di Dario Voltolini
Un’immagine.
Io ho un’immagine che ritorna ciclicamente, ogni volta leggermente modificata e da qualche tempo con maggiore frequenza.
So, da qualche anno, che questa immagine andrà a finire in un romanzo che sto scrivendo: infine arriverà a galleggiare in superficie, vale a dire che diventerà un brano di scrittura. Per ora non lo è. E non lo sarà nemmeno dopo che l’avrò prefigurata, qui, scrivendone ora.
È l’immagine di un lastricato di pietre larghe, piuttosto ampio, che viene sommerso dalle onde del mare. Le onde corrono veloci sulle pietre (ora sembra trattarsi di una piazza) facendo quel movimento a falce prima di rifluire. La quantità di mare aumenta e aumentando ribolle, la schiuma cresce e invade tutto. Tutto cosa? Per ora direi: il quadro in cui la scena si svolge.
L’immagine a questo punto è già diventata dinamica. C’è una scena, c’è un movimento, cambiamenti. Si è già sviluppata in una sua larvale dimensione temporale. Lo ha fatto ora, che ne sto scrivendo. Quando va e viene nei suoi ciclici ritorni, l’immagine non ha questo sviluppo temporale: l’ordine l’ho stabilito adesso, qui.
Proseguo. La schiuma ha in sé una violenza, non è una soffice copertura, tutt’altro. La visibilità stessa dell’immagine viene distrutta. Nel caos totale della schiuma le forme dell’onda e del selciato sono scomparse. Altre forme si presentano, ma sono geometriche, astratte: bolle, turbini, spostamenti, porosità. Dentro la schiuma che ribolle.
Questi sono gli elementi dell’immagine più stabili, quelli che permanentemente tornano quando mi si presenta.

Prima cosa da dire: questa raccolta di
[Questa mia inchiesta non è stata accettata da nessun giornale con cui collaboro né da altra testata giornalistica italiana. L’unico giornale che ha ricostruito lo scenario del rapimento Pari–Torretta attraverso informative e documentazioni ufficiali raccolte da Rita Pennarola è stato il mensile
Dopo il 25 luglio 1943 molte cose erano cambiate. Deposto Mussolini, il governo italiano è affidato al maresciallo Badoglio che da subito cerca di rassicurare gli alleati nazisti, annunciando a gran voce che niente, in politica estera, sarebbe cambiato. A Berlino però queste parole vengono lette come una grossolana manovra diversiva e alla guida del generale Valentin Feuerstein, le truppe tedesche attraversano il confine. Il 9 settembre alle due di mattina occupano la città di Bolzano. Il Gauleiter, commissario supremo del Tirolo, Franz Hofer, a Innsbruck, ha intanto già chiesto l’unificazione del Tirolo e l’italianizzazione forzata di oltre vent’anni sembra essere definitivamente sconfitta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre Hitler, infatti, crea la Zona Operativa Prealpi, Alpenvorland, formata da tre province, Bolzano, Trento e Belluno. Nel municipio di Bozen-Bolzano viene nuovamente insediato un Bürgermeister, sindaco tedesco, la stessa cosa avviene in tutti gli altri comuni. Riappare dovunque la vecchia toponomastica. Riaprono le scuole di un tempo e così anche i giornali e le trasmissioni radio tornano a essere in lingua tedesca. Solo alcuni anni prima la velocità di questo improvviso cambiamento sarebbe stata impensabile. Nessuno avrebbe creduto nel 1939, quando i sudtirolesi erano stati costretti a optare per il Reich, che la loro scelta sarebbe stata azzerata da una accelerazione della Storia. A Lagundo, tornato a essere Algund, il podestà era fuggito e al suo posto si era reinsediato il vecchio Bürgermeister.
Il pezzo che posto qui è nato come commento a “







