Hélène

di Pierre Jean Jouve

traduzione di Antonio Sparzani e Andrea Raos

Che bella che sei ora che non ci sei più
La polvere della morte ti ha spogliata persino dell’anima
Che desiderata che sei da che siamo scomparsi
Le onde le onde riempiono il cuore del deserto
La più pallida delle donne
Fa bel tempo sulle creste d’acqua di questa terra
Del paesaggio morto di fame
Che borda la città di ieri dei malintesi
Fa bel tempo sui circhi verdi inattesi
Trasformati in chiese
Fa bel tempo sul pianoro disastroso nudo e capovolto
Perché sei così morta
E spargi soli con le tracce dei tuoi occhi
E le ombre dei grandi alberi radicati
Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

*

Hélène

Que tu es belle maintenant que tu n’es plus
La poussière de la mort t’a déshabillée même de l’âme
Que tu es convoitée depuis que nous avons disparu
Les ondes les ondes remplissent le cœur du désert
La plus pâle des femmes
Il fait beau sur les crêtes d’eau de cette terre
Du paysage mort de faim
Qui borde la ville d’hier des malentendus
Il fait beau sur les cirques verts inattendus
Transformés en églises
Il fait beau sur le plateau désastreux nu et retourné
Parce que tu es si morte
Répandant des soleils par les traces de tes yeux
Et les ombres des grands arbres enracinés
Dans la terrible Chevelure celle qui me faisait délirer

Dello stesso autore su Nazione Indiana vd. “Ferocia“.

25 Commenti

  1. E spargi soli con le tracce dei tuoi occhi
    E le ombre dei grandi alberi radicati
    Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

    Finale magico!

  2. Una poesia che unisce il splendore solare con la sparizione tragica (la morte della donna amata). Viene la voglia di morire per essere amata.
    Il paesaggio diventa il ricettacolo sacro di questa sparizione: ” la polvere della morte ti ha spogliata persino dell’ anima.”
    L’ultimo verso rammenta Baudelaire.
    IL paesaggio è deserto amoroso, imprigionando l’ombra del corpo amato.
    Anche la scrittura è deserto.
    Andrea, la traduzione è magnifica, rende ommagio al poeta francese.

  3. Grazie mille. Ma attenzione, la traduzione è Andrea + Antonio, e le idee buone sono sue.
    Ciao,
    Andrea

  4. Non ci siamo spartiti il testo; tutto, anche gli ultimi tre versi, è tradotto a quattro mani.

    Non dimenticare comunque che in fondo non sono parole nostre, ma di Jouve (e di chi le legge).

  5. Non lo metto in dubbio.
    il potere della traduzione però è grande…
    può cambiarne anche il senso
    :-)

  6. così va meglio…
    interminabile!!!
    …e poi ci sono i cerchi d’acqua che giocano….

    ;-)

  7. Poe sì con le sepolte vive, ma anche i capelli che crescono come una pianta macabra nella tomba. Mi è tornata in mente la storia di Elizabeth Siddal, la modella dei preraffaeliti, moglie di Dante Gabriele Rossetti che si uccise con un’overdose di laudano dopo aver partorito il loro unico figlio morto.

    Rossetti (che la tradiva pure), volle seppellire nella tomba del cimitero di Highgate a Londra tutte le sue poesie con lei, come a testimoniare che anche la sua vita era morta, mentre l’amore era più intenso e feroce di prima.

    Con il senno di poi e l’ego gigantesco d’artista fece riesumare il manoscritto, ma mandò due amici, non avendo il coraggio di vedersi davanti il cadavere di Elizabeth.

    Gli raccontarono che era intatta e più bella che in vita. I suoi capelli rossi continuavano a spandersi dalla bara nella terra.

    (un motivo che poi ha ripreso pure Marquez con Dell’amore e di altri demoni).

    Scusate la deriva tardo-ottocentesca.

  8. buona la deriva ottocentesca. Non badate a Raos che dice che le idee buone sono mie. Tutto è stato pastrugnato a 4 mani, inoltre la proposta e l’ossatura di partenza sono sue. Grande Jouve.

  9. Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

    Pelléas et Mélisande

    Maurice Maeterlinck_Claude Debussy

    Acte III, sc. 1

    MÉLISANDE
    Je ne puis me pencher davantage…
    Je suis sur le point de tomber…
    Oh! Oh! mes cheveux descendent de la tour!
    (Sa chevelure se révulse tout à coup tandis qu’elle se pence ainsi,
    et inonde Pelléas.)

    PELLÉAS
    Oh! oh! qu’est-ce que c’est? tes cheveux, tes cheveux descendent vers moi!
    Toute ta chevelure, Mélisande, toute ta chevelure est tombée de la tour!
    (moins vite et passionnément contenu)
    Je les tiens dans les mains, je les tiens dans la bouche…
    Je les tiens dans le bras, je les mets autour de mon cou…
    Je n’ouvrirai plus les mains cette nuit!

    MÉLISANDE
    Laisse-moi! laisse-moi! tu vas me faire tomber!

    PELLÉAS
    Non, non, non!
    Je n’ai jamais vu de cheveux comme les tiens, Mélisande!
    Vois, vois, vois, ils viennent de si haut
    et ils m’inondent encore jusqu’au cœur;
    Ils m’inondent encore jusqu’au genoux!
    Et ils sont doux, ils sont doux comme s’ils tombaient du ciel!
    Je ne vois plus le ciel à travers tes cheveux.
    Tu vois, tu vois? Mes deux mains ne peuvent pas les tenir;
    il y en a jusque sur les branches dy saule…
    Ils vivent comme des oiseaux dans mes mains,
    et ils m’aiment, ils m’aiment plus que toi!

  10. Chissà perché ho pensato immediatamente a Elena di Troia.
    Qualcuno ne ha narrato mai la morte? Io ricordo solo il mito parallelo del suo eidolon, il fantasma fuggitivo ancora così malioso…
    Grazie ai traduttori.

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Andrea Raos
andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010), i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010), lettere nere (milano, effigie, 2013), le avventure dell'allegro leprotto e altre storie inospitali (osimo - an, arcipelago itaca, 2017) e o!h (pavia, blonk, 2020). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato le antologie chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001) e contemporary italian poetry (freeverse editions, 2013). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005), «exit» (2005) e "nioques" (2015); altre, in traduzioni inglese, in "the new review of literature" (vol. 5 no. 2 / spring 2008), "aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international, free verse e la rubrica "in translation" della rivista "brooklyn rail". in volume ha tradotto joe ross, strati (con marco giovenale, la camera verde, 2007), ryoko sekiguchi, apparizione (la camera verde, 2009), giuliano mesa (con eric suchere, action poetique, 2010), stephen rodefer, dormendo con la luce accesa (nazione indiana / murene, 2010) e charles reznikoff, olocausto (benway series, 2014). in rivista ha tradotto, tra gli altri, yoshioka minoru, gherasim luca, liliane giraudon, valere novarina, danielle collobert, nanni balestrini, kathleen fraser, robert lax, peter gizzi, bob perelman, antoine volodine, franco fortini e murasaki shikibu.
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