
Una conversazione con Giuliana Bruno fatta in esclusiva per l’inclito pubblico di Nazione Indiana da Paola Bonini (che qui ringrazio assaissimo)
Lo spazio delle immagini in movimento e il movimento del corpo fra le immagini, l’architettura come territorio psichico e la psiche come architettura che preserva la memoria. Il lavoro di Giuliana Bruno, docente di Visual and Environmental Studies presso l’Università di Harvard e più recente ospite di Meet the Media Guru, è un viaggio che si compie per ibridazioni disciplinari, in cerca di percorsi e linguaggi di confine – confini che la studiosa attraversa, trovando terre di nessuno, incroci di culture, luoghi che creano altri luoghi. Nella raccolta di saggi Pubbliche intimità: architettura e arti visive (Bruno Mondadori, 2009) mette a confronto gli itinerari fisici e virtuali che si intraprendono passeggiando per il museo, la città, il cinema – la memoria. Lo fa con femminilità perseverante: trasformando, anche nel pensiero, la qualità di ricettività, di penetrabilità corporea, in potenziale di creazione – ed emozionandosi, nell’accezione etimologica di movimento e psicofisiologica di reazione agli stimoli.



di Helena Janeczek

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