo e Catania sapevano piu’ molto di Licausi o dell’occupazione
delle terre; ne’ avevano tv o giornali, ne’ una rete. Eppure, a poco
a poco, hanno costruito. E cosi’ faranno questi di ora. Noi, poiche’
oggi lo spazio e’ poco, ci limitiamo a ripetere che siamo a
disposizione. Questa e’ l’ultima voce autonoma, o una delle ultime,
dell’antimafia di dieci e di vent’anni fa: siamo sopravvissuti fin
qui esattamente per questo, per essere memoria e agenda per le nuove
antimafie che – ne eravamo certissimi – sarebbero arrivate. Il filo,
invisibile e lieve, non s’e’ spezzato mai. Per Aldo, Alessandro,
Barbara e per tutti gli altri e’ pronto da raccogliere, ed essi lo
faranno.
Ricevo e volentieri pubblico (RVP) Sparajurij
AMO ROMA DICO A OMAR
Erika epica Omar e pathos
di
Sparajurij
È a ripetere suoni il gioco. A ripetere suoni mentre tubi di fiato contengono nell’orizzonte crystal ball crisi. Se il piano in testa è riuscito, più lo si invoca meno s’è invisi; ora invece braccia si incrociano in uno spazio essenziale, e il rumore di passi si fonde al vento che turbina nel clangore penitenziale. Se io ripeto Omar, lo sputo dalla lingua alle dita che se lo passano con un movimento verticale e diventa metropoli, diventa città, diventa capitale. Omar si ripete senza senso per ogni viaggio e naufragio. Omar tende all’infinito e a Roma, ecolalico spleen in my gsm tim.
Dell’Amicizia III/ Isaac Bashevis Singer
Ci sono giorni in cui senti che vale la pena. Agitarsi, andare, inseguire quella chimera che i più chiamano letteratura. Che la letteratura non dà pane – ma magari mortadella, o rose- lo sapevamo già e ci muoviamo come ombre tra le ombre inseguiti da creditori che ti passano davanti senza nemmeno chiedere, solo facendo un cenno. Tempo fa a casa di Beatrice Commengé e André Bay, avevo letto un racconto di Isaac Bashevis Singer . Credo non sia mai stato pubblicato in Italia. Beatrice me l’ha inviato per Nazione Indiana qualche giorno fa. Qualche giorno fa mi sono arrivate le lettere della Ortese a Pasquale Prunas e grazie ad una persona straordinaria incontrata a Torino anche le pagine che Massimo Mila scrisse l’indomani dei funerali di Pavese. Ci sono giorni in cui si è quasi felici di non produrre pane e in cui nessun debito ti legherà a nessun creditore. Col Giuvà, Giovanni Choukhadarian, ci siamo messi a lavorare sulla prima traduzione che ne avevo fatta. E’ così.
La mosca
di
Isaac Bashevis Singer
Questa storia della mosca è capitata in un momento in cui le mosche sono una rarità. Era febbraio, a Madison, nel Wisconsin, e faceva dieci gradi sotto zero. Quando fa meno dieci a Madison, è peggio che meno diciannove al Polo Nord. Faceva un freddo così tagliente che mi ci era voluta una maschera sulla faccia, una maschera nera con due buchi per gli occhi. Avevo la sensazione di essere una reincarnazione di Jack lo Squartatore.
Se Cristo si è fermato a Eboli
di Giancarlo Tramutoli
Se Cristo si è fermato a Eboli
dove si fermeranno i più deboli?
Sdraiati nel giardino di Boboli?
Travolti da mandrie di bufali?
Abbracciati a bambole gonfiabili
o attaccati alla bombola del gas?
Guy Debord 2
Questa è la seconda rata di Guy Debord, La società dello spettacolo. Come ho già detto la presento come commento a Pasolini e non per forzare una stretta analogia che non esiste, ma perché si intraveda un filo che comunque li connette. Tutti i corsivi sono rigorosamente nell’originale.
10. Il concetto di spettacolo unifica e spiega una grande diversità di fenomeni apparenti. Le loro diversità e i loro contrasti sono le apparenze di questa apparenza organizzata socialmente, che deve essere essa stessa riconosciuta nella sua verità generale. Considerato secondo i suoi propri termini, lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana, cioè sociale, come mera apparenza. Ma la critica che raggiunge la verità dello spettacolo lo scopre come la negazione visibile della vita; come una negazione della vita che è divenuta visibile.
11. Per descrivere lo spettacolo, la sua formazione, le sue funzioni, e le forze che tendono alla sua dissoluzione, bisogna distinguere artificialmente degli dementi inseparabili. Analizzando lo spettacolo, si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo. Ma lo spettacolo non è nient’altro che il senso della pratica totale di una formazione economico-sociale, il suo impiego del tempo. È il momento storico che ci contiene.
Siamo al ventesimo posto
Ludovico Magnocavallo di Qix ha realizzato una lista dei primi 100 blog italiani secondo Technorati: ora Nazione Indiana è al 20° posto!
Viva Zapatero
E viva anche il cavallo
di Andrea Bajani
(In occasione dell’uscita nelle sale del film di Sabina
Coloro che per mestiere fanno ridere la gente hanno una lunga frequentazione con i meccanismi della censura: è un patto implicito, quello che regola la gestione non conflittuale della messa in ridicolo, o della traduzione in riso, di alcuni aspetti della vita associata. Si conoscono le regole e le si condividono, se per condivisione si intende l’accordo che rende possibile una coabitazione tra due parti. Finché la condivisione persiste, persiste la coabitazione. Nel momento in cui salta, scatta il fuorigioco e si rimette in discussione l’assetto complessivo: si fischia l’infrazione, si ferma il gioco e si concede potere di manovra a chi ha subito l’infrazione.
Niente da nascondere
di Marco Rovelli

Lo sguardo e la distanza. E’ nella distanza che non si ha più niente di nascondere. In prospettiva. Quando uno sguardo si fissa immobile su di te, e ti rimanda il tuo sguardo, ed è come se il tuo sguardo entrasse in corto circuito – allora si è in piena trasparenza, e la casa è come di vetro.


