di Stefano Semeraro
Bentornati.
Se negli ultimi otto anni non vi è più capitato di leggere Versodove, e vi state chiedendo perché, tranquillizzatevi, non è stata colpa vostra: ce n’eravamo andati noi. Un po’ per stanchezza, un po’ perché pensavamo che le cose belle e divertenti (e Versodove era, e sarà, bello e divertente) a un certo punto finiscono. Un po’, forse soprattutto, perché eravamo convinti che il web, la rete immanente e pervadente avrebbe preso in fretta il posto di quegli strumenti ormai antichi che sono le riviste fatte di carta. Quasi un decennio dopo abbiamo scoperto che ci eravamo sbagliati. Il web non è il Messia, e noi in fondo non siamo tanto vecchi. Abbiamo ancora voglia di curiosare in giro, di incontrare voci e destini. E un certo tipo di parole, di riflessioni, di idee, probabilmente ha ancora bisogno di una dimora meno virtuale, più stropicciabile, più adatta a raccogliere su di se la ricchezza, il succo del tempo che passa.











