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Veltroni, la scoperta dell’alba

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di Christian Raimo

Sciascia per esempio, Arbasino, o Sanguineti, Volponi, Natalia Ginzburg: gli scrittori italiani più importanti che negli anni ’60, ’70 decidevano di impegnarsi direttamente, professionalmente, in politica. Nel 1980, una data emblematica, qualcosa è cambiato. Per fare un esempio, Calvino capisce che la figura di “intellettuale impegnato” che fin allora ha inseguito come modello, ha segnato il passo, raccoglie i suoi saggi composti dal ’55 e pubblica proprio in quell’anno Una pietra sopra, il sigillo a una lunga esperienza, conclusa.

Nicolas Bouvier e l’uso del mondo

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di Linnio Accorroni
 topolino1.jpg “Anche con la lanterna magica, non bisogna farsi illusioni: la maggior parte dei legami solidi non si creano su un piano intellettuale, e di rado si esprimono nei libri: ma molto di più nei tatuaggi che si vedono in spiaggia o all’obitorio; nelle mani che stringono una spalla su un marciapiede della stazione e che manterranno- forse troppo a lungo- quel calore e quell’elasticità nelle dita; nelle cartoline mandate dai militari con indirizzi così mal scritti che arrivano per sbaglioa delle vecchie pazze cui nessuno aveva mai detto cose così tenere; nel silenzio di due volti che sprofondano nelle pieghe del cuscino come se volessero scomparire; in quel desiderio, così raramente appagato, che hanno i moribondi di venire finalmente a capo di qualcosa, e di poterlo dire; nella finestra che poi viene aperta; nella testa di un bambino che scoppia in lacrime, perduto nel rumore di una lingua straniera. Coraggio, siamo molto più uniti di quanto non crediamo, ma ci dimentichiamo di ricordarcene”
Nicolas Bouvier ‘Il suono di una mano sola Cronache giapponesi’

“ Se  non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’, conviene restare a casa propria

”Nicolas Bouvier, La strada di Halla-San’

Possibilità di testimonianza

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immagine-098.jpg di Andrea Inglese

Un po’ di anni fa, con gli amici di “Qui”, mi posi delle domande intorno alla “possibilità” della testimonianza. (Non avevo ancora letto il libro importante di Annette Wieviorka “L’era del testimone”, uscito in Italia nel 1999.) L’intervento recente di Lorenzo Galbiati che si interroga sul “dovere della memoria”, mi ha dato voglia di riproporre quella riflessione.

I giornalisti hanno folte code di paglia. Alla presentazione pubblica del film di Marco Bechis, Garage Olimpo, era invitato a parlare anche un giornalista. Lui pure caudato, si agitava affannosamente a difesa del buon nome della categoria (“senza di noi il mondo sarebbe muto e sordo”).

Il museo del liuto di Arpino

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di Christian Raimo

Zirjab dovette fuggire dalla Spagna per le gelosie del suo maestro El Mosuli, vi ritornò nel 821 stabilendosi definitivamente a Cordoba, protettovi fortemente da Abderrhman II. Fu precisamente in questa città, circa l’anno 825 che Zirjab, meditando sul liuto, vi notava insufficiente espressione, quasi mancanza di vita, e vi aggiunse la quinta corda. La pose al centro tingendola di rosso. Fu probabilmente lo stesso Zirjab a dare alle corde del suo liuto altri colori coi significati degli umori del corpo umano.

La prima corda è gialla, la bile.

Ogni volta che dici la parola fine, mi si sfila una vertebra.
Ho una spina dorsale lasca,
come le funi che usano i maghi dilettanti.
Mi basta una piccola scossa per togliermi il nerbo.

Etica della polvere

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di Peter Gizzi

straduzione di Andrea Raos

pensare che ho già scritto questa poesia
pensare di dire il motivo per cui sono qui
suono di uccelli da cortile, lampadina che tintinna

pensare che il mondo è durato così a lungo

ciò che speravamo di dire:
ailanto, rosa canina, pinolo
saturnali, luce di luna, ricorda

sono dall’altra parte adesso
ho guadato il fiume, sono
attraverso grandi difficoltà
venuto a te da un abbaino
la testa piena di buio
la mia voce in ciò che dici

in questo momento tu dici
vento attraverso la pietra, i denti
le lenzuola che cadono, oche selvagge in volo

ogni cosa è poesia qui

un vasto vuoto di fronte agli occhi
più luccicante del sole sui mattoni.

Arancio, ottobre.
I bambini con noi attraversano.

“105” umani a dismisura

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di Mia Hoffmann 

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Viaggia ragliando sfrenato come un porco allo sgozzo quest’autobus pregno di vite da due soldi. E’ una latta millegusti, mille odori incestuosi, colori accecanti, forme cocenti.  

In bilico su un articolo. Storie dal Sant’Andrea

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di Piero Sorrentino

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È come l’ultima volta. Anzi no, è quasi come l’ultima volta. Piccole differenze, roba da poco. Dettagli. Oggi per esempio, rispetto al lungo presidio di inizio anno – quando avevano levato le tende solo alle cinque del mattino, alla fine di una notte orgogliosa che non si decideva a svanire in luce – oggi non gira la fiaschetta con la stranissima grappa ai semi di girasole, ma bottiglie d’acqua liscia e lattine sformate di coca sfiatata. E di quella notte non c’è neppure la porchetta sdraiata tra due mattonelle di pane caldo, sostituita da rettangoli di pizza rossa con la mozzarella che fila al centro e che lascia riccioli di pasta cotta ai lati delle labbra e aloni d’olio sulla carta del sacchetto.

Sonno profondo

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coffee.jpgdi Silvia Brusotti

Di là, il sibilare della caffettiera sul fuoco. Il beccuccio manda segnali vibranti di vapore. Percorro il corridoio di corsa pregustandomi quel liquido amaro che accende i pensieri.
Entro in cucina, afferro la caffettiera, la sollevo dalla fiamma per paura che bruci. Apro il coperchio e rimango attonita: non c’è traccia alcuna di caffè. Eppure, ne avevo udito l’inconfondibile fischio. Ne sono sicura ma, ora, non sento più alcun rumore. Poso di nuovo sul fuoco la macchina del caffè, alzo la fiamma, ne aumento l’intensità.

Antisemitismo e razzismo negli adolescenti: l’esperienza di un docente milanese

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di Lorenzo Galbiati

razquot3-small-38x291.gif Sei anni fa insegnavo in un liceo classico privato di Milano. Utenza: figli della Milano bene.
Durante il periodo in cui ricorreva la Giornata della memoria, i miei alunni di quarta liceo andarono a vedere “Gli ultimi giorni”, il documentario prodotto da Spielberg che raccoglieva testimonianze di alcuni ebrei sopravvissuti alla Shoah.
Al ritorno dalla proiezione, chiesi loro che effetto gli avesse fatto. Alcune ragazze dissero che ”faceva impressione” sentire quelle testimonianze. Ma non si andò oltre nell’analisi. Pensai: “sarà che io sono il loro insegnante di scienze, chissà”.

John Simon Beverley Ritchie

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da “Il sangue dei vincitori”
di Marco Mantello

1. Sandro Pertini

Il giorno che ho compiuto sessant’anni
mi sentivo il fratello minore
degli scheletri fatti di ferro

che li inchiodi sul muro di casa
come fosse una prova d’amore
per il gruppo satanista del Tufello.

Nero su Bianco

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di Antonio Sparzani

Confesso che mi sarebbe piaciuto sedere tra i mardistes, personaggi più o meno celebri, abituali o di passaggio – tra cui Claudel e Valéry, Gide e Huysmann, Verlaine e Oscar Wilde,  che frequentavano il martedì sera la casa di Mallarmé in rue de Rome, a Parigi. Mi immagino una grande sala, luce di candelieri, divani, fumo, bicchieri e mi fantastico anche una voce scura, discreta ma tesa, bassa ma penetrante, che vagabonda lenta su terreni impervi, mandando ogni tanto bagliori inaspettati. L’atmosfera è ancora simbolista e non ancora decadente, Mallarmé ha molto da dire in quel suo modo oscuro, con pause, incisi sorprendenti, riprese continue, una sintassi rocambolesca.

A chi scrive, per professione o per hobby, o per piacere, vorrei sottoporre questo passo delle Divagations, che costituiscono una traccia scritta del fenomeno, certo assai più ricco di quanto questa traccia possa raccontarci, di quei martedì sera. Non mi azzardo a tradurre – ma se i nostri francesisti ci si provassero ne sarei ben felice – un simile testo: sono anzi certo di non capire tutto il detto, figuriamoci il non detto. Tuttavia qualcosa mi sembra colpire un punto.

Écrire –

 L’encrier, cristal comme une conscience, avec sa goutte, au fond, de ténèbres

Le scimmie sono uscite dalla rete!

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copljc.jpg di Gianni Biondillo

Sto facendo pubblicità, lo ammetto. L’altro giorno giravo per una libreria e ho visto la copertina di un libro (quella che vedete qui sopra) intitolato Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia. E ho sorriso.

Per una critica futura

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immagine-095.jpgimmagine-095.jpgimmagine-095.jpg E’ on line PER UNA CRITICA FUTURA, Quaderni di critica letteraria

a cura di Andrea Inglese.

www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/critica.htm

Numero 1

Andrea Inglese, Editoriale

Interventi:

Alessandro Broggi, Questionario

Gherardo Bortolotti, Su Neuropa di Gianluca Gigliozzi

Biagio Cepollaro, Note per una Critica futura

Marco Giovenale, Del sottrarre

Strata

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di Joe Ross

traduzione di Andrea Raos

La sparizione

Così perfetto, un atto.
Risplendente palmo accenno di –
Scomparsi alla vista, gli scarsi
a cui di rado pensavamo per paura
o sua mancanza. Un improvviso non parlare
dove solo ieri induceva alla permanenza
o respingeva da essa. Le ruote non possono
girare all’indietro, come a cadere, prendere tempo, attaccare.
Quale se ci mantenne in flagranza?
I miei denti radicati nell’anima del volere.
Come un desiderio di irridere supposizioni
intente a vantarsi di una pretesa. Non è così.
Non è così?
Le ombre verdi albeggiano attorno.
Precedente alla notte è il suo richiamo.

A.A.A. recensioni elogiative offronsi

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di Franz Krauspenhaar & Sergio Garufi

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Critici quarantenni affermati, bella presenza, offrono recensioni altamente elogiative su prestigiose riviste letterarie nazionali a giovani e avvenenti scrittrici max quarantenni in cambio di equo pagamento in natura. Massima serietà e riservatezza. Astenersi perditempo.

Eugenetica socialdemocratica

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Abbiamo visto più di una volta la società chiedere ai propri migliori elementi il sacrificio della loro vita. Sarebbe strano non poter chiedere a quelli che già attentano alla forza dello Stato questi sacrifici minori, spesso non percepiti tali dagli interessati, al fine di evitare di essere sommersi dall’incapacità. È meglio per tutto il mondo che, invece di aspettare di giustiziare la progenie degenerata per la sua criminalità, o di farla morire di fame per la sua imbecillità, la società possa impedire a coloro che sono chiaramente non idonei di continuare la propria stirpe. Il principio che legittima la vaccinazione compulsiva è lo stesso che giustifica il taglio delle tube di Falloppio. Tre generazioni di imbecilli sono già abbastanza. 

Roberto De Caro su Carmilla in due parti, qui  e qui, ha pubblicato un lungo saggio che reputo sia importante leggere. Fatelo. Lo segnalo qui su NI tenendo aperti i commenti, sperando sia da stimolo a  una discussione attenta sui moltissimi temi che De Caro mette in atto nel suo saggio documentato e, giustamente, indignato.

1 recipiente di parole

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di Bernd Rauschenbach

traduzione di Domenico Pinto

Arno Schmidt nasce ad Amburgo il 18 gennaio 1914, secondo figlio del sovrintendente di polizia Otto Schmidt e di sua moglie Clara. Cresce insieme alla sorella Lucie, più grande di lui di tre anni, in una abitazione di due stanze nel quartiere operaio di Hamm. È un bambino estremamente miope, poco socievole ma pieno d’immaginazione, che si rifugia – avendo già imparato a leggere in età prescolare – nei mondi letterari di Jules Verne e Karl May.

Dublino 2006 – note su un fenomeno di massa

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di Giorgio Fontana

Si parte perché si deve imparare l’inglese. Si parte perché l’Italia è un paese senza sbocchi, schiavo delle raccomandazioni e degli stipendi inadeguati. Si parte da soli, in tre o quattro, perfino in blocchi. Si parte e basta.
Al giovane italiano che arriva, mezzo spaesato e carico di sogni, nella capitale irlandese, si offre uno spettacolo profondamente diverso da ciò che lo avrebbe atteso solo qualche tempo prima.

La strana coppia – Lemmon intervista Matthau

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di Franz Krauspenhaar

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Conosco Pinketts da quasi trent’ anni, da quando condividemmo per quasi due anni lo spazio di una classe di adolescenti al da tempo deceduto Liceo Linguistico Cristoforo Colombo, a Milano. Pinketts è sempre stato un uomo eccessivo. Fa finta di non conoscere il significato della parola moderazione se messa in relazione con la sua parola preferita: io. E’ un incontinente. Non ha il vizio dell’eccesso, ne ha proprio le stigmate, come fosse un santo rovesciato come un guanto durex.

La scampanata

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(Pubblico questa lettura di Carlo Capone del bel romanzo di Bartolomeo Di Monaco “La scampanata” (Marco Valerio Editore); un romanzo che ho avuto il piacere di leggere recentemente anch’io, in un colpo solo. FK)

di Carlo Capone
 

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Terminando questo romanzo breve di Bartolomeo Di Monaco ho avvertito un disappunto. Non perché la storia, l’intreccio e il lessico mi abbiano deluso, anzi: il libro è scritto bene e si legge in un soffio. Parlo dell’inquietudine per il destino di Angela, la protagonista, e della domanda consequenziale sul perché la vita sia matrigna con chi trasgredisce, sia pure con travagli, e premia chi liberamente asseconda i propri estri. Quesito non da poco, se niente meno che Dante ce lo propone con le vicende di Francesca e Cunizza, dannando l’una a una tempesta eterna e assegnando il Paradiso all’altra. 

Chi respira muore

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di Alessandro Iacuelli

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Basta leggere i giornali, spesso senza bisogno di andare all’indietro nel tempo, per leggere degli illeciti riguardanti i rifiuti in Campania. E non sempre si parla di Rifiuti Solidi Urbani (RSU). La continua emergenza nel settore dei rifiuti, che tiene stretta la Campania nella morsa di un dannoso commissariato straordinario da 13 anni, ci ha fatto in qualche modo abituare ai rifiuti per strada, a non far caso ai cumuli di scorie abbandonati lungo le provinciali, lungo l’asse mediano, nelle campagne appena al di fuori della città.
Tanti i casi “famosi”, dalla discarica di Pianura, alla discarica Tre Ponti di Giugliano, dal ritrovamento di una mega discarica (abusiva) nel nolano, piena di rifiuti altamente tossici, ai 120 fusti aperti pieni di materiale chimico a Santa Maria La Fossa (Ce), l’etichetta sui fusti era scritta in tedesco. Questo per citare solo i casi più eclatanti.
Oggi, secondo quanto emerge dalle numerose indagini delle Procure di Nola, Napoli e Santa Maria Capua Vetere, venire a smaltire in Campania è conveniente.