Flag

di Mattia Paganelli

12 Commenti

  1. Ecco come cade un deltaplano

    Ecco come mi tolgo l’asciugamano

    Ecco come muore un samaritano

  2. “W.i.p. flag, stiamo sbandierando per voi”?
    Oppure: sbandierate voi adesso, noi basta.
    Oppure: non esiste (più?) “nessun noi”.
    Oppure: Spazio alla vostra immaginazione.
    Oppure: metteteci voi i colori presunti “veri”,

    “se ne siete capaci”.

  3. “Flag” induce a pensare e a parlare. Vuole, presuppone che chi guarda pensi o parli.
    Intende mostrare un pensiero dissacrante e vuole far dire cose irriverenti, dissacranti.
    Naturalmente contiene e dichiara di contenere anche altri significati. Più cupi, quasi tragici.
    Ma l’azione principale resta quella di far pensare e dire. Anche far pensare e dire cose ovvie, scontate, prevedibili (incluse le mie).
    Ovvi e prevedibili sono del resto anche il silenzio compìto e l’“oh” di meraviglia indotti da opere di altro tipo, quelle dall’aria davvero “artistica” e “seria”.
    Intravedo sullo sfondo la mannaia unilaterale di Wovoka.

  4. ok.
    roba concettuale.
    fa appello al formarsi di concetti nella mente di chi guarda (er fruidore?), come bolle di purea o di fango: plop.
    io penso all’idea di rosso, verde, bianco e a wittgenstein, per esempio (agisce in me il liceo, si scatena).
    dei colori non si può parlare.
    forse del bianco sì, come mescolanza di ogni colore, ma della sensazione di “bianco” no, perché ognuno c’ha la sua.
    però qui sono tirate in ballo la bandiera e la patria, come a dire “fate un po’ voi”.

  5. credo che sia semplicemente l’italia nella sua astratta effige. tolti i colori, restano solo parole… ad ogni modo l’opera è riuscitissima, perchè dice molto di più di quello che mostra.

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