di Giacomo Verri
La vicenda editoriale di questo libro è insolita e bizzarra.
Tutto ha avuto principio con un «c’era una volta», o quasi. Nell’estate del 2008 mi capitò tra le mani un articolo apparso il 25 aprile 1958 su un settimanale locale, il Corriere Valsesiano (la Valsesia è la parte settentrionale della provincia di Vercelli), dove l’uscita di un ‘Gettone’ Einaudi dovuto a un tale Remo Agrivoci era data come fatto certo. Il paragrafo non portava firma, o sigla, e pensai a uno stelloncino redazionale. Tuttavia l’articolo, che titolava «Anche la Valsesia avrà un ‘Gettone’» era troppo ampio per essere uscito dalla penna di un redattore anonimo e, allo stesso tempo, troppo breve per l’importanza che il fatto meritava. Inoltre lo stesso giornale, né prima né dopo quella data, faceva altro riferimento al ‘Gettone’ valsesiano.
Inutile dire che il libro di Agrivoci non uscì mai; anzi, proprio in quel 1958, l’esperienza dei ‘Gettoni’ giungeva gradualmente al termine. Così tornai a rileggere l’articolo ponzato d’enfasi, di retorica spiccia e di poco garbato campanilismo, del quale conservavo copia in un quaderno dalla copertina limone:












