a Gianni Biondillo
effeffe
L’UOMO DAI BAFFI BIANCHI
di
Cesare Cuscianna
Il ferro del cavallo è il più bello, tondo, largo, un vero scacciamalocchio. Più piccolo e stretto quello per l’asino. Quello del bue è curioso, una lamina di ferro da chiodare su un lato solo. Crearli è un’arte perduta.
L’uomo dai baffi bianchi era mio dirimpettaio. Per andare in bottega bastava attraversare la strada, e così mia madre non aveva paura a mandarmi. La guerra era finita da qualche anno, di lì a poco i maniscalchi sarebbero divenuta merce rara ma nei paesi il lavoro non mancava. Sembrava che quel mestiere antico il tempo non potesse prenderselo, restava fatto di ingegno, muscoli e sudore.


Un reporter di razza non sopporta l’odore di mocassini delle redazioni, preferisce scorrazzare in medio oriente in cerca d’avventura.
di 

Lettura di Richard Sennett, La cultura del nuovo capitalismo (Mulino, pp. 145, traduzione Carlo Sandrelli)