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Linguamadre: 27 novembre, 4 dicembre a Bologna

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presso Libreria delle Moline
Via delle Moline 3, Bologna

Perché leggere e ascoltare la poesia

«La scrittura è ora un ponte tra la terra del silenzio, le mie parole e il recinto rumoroso della mia voce. Il ponte mi permette di dire tutto sulla carta. Il ponte è il mio silenzio, un silenzio amico, in cui posso elaborare tutto senza spaventarmi subito della mia stessa voce e del timbro che le appartiene» (Marica Bodrozic)

27 novembre 2010 – Ore 18

Generazioni di poesia.
Latitudini e climi del linguaggio tra anni ’90 e inizio millennio

Presenta Vincenzo Bagnoli, intervengono:

Francesca Matteoni, TAM LIN e altre poesie, Transeuropa, 2010

Fabrizio Lombardo, Confini provvisori, Joker, 2008

Vito M. Bonito, Fioritura del sangue, Perrone, 2010

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4 dicembre 2010 – ore 18

I codici della voce.
Presentazione del n. 15 di «Versodove», rivista di letteratura

intervengono: Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Fabrizio Lombardo, Vittoriano Masciullo, Stefano Semeraro, Franca Mancinelli e Barbara Ivancic.

Cinesi in Italia: cittadinanza e illegalità

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(c) 2010 Fiorenzo Digifiore, per gentile concessione dell'autore

di Andrea Pia (via Tommaso Facchin)

The Guardian del 17 novembre esce con un bell’articolo sull’immigrazione cinese a Prato. L’autore, John Hopper, descrive il suo ingresso nella Chinatown  cittadina passeggiando lungo via pistoiese: “Dopo la panetteria, al numero 29, L’Italia evapora”. Il trenta per cento dei residenti a Prato e’ di origine cinese (circa 50,000 persone) e  sono quasi 5000 le aziende possedute (2,700 quelle registrate secondo Silvia Pieraccini) da imprenditori cinesi in citta’.

Falso movimento. Su un romanzo di casa Pound

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di Francesco Forlani

Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga

Jorge Luis Borges, “Altre inquisizioni”, in “Metamorfosi della tartaruga

Ad un’amica su cui erano inciampati gli uni, più o meno della nostra parte e gli altri di quell’altra, dopo la lettura di un post che secondo me andrebbe portato nelle scuole libere come esempio di “smontaggio” delle attuali pratiche dell’ignominia a mezzo stampa, avevo scritto:

Cara amica, sono d’accordo con te. il livello di manipolazione è allucinante. Per esempio, ho letto il romanzo Casapound, Nessun dolore   e sulle prime mi sono detto , non è affatto un libro brutto. Ho lasciato che la lettura sedimentasse -intanto dicevo al mio Achille di non agitarsi – e man mano si faceva più chiaro il paesaggio, cominciavano ad apparire le svastichette, la violenza ecc. Tralascio i passaggi del libro in cui si palesa insieme a quella violenza primaria il decalogo del nuovo fascista – attenti però a non confonderlo con vitalismo che è altro-  ma è bastata una semplice cosa. A un certo punto risuonava in me, come lettore, il nome della  band che il protagonista utiizza come soundtrack del romanzo e che ritorna una pagina su due come No logo no party delle magliette in salsa casa Pound, e voilà, svelato l’arcano. Visita il sito, ascolta se ce la fai fino alla fine una canzone e la maschera vien giù, il sottotraccia della timeline  di questo strano video récit, apparentemente dissimulato sotto gli anabolizzanti dei neo palestrati della violenza purificatrice, appare in tutto il suo splendore. Quello che sconvolge è come persone che reputo serie – vd l’einaudiana Rosella Postorino o Vins Gallico – vengano citate nei ringraziamenti insomma a quel punto Achille, te lo assicuro, non riuscivo a tenerlo più fermo. Tuo effeffe

E già. Achille. Una nuova versione del celebre paradosso, da applicare a queste nuove rappresentazioni di fascismo ordinario, si potrebbe sintetizzare così.

CARI POLIZIOTTI,

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di Antonio Sparzani

oggi come allora

ma non vi siete ancora stancati di picchiare gli studenti?

nel 1968 non eravate ancora nati, ma non importa
quegli studenti sono figli vostri, sono tutti gli studenti d’Italia, non protestano per non studiare, per studiare meno, per fare i fancazzisti, figli di papà, non sono buona razza non mente, non hanno l’occhio cattivo, non sono paurosi, incerti, ma sono sì disperati, non sanno più come essere prepotenti, ricattatori e sicuri e ieri non erano solo a Valle Giulia, ma erano a Milano, a Roma, a Firenze, a Bologna e hanno la forza della disperazione e la forza più forte della specie: il desiderio di sopravvivenza.

Cari poliziotti, che certo anche voi siete figli di poveri, che venite da periferie contadine o urbane che siano, nessuno vi racconta perché siete chiamati sulle vostre piazze, di fronte ai vostri cittadini e figli a impedire con la violenza una protesta che quindi non conoscete.

Segni

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di Mariasole Ariot

Ciò che dall’interno
preme -e sbuffa, e macina
è un corpo lasciato a maggese
un resto
dei resti, del resto del tempo.
Avevo gli anni delle scarpe
senza tacco,
il tubo digerente
a comando,
e la medicina pura dei controllori.

f u t u r o   s e m p l i c e

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di Antonio Sparzani

Ai piedi del muro

Mi piacerebbe fare un gioco azzardato con questo Futuro semplice di Gianni Montieri (LietoColle 2010, € 10), voi direte esagerato, ma ascoltate senza paura delle esagerazioni: se io facessi leggere Le Occasioni montaliane a qualcuno che non le conosce ‒ non sarà facile trovarlo, lo so, ma supponete ‒ e ci mettessi dentro: scivolo dentro quelle notti / processioni d’auto sul lungomare /risate chiassose e clacson / come ci pareva facile / … il lettore, pur attento, si stupirebbe poi molto? Io non credo, anche se naturalmente, non appena poi proseguisse nella lettura di Futuro semplice perderebbe ogni dubbio e comincerebbe a percepire una personalissima vena, non assimilabile ad alcun’altra. Forse voglio soltanto dire che io ho intravisto in qualche movimento, giro di frase, immagine, presenti nelle brevi poesie di Montieri un’eco che mi rimanda alle mie prime letture poetiche, appunto gli Ossi e Le Occasioni. Certo comunque non è un cattivo viatico, per cominciare una lettura nuova. Magari Gianni ci dirà se le prime raccolte di Montale sono state tra le sue assidue letture.

Da un’altra parte che sembra assai diversa mi arriva un rimando a Futuro semplice: Giancarlo Majorino,

Io e Anne a Napoli

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Giovedì 25 novembre ore 18.00

carta st[r]ampa[la]ta n.37

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di Fabrizio Tonello

Al soccorso della ridotta berlusconiana, ormai simile al sogno nazifascista di un’estrema resistenza sulle Alpi dopo l’aprile 1945, arriva l’intellettuale di riferimento della destra, Marcello Veneziani, che nell’editoriale del Giornale (15 novembre) spiega a Galli della Loggia: “La guerra è appena cominciata”. Sallusti, Veneziani e la Santanchè apparentemente aspettano le “armi segrete” di Berlusconi che dovrebbero rovesciare il corso della guerra e far trionfare il Reich per mille anni. Li ritroveremo in Valtellina, armati fino ai denti, in compagnia delle ceneri di Dante, come proponeva il gerarca Pavolini nell’aprile 1945?

Dentro la città. La città e i diritti

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Mercoledì 24 novembre 2010, ore 21

presso gli Antichi Magazzini del Sale, Palazzo Comunale – Pistoia

La città e i diritti
*il diritto di ciascuno come dovere di tutti*

Ne discutono:

Luca Baccelli – filosofo del diritto, autore di I diritti dei popoli (Laterza, 2009)
Franco Buffoni – poeta, autore di Roma (Guanda, 2009) e Laico alfabeto in salsa gay piccante (Transeuropa, 2010)
Giovanna Campani – sociologa dell’interculturalità, autrice di Veline, niokke e cilici (Odoya, 2009)
Daniela Belliti – delll’Associazione Palomar

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Info: Associazione Palomar – Via Mazzini 28, Pistoia
info@associazionepalomar.it

Un libro vi trasporterà: Fabio Geda

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Appuntamento su torno giovedì dedicato questa volta al libro di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”,BC Dalai editore. Insieme all’autore incontriamo al Pastis, storico locale del quadrilatero di Torino, Andrea Gerbaudo, cantante della band torinese, les sans papier. E poi piove
effeffe

“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”

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prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher

  di Orsola Puecher

   In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher, partigiano, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent’anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un’intervista di Luca Telese ad Alessandro Sallusti, direttore del Il giornale, sobriamente intitolata ⇨ I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina, in cui si promuove l’investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.
   Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui Giancarlo Puecher viene chiamato in causa sono un vero e proprio vulnus alla sua memoria e alla sua figura luminosa. Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità.

l’adolescenza si addice ad Eleusi

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di Chiara Valerio

Diceva infatti che non sarebbe più ritornata all’Olimpo odoroso/ E non avrebbe consentito che crescessero i frutti sulla terra,/ prima Di aver veduto coi suoi occhi la figlia dal bel volto. (Homeri Hymnis in Cererem 331-333). Desideriamo ciò che abbiamo davanti agli occhi. Perciò l’abbrivo del mito e del mistero di Kore, la fanciulla rapita da Ade e in parte restituita a Demetra, è il desiderio. Tutto comincia con un rapimento che, subito, cambia natura, sfuma, diventa un mercanteggiamento, poi una transizione, poi ancora, qualcosa che tiene in sé una doppia natura, un ciclo, una stagione, un’indicibilità e, in questo senso, un mistero. La “ragazza indicibile” poteva essere nominata ma non detta. Nel mistero non vi era, cioè, spazio per il logos apophantikos, ma soltanto per l’onoma. E, nel nome, aveva luogo qualcosa come un “toccare” e un “vedere”. La ragazza indicibile (Electa, 2010) è un libro composito di un testo, luminoso e breve, di Giorgio Agamben e di trentanove riproduzioni dei pastelli di Monica Ferrando. Sono immagini di nature morte, nature vive, nature interrotte da un sogno, nature umane. La ragazza indicibile è un saggio, in parole e figure, sull’iniziazione, sul limine, sul connubio tra filosofia e pittura a partire dal punto – dal momento – in cui il contenuto e la forma diventano indecidibili. La “ragazza indicibile” è questa soglia. Così come confonde e in determina la cesura tra la donna e la bambina, la vergine e la madre, così anche tra l’animale e l’umano e fra questo e il divino. Tutto dunque comincia da un rapimento e dagli occhi, che guardando, si appropriano del mondo, lo tratteggiano, lo nominano.

Sono tornate le riviste? (23 novembre a Torino)

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23 novembre, PalazzoNuovo, via san Ottavio 20, Torino

ore 18 aula 6

Sono tornate le riviste letterarie.

Qual è il loro ruolo oggi, nel panorama culturale e sociale del nostro paese?
Quale sguardo o linguaggio proiettano nella e della realtà?

Un confronto aperto, una discussione animata e molto attuale con Tiziano Scarpa, Andrea Inglese e Sparajurij, redattori de “Il Primo Amore”, “Alfabeta2” e “Atti Impuri”.

Alfa Zeta per Alfa Beta: f come frustrazioni

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«Forare la pellicola del paesaggio» scriveva il poeta Biagio Cepollaro nel secolo scorso. Così tra noi e il mondo, tra noi e le esperienze del mondo sembra oggi più che mai ispessito – al punto di sembrarci indistruttibile- un velo che pare aver sottratto al mondo, alla realtà la sua porosità, la capacità di assorbire e rendere, in ogni forma di vita partecipata, uno dopo l’altro i linguaggi in grado di comunicare le storie. Persino la poesia sembra una cosa dell’altro mondo, e i poeti extraterrestri – così Nanni Balestrini rispondeva alle febbrili domande di un critico d’arte, addossato a pareti di carta. E ci aggiriamo tra continue barriere visive e fisiche, divieti continui, come in un labirinto di suoni e visioni che non hanno nemmeno la malinconica dolcezza dei miraggi. Eppure, ci giunge l’eco dei versi, effeffe

Appunti sul “Tiresia” di Giuliano Mesa

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[In occasione della pubblicazione di  POESIE 1973-2008 di Giuliano Mesa per la Camera Verde, pubblico qui un intervento già apparso sul numero 5 di Per una critica futura.]

Andrea Inglese

Sulla scrittura poetica di Giuliano Mesa sono intervenuto in tre occasioni, e ogni volta focalizzandomi su libri diversi. La prima volta, in un saggio apparso su Akusma e intitolato Mesa e Di Ruscio: dittico degli insubordinati consideravo Improvviso e dopo apparso nel 1997. Nel 2004, sulla rivista on line L’ulisse, parlavo ancora di Mesa in un saggio dal titolo Attraverso il manierismo. Annotazioni sulla poesia degli anni Novanta. Mostravo quanto fossero importanti la poesia di Mesa e quella di Cepollaro, per comprendere come andare oltre il manierismo anche più consapevole e sofisticato, quello che oggi va da Sanguineti a Frasca, per fare due dei nomi più illustri. Infine un lavoro più accurato e tecnico l’ho fatto sui Quattro quaderni nell’ottica del dialogo con l’opera di Beckett. Si tratta del saggio Semantica e sintassi beckettiana in Frasca e Mesa, apparso nel volume collettivo in Tegole dal cielo , vol. I, L’“effetto Beckett” nella cultura italiana. Oggi, in occasione di una presentazione del Tiresia, vorrei abbandonare lo sguardo analitico e di prossimità, per provare a porre qualche questione di estetica letteraria. Campo insidiosissimo certo, ma anche per questo molto poco frequentata dalla nostra critica che, nel migliore dei casi predilige un approccio filologico e semiotico. Ciò che vi propongo è un avvicinamento al Tiresia muovendo da uno scritto di carattere teorico di Giuliano Mesa pubblicato di recente in un volume della Metauro intitolato La scoperta della poesia, a cura di Massimo Rizzante. Il testo di apertura del volume è proprio di Giuliano e s’intitola Ad esempio. La scoperta della poesia.

per una retorica in maniche di camicia [il sogno di Pierluigi B.]

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di Stefano Petrocchi

In varie trasmissioni televisive dell’ultimo periodo, abbiamo sentito Pier Luigi Bersani condensare il suo ben noto stile asciutto in una serie di espressioni fortemente cristallizzate, che tutti intendono. Se alcune di queste frasi mostrano un contenuto politico evidente (cito dall’intervista a Che tempo che fa: “se restiamo a pettinare le bambole, veniamo meno a un compito storico” e “dobbiamo fare una cosa come si deve”; leggi: bisogna cercare nuove alleanze in grado di farci vincere, ma non possiamo più fare pasticci come l’altra volta con l’Unione), altre sono più difficili da decifrare, per esempio: “quando piove, piove per tutti”.

E’ uscita alfabeta2 di novembre

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alfabeta2 numero 4 è in edicola e in libreria

«Per esempio – mi chiedo – quanti italiani sanno di vivere da tempo formalmente in uno stato di emergenza, proclamato per poter schierare l’esercito in aree civili?».Slavoj Žižek, intervistato da Antonio Gnoli, apre la discussione Anomalia Italia.

carta st[r]ampa[la]ta n. 36

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di Fabrizio Tonello

“Poi c’è il Direttore, alto calvo con gli occhiali d’oro, con la barba grigia che gli vien sul petto, tutto vestito di nero e sempre abbottonato fin sotto il mento”. Di fronte a lui i ragazzi “entrano tutti tremanti in Direzione” o “scappano da tutte le parti” quando “appare a una cantonata”: pressappoco così doveva sentirsi Vittorio Feltri l’11 novembre, quando è stato convocato a Roma dall’Ordine dei giornalisti per discutere del caso Boffo, anche se nessuno dei consiglieri dell’Ordine che discutevano i provvedimenti disciplinari contro di lui sembra la controfigura del direttore della scuola di De Amicis nel libro Cuore. Peraltro, non risulta che i dirigenti dell’Ordine abbiano mai sfoggiato il cipiglio di Beria, la ferocia di Torquemada o la propensione ai massacri di Pol Pot.

B-logos: ovvero discorso sopra la rete in cui si impigliano le parole

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A proposito del romanzo Dublinesque di Enrique Vila-Matas
di
Francesco Forlani

Qualche tempo fa, discutendo con una mia amica scrittrice e blogger, Loredana Lipperini, di rete e siti vari, tastandoci il polso per verificare lo stato della fiducia di entrambi nelle capacità del mezzo di produrre messaggi di una qualche importanza, mi manifestava, non senza rammarico, la sua difficoltà a venire sul sito Nazione Indiana. Quel che la tratteneva dal farlo non era affatto la qualità dei post, degli articoli pubblicati, ma il “commentarium”, spesso sul piede di guerra, e assai sovente, e nervosamente, incline a mandare in vacca ogni discussione, a soffiare sul fuoco delle polemiche facili, Saviano sì Saviano no, collaborazionisti o puriduristi, insomma, a sputare sul benché minimo focolare di discussione con l’intenzione chiara di estinguere insieme alla fiamma la sete della propria incazzatura. Perché una premessa del genere a proposito del bellissimo – bellissimo vi dirò perché – libro di Vila-Matas?

L’insostenibile del futile: una famiglia americana

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di Monica Mazzitelli

Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopiù sposate con eventuale marito al seguito. Poi c’è da bere e da spiluccare, in cucina.

La cucina è grande come metà del mio appartamento, affaccia su un salone e un’area pranzo. Tutti insieme sono più grandi di casa mia, e si affacciano sulla pool area, che invece non è enorme: una piscina da telefilm middle-class. La proprietà non vale più di 800 mila dollari, col mercato immobiliare del momento.

Siamo nella zona della “Valley”, la vallata anonima a ridosso di Los Angeles regno diurno delle casalinghe, coi loro bambini e cani middle class. Ce n’è uno anche qui: un classico golden retriever che per la festa resta confinato in giardino; gigione, grasso, e molto carino. È tutto very nice, qui.

La cucina con i piatti dello spilucco arrangiati come un ristorante da 80 euro a coperto: formaggi con le loro posatine, marmellatine, crackerini di ogni foggia, mirtilli che non sono rotolati sul tagliere per caso, grappoli d’uva e vino italiano, birra, diet cola e qualsiasi altra cosa più potente, da bere liscia o scivolata on the rocks, sui cubetti di ghiaccio emanati direttamente dal frigo. Non possiedo un televisore ma questo telefilm l’ho già visto. Va in onda una famiglia molto carina, che si vuole bene. Madrepadreduefiglie.

Una piccola notizia diversa dalle altre

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di Leonardo Palmisano

La notizia è che una collaboratrice del Corriere della Sera, Paola Caruso, è in sciopero della fame da due giorni per ragioni che riguardano il suo rapporto di lavoro con la direzione del quotidiano.
A me pare che questa notizia sia un po’ diversa dalle altre e mi sforzerò di dimostrare perché.
Il Corriere della Sera è uno dei principali quotidiani italiani. Sulle sue colonne trovano posto articoli nei quali si discute di politica, di economia, di spettacolo e talvolta di etica del lavoro. Si parla, naturalmente, anche di precariato, evidenziando le ripercussioni sociali presenti e future di questo fenomeno contemporaneo.