Nuovi segnali dalla Rete di Marco Giovenale: Lettere grosse.
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Nuovi segnali dalla Rete di Marco Giovenale: Lettere grosse.
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[Pubblico molto volentieri un’altra poesia cinese classica, che l’amica sinologa Chloe Dallacqua ha tradotto e mi permette di pubblicare: fa sempre parte dei Nove canti; la precedente poesia è apparsa qui e la prima, con notizie sui Nove canti, qui. a.s.]
.
di Chloe Dallacqua
Ecco la terza traduzione che ti avevo promesso; la divinità è in questo caso una dea dell’acqua, di un fiume per la precisione, in onore della quale l’innamorato costruisce una dimora tra le onde (le divinità di fiumi e laghi, maschili e femminili, sono ricorrenti nel folklore cinese).
I versi sono sempre ritmati dal suono ansimante – hsi… – che ormai ben conosci, e la presenza di erbe, fiori ed essenze vegetali disorienta e incanta.
La principessa scende – hsi… sulla riva settentrionale; i suoi occhi mi cercano – hsi… pieni di desiderio.
Stormisce piano – hsi… il vento d’autunno, cadono foglie dagli alberi – hsi… sulle onde del lago Dongting.
Osservo ansioso – hsi… fra le erbe fiorite di bianco: al calar del sole – hsi… la mia signora verrà.
Domenica 25 ottobre 2009 ore 18
Ex Circolo 1° Maggio,
Via di Porta San Marco 38, Pistoia
Incontro con Claudio Canal
a cura del
Comitato Antifascista San Lorenzo
Ingresso libero.
A seguire cena conviviale
Quando la musica incontra il potere, o, per meglio dire, si scontra con il potere, diventa proibita e oggetto di censure.
Sabato 24 Ottobre 2009
ore 19:30 – Roma
il Centro Culturale La Camera Verde presenta
Curiosity Comes Quick and Questions Arise on Tuesday Morning
di Michele Zaffarano
per la collana «Calliope»
* * *
Erodiade di Gustave Flaubert
Tre racconti. La saggezza umana di Voltaire
tradotti da Michele Zaffarano
per la collana «Auberge Ravoux»
Centro Culturale La Camera Verde, via Giovanni Miani 20, Roma. Direttore Giovanni Andrea Semerano. Cell. 340.52.63.877. e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it. Web: www.lacameraverde.com. e-mail (Michele Zaffarano): zaffam@libero.it.
di UAAR
Il 25 ottobre 2009 l’UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello
sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben i 1.032 cittadini che inviarono la
propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi
mezzi di informazione, anche all’estero. Se nel 2009 il loro numero
aumenterà, il messaggio che sarà inviato sarà ancora più significativo. Si
può partecipare alla giornata dello sbattezzo in due modi: individualmente o
attraverso i circoli e referenti UAAR. Le modalità sono illustrate alla
pagina:
http://www.uaar.it/news/2009/06/08/ottobre-giornata-nazionale-dello-sbattezzo/
Maggiori informazioni su gli appuntamenti in programma per la giornata
dello sbattezzo sono disponibili sul calendario eventi del sito UAAR:
http://www.uaar.it/event
L’UAAR non organizza controriti vendicativi, né si rivolge ai fedeli.
‘Sbattezzo’ significa infatti cancellazione degli effetti civili del
battesimo, ossia l’elementare diritto, sancito dalla Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo e riconosciuto in Italia da un
provvedimento del Garante per la privacy, di poter abbandonare una
confessione religiosa: nel caso specifico, di non essere più
considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e
“sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche, come recita il Catechismo.
Il 13 ottobre 1989 moriva Cesare Zavattini. Sono diverse le manifestazioni che lo ricordano, a vent’anni di distanza. È appena uscita da fuoriformato, la collana di testi italiani contemporanei diretta da Andrea Cortellessa per Le Lettere di Firenze, la prima riedizione integrale – dopo la princeps Bompiani del ’70 – del libro più singolare ed eccessivo, dell’opera più “fuoriformato” di Zavattini: Non libro più disco, per le cure della studiosa Stefania Parigi e con una prefazione di Paolo Nori. La registrazione della voce dell’autore, all’epoca riportata in un 45 giri contenuto insieme al libro in un cofanetto, è ora ascoltabile in un cd allegato. Si riproduce qui la prefazione di Nori.
di Paolo Nori
Di Zavattini, l’ho già scritto anche qualche altra volta, ho l’impressione di non saper niente. Ma non perché io non ne so niente, perché lui ha scritto tanta di quella roba che saper tutto, aver letto tutto, aver visto tutto, aver ascoltato tutto, di quel che ha fatto lui, delle volte anche senza firmarlo, certi soggetti cinematografici, dicono, certe sceneggiature, essere, come si dovrebbe, documentati, essere degli specialisti, di Zavattini, è un mestiere, faticosissimo, è un autore che non conviene, sceglierlo, per far delle tesi, per fare dei dottorati, per scriverci su dei libri; meglio dedicarsi, non so, allo scrittore russo Venedikt Erofeev, che di film non ne ha mai scritti nella sua vita ha scritto praticamente solo due romanzi uno dei quali, sulla vita di Šostakovič, se non ricordo male, l’ha perso nella metropolitanta di Mosca prima ancora che fosse stampato

di Alberto Pellegatta
Superpoteri e lumache
nella testa.
Non è più tempo di versi
balneari. Ripetere parole
liberate dalla frase. Agitarsi
fino a farle flettere.
E dopo cosa? L’acqua
che diventa intelligente.
*
Si abbandona, senza peso né anima
all’acqua acrilica.
Fa il morto, mentre lo sfondo
ignora carpe e gatti, si sgonfia
e queste sponde inalano
un paesaggio di ossido e stelle
(dalla piscina al bosco, alla camera da letto, amore)
Così affonda nel corpo naturale
e il verde gli entra in circolo,
scivoloso e segreto.
Le scale sforano nel prato musicale
e il sole non serve più a niente.
Il canto, inquieto, segue una grammatica
primitiva, vegetale.
Questo progetto non prevede viali
né quadranti, né metropolitane
ma orizzonti allergici e luci elastiche.
di Marina Pizzi
1.
in un gravame di addio voglio andarmene
dondolo del caso sorso di abbandono
dono sul comunque di non essere
né senso né gelo di cometa.
[A Musile di Piave, un paesino del veneto, il sindaco ha vietato la presenza de “La repubblica” in biblioteca in quanto giornale politicizzato (www.gazzettino.it/articolo.php?id=76217&sez=NORDEST). Ringrazio Gherardo Bortolotti che mi ha segnalato questo ulteriore caso di “civiltà” settentrionale. A I]
Il Presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche
Prof. Mauro Guerrini
Spett.le Sig. Sindaco,
sono venuto a conoscenza dalla stampa (‘Il Gazzettino’, sabato 10
ottobre 2009, Cronaca di Venezia, p. 1) delle disposizioni impartite
alla biblioteca del Comune da Lei amministrato, tendenti a eliminare
dalle raccolte bibliotecarie la presenza di pubblicazioni periodiche
ritenute ‘politicizzate’.
di Isabella Mattazzi
« Le Roi est mort, Vive le Roi ! » Ogni morte, si sa, comprende già in sé la propria rinascita. A fare da spoglia regale, in questo caso, sembra essere oggi il corpo ingombrante di uno dei saperi più rivoluzionari del secolo appena passato: la psicoanalisi. Condannata a morte, data per persa dal nuovo modello cognitivista-neurobiologico della mente umana e dallo strapotere contemporaneo della “pillola” sulla parola. Risorta (o meglio, mai deceduta), attualissima e persino chiaroveggente per Slavoj Žižek, che in Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, pubblicato da Bollati Boringhieri con la bella prefazione di Mauro Carbone, dichiara ancora una volta il suo amore assoluto per il pensiero psicoanalitico, riuscendo nell’intento quasi miracoloso di rendere immediatamente comprensibili la voce e il pensiero di Jacques Lacan e di portarli a noi in uno stato di grazia dei più singolari.

di Francesca Matteoni
per Federico e Lucia
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Alberi. Quando vedo per la prima volta le opere di Federico Gori è come essere avvolta da una foresta mai conosciuta prima eppure piena di indizi familiari.

di Gianni Biondillo
Siegfried Lenz, Un minuto di silenzio, Neri Pozza Editore, 2009, 125 pag., trad. Francesco Paolo Porzio
Siegfried Lenz è un pezzo della letteratura del Novecento tedesca che conosciamo davvero poco in Italia. Fortunatamente due anni fa Neri Pozza ha iniziato la pubblicazione delle sue opere con Lezioni di tedesco, uno dei suoi capolavori, che ha ormai quarant’anni. Oggi la meritevole casa editrice veneta pubblica questo breve romanzo, Un minuto di silenzio, uscito in Germania lo scorso 2008.
Marco Mazzi – Seeing and Knowing: the naturalization of vision
Dal martedì 06 ottobre 2009 al mercoledì 28 ottobre 2009
Mlac – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea
Piazzale Aldo Moro 5
Roma 00185
Tel +39 06 49910653
muslab@uniroma1.it
Orari:
lun/ven h. 14.00/19.00
A cura di Lorenzo Carlucci
Martedì 6 Ottobre alle ore 19.00 il MLAC, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza, inaugura la mostra Seeing and Knowing: the naturalization of vision di Marco Mazzi, a cura di Lorenzo Carlucci.
La mostra presenta tre film: Cycle of Judah videotapes, Tokyo Gnosis, Convalescence. Cycle of Judah videotapes è l’esito di un lungo lavoro iniziato come riscrittura per immagini del poemetto Ciclo di Giuda di Lorenzo Carlucci. Il risultato è una narrazione epurata che ci porta da una stamperia a una pista d’atterraggio, seguendo i gesti e gli sguardi di interlocutori silenziosi. Tokyo Gnosis è un documentario girato a Tokyo, in gran parte presso lo Yoyogi Park. La macchina è ferma e ritrae i frequentatori del parco, gruppi di giovani, famiglie, coppie di amanti, e altre scene cittadine. Convalescence (fotografia di Diego Cossentino) è un breve lavoro ispirato al testo Sonno nel prato di Lorenzo Carlucci. A differenza dei primi due è un lavoro con attori e sceneggiatura in cui si mostra un gruppo di giovani amici che discorre in un prato.
[Arthur Rimbaud nacque il 20 ottobre di centocinquantacinque anni fa. Volentieri pubblico un contributo di Mauro Baldrati alla conoscenza di questa straordinaria meteora, vero annuncio della modernità. a.s.]
di Mauro Baldrati

La Lettera del Veggente porta la data del 15 maggio 1871, era indirizzata al poeta Paul Demeny, amico di Georges Izambard, una figura importante nella vita e nella formazione di Arthur Rimbaud: giovane professore del Ginnasio, intellettuale repubblicano e laico (e per questo particolarmente odiato dalla madre, una donna dura, bigotta, dalla quale Rimbaud non riuscì mai a separarsi veramente) lo iniziò alle letture dei romantici e dei parnassiani.
Rimbaud aveva 16 anni e sette mesi, l’età, come aveva scritto un anno prima a Théodore de Banville, “delle speranze e delle chimere”. In realtà era un’età virtuale, perché nella lettera a Banville mentiva, si presentava come diciassettenne, in realtà non aveva ancora compiuto i 16. Ma Rimbaud era avanti, sempre avanti, bruciava in fretta la vita e il tempo, proprio come quella candela accesa da entrambi i lati immortalata in Blade Runner.
di Marco Rovelli
Nel vedere quei volti e sentire quelle voci che riempivano le strade di Roma, ho ripensato alle parole che l’antropologa Ida Magli ha scritto sul Giornale, e che un giorno forse verranno ricordate come uno dei manifesti del nuovo razzismo italiano. Conviene rileggerne qualche brano, perché è impossibile restituirne il grado di aberrazione con altre parole: “Stiamo male perché siamo costretti a vivere nello stesso territorio con popoli diversi da noi, e diversi prima di tutto fisicamente. […] L’estraneità fisica è la caratteristica maggiore che impedisce agli uomini di potersi «identificare» l’uno nell’altro, sentirsi psicologicamente «simili».
Le associazioni culturali Matrioske e Sassiscritti in collaborazione con la casa editrice Fernandel, il Centro Turistico La Prossima e il Comune di Porretta Terme (Bo) presentano per il terzo anno Sdâc-setaccio: residenze creative sui crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano. Durante i laboratori intensivi i partecipanti risiederanno in agriturismo assieme all’artista. Il lavoro verrà svolto tra le sale comunali di Porretta Terme (Bo) e gli spazi nel verde.
di Raul Calzoni
Naufragio con spettatore, titolo di una densa opera di Hans Blumenberg, può essere una formulazione appropriata per riferirsi alla produzione letteraria di W.G. Sebald (1944-2001), della quale Secondo natura. Un poema degli elementi («Biblioteca» Adelphi, trad. di Ada Vigliani, pp. 104, €14,00) ha segnato l’esordio in Germania. Così d’altronde scrive l’autore nella terza sezione di questo poemetto, rimarcando la propria inclinazione a una silenziosa e malinconica contemplazione della realtà, già manifestatasi negli anni dell’infanzia trascorsi nel villaggio bavarese di Wertach: “Ma la frequenza con cui cadevo per strada/ e restavo seduto alla finestra/ fra le piante di fucsia, le mani bendate,/ in attesa che la sofferenza scemasse/ e senza far nulla per ore se non guardar fuori,/ suscitò presto in me l’immagine di una catastrofe silenziosa che si compie,/ priva di echi, davanti allo spettatore”.

di Carmen Pellegrino
Parlano i politici dei mali “storici” del sud. Parlano ai giovani di colpe antiche che hanno fatto sprofondare il sud in un tempo immobile, e per le quali possono avere compensazioni solo immaginarie. Creano concatenazioni di pensieri, ora sinceri, ora menzogneri. Ultimo viene Franceschini: “Arrivare al Sud è difficile. Andarsene è molto, troppo facile”. Parlano tutti in preda a un vorticare di fantasmi e nomi sussunti sotto quella che è ormai una categoria di pensiero: la questione meridionale. Golosamente dissotterrano ferite inscritte in solchi profondi, ineluttabilità, speranze negate, ansie di riscatto e di ribellione sostenibile (di rivoluzione, invece, non parlano mai).
Ripropongono, come per effetto di una surrettizia coazione a ripetere, il lungo periodo di una questione meridionale che ha fissato per il sud i tratti di una irrimediabile separatezza, una mappa mentale costruita per lacerazioni continue e ustioni sentimentali.