Venerdì 8 aprile 2011, alle ore 18:30
presso la Libreria Popolare
(via Tadino 18, Milano)
Paolo Giovannetti e Paolo Zublena presentano
QUASI TUTTI
di Marco Giovenale
ed. Polìmata
Coordina l’incontro: Alessandro Broggi
Sarà presente l’autore
Venerdì 8 aprile 2011, alle ore 18:30
presso la Libreria Popolare
(via Tadino 18, Milano)
Paolo Giovannetti e Paolo Zublena presentano
QUASI TUTTI
di Marco Giovenale
ed. Polìmata
Coordina l’incontro: Alessandro Broggi
Sarà presente l’autore
[Massimo Rizzante risponde alle Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet a proposito di Verifica dei poteri 2.0; qui le risposte precedenti]
1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?
Sì, mi sembra che la vostra sia un’ottima analisi della situazione nella quale ci troviamo.
2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?
Per me tutto è iniziato qualche anno fa, quando alcuni componenti di Nazioneindiana.com mi hanno invitato a entrare in redazione. Non ero molto convinto, ma mi sono fatto convincere. Da allora posto abbastanza regolarmente alcuni miei testi (poesie, saggi, traduzioni) e meno regolarmente testi di altri. Non condivido lo schiacciamento verso l’attualità politica e sociale che Nazioneindiana.com ha assunto, o che forse ha sempre avuto.
[ho sentito Stefania Carcupino recitare i propri versi un mercoledì sera al Cerizza, e vorrei condividerne qualcuno con voi, perché mi sono sembrati densi di emozioni, emozioni del dire e del recitare, a.s.]
dalla raccolta: ALZHEIMER ADOLESCENZA ALCOL:
Oggi vorrei tornare a casa
a quella casa un tempo
di piastrelle e luci accese
e fuori soltanto lontananze
oggi l’anima è senza rifugio
non ho rifugio
sono qua, e là
tempo di andare anche quando è buio
anche quando è buio
ECCO DOVE
ecco, allora sì mi piacerebbe molto
essere ancora davanti alla luna
con la notte intorno e il piccolo rumore
delle mucche dondolanti nella stalla
essere lì e pensare chissenefrega
disegnando una danza come un’ombra cinese
di Gianluca Veltri
Nel romanzo di Nathan Englader “Il ministero dei casi speciali”, il padre di un desaparecido la cui colpa era ascoltare i Pink Floyd e leggere Marcuse, al culmine di vane ricerche, riflette: “Sono il padre di un figlio morto che non ha un cadavere su cui piangere. Questa assenza è sbagliata e ingiusta. Senza una tomba, il lutto non finisce mai”.
Assenze, a trentacinque anni dall’inizio del mattatoio argentino.
Francesca Matteoni
F.: Alice nel Paese delle Meraviglie, la conosci?
Nonna: No, non ci ho mai giocato insieme.
L’Alice di Lewis Carroll è circondata da una campagna estiva – acqua, siepi, margherite, quando fa la sua comparsa il coniglio. Lo segue giù per il buco, un passaggio stretto e impossibile, scoprendo un mondo rovesciato, dove gli animali si vestono come gli umani, le parole non sono più ciò che erano solite essere. Il linguaggio non è più un mezzo, ma qualcosa di vivo, emotivamente malleabile o soggetto a una logica tanto ferrea quanto priva di significato concreto, svuotato infine di ogni conoscenza specifica, ma impiegabile come oggetto materiale, fragile e potente.
Quella che i mass media chiamano «mafia» o «criminalità organizzata» ha subìto negli ultimi decenni una profonda metamorfosi, trasformandosi in una nuova classe sociale che viene ormai definita «borghesia mafiosa». «Questa nuova classe sociale tende a vivere di rendite finanziarie ed extraprofitti che nascono dall’intreccio perverso tra Stato e Mercato». Così Tonino Perna, curatore del focus, introduce Il capitale illegale, seguito dai contributi di Umberto Santino, Ugo Biggeri, Tonio dell’Olio e Gabriella Gribaudi.
Gli interventi di Alain Badiou, Toni Negri, Jacques Rancière e Slavoj Žižek compongono il corpus L’idea di comunismo. I testi sono estratti dagli interventi pronunciati in occasione di una conferenza tenutasi a Londra nel maggio 2009 dal titolo On the idea of Communism. In Italia, con il titolo L’idea di comunismo, lo stesso libro sarà disponibile nel mese di aprile per le edizioni DeriveApprodi.
[Franco Arminio risponde alle Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet a proposito di Verifica dei poteri 2.0 ; qui le risposte precedenti]
1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?
Mi pare di sì.
2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?
Internet è varie cose. C’è una bella differenza tra face book e un blog letterario. In generale uso la rete per una prima circolazione di semi lavorati. Su face book metto spesso delle poesie appena scritte. È un luogo difficile per i versi. Credo che per molti poeti italiani sia praticamente inaccessibile. Molti fingono di snobbare face book, ma in cuor loro sanno che la loro scrittura in quel luogo non colpirebbe nessuno. Io non ho alcun imbarazzo a scrivere sulla rete e usarla per diverse scritture, da quelle legate alla militanza civile alle cose più intime.
Quattro aprile 1976, una domenica primaverile come tante in una Pechino che si sta leccando le ferite dopo i disordini della Rivoluzione culturale. Eppure c’è qualcosa di strano nell’aria. Sarà perché domani è Qingmingjie, la festa tradizionale della pulizia delle tombe, ma sono già un paio di giorni che la gente di Pechino sta affollando piazza Tiananmen. Depongono delle corone di fiori ai piedi del monumento agli eroi del popolo in memoria del primo ministro Zhou Enlai, morto in gennaio.
di Giuseppe Zucco
(informiamo la gentile clientela che nel caso di questo racconto non si tratta di pubblicità occulta per Murene, essendo il medesimo stato pubblicato in origine sulla rivista “Colla”. Cogliamo nondimeno l’occasione, per farne pubblicità esplicita…. hj)
Da tempo non guardavano la televisione di sera. Lei aspettava che il marito rincasasse, allora sedevano a tavola. Prima di iniziare, spiegando la stoffa bianca sulle gambe, lui chiedeva sempre se Carlo avesse mai chiamato, se qualche buona notizia avesse solcato la diramazione delle linee telefoniche, lei scuoteva la testa come un campanellino, e lasciava cadere il discorso senza aggiungere altro, immaginando però altre città metropolitane, la solitudine delle cabine telefoniche emerse nella fredda luce dei neon in altre notti e in altre circostanze.

dal 5 al 22 aprile 2011 – prima nazionale
produzione Teatro della Cooperativa – Bottega dei Mestieri Teatrali
L’INNOCENZA DI GIULIO – Andreotti non è stato assolto
di Giulio Cavalli
con la collaborazione di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli
regia Renato Sarti
con Giulio Cavalli
musiche originali Stefano “Cisco” Bellotti – Modena City Ramblers
Disegno originale di Ugo Pierri
(tutte le informazioni qui)
[Per collaudare le ipotesi avanzate in Verifica dei poteri 2.0 abbiamo inviato l’articolo a diversi scrittori e critici (alcuni direttamente coinvolti nel web, altri attenti osservatori del fenomeno) insieme a Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet. Le pubblichiamo qui insieme alla prima risposta. Nei prossimi giorni seguiranno le altre. F.G. e M.S.]
Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet
1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?
2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?
3. A tuo giudizio, sempre riguardo alla discussione letteraria, la critica o la militanza, cos’ha Internet di particolare, di specifico e caratterizzante, se ce l’ha, rispetto ad altri mezzi di comunicazione?
4. Ti sembra che la discussione letteraria in rete oggi sia diversa da quella di qualche anno fa? Credi inoltre che la discussione letteraria fuori dalla rete sia stata in qualche modo influenzata da ciò che si è prodotto sul web o è rimasta tutto sommato indifferente?
5. Nel saggio abbiamo lasciato fuori qualsiasi considerazione su come la rete stia o meno contribuendo a erodere i tradizionali processi di legittimazione letteraria. Pensi, ad esempio, che la possibilità offerta ad ogni lettore di dare diffusione a un proprio giudizio di gusto su un libro (siti come aNobii, le recensioni su Amazon, blog personali ecc.) metta in qualche misura in discussione il ruolo e la funzione del critico, oppure sono due ambiti diversi che non si intersecano (o non dovrebbero essere confusi)?
Verifica dei poteri 2.0: Alberto Casadei
Credo che la ricostruzione di Guglieri e Sisto sia molto corretta e efficace, non faziosa pur lasciando trasparire giudizi e valutazioni sui singoli autori o sui vari tipi di blog letterari. Io vorrei rispondere implicitamente a tutte le loro domande, seguendo un ragionamento che dovrebbe toccare gli snodi a mio avviso essenziali per capire anche cosa occorrerà fare in futuro.
di Jan Reister
Massimo Mantellini scrive dello spostamento su Facebook e Twitter di molte attività di socializzazione che qualche tempo fa avvenivano sui blog personali: Dalla blogosfera alla statusfera. Interessanti anche i commenti.
Le sue considerazioni sul valore dei commenti attraverso il tempo sono molto interessanti, mentre non condivido il suo pessimismo sul calo dei lettori negli ultimi 3 anni: come fa notare Marco Cilia, i dati sul numero di visite ricevute sono probabilmente in leggera crescita.
di Ginevra Bompiani
[Questo saggio è stato pubblicato come introduzione a La signora dell’angolo di fronte, raccolta di saggi tradotti da Masolino d’Amico ed editi per i tipi de Il Saggiatore nel 1978]
Quando uno scrittore scrive di altri scrittori, che cosa fa? Questa è una domanda che vale la pena di porsi in generale, ma che forse s’impone nel caso di una scrittrice la cui opera critica è quasi altrettanto importante dell’opera che si una definire creativa. E, presentando un’ampia scelta di saggi critici, è utile chiedersi se si sta offrendo al lettore qualcosa di sostanzialmente diverso, o minore, rispetto alla produzione per cui lo scrittore è diventato celebre.
Uno dei saggi qui contenuti Mr Bennett e Mrs Brown, descrive un incontro in treno con una misteriosa Mrs Brown, e i brandelli di conversazione colti fra lei e un altro passeggero, cui è unita da chissà quale storia. Si domanda Virginia Woolf: quale degli scrittori contemporanei parlerebbe di Mrs Brown in modo da farle attraversare le sue pagine dallo scompartimento del treno agli occhi del lettore? E la risposta è che nessuno lo farebbe: non gli scrittori che lei chiama edoardiani (i Wells, i Bennett, i Galsworthy), così impegnati a costruire intorno a Mrs Brown tutta un’intelaiatura di notizie, dalla casa che abita al prezzo della spilla che porta, dalla tappezzeria dello scompartimento al lavoro femminile nelle fabbriche che sfilano fuori dal finestrino, – e non gli scrittori georgiani (i Forster, i Lawrence, gli Stratchey, i Joyce, gli Eliot), tutti presi nella distruzione dell’intelaiatura e degli strumenti di lavoro edoardiani – fra le cui dita Mrs Brown scivolerebbe intatta e ignorata, dimenticata.
Con tutti i suoi poteri di osservazione, che sono meravigliosi, con tutta la sua simpatia e umanità, che sono grandi, Mr Bennett non ha mai, nemmeno una volta, guardato Mrs Brown nel suo angolo.
[Me lo ha comunicato Giancarlo Alfano, inviandomi questi testi. Il 25 marzo “il Mattino” dava la notizia della scomparsa di Michele Sovente.]
(da Cumae, 1998)
Di sbieco
Lungo rantolo all’ombra
mondo confuso diviene
lingua di grumi ingombra
e asfittica pianta. Il prisma
slitta l’enigma. La grazia
soccombe. Tutto si tiene.
L’occhio strabico strazia
piumaggi e fossili. Si vive
si scrive di sbieco.
.
di Simona Menicocci
col bastone anzi coi bastoni acuminati
incuneati a fondo cieco denudato
nelle parti esposte la piega faccia
intinta nella neve al fingere di avere
volto copre urla
atta a percosse e sassi
a sfrondare aste
e quindi poco grave
un-due-tre come da bambini da bravi
pali e pali da fare grandi glandi – ferini,
ferire l’altro, fermarsi sopra, feci.
*
di Lyn Hejinian traduzione di Marilena Renda
In qualche punto del passaggio dall’infanzia alla maturità può accadere che una ragazza si interessi alla religione. Sarebbe corretto chiamarla pre-cognizione o paranoia, non intuizione. Chiedevano a mia madre di correggere le mie idee, o di tenermi a casa. Gli uomini ciechi vendono scope. Dall’ipocondria vengono le frasi e i ricordi. In California durante l’estate le ombre sono fredde e scure e la luce del sole è calda e luminosa. Ma poiché abbiamo solo sette giorni la luce sembra ordinata, quasi prevedibile. Una pausa, una rosa, qualcosa su carta, implicito nei frammenti. Il calendario Maya ha più giorni. La ragazza paffuta ma incerta crebbe virtuosa nell’amore del bruno orizzonte. Allontanarsi dall’acqua che si muove è difficile. Spesso burbera e urlante; femmina sempre, ma non sempre femminile. Immaginavo l’assenza che precede la nascita, e pensavo che era dio. Preparazione.