di Giuseppe Catozzella
Due cuori e una casa popolare. Potrebbe essere una calzante descrizione della capitale morale d’Italia. Milano possiede due cuori: il primo, splendido, in bella mostra nelle vetrine di design delle vie del centro, o affannato a stringere la ventiquattore nelle strade adiacenti a piazza Affari. L’altro, dimenticato, straccione e volgare, delle periferie.
Tutta la cerchia della periferia milanese, a 360 gradi, è circondata da case popolari, nella maggior parte dei casi decadenti, gli stucchi cascanti o scrostati, casermoni enormi in cui vivono moltissime famiglie ammassate, i grandi cortili conosciuti dai commissariati locali come liberi luoghi di spaccio.
Ma le case popolari sono anche business. Affari per le cosche mafiose che abitano la zona, e che “vendono” per cifre fino a 4000 euro l’ingresso negli appartamenti, e in alcuni casi si fanno pagare affitti fino a 300 euro al mese. Vittime sono soprattutto gli anziani, che hanno paura ad allontanarsi dalla loro abitazione per paura che venga occupata, e così non si fanno ricoverare in ospedale, non vanno in vacanza.









“Noi poveri passerotti empirici”
venerdì 30 aprile 2010 > NOTTE BIANCA – Firenze