Articolo precedente
Articolo successivo

2. Storie di classe

di Antonio Sparzani

Seconda storia.

L’insegnante della stessa classe, nella scuola Euclide, prima di disegnare il triangolo sulla lavagna, chiede a tutti gli allievi se vedono bene la lavagna. E tutti – se non ci sono particolari problemi di disposizione dei banchi, rispondono di sì. Nessuno ha dubbi su cosa l’insegnante intenda con quella parola lavagna, tanto più che l’insegnante accompagna la domanda con un gesto del braccio, puntato verso una certa tavola nera (supponiamo che si tratti ancora di una sana lastra di ardesia, e non di uno di quegli orrori di plastica bianca, dove si scrive con un triste pennarello nero che ti sporca tutte le mani) sospesa ad un ligneo telaio.

Questo accordo aproblematico e immediato degli allievi avviene nonostante il fatto altrettanto ovvio che sulla retina di ciascuno (insegnante compreso/a) si sia formata un’immagine diversa di quell’oggetto dall’insegnante ostensivamente definito. Non c’è alcuna necessità che gli allievi si consultino, scambino informazioni sulla diversità dell’immagine, pongano domande all’inse-gnante, o altro. Tutti riconoscono immediatamente la lavagna, e la riconosceranno in modo altrettanto naturale se si sposteranno all’interno dell’aula, cambiando così continuamente la propria immagine retinica di essa.

Questa seconda storia ci sussurra che:
1. ogni allievo è completamente abituato al fatto di poter percepire certe serie di immagini retiniche, diverse tra loro, ma che possono essere riferite ad un qualcosa di unico, che viene di conseguenza indicato come ‘lo stesso oggetto’ e cui viene pertanto assegnato lo stesso nome.

2. Insieme con la prima storia, che propone un percorso in qualche modo parallelo, ci invita anche a riflettere che ogni allievo sa, più o meno consciamente, che, se vuole, può assumere lo stesso punto di vista – e avere quindi la stessa immagine retinica – di un altro allievo, pur di mettersi esattamente nel suo stesso posto.

In parole ancora più esplicite, la catena di ragionamenti che descrive questo complesso di situazioni potrebbe essere la seguente: vedo una figura alla lavagna – disegno sul mio quaderno una figura il più possibile simile a quella che vedo – ogni mio compagno fa la stessa cosa – i disegni che fanno i miei compagni mi sembrano tutti diversi, visti da qui – so però che se andassi a mettermi al posto di ognuno dei miei compagni vedrei la loro figura esattamente come vedo qui la mia sul mio banco.

Qual è l’aspetto di complementarità delle due storie? Mentre nel primo caso ognuno, dopo averlo copiato dalla lavagna, vede il proprio triangolo sul proprio banco, un oggetto cioè fisicamente diverso da tutti gli altri, e ognuno ha di tale oggetto la – grossomodo – stessa percezione, nel secondo caso ognuno vede, con percezione diversa, lo stesso oggetto fisico.

Il nome che la fisica dà a quello che qui è il banco dell’allievo – il suo contesto – è sistema di riferimento.

Diceva Hermann Weyl, uno dei più illustri fisici e matematici (di ispirazione – pazienza – un po’ tanto husserliana) del Novecento,: ‘‘Il sistema di coordinate è il residuo inevitabile dell’annullamento dell’Io in quel mondo fisico-geometrico che la ragione estrae sotto la norma dell’‘obiettività’ da ciò che ci è dato – esso costituisce in questa sfera obiettiva un ultimo, povero richiamo al fatto che l’esistere (Dasein) è dato e può essere dato, soltanto come contenuto intenzionale dei vissuti mentali di un puro Io il quale conferisce significato.’’

*****************************************************************

Il brontosauro opinava che il verbo brontolare l’avevano inventato per fargli rabbia.
Questa favoletta ne dice: che il permaloso è debole opinante.

[Carlo Emilio Gadda, favola 67 del Primo libro delle favole]

articoli correlati

Nichilismo quotidiano

di Giacomo Agnoletti
Sospetto che lo stesso stia avvenendo in molte città d’Italia, grandi e piccole. Chissà, forse accade in ogni città del mondo. Ho tentato di abbozzare una protesta. Il dirigente scolastico allora mi ha detto che gli alberi erano “pericolosi”. Solo una parola, “pericolosi”.

Un utile Decalogo per la Scuola del Pluralismo e della Libertà

Di Gian Nicola Belgire
Giunge dal Ministro, come rinfrescante toccasana, la nota 5836 del 7 novembre 2025 che invita gli istituti a garantire nei loro eventi la presenza di «ospiti ed esperti di specifica competenza e autorevolezza», per permettere il «libero confronto di posizioni diverse». Come possono i docenti italiani, fin qui dimostratisi inadeguati, far fronte? Viene in soccorso un agile vademecum, che qui mostriamo in anteprima:

Massa e profumo. Verso una nuova antropologia della Generazione Z

di Michele Canalini
La scuola è uno straordinario campo di indagine per l’antropologia. Da insegnante osservo con attenzione e curiosità, da diversi anni, i modi di dire, di fare e di presentarsi degli studenti in classe

Mostri sacri e complicanze storiche

di Antonio Sparzani
I miei mostri sacri della letteratura italiana sono Calvino e Gadda, rigidamente in ordine alfabetico. L’altra sera mi sono saltati addosso insieme. Cominciavo a leggere la quinta delle Lezioni americane di Italo Calvino: sappiamo che egli accuratamente scrisse le Lezioni prima di andare negli USA per portargli un po’ di cultura...

Non si può essere troppo seri

di Renzo Paris
Marati, con questo romanzo diventa il cantore della gioventù di Roma nord.

Il tempo della diseducazione

di Alessandro Tesetti
Ho attorno gente senza carattere, a-patica, a-ideologica, sono qui e sanno di essere qui senza sapere perché sono qui. Andavano bene in Italiano alle superiori, avevano nove o dieci, vengono dal Liceo Classico, la scelta di Lettere è stata consequenziale
antonio sparzani
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: