di Marco Rovelli
Ho letto, uno dopo l’altro, due libri di Clarice Lispector, senza saperne niente. Trovati in libreria, sfogliando. Uno è “Legami familiari“, una raccolta di racconti. L’altro è “Vicino al cuore selvaggio“, che la Lispector scrisse a 19 anni – e mentre lo leggi ogni tanto ti meravigli di come qualcuno possa scrivere così a 19 anni. Ho scoperto, poi, che è considerata la più grande scrittrice brasiliana del dopoguerra – e anche se le mie parole non aggiungeranno nulla, e forse non coglieranno neppure il punto dell’autrice, data l’esiguità del materiale che ho letto – non posso fare a meno di scriverle.
Anzitutto, a rapirti è la scrittura esplosa, materica, che segue piste misteriose guidandoti con gli odori come un animale. Un delirio trasparente come un guanto rovesciato: la scrittura si fa direttamente sulla pelle interiore dell’autrice.








di Silvio Mignano



