di Elena Volpato
Anche quest’anno a riaprire le danze delle esposizioni autunnali d’arte contemporanea è stata Arteallarte, una manifestazione giunta alla sua nona edizione, che chiede di volta in volta a nuovi curatori e nuovi artisti di misurarsi con i luoghi canonici della bellezza artistica. Le opere vengono infatti pensate come interventi site-specific in cittadine e spazi storici della Toscana.
Quest’anno tra i curatori spiccava la presenza di Achille Bonito Oliva a cui si deve riconoscere la capacità di sollevare con la propria presenza scenica una manifestazione sottotono per qualità delle opere. Visto il dispendio di energie che la manifestazione richiede al visitatore, invitato a spostarsi da Siena a Montalcino, da San Giminiano a Poggibonsi, da Colle Val d’Elsa a Buonconvento, bisognerà avere l’onestà di dire che i lavori esposti non sono certo esaltanti, e se lo scopo iniziale della meritoria manifestazione prevedeva anche di proporre un dignitoso livello di dialogo tra la bellezza antica e l’arte contemporanea, allora le scelte di quest’anno rischiano di rivelarsi a doppio taglio. Forse solo due opere valgono il viaggio: l’istallazione di Per Barckley nella Chiesa di San Francesco a Montalcino e il lavoro di Massimo Bartolini a San Giminiano.

Un’immagine.
Prima cosa da dire: questa raccolta di
[Questa mia inchiesta non è stata accettata da nessun giornale con cui collaboro né da altra testata giornalistica italiana. L’unico giornale che ha ricostruito lo scenario del rapimento Pari–Torretta attraverso informative e documentazioni ufficiali raccolte da Rita Pennarola è stato il mensile
Dopo il 25 luglio 1943 molte cose erano cambiate. Deposto Mussolini, il governo italiano è affidato al maresciallo Badoglio che da subito cerca di rassicurare gli alleati nazisti, annunciando a gran voce che niente, in politica estera, sarebbe cambiato. A Berlino però queste parole vengono lette come una grossolana manovra diversiva e alla guida del generale Valentin Feuerstein, le truppe tedesche attraversano il confine. Il 9 settembre alle due di mattina occupano la città di Bolzano. Il Gauleiter, commissario supremo del Tirolo, Franz Hofer, a Innsbruck, ha intanto già chiesto l’unificazione del Tirolo e l’italianizzazione forzata di oltre vent’anni sembra essere definitivamente sconfitta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre Hitler, infatti, crea la Zona Operativa Prealpi, Alpenvorland, formata da tre province, Bolzano, Trento e Belluno. Nel municipio di Bozen-Bolzano viene nuovamente insediato un Bürgermeister, sindaco tedesco, la stessa cosa avviene in tutti gli altri comuni. Riappare dovunque la vecchia toponomastica. Riaprono le scuole di un tempo e così anche i giornali e le trasmissioni radio tornano a essere in lingua tedesca. Solo alcuni anni prima la velocità di questo improvviso cambiamento sarebbe stata impensabile. Nessuno avrebbe creduto nel 1939, quando i sudtirolesi erano stati costretti a optare per il Reich, che la loro scelta sarebbe stata azzerata da una accelerazione della Storia. A Lagundo, tornato a essere Algund, il podestà era fuggito e al suo posto si era reinsediato il vecchio Bürgermeister.
Il pezzo che posto qui è nato come commento a “






