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Uccidere Bin Laden è stata solo una vendetta

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[Linguista e storico tra i più autorevoli della modernità, il prof. Noam Chomsky continua il discorso su cui avevo scritto a caldo un pezzo qui. Il pezzo è pubblicato sull’ottima rivista Internazionale, n° 901 del 10 giugno corrente. a.s.]

di Noam Chomsky

L’attacco statunitense del 1 maggio al comprensorio dove viveva Osama bin Laden, in Pakistan, ha violato molte norme del diritto internazionale, a cominciare dall’invasione del territorio di uno stato sovrano. Inoltre sembra che non sia stato fatto alcun tentativo di arrestare la vittima.

Dopo l’uccisione, il presidente statunitense Barack Obama ha detto: “Giustizia è fatta”. Ma molti non sono stati d’accordo, persino tra i più stretti alleati. Il giurista britannico Geoffrey Robertson, che era favorevole all’operazione, ha definito “un’assurdità” la frase di Obama, aggiungendo che un ex docente di diritto costituzionale come il presidente dovrebbe saperlo. Robertson ha inoltre fatto notare che il diritto pachistano e quello internazionale impongono che si apra un’indagine “ogni volta che un’azione del governo o della polizia causa una morte violenta”. Ma Obama ha preferito “una frettolosa ‘sepoltura in mare’ che non è stata preceduta, come prescrive la legge, da alcuna autopsia”.

Playlist

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di Nevio Gàmbula

“… niente di personale …”
Gianfranco Ciabatti

Signori,
sono felice di potervi sottoporre all’attenzione la mia personale playlist. La sua elaborazione ha richiesto molti anni: di disco in disco, di concerto in concerto, il piacere sottile dell’ascolto mi ha spinto verso una quantità incredibile di suoni e di ritmi. È stata l’unica vera mia ossessione: ascoltare, ascoltare, ascoltare … Il mio corpo esigeva una musica.
Vengo da una condizione dove la musica era un lusso. In casa, l’unico disco disponibile era la colonna sonora di Zorba il greco, di Mikis Theodorakis; c’erano anche alcune audio-cassette di Maria Carta e di ballo sardo. Mio padre, operaio Fiat, tra le pause del lavoro ascoltava le musiche della tradizione sarda; mia madre, invece, come la maggior parte delle casalinghe, si limitava a quelle trasmesse dalla radio.

Cammina Vagante. Intervista a Carla Benedetti

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effeffe Il racconto di Sergio Baratto sulla prima tappa di Cammina Cammina è avvincente, ma mi piacerebbe cominciare dalla fotografia che lo documenta. Quella in cui si vede Antonio Moresco che cammina con la stessa sfrontatezza e libertà dell’anarchico di “Sarà una risata che vi seppellirà”, un’andatura “naturale”. 
A differenza delle marce, dei cortei, delle sfilate, cammina cammina sembra suggerire infatti qualcosa di più naturale, perfino disteso. Tornare a fare delle cose insieme, in modo naturale, con i piedi per terra, ma con la gioia nel cuore.

Carla Benedetti Camminare è un’azione semplice, minima. Ma camminare per chilometri e chilometri attraverso l’Italia, “ricucirla con i nostri passi” – come dice lo slogan scelto per questa iniziativa – è anche una sfida ai propri limiti. Il corpo, per lo meno il mio, non è abituato a superare tali distanze senza mezzi di trasporto, perciò questo camminare assieme non è solo qualcosa di naturale, è qualcosa di più.

Bibliodiversità in biblioteca (Monza)

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CATALOGO DI POESIA
bibliodiversità in biblioteca
a cura di Antonio Loreto

BIBLIOTECA SAN ROCCO
via Zara, 9 MONZA – Tel. 039.2007882


Quarto e ultimo appuntamento venerdì 17 giugno ore 21.00 con Andrea Inglese (Parigi) “Inventari”

Costruire nel costruito

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Architettura a volume zero
CAMERINO Palazzo ducale, 31 luglio – 4 agosto 2011
XXI Seminario internazionale e Premio di Architettura e Cultura Urbana – Camerino 2011

Costruire nel costruito … costruire il presente sul passato, senza ipotecare l’avvenire, unendoli senza distruggerli entrambi. (A. Sartoris)

Conservazione e rinnovamento dell’edilizia storica
Costruire nel costruito non vuol dire rinunciare all’architettura anzi, è proprio dal confronto fra nuovo e antico che si enfatizza l’intensità espressiva dell’uno e dell’altro; sia negli interventi conservativi in cui prevale la cura nel salvaguardare i caratteri e le matrici formali degli edifici, con materiali, tipi e tecniche costruttive conformi, che nelle ristrutturazioni in cui presentare con sincerità forme, materiali e tecnologie proprie della contemporaneità come espressione di una rinnovata urbanità, comunque in equilibrio con il paesaggio urbano conformato.

Note per un diario parigino

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da Chiunque cerca chiunque

di

Francesco Forlani

Terzo capitolo

La bonne

Il diciassettesimo porta sfiga. Se ci fosse un comandamento numero diciassette sarebbe:  gràttati ogni volta che incontri qualcuno. E’ un quartiere middle class e neutro come una saponetta Mantovani. Neutro che ti lascia addosso un profumo di inconsistenza. Perfino il mercato della Rue de Lèvis  sembra  abitato  da cose così. Courgettes da classe moyenne, ananas in finto pelle, pomodori Aiazzone, e un odore di burro che non ti molla le narici manco se anneghi in una bacina d’olio extravergine del Salento. Il diciassettesimo è così. Tra il sedicesimo  figa e il diciottesimo sfigato. Ora volete mettere il fascino di uno sfigato con uno così. Perfino nel Monopoli francese non c’è una cazzo d strada del diciassettesimo. Ieri leggevo Perec che infatti si ricorda, eccome se non si ricorda, l’Avenue de Breteuil, verde, settimo Arrondissement,  Avenue Henri-Martin rossa, sedicesimo, Avenue Mozart  ancora sedicesimo, arancio. Georges Perec aveva vissuto la maggior parte della sua vita a Belleville, ventesimo arrondissement, colore viola. Ecco perché dovevo assolutamente cambiare quartiere.

FESTA DEL NOVANTATRE – IN DUE MOVIMENTI

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a cura di Biagio Cepollaro e Paolo Gentiluomo

LIBRERIA POPOLARE DI VIA TADINO
via Tadino 18, Milano

Primo movimento:
13 giugno 2011 ore 21.oo
L’antologia del Gruppo 93

a cura di Angelo Petrella  ─  Intervento di Antonio Loreto

Reading di: Marco Berisso, Piero Cademartori, Biagio Cepollaro, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo.

Secondo movimento
20 giugno 2011 ore 21.00
Poeti leggono il Gruppo 93
Alessandro Broggi, Francesco Forlani, Francesca Genti, Giorgio Mascitelli, Italo Testa.

Contributi in video

Contro ogni damnatio memoriae e contro quel certo gusto di raccogliere testi alla rinfusa e lanciarli come “la nuova poesia”, nasce questa nuova antologia sul Gruppo 93: forse meno gridata, ma sicuramente utile a fare il punto su un “fenomeno” di cui si è parlato troppo e scritto troppo poco. È divertente poter discutere del Gruppo 93 oggi, come di un fenomeno del Novecento da storicizzare ed eventualmente celebrare: tanti e tali sono stati i mutamenti socio-culturali al voltar di millennio, che anche i soli diciassette anni che ci separano dalla conclusione di quell’esperienza sono sufficienti per parlare di “un’altra epoca”.

La punta della lingua 2011

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POESIA FESTIVAL  (VI edizione)

Ancona e Parco del Conero 14-21 giugno

Programma

venerdì 10 – domenica 12 giugno ANTEPRIMA

Poesia in trasferta

La Punta della Lingua a Cammina cammina

Tappa S. Quirico D’Orcia – Radicofani

altroché fascio littorio

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di Alessandro Bertante

“Non si può dedicare un certo numero di anni allo studio dei miti o dei materiali mitologici senza imbattersi più volte nella cultura di destra e provare la necessità di fare i conti con essa.” Con questa netta enunciazione di intenti Furio Jesi, nell’incipit dell’introduzione del suo saggio Cultura di destra, stabiliva da subito il compito e i confini che si era prefissato quando decise di affrontare le pulsioni storiche e culturali che stavano alla base del neo fascismo e della nuova borghesia italiana reazionaria. E non era certo un compito facile, in quanto nel clima di acceso scontro ideologico della fine degli anni Settanta (nel 1979 esce la prima edizione del saggio per Garzanti) il termine “cultura di destra” era considerato come un ossimoro e tutti gli studi sul mito, sul sacro e sul leggendario giudicati materia per ottusi nostalgici in odore di fascismo. Maneggiare quella materia non era facile allora e non è facile nemmeno adesso, per noi che, come piccioni sopra un cornicione, assistiamo attoniti al baratro culturale residuo di quella che è da considerarsi come la fase crepuscolare della televisione commerciale.

Rifiuti: l’incubo del nucleare di Éric Guéret e Laure Noualhat

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di Orsola Puecher
 
Questo documentario francese del 2009, che a suo tempo provocò un grande scandalo, racconta di uno dei più grandi incubi nascosti sotto il tappeto della nostra società: le scorie radioattive che, sparse senza nessuna precauzione dal Niger alla Siberia, sono la faccia oscura del nucleare, mentre industrie e taluni politici lo descrivono come un’energia pulita, controllata, monitorata, priva di ogni impatto sull’ambiente e sulla salute e pericolosa solo in caso di ipotetici statisticamente rari incidenti.

Ingratitudine

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di Lucio Trevisan

[Eccovi alcune pagine di un libro inquieto, Ingratitudine, di Lucio Trevisan, pubblicato da NoReply. Il Romanzo verrà presentato a Milano il 14 giugno presso la libreria Centofiori (Piazzale Dateo 5) alle ore 18,15. Ne parleremo con l’autore io e Marco Rossari. Segue aperitivo. G.B.]

Il diluvio

Dopo di noi diluvierà
Non spioverà, va bene
Noi la fortuna
Degli ombrellai
Chili di liquidi

Dopo di noi

Va bene, come vuoi
dopo di noi
diluvierà, non spioverà
Dopo di noi: il diluvio.

Battisti/Panella, Il diluvio

17 febbraio 1977. Scendo a Roma in treno in una cuccetta pulciosa. Si è sparsa la notizia che il piccì cerca la prova di forza. Per non sporcarsi le mani, vigliaccamente, manda avanti la cigielle e il suo leader più prestigioso. A Roma l’università è occupata. Sei giorni prima la polizia ha ucciso Francesco Lorusso a Bologna.

A proposito di Girard

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[Pubblico questo articolo di Pierpaolo Antonello in risposta a un articolo di Remo Ceserani e a una sua intervista con Joshua Landy, ambedue comparsi sul manifesto e molto critici con la teoria girardiana. mr]

di Pierpaolo Antonello

È assai curioso il fatto che sia proprio Remo Ceserani, eminente comparatista e autore di un recente libro, molto bello e interessante, intitolato Convergenze. Gli strumenti letterari e le altre discipline (Bruno Mondadori 2010), ad attaccare in maniera così diretta, in un articolo apparso su Il manifesto il 22 maggio scorso, una delle pochissime teorie emerse nel campo letterario che abbiano attratto l’attenzione di neurofisiologi, psicologi, antropologi, scienziati sociali, filosofi della scienza, economisti: la teoria mimetica di René Girard. Al di là della discussione assolutamente legittima sui fondamenti e le articolazioni di una teoria che, come tutte le ipotesi scientifiche, nelle intenzioni del suo stesso autore, è aperta e bisognosa di ulteriore raffinamento, mi chiedo cosa motivi uno scetticismo così tranchant. La risposta più semplice è sempre la vecchia questione della dimensione religiosa della teoria di Girard, la sua presunta apologetica del Cristianesimo, che non permette a molti di esprimere dei giudizi che non siano di estrema cautela o di esplicito rifiuto. Eppure ci sono migliaia di scienziati, fisici, biologi, chimici, antropologi che sono credenti, ma nessuna rivista scientifica si porrebbe mai il problema di rifiutare un loro articolo sulla base delle loro preferenze religiose.

DEBTOCRACY di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou

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[ quando inizia il video click CC in alto a destra per i SOTTOTITOLI IT ]
 
DEBTOCRACY [ Χρεοκρατία ]
[ Sito Ufficiale EN ]

Per la prima volta in Grecia un documentario prodotto dal pubblico. ⇨ DEBTOCRACY [Wikipedia EN] cerca le cause della crisi provocata dal debito pubblico e propone soluzioni che non vengono prese in considerazione dal governo e dai media dominanti.

TQ, fenomenologia di una generazione allo specchio : Andrea Cortellessa

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Performance di Michelangelo Pistoletto

Sognai che ero una farfalla
che d’esser me sognava
guardava in uno specchio
ma nulla ci trovava
-Tu menti-
gridai
si svegliò
morii.

R.D. Laing

di
Andrea Cortellessa

Segnavento:
Una politica per individualisti?

La convention nella storica sede della Laterza, a Roma lo scorso 29 aprile, s’è aperta con un invito, anzi un’intimazione: per favore, solo pars construens. La «generazione TQ», com’è stata griffata (dalle età dei partecipanti, trentenni e quarantenni) dai promotori (gli scrittori Mario Desiati, Nicola Lagioia e Giorgio Vasta, il critico Giuseppe Antonelli e Alessandro Grazioli di minimum fax), s’è presentata con un documento pubblicato il 18 aprile dal Sole 24 ore (che ha poi continuato a promuovere l’iniziativa in modo tambureggiante – del resto molti promotori e partecipanti sono suoi collaboratori abituali), che prendeva le mosse da una descrizione parodica dell’intellettuale vieux jeu e delle sue pratiche, appunto, alquanto destruentes («Gli intellettuali, si sa, amano piangersi addosso. Se la prendono con la cultura di massa, con lo strapotere della televisione, con i bestseller facili che dominano le classifiche di vendita»).

Nuovi autismi 2 – La mia morte

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di Giacomo Sartori

La mia morte è una cosa molto seria. Non ho detto estremamente seria, ho detto molto. Non mi va di essere preso per un mitomane. Siamo la bellezza di sette miliardi, staremmo freschi se ognuno inscenasse una tragedia greca per la propria morte. Resta pur sempre il fatto che da piccolo per addormentarmi mi immaginavo di essere appena deceduto: tutti erano molto tristi. Anch’io ero affranto, a sapermi morto: piangevo a calde lacrime. C’erano varianti riguardanti le circostanze del trapasso, per quel che mi ricordo sempre eroico, ma il succo del discorso era quello. Era bello essere così disperato nel letto caldo e confortevole: mi è rimasto il gusto per gli addormentamenti struggenti. L’esistenza potrebbe essere vista come una prova generale del decesso, è stato detto e ridetto. Uno si esercita e si riesercita, e poi un giorno passa all’azione. Spesso lasciando di sasso financo le persone più prossime. O addirittura se stesso. Una notte mi sono svegliato e non potevo respirare, i miei polmoni erano gomma bruciata. Metà del cuscino di piume sotto la mia testa era stato mangiato dal fuoco,

PP

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di Laurent Grisel

a cura di Andrea Inglese

Laurent Grisel, classe 1952, è forse uno dei pochi poeti francesi contemporanei, il cui lavoro si pone come esplicitamente e programmaticamente politico. Sarebbe inappropriata per la sua poesia la dicitura “poesia civile”, che rimanda al sogno di una comunità e dei suoi valori condivisi, di cui il poeta si farebbe custode e difensore. La poesia “politica” di Grisel si è formata nello spirito di Brecht, ossia nell’idea che le forme letterarie, nate dall’esercizio di un privilegio sociale e culturale, siano da porre al servizio dell’umanità sfruttata e senza storia. Questa inattualità d’approccio pone Grisel al riparo dalle più facili opzioni delle poesia francese contemporanea: l’opzione umanistica e altisonante che prosegue la lezione di Char e quella anti-umanistica che rinnova la lezione degli avanguardisti di Tel Quel.

Ma Tolstoj con «Freedom» c’entra poco

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di Daniela Brogi

(a proposito di Jonathan Franzen, Libertà*)

1. «USA BENE LA TUA LIBERTà»: l’iscrizione del 1920 che a pagina 204 blocca l’attenzione di Patty, uno dei personaggi principali, fissa meglio di ogni altra frase i significati di Freedom, perché definisce, oltre al tema centrale, la tensione del racconto: il senso di un imperativo lapidario che attrae su di sé tutto il corpo del testo, spingendolo fino a un carico di rottura.

L’intrigo di Libertà non è originale, guardato in sé: racconta, nell’arco dell’ultimo trentennio, lo sfaldamento amoroso e famigliare di una coppia americana middle-class apparentemente perfetta.