Agnus Dei

di Mauro Gorrino

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C’era una volta il racconto poliziesco d’antan, quello delle menti lucide e brillanti, delle prodigiose macchine da indagine che accompagnano il lettore in un viaggio quasi puramente conoscitivo negli spazi del male e della colpa. In questi racconti l’esperienza dell’investigatore e del lettore è priva di angoscia e di coinvolgimento, non sono toccati in alcun modo dal male, passano da una situazione in cui alcuni fatti non sono chiari e il colpevole non è noto a un’altra in cui tutto felicemente si svela attraverso l’indagine. L’investigatore è quasi sempre un battitore libero, la sua ragione di essere è l’esercizio cerebrale al di fuori di ogni vincolo organizzativo e anche etico che deriverebbe dall’appartenere alle forze dell’ordine. Nello stesso modo l’investigatore è estraneo al mondo del crimine, lo studia senza esserne coinvolto, così come un entomologo studia le formiche comprendendo ogni aspetto del loro comportamento senza condividere il quotidiano del formicaio. Il lettore è accompagnato in questa indagine sul male condotta con precisione di ragionamento, ma galleggia a distanza siderale, non prova un coinvolgimento che lo metta in discussione. Questo è il giallo conoscitivo, che pone ordine nel male attraverso la conoscenza.

Ci fu anche e c’è ancora il giallo etico, nel quale l’investigatore è quasi sempre un poliziotto o un magistrato che persegue per mestiere e per vocazione personale l’ideale di giustizia di chi nell’organizzazione dello Stato deve porre riparo alla colpa per conto e mandato della comunità. L’investigatore non è solo più macchina da ragionamento, il suo forte impulso etico lo espone all’impatto delle radiazioni del male, ma il suo spessore umano ancora più che intellettuale, la forza dei suoi valori, la sua fiducia in sistemi di riferimento saldi e collaudati costituiscono uno scudo insuperabile. L’investigatore del giallo etico entra nel male più a fondo che il suo collega del giallo conoscitivo, sembra patirne gli effetti, ma sa uscirne intatto, ristabilendo la giustizia che risana la colpa. Il lettore è accompagnato in questo viaggio, da cui esce consolato e rinsaldato.

E poi c’è un mondo confuso e ambiguo, conoscibile solo per parziali e fuggevoli frammenti, dove la colpa, anche se in modo diseguale, è distribuita fra tutti e anche chi dovrebbe essere alfiere di giustizia ne è contagiato. L’investigatore è pienamente calato in questo mondo, lo usa e ne è usato, lo indaga e ne è parte, lo accusa e ne condivide la colpa. La conoscenza e la giustizia sono pienamente immersi nel mondo del male, attraverso l’investigatore vi sono incarnati, da esso non sanno distinguersi. L’investigatore, accompagnato dal lettore, scava in questo mondo, ma ora è formica tra le formiche, è colpevole tra i colpevoli, è piagato nel corpo e nell’anima. L’indagine diventa un’esperienza che degrada e consuma chi la conduce, tanto che l’investigatore, nel suo corpo a corpo con il male, finisce con l’assumere su se stesso il male stesso del mondo. Quando il male non può essere compiutamente conosciuto, quando alla colpa non può essere posta giustizia, allora non rimane che caricare la colpa e il male sulle spalle di qualcuno che se ne faccia carico. Le spalle sono quelle dell’investigatore, che esce dal romanzo fintamente vittorioso ma in realtà sempre più stremato, moralmente compromesso, incapace di vera comprensione del mondo e del male che lo pervade. Ecce Agnus Dei, ecce Qui tollit peccatum mundi, in una nuova dimensione quasi cristologica non rimane che concentrare in un animale sacrificale un male non più conoscibile e non più redimibile. Il lettore non è consolato, non è rinsaldato, è conscio di aver incrociato la diretta esperienza del male, poco ne ha compreso e anzi gli rimane il dubbio di averne subito il contagio, tuttavia non esce compromesso dalla lettura, visto che l’investigatore, sempre più corroso e corrotto dal suo fardello, si porta via la colpa, il male, il dolore. E questo è il giallo di dannazione e, forse, di redenzione.

[immagine di Francisco de Zurburán]

6 Commenti

  1. Anton,

    ti ringrazio che hai dato 7 al mio tema, puo’ bilanciare certi problemi che ho in geografia

    Professoressa Albertis: Dimmi, Gorrino, quali sono le famose cascate tra Stati Uniti e Canada?
    Gorrino: …
    Professoressa Albertis: Allora?
    Gorrino: Hmm, sto facendo mente locale
    Professoressa Albertis: Sono le cascate del fiume …?
    Gorrino: Cascate fluviali, dunque, questo elimina tutte le cascate non fluviali, che comunque non sono poche, quindi …
    Professoressa Albertis: quindi … Le cascate del Ni…?
    Gorrino: Ah si’, certamente, le cascate del Nilo, le famose, proverbiali cascate canadesi del Nilo
    Professoressa Albertis: …
    Gorrino: Famose, forse non sono proprio cosi’ famose, anzi quasi nessuno le conosce, cascatelle per pochi intimi …
    Professoressa Albertis: …

  2. Potresti fare qualche esempio? Perché se ho capito bene la linea di confine fra il giallo dove chi indaga è emotivamente e moralmente coinvolto, magari a tratti contagiato, e quella in cui non sta davvero più al di sopra del male e della colpa potrebbe passare attraverso le opere dello stesso autore…

  3. Helena,

    In effetti l’autore c’entra poco, il mio punto di vista è quello del lettore che entra nel giallo attraverso l’investigatore, per cui se un autore . Comunque protagonisti dei gialli conoscitivi sono i vari August Dupin, Hercule Poirot, Miss Marple, Nero Wolfe, per il giallo etico mi vengono in mente Maigret e Derrick, mentre il giallo di dannazione è più o meno il noir, ci stanno ad esempio gli investigatori della polizia di Los Angeles di Ellroy o l’Alligatore di Carlotto, tutti quelli che si calano nel male e ne sono contagiati.

    ——

    Gianni,

    le cascate sono quelle canadesi del Nilo anche se non sono molto note e la Albertis non le conosce

  4. A pochi kilometri dall cascate del Nilo ci sono le cascate del Niagara.
    Certo, al confronto sono trascurabili rivoletti.

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