Ma che paese è un paese dove si spaccia per riforma scolastica un piano di tagli alle scuole di ogni ordine e grado, e poi, come se nulla fosse, si manda in avanscoperta il ministro dell’istruzione, nascondendo in soffitta il ministro dell’economia?
Ma che paese è un paese dove si pretende o si presume o si finge di combattere storture e abusi toccando diritti inalienabili, come il diritto non solo allo studio, ma a un modo di studiare che sia figlio del pensiero moderno sulla didattica, la pedagogia, l’idea stessa di consesso civile?
Ma che paese è un paese dove con un decreto legge – senza un dibattito parlamentare, senza un tavolo di discussione serio su un tema così delicato come quello della formazione dei figli di questo stesso paese – un governo si arroga il diritto di modificare uno dei pilastri su cui si fonda una società, e cioè l’educazione delle nuove generazioni, sulla base di idee personali quanto approssimative di un ministro in vena di nostalgie passatiste, seguito da drappelli di pedagoghi improvvisati che cianciano con presunzione cattedratica di cose che non conoscono, magari addirittura portando se stessi e la propria esperienza scolastica come modello, senza neanche accorgersi di essere ridicoli, se non patetici?






