Preghiera ai naviganti (da «il Fatto Quotidiano»)

Ques’articolo è uscito sabato 29 gennaio 2011 su «il Fatto Quotidiano».
Qui ho solo aggiunto una riflessione della Arendt, che credo ci riguardi molto.
Prendetelo come uno dei tanti segni con cui donne e uomini sul web (e non solo) in un unico coro stanno rivendicando il diritto a restituire un’altra storia, evocando le tante donne forti di immaginazione, intelligenza e coraggio che hanno contribuito in tutti i tempi, ovunque, a edificare la comune umana civiltà.

Hannah Arendt: «Il declino delle nazioni comincia con il venir meno della legalità… Qualsiasi incidente può distruggere i costumi e la moralità una volta privati del loro ancoraggio nella legalità; qualsiasi evento contingente è destinato a minacciare una società non più garantita dai suoi cittadini»

di Evelina Santangelo
Da quando è uscita la notizia che il presidente del Consiglio è indagato per prostituzione minorile, i commenti e l’ironia nel web si sono scatenati come non mai. Sarà il tema pruriginoso, sarà che ci siamo a nostro modo assuefatti e quasi affezionati a questo genere di amenità, sarà che tutti si è diventati un po’ così, propensi all’ironia più “grassa” e “crassa”… Per questo, vorrei fare un appello modesto ai naviganti. Come fosse una preghiera di un navigante ad altri naviganti.
Discutiamo, ragioniamo del presente e del futuro degli operai, che andranno comunque in un qualche purgatorio, come chiunque oggi svolga un lavoro soggetto alla precarietà di cui è sostanziato questo nostro tempo. Discutiamo, ragioniamo del diritto allo studio e del dovere di garantire ai giovani il diritto di essere pieni di slancio e desideri e aspirazioni contro “lo stato presente delle cose” inteso come immodificabile e sclerotizzato, che è un’offesa alla loro giovinezza e a noi, che dovremmo contribuire ad alimentare, nutrire le loro visioni in una sorta di vero patto generazionale (non solo quel patto economico, invocato da tanti). Discutiamo, ragioniamo del diritto-dovere a insegnare. E del dovere istituzionale di riconoscere il ruolo sociale e culturale della classe insegnante in un paese che voglia davvero progettare un futuro possibile. Parliamone perché la gente capisca che è dei loro e dei nostri figli che stiamo parlando, e di quello di cui un giorno anche loro saranno chiamati a rendere conto dai loro stessi figli…
Discutiamo, ragioniamo dei teatri, delle università, dei musei, degli archivi, delle biblioteche… agonizzanti per colpe pregresse e per responsabilità odierne di una classe dirigente che sta spolpando l’ultima carne dalle ossa delle istituzioni culturali (e non solo), mentre chi avrebbe dovuto vegliare e mobilitarsi è stato, almeno finora, a guardare, o meglio, a guardare il proprio naso, magnifico o degno di essere magnificato, il proprio ridicolo naso che non ha saputo annusare nemmeno cosa stava accadendo, cosa stava esso stesso edificando…

Difendiamo con intransigenza e vegliamo sul principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, contro i garbugli e i pretesti con cui lo si vorrebbe aggirare, indipendentemente direi da chi lo voglia aggirare. Così da spuntare la lama di ogni pretesto, anche quello più ingannevole e subdolo dell’“accanimento”. Esigiamo la laicità su cui è stato fondato questo nostro Stato da cattolici e non-cattolici, da credenti e non-credenti, o diversamente credenti… in quanto unica vera inalienabile garanzia di uguaglianza in un paese che si voglia dire davvero civile, cioè rispettoso della libertà di culto e di pensiero. Difendiamo le conquiste della scienza contro Comitati di bioetica che, negando il principio stesso della pluralità delle posizioni morali, vorrebbero allineare la scienza alla visione morale unica e insindacabile di Sacra Romana Chiesa, in tutta la sua potenza, influenza, tracotanza spirituale e temporale. Ma, proprio per questo, in nome di tutto ciò, e anche un po’ della nostra dignità. Denunciamo duramente quel che c’è da denunciare. Informiamo di tutto quello che serve a capire. Ma non infiliamoci fino al collo in quella melma, per alimentare la nostra curiosità o anche la nostra ironia… Invece di prendere questo genere di commerci per quel che sono e consegnarli assieme a tutto il resto (compresi i cocci dei principi costituzionali fatti a pezzi) al giudizio della legge e, spero un giorno, anche della storia, in cui, vorrei ricordare, saremo contemplati anche noi con tutti i nostri magnifici nasi. Anche quelli graziosamente arricciati in segno di sdegno.

2 Commenti

  1. Cara Evelina,
    quello che tu chiedi di fare, vorrei che lo faccessro i partiti di opposizione, massimamente quelli di sinistra. Invece nessuno parla più dei problemi reali della nostra misera o gloriosa quotidianità, nessuno si occupa di pensare il futuro nostro e dei nostri figli, nessuno parla di disoccupazione, precariato, cassa integrazione, costo della vita, povertà, case in affitto, scuole fatiscenti, monumenti che crollano, territori che franano. L’irrealtà ha avuto il sopravvento, mascherata da realtà. Tutti prigionieri dello specchio magico di Berlusconi, chi per ammirarlo chi per sputargli addosso. E nessuno che prospetti una via d’uscita, né da destra, dove immagni ci siano tante persone oneste che hanno a cuore il futuro di questo confuso paese, né a sinistra. E’ stato straordinariamente abile Berlusconi, nel 1993, quando decise di caricare sulle spalle degli italiani le sue grane giudiziarie venute a galla nell’epoca oramai remota di Tangentopoli e che nulla avevano a che fare con la politica o col destino dell’Italia. Da quando decise di inventare un partito e passare alla politica, milioni di italiani altro non facciamo che occuparci di lui, rovinandoci la digestione. O il sonno.

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