di Dario Voltolini
Omar Enrique
Alle ore 11 il Papa ricevette in Vaticano il Cardinal Wyszynski. Chissà quanto si sarà trattenuto dal Papa, chissà di cosa avranno parlato. Chissà se alle 12.40 il Cardinal Wyszynski si trovava ancora a colloquio con il Papa.
Il giorno precedente, il 12 di giugno, da un aereo scese e toccò il nostro suolo un ragazzo argentino. Un altro aereo, il 13 di giugno, atterrando a Vienna sobbalzò e il Cancelliere Adenauer che vi era a bordo si ferì alla testa. Il ragazzo argentino toccò presumibilmente il suolo italiano con i piedi. Questo, che sembra un fatto banale, non lo è per niente: toccare il nostro suolo con i piedi era precisamente ciò per cui era venuto in Italia. Il suo lavoro. Il Cancelliere Adenauer, invece, il suo mestiere dovette farlo spesso con la testa, ecco perché ci fu una certa apprensione. Fu Cancelliere fino al sessantatré.


Gianni Ciancola era un pessimo scrittore. Idee ne aveva, ma non riusciva a organizzarle. Potenzialmente era meglio di Hemingway, ma al mondo di scrittori potenziali ce n’erano già troppi. Era meglio essere modesti, ma pubblicare qualcosa. Agganciò il telefono. Era occupato. Con Barbara era finita da una settimana. Troppa gelosia. Ogni tanto Ciancola spiava lei dalla macchina, accucciato sul sedile sotto le finestre. Le donne non gli piacevano, specie quando tenevano occupato il telefono.



di Maria Moresco
Armando Punzo è ben noto per la sua attività registica con la Compagnia della Fortezza, compagnia teatrale di attori detenuti nel carcere di Volterra. Nei giorni scorsi c’è stata la prima nazionale del suo spettacolo ‘Il vuoto, ovvero quel che resta di Bertolt Brecht’, il primo che Punzo ha messo ideato e messo in scena al di fuori della (Compagnia della) Fortezza. Ecco come l’ho visto, e vissuto.

Jean-Claude Kaufmann, insigne sociologo. Lo intervisto a proposito del suo libro “Quando comincia l’amore”. Un libro che parla di quando ci si sveglia al mattino accanto a una sconosciuta. O a uno sconosciuto. Insomma, a scelta dell’ interessato. O dell’interessata. Insomma, a scelta e basta.
Sara lavora nel mondo del web. La sua storia è quella di tanti giovani che hanno vissuto le illusioni di un un “nuovo” che non ha significato nuovo lavoro ma nuove illusioni, vecchie prefigurazioni di un futuro che non è mai arrivato. Ecco, dalla sua voce, come è andata la sua vita. Per sua volontà, i nomi (il suo, quello delle città dove ha lavorato) sono stati cambiati. Perché, dice, “se mi riconoscono, non mi prende più nessuno, a lavorare”.