Una bella estensione del post di Raimo “Come si muore“. E non solo. Complimenti Mattia.
Ecco come cade un deltaplano
Ecco come mi tolgo l’asciugamano
Ecco come muore un samaritano
“W.i.p. flag, stiamo sbandierando per voi”?
Oppure: sbandierate voi adesso, noi basta.
Oppure: non esiste (più?) “nessun noi”.
Oppure: Spazio alla vostra immaginazione.
Oppure: metteteci voi i colori presunti “veri”,
“se ne siete capaci”.
“Ci siamo sFORZAti troppo”
“Siamo dal chirurgo plastico”
“Puntiamo tutto su Dio e Famiglia”
“Bandiera spiegata”
“Post-flag”
“Bandiera debole”
all’asilo urlavamo
senza la maestra
BIANCO, ROSO E VERDE
EL COORE DEE 3 MERDE
in bagno urlavo
dalla stitichezza
ECCO COME SPIRA UNA SPIRITATA
ECCO COME ESALA UN’ESALTATA!
“Flag” induce a pensare e a parlare. Vuole, presuppone che chi guarda pensi o parli.
Intende mostrare un pensiero dissacrante e vuole far dire cose irriverenti, dissacranti.
Naturalmente contiene e dichiara di contenere anche altri significati. Più cupi, quasi tragici.
Ma l’azione principale resta quella di far pensare e dire. Anche far pensare e dire cose ovvie, scontate, prevedibili (incluse le mie).
Ovvi e prevedibili sono del resto anche il silenzio compìto e l’“oh” di meraviglia indotti da opere di altro tipo, quelle dall’aria davvero “artistica” e “seria”.
Intravedo sullo sfondo la mannaia unilaterale di Wovoka.
oh!
ok.
roba concettuale.
fa appello al formarsi di concetti nella mente di chi guarda (er fruidore?), come bolle di purea o di fango: plop.
io penso all’idea di rosso, verde, bianco e a wittgenstein, per esempio (agisce in me il liceo, si scatena).
dei colori non si può parlare.
forse del bianco sì, come mescolanza di ogni colore, ma della sensazione di “bianco” no, perché ognuno c’ha la sua.
però qui sono tirate in ballo la bandiera e la patria, come a dire “fate un po’ voi”.
credo che sia semplicemente l’italia nella sua astratta effige. tolti i colori, restano solo parole… ad ogni modo l’opera è riuscitissima, perchè dice molto di più di quello che mostra.
di Antonio Mazzeo
«Fanno bene quei marinai a partire con il loro carico di aiuti. Non sarà abbastanza, ma per qualche bimbo palestinese ci sarà finalmente da mangiare.
di Claudia Piccinno
Curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, La rosa di Gaza
(Les Flâneurs, 2026) nasce come un’opera corale di ascolto, traduzione e responsabilità civile. Il lavoro dei curatori costruisce un ponte tra le voci delle autrici palestinesi e il pubblico italiano...
Un'intervista a tutto campo con Guy Bennett, scrittore di Los Angeles, sulla sua attività poetica e non-solo, sul suo rapporto con l'ambiente letterario negli USA e in Francia, sul transito dalla lingua madre a quella francese... A cura di Andrea Inglese
di Jamila M. H. Mascat Bruton di Vincent Grashaw, non è un film idealisticamente abolizionista. È un film pragmaticamente abolizionista, che in chi pensa che dopotutto le prigioni abbiano un senso, nonostante qualche effetto collaterale discutibile, suscita, in tutta sincerità, più di un ragionevole dubbio.
di Omero Affede
Non “fondali sonori”, ma azioni teatrali: sostengono i quadri, danno ritmo alle visioni, aprono spazi emotivi. La musica diventa una drammaturgia autonoma che dialoga con quella del regista.
Composizione di Stefania Paterniani La composizione nasce dalla sovrapposizione delle immagini e delle parole Foresta e Orchestra pensando ad entrambe come a due realtà simili, fatte di interconnessioni, equilibri e forze propulsive. La messa in opera di Forestra è il risultato di un processo naturale: suonare, sperimentare e ricercare insieme al Lims Electroacoustic Ensemble...
Una bella estensione del post di Raimo “Come si muore“. E non solo. Complimenti Mattia.
Ecco come cade un deltaplano
Ecco come mi tolgo l’asciugamano
Ecco come muore un samaritano
“W.i.p. flag, stiamo sbandierando per voi”?
Oppure: sbandierate voi adesso, noi basta.
Oppure: non esiste (più?) “nessun noi”.
Oppure: Spazio alla vostra immaginazione.
Oppure: metteteci voi i colori presunti “veri”,
“se ne siete capaci”.
“Ci siamo sFORZAti troppo”
“Siamo dal chirurgo plastico”
“Puntiamo tutto su Dio e Famiglia”
“Bandiera spiegata”
“Post-flag”
“Bandiera debole”
all’asilo urlavamo
senza la maestra
BIANCO, ROSO E VERDE
EL COORE DEE 3 MERDE
in bagno urlavo
dalla stitichezza
ECCO COME SPIRA UNA SPIRITATA
ECCO COME ESALA UN’ESALTATA!
“Flag” induce a pensare e a parlare. Vuole, presuppone che chi guarda pensi o parli.
Intende mostrare un pensiero dissacrante e vuole far dire cose irriverenti, dissacranti.
Naturalmente contiene e dichiara di contenere anche altri significati. Più cupi, quasi tragici.
Ma l’azione principale resta quella di far pensare e dire. Anche far pensare e dire cose ovvie, scontate, prevedibili (incluse le mie).
Ovvi e prevedibili sono del resto anche il silenzio compìto e l’“oh” di meraviglia indotti da opere di altro tipo, quelle dall’aria davvero “artistica” e “seria”.
Intravedo sullo sfondo la mannaia unilaterale di Wovoka.
oh!
ok.
roba concettuale.
fa appello al formarsi di concetti nella mente di chi guarda (er fruidore?), come bolle di purea o di fango: plop.
io penso all’idea di rosso, verde, bianco e a wittgenstein, per esempio (agisce in me il liceo, si scatena).
dei colori non si può parlare.
forse del bianco sì, come mescolanza di ogni colore, ma della sensazione di “bianco” no, perché ognuno c’ha la sua.
però qui sono tirate in ballo la bandiera e la patria, come a dire “fate un po’ voi”.
credo che sia semplicemente l’italia nella sua astratta effige. tolti i colori, restano solo parole… ad ogni modo l’opera è riuscitissima, perchè dice molto di più di quello che mostra.